Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Predefinito ...e la starge continua

    (ANSA) : Incidenti sul lavoro : un operaio muore colpito da cassone nel Potentino. Un altro cade da impalcatura a Scauri : è in coma.......Che dire. L'anno nuovo inizia com' era finito quello 'vecchio'. "Niente di nuovo sul fronte occidentale" ; perchè è ormai chiaro che si esce la mattina per andare al lavoro è non è detto che si torni, e se poi accade "qualcosa" lo chiamano "incidente". Sinceramente da il vomito.

  2. #2
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    Infatti hai perfettamente ragione, tutto questo è da vomito.
    E sappiamo anche chi sono i colpevoli di tutto questo senza stare a dover fare troppe e oramai scontate e sorpassate analisi.
    Però ora dobbiamo anche avere il coraggio di farci una domanda: ma i lavoratori, gli operai dove cazzo sono? Possibile che quarant'anni fa se un operaio perdeva un dito in una fabbrica si faceva subito un corteo interno di protesta senza starsela a menare con i sindacati e oggi non bastano sette operai fritti con l'olio industriale per smuovere una paglia mentre per le liberalizzazioni dei taxi o dei camionisti si portano avanti scioperi che riescono a paralizzare l'Italia?
    Ora senza stare a fare la controretorica sappiamo tutti che la classe operaia non è quella degli anni Settanta ma davvero siamo a questo punto di indifferenza e di mancanza di solidarietà di base e di autorganizzazione?
    Possibile che a Torino la città della Fiat non sia successo nulla dopo i morti della TK? E a Terni? Meno di zero.
    Chi fa le cose le fa se sa che può permettersi di farle.

    Scusate se sono poco chiaro ma ho la febbre e l'influenza e mi reggo a malapena in piedi.


    Ah Leonida mi serve che metti il link alla notizia mi raccomando.

    A luta continua

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Infatti hai perfettamente ragione, tutto questo è da vomito.
    E sappiamo anche chi sono i colpevoli di tutto questo senza stare a dover fare troppe e oramai scontate e sorpassate analisi.
    Però ora dobbiamo anche avere il coraggio di farci una domanda: ma i lavoratori, gli operai dove cazzo sono? Possibile che quarant'anni fa se un operaio perdeva un dito in una fabbrica si faceva subito un corteo interno di protesta senza starsela a menare con i sindacati e oggi non bastano sette operai fritti con l'olio industriale per smuovere una paglia mentre per le liberalizzazioni dei taxi o dei camionisti si portano avanti scioperi che riescono a paralizzare l'Italia?
    Ora senza stare a fare la controretorica sappiamo tutti che la classe operaia non è quella degli anni Settanta ma davvero siamo a questo punto di indifferenza e di mancanza di solidarietà di base e di autorganizzazione?
    Possibile che a Torino la città della Fiat non sia successo nulla dopo i morti della TK? E a Terni? Meno di zero.
    Chi fa le cose le fa se sa che può permettersi di farle.

    Scusate se sono poco chiaro ma ho la febbre e l'influenza e mi reggo a malapena in piedi.


    Ah Leonida mi serve che metti il link alla notizia mi raccomando.

    A luta continua
    ...invece mi sembra tu abbia fatto una bella domanda : ma 'sto operai 'ndò stanno......è evidente che i padroni sono certi della totale impunità e della mancanza di reazione. Per il link, non lo sapevo, pardonne-moi.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Infatti hai perfettamente ragione, tutto questo è da vomito.
    E sappiamo anche chi sono i colpevoli di tutto questo senza stare a dover fare troppe e oramai scontate e sorpassate analisi.
    Però ora dobbiamo anche avere il coraggio di farci una domanda: ma i lavoratori, gli operai dove cazzo sono? Possibile che quarant'anni fa se un operaio perdeva un dito in una fabbrica si faceva subito un corteo interno di protesta senza starsela a menare con i sindacati e oggi non bastano sette operai fritti con l'olio industriale per smuovere una paglia mentre per le liberalizzazioni dei taxi o dei camionisti si portano avanti scioperi che riescono a paralizzare l'Italia?
    Ora senza stare a fare la controretorica sappiamo tutti che la classe operaia non è quella degli anni Settanta ma davvero siamo a questo punto di indifferenza e di mancanza di solidarietà di base e di autorganizzazione?
    Possibile che a Torino la città della Fiat non sia successo nulla dopo i morti della TK? E a Terni? Meno di zero.
    Chi fa le cose le fa se sa che può permettersi di farle.

    Scusate se sono poco chiaro ma ho la febbre e l'influenza e mi reggo a malapena in piedi.


    Ah Leonida mi serve che metti il link alla notizia mi raccomando.

    A luta continua
    intervento analogo a quello a cui ho appena risposto.
    Il punto su cui bisogna rifelettere seriamente è il fatto che l'ideologia oggi ha scalzato definitivamente l'equazione ( già meccanicistica nell'800) tra sfruttato e rivoluzioanario.
    Sinceramente non ritengo drammatico il superamento di questa equazione, che non può e non deve divenire un dogma politico.
    La rivoluzione la fa chi acquisisce la coscienza dell'inumanità di un sistema. Un operaio che lavoro estraniato dalla comunità di lavoro, seguendo il proprio individualismo professionale e tirando a campare, non ha alcun pensiero sistemico riguardo alla morte dei sette operai della tissen. E onestamente non possiamo nenache rimproverargli nulla.
    Piuttosto dobbiamo saper uscire dallo schema, ormai assolutamente insensato e onirico dell'identificazione tra misero e rivoluzionario, sapendo che nel capitalismo contemporaneo post-industriale del centro sistemico del mondo, l'unica forma di opposizione possibile è la presa di coscienza comunitaria della necessità esistenziale di una rivoluzione sociale.
    Non andrò in giro a dire agli operai: vi stanno inculando a tutti, ribellatevi.
    Lo farò con tutti i viventi nel sistema capitalstico, e non solo con gli operai, poichè tale sistema è ormai in fase di saturazione ed il disagio esistenziale che crea e ricrea si generalizza all'intera società. D'altronde il fatto che l'unica classe esistente sia una classe media nichilista ed incosciente è un dato incontrovertibile che ci deve far riflettere parecchio.

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da terraeamore Visualizza Messaggio
    intervento analogo a quello a cui ho appena risposto.
    Il punto su cui bisogna rifelettere seriamente è il fatto che l'ideologia oggi ha scalzato definitivamente l'equazione ( già meccanicistica nell'800) tra sfruttato e rivoluzioanario.
    Sinceramente non ritengo drammatico il superamento di questa equazione, che non può e non deve divenire un dogma politico.
    La rivoluzione la fa chi acquisisce la coscienza dell'inumanità di un sistema. Un operaio che lavoro estraniato dalla comunità di lavoro, seguendo il proprio individualismo professionale e tirando a campare, non ha alcun pensiero sistemico riguardo alla morte dei sette operai della tissen. E onestamente non possiamo nenache rimproverargli nulla.
    Piuttosto dobbiamo saper uscire dallo schema, ormai assolutamente insensato e onirico dell'identificazione tra misero e rivoluzionario, sapendo che nel capitalismo contemporaneo post-industriale del centro sistemico del mondo, l'unica forma di opposizione possibile è la presa di coscienza comunitaria della necessità esistenziale di una rivoluzione sociale.
    Non andrò in giro a dire agli operai: vi stanno inculando a tutti, ribellatevi.
    Lo farò con tutti i viventi nel sistema capitalstico, e non solo con gli operai, poichè tale sistema è ormai in fase di saturazione ed il disagio esistenziale che crea e ricrea si generalizza all'intera società. D'altronde il fatto che l'unica classe esistente sia una classe media nichilista ed incosciente è un dato incontrovertibile che ci deve far riflettere parecchio.
    Condivido la premessa. Quello che non mi sento di condividere affatto è l'affermazione «lo farò con tutti i viventi nel sistema capitalistico». Che la società capitalistica porti ad un'alienazione generale è vero, ma questo non significa che tutte le alienazioni siano uguali. La divisione in classi della società rimane (rifiutando lo schema economicistico), e questo ci deve sempre impedire di pensare che siamo tutti nella stessa barca. Ci sono "esseri viventi" che se la passano più che bene e che non credo abbiano nessuna voglia di disalienarsi nonostante anch'essi siano "alienati".

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Condivido la premessa. Quello che non mi sento di condividere affatto è l'affermazione «lo farò con tutti i viventi nel sistema capitalistico». Che la società capitalistica porti ad un'alienazione generale è vero, ma questo non significa che tutte le alienazioni siano uguali. La divisione in classi della società rimane (rifiutando lo schema economicistico), e questo ci deve sempre impedire di pensare che siamo tutti nella stessa barca. Ci sono "esseri viventi" che se la passano più che bene e che non credo abbiano nessuna voglia di disalienarsi nonostante anch'essi siano "alienati".

    Hai pienamente ragione. Non metto affatto in dubbio la differenza di condizione di chi soffre nella carne e nell'umiliazione materiale le angherie del capitalismo, rispetto a chi vi rimane alienato per ragioni spirituali ed esistenziali, come la riceca ossessiva dell'annichilimento dell'altro o la ricerca spasmodica dell'arricchimento.
    La differenza è fondamentale, e non vederla significherebbe cadere in una trappola buonista pseudo pretesca che non darebbe la chiara visibilità del problema sociale
    quando ragiono sul sitema capitalistico sono solito cogliere entrambe le facce della medaglia: l'anichilimento materiale e l'alienazione spirituale. Due problemi che non devono essere sottovalutati, nè l'uno nè l'altro.
    Hai fatto benissimo a ricordare la differenza di condizione, che seppur davo per scontata, ho omesso nel mio discorso dando adito ad un equivoco.

    Il problema a questo punto è capire se chi soffre le conseguenze materiali della barbarie capitalistica, è deciso a risolvere il problema per sè, integrandosi nel meccanismo del possibile arricchimento personale ed ascesa economica, oppure giunge alla comprensione sociale del problema abbracciando un'ottica universalista e solidarsitica. Ottica che non è di classe nel senso di contrapposizione ( come le versioni volgarizzate del marxismo hanno voluto a volte far credere) , ma è di classe in senso puramente strumentale ( la classe cosciente affinchè non esistano domani più classi cui dare coscienza, ma solo uomini cui dare un ordine e organizzativo comunitario).

    Il punto, però, Epifanio, è che il meccanismo ideologico liberale ha pervaso la forma mentis di ogni cittadino risucchiando l'intera platea del capitalismo in una massa infomre di uomini posti gli uni contro gli altri. Specie laddove il capitalismo si è sviluppato sul piano del progresso teconologico, garantendo ( seppur con una crisi attuale data dall'eutanasia dello stato sociale fordista) quel benessere minimo spalmata su intere popolazioni, il sistema ha raggiunto il suo apice ideologico, facendo scomparire in maniera naturale la lotta di classe. Ciò significa che invocarla anche laddove il proletariato non è comunità diviene puro economicismo.
    Quando dico che mi rivolgerò a tutti gli uomini sottomessi al meccanismo ideolgico e culturale capitalistico, non intendo dire che mi rivolgerò ai finanzieri della Goldman Sachs per converitirli "cristianamente" al comunismo comunitario, ma intendo dire che mi rivolgerò politicamente ad ogni soggetto pronto a cogliere l'alienazione del sistema ed a criticarne le fondamenta culturali in maniera attiva, rinunciando al proprio egoismo piccolo piccolo.
    Non mi potrò oggi in Italia fondare sul disagio materiale come fattore rivolzioanrio esclusivo, poichè il farlo mi condannerebbe ad una cocente delusione data dalla capacità del sistema capitalistico stesso di reintegrare a dosi di welfare quelle stesse classi mobilitate contro il capitale.
    Il capitalismo h raggiunto un punto finale della propria riproduzione ( per lo meno nel suo centro post-industriale) e d'ora in poi potrà muoversi solo con convulsioni circolari, poichè il progresso tecnico ha già garantito ( salvo possibili progressi continui della medicina, vergognosamente tralasciata e svenduta) la possibilità di massima manipolazione dell'uomo di sè stesso.
    In questo contesto a mio avviso, la vera resistenza è possibile sulla base dell'autocoscienza coinvolgendo altri autocoscienti, in una comunità resistenziale che si allarghi culturalmente e non pretenda di essere la salvatrice della classe operaia o proletaria. Il punto è che sarebbe fatale riproporre il comunismo come istanza di cui si faranno portatori i più umili e poveri o sfruttati metafisicamente intesi come tali ( cioè in base a supposte formule matematiche), magari guidati da un partito di intellettuali coscienti.
    Sono i coscienti che devono essere essi stessi motore primo e mano agente della rivoluzione.
    e questo lo dico sapendo che per Marx, ad esempio, la lotta di classe era nobile strumento e niente affato rancoroso fine. quando lo strumento non fuzniona più è inutile pensare di utilizzarlo, altrimenti si sta scambiando il fine ( il comunismo ) con il mezzo ( la lotta di classe).
    I fini restano eterni, i mezzi si evolvono e si adattano ai contesti.

    Con questo ( mi si perdoni se ho dato adito a dubbi in proposito ) non voglio assolutamente negare il fatto che esiste ( a livello mondiale in maniera indicibile e spaventosa) chi soffre le conseguenze vitali e materiali del sistema e chi invece ne gode i frutto materiali scontando "solo" l'effetto di umiliazione spirituale autoinflittasi.
    resti limpida e chiara tale distinzione, per evitare che la demagogia prenda il posto dell'analisi lucida.

    Ma resta il fatto che nel mio linguaggio di comunista la lotta di classe non può più essere in alcun modo in Europa uno strumento di accesso alla finestra di un comunismo comunitario.
    Distruggere la classe attraverso la lotta comunitaria, significa solo cambiare aghenti di riferimento, niente affatto tradire l'ideale.
    Questo purtroppo l'ortodossia ancora stante ad assimilarlo ( ovviamente non mi riferisco a te, che per quel poco che ti conosco hai invece colto moltissimi aspetti cruciali del mondo contemporaneo).

  7. #7
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    Hai messo tanta carne al fuoco (meno male che Outis non c'è, eh eh!) e che si fa? ... hai vinto.

    Di là del gioco, una domanda: il sistema capitalistico è capace di "reintegrare a dosi di welfare quelle stesse classi mobilitate contro il capitale"?

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Hai messo tanta carne al fuoco (meno male che Outis non c'è, eh eh!) e che si fa? ... hai vinto.

    Di là del gioco, una domanda: il sistema capitalistico è capace di "reintegrare a dosi di welfare quelle stesse classi mobilitate contro il capitale"?

    dici outis perchè vegetariano vero ??
    be neanche io se è per questo mangio carne, ma con l'ottimo outis al momento, come avrai visto, discutiamo appassionatamente di antispecismo con posizioni ben diverse....

    chiusa parentesi...

    dunque, il capitalismo, a mio avviso, è perfettamente in grado di conoscere il proprio limite strutturale laddove vi sia una classe dirigente capace di intenderne la struttura e di imporre con un potere politico minimo ( o massimo, vedi il caso dei fascismi che fuorno stati sociali di ultima istanza imposto con la violenza ) alle stesse classi domiananti oligarchiche facendo intendere loro la necessità intrinseca di dosi di stato sociale.
    Oggi il capitalismo centrale procede per autodistruzione di sè, ma trova comunque validi elementi compensativi come ad esempio l'interventismo di ultima istanza di tipo pseudo assistenzialistico o dosi massicce di interventismo finanziario con salvataggi in extremis dalle crisi capitalistiche mondiali ( vedi l'intervento delle banche centrali nell'agosto 2007 per salvare la situazione a seguito della crisi dei mutui statunitensi).
    Lo Stato sociale è un ingrediente che il capitalismo usa a piacimento per raddrizzare le proprie sorti. Keynes, pur facendolo probabilmente da un punto di vista di umanista integrato enl sistema ideologico capitalistico, fu il vero genio che permise al capitalismo di riprodurre sè stesso attraverso il controllo politico minimo, senza passare necessariamente per dittature di tipo fascista come negli anni 30 in Germania e in Italia.
    La genialità di Keynes ( il quale ebbe anche il merito di propagandare un punto di vista culutale che ha garantito all'Europa 50 anni di benessere per un paio di generazioni) si incanala nella trasformazione concettuale della lotta di classe come motore del comunismo.
    Se lo stato sociale si muove nella direzione del miglioramento generalizzato delle condizioni di vita senza però mettere in discussione il meccanismo conflittuale di riproduzione capitalsitica, esso smentisce con i fatti l'ideologia dell'equivalenza tra sfruttato e rivoluzioanario. Riesce cioè a spogliare di riferimenti meccanici, simil animaleschi, il puro pensiero comunistico.
    Vi erano negi anni 70, me lo raccontano persone adulte a quell'epoca, persone che decidevano di andare a votare il partito più liberista e più antilavorativo per creare un 'atmosfera di conflitto più marcata che favorisse la lotta di classe fondata sul disagio materiale.
    Ovviamente si tratta di un esempio estremizzato,ma serva da mero esempio di quello che può dienire il meccanicismo nella visione dell'uomo di fronte al proprio sistema sociale.
    Il punto è che l'uomo non è solo ciò che mangia, ma anche ciò in cui crede, e questa non è affatto una banalità o un tradimento del pensiero materialistico di Marx, ma è anzi il sacrosanto complemento da dare oggi alla coscienza di chi vuole davvero mettere in discussione il capitalismo alla sua radice culturale.

    Ebbene, difendiamo lo stato sociale senza credere che l'estremizzazione del conflitto oggi possa serivre a qualcosa. Basta vedere gli Stati Uniti: società dal conflitto elevatissimo, sensa alcuna coscienza solidale nè comunitaria nè tanto meno di classe ( che altro non è che una speicfica coscienza comunitaria).
    Sperare nel conflitto tra classi come motore del cambiamento nella storia, a mio avviso porta a creare società simili alla nostra: non società di uguali, ma società di potenziali uguali alla ricerca dell'ascesa infinita; non società di liberi, ma società di uomini formalmente liberi; non società di fratelli, ma società di uomini potenzialmente fratelli che si cullano della loro eterna e consolatoria potenzialità.
    la potenzialità infinita senza atto, è proprio il motore ideologico del capitalismo post-classista.
    Ad essa un rivoluzioanrio deve oggi opporre una visione dell'uomo fondata sul limite e sulla misura. E sinceramente non so se lo si possa fare a partire dal disagio materiale, laddove tale disagio è del tutto confuso nel consumismo, nella rete della meschinità conflittuale orizzonatale ( tra lavoratori e lavoratori e tra capitalisti e capitalisti), oltre che verticale ( tra capitale e lavoro).


    Ho messo ancora tanta carne al fuoco, come mio solito..
    in ogni modo è un tema centrale e ci attenderanno lunghe e appassionate conversazioni in proposito.

 

 

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