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  1. #181
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    Citazione Originariamente Scritto da Verithas Visualizza Messaggio
    e tu mi sembri bertinotti, ma perchè non ti leggi il libro...?

    poi ne parliamo.......
    ma sto libro che è il Vangelo?

  2. #182
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    Citazione Originariamente Scritto da Leader Visualizza Messaggio
    Ventennio il tuo modo di scrivere mi ricorda qualcuno
    nebbia?
    Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!

    DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
    OH CINCILLA' ... OH CINCILLA'!

  3. #183
    Parliamone
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    Citazione Originariamente Scritto da Verithas Visualizza Messaggio
    A me di casa altrui, degli inglei, francesi, americani, interessa relativamente,
    Sbagli e non immagini quanto,anzi lo sai e fai finta di vivere in un'isola.
    Citazione Originariamente Scritto da Verithas Visualizza Messaggio
    per me berlusconi con i dovuti controlli e le dovute regole, può fare tranquillamente politica, perchè sicuro che lui la mente per fare cose nuove, inventive moderne, avanzate e a volte geniali, ce l' ha......
    e' pazzesco..disinformazione?dottrina?gusto della provocazione?
    Usa la rete per farti un elenco,completo please,degli interessi economici del berlusca e poi dimmi con il controllo di chi e in quali occasioni puo' un uomo simile governare(inventare od abrogare leggi).Con le regole fatte da chi se il concetto di conflitto di interessi proprio non lo concepisci?
    Conosci la storia di berlusca?Sai come e' passato da venditore di piccoli elettrodomestici e case come agente immobiliare a "ideatore" di un complesso edilizio(Milano2) per il quale ne' lui ne' alcun suo parente aveva i fondi o le garanzie per riceverli?Sai con quale meccanismo legislativo (decreto d'urgenza!!pensa un po')ha evitato il fallimento ed e' diventato re delle tv commerciali alla faccia di imprenditori VERI che si confrontano con una legge del mercato chiamata concorrenza?Le persone,migliaia,che lavorano per le sue tv oggi non sarebbero a casa.Le frequenze sarebbero state vinte da piu' imprenditori e non usurpate da un solo paraculo.
    Sembri solo uno che ripete,ormai e' nauseante,la solita pappardella del grande imprenditore fattosi da solo,panzana a cui no crede piu' nessuno perche' dimostrata dai fatti.INFORMATI.

  4. #184
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    Il problema non è Berlusconi , il problema sono gli italiani!

    DISSIDENTE POLITICO IN REGIME DA OPERETTA!
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  5. #185
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    Citazione Originariamente Scritto da Ochtopus Visualizza Messaggio
    INFORMATI.
    Sono informato più di quanto tu possa pensare e conosco bene l' odio e
    l' invidia immotivata che i comunisti hanno contro berlusconi e conosco bene
    l' amore e la fedeltà che portate al vostro nefasto credo politico....

    assolutamente fallimentare in qualsiasi campo di applicazione e non sono teorie le mie, perchè i 200 milioni di morti del marxismo non vi hanno insegnato nulla.......

    e per informazioni, informati meglio tu:


    Ciò che rode è l' insabbiatura vergognosa che la magistratura ha compiuto a danno degli italiani sui più grandi scandali della repubblica italiana mai chiariti e processati a dovere, ricordandoti che la prima legge ad personam
    l' hanno "consumata" quelli di sinistra per svincolarsi da una morsa assai difficile degli scandali sopratcitati, la legge sull' abuso di ufficio, dove guardacaso prodi era accusato e tenuto a rispondere come responsabile principale insieme ai suoi amici del quartierino, vedi d' alema, fassino e compagnia bella.
    Un invito che ti faccio volentieri è quello di leggere un libro assai interessante dal titolo: Corruzione ad Alta Velocità -
    Viaggio nel governo invisibile
    Di F. Imposimato, G. Pisauro, S. Provvisionato;
    Edizioni Koinè - prima uscita Novembre 1999


    per la cronaca Imposimato fu il giudice che condusse le indagini sullo scandalo TAV dove sparirono 140 mila miliardi delle vecchie lire e provò la responsabilità piena di prodi, ma nel giro di pochissimo tempo fu relegato ad un ufficietto di provincia ma che vide alcuni colleghi salire di carica, guardacaso coloro che archiviarono il processo con un colpo di spugna.
    Ci vogliono una certa dose di coraggio ed uno stomaco robusto per leggere "Corruzione ad Alta Velocità - Viaggio nel Governo invisibile".
    Ma è un'occasione per guardare in faccia la realtà.
    "Lo scandalo del TAV è l'emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l'alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche…."
    É questo, in sostanza, l'approdo del viaggio costituito dal libro. É il risultato di una rigorosa inchiesta, condotta con grande professionalità dagli autori , una ricerca della verità che seguendo il filo delle vicende legate al TAV attraversa gli anni '90 della storia italiana. É lo sviluppo di una specie di trama gialla in cui via via vengono scoperte tessere che restituiscono un mosaico di insieme sempre più inquietante: ad ogni capitolo crescono gli intrecci e le dimensioni del groviglio di interessi che si nasconde dietro la Grande Opera, ma solo alla fine si capisce pienamente la ragione per cui l'Alta Velocità abbia tanti sostenitori tra gli imprenditori ed i politici "di rango" di questi anni 2000.
    Ferdinando Imposimato, ex giudice, è il tenace conduttore dell'indagine che nasce nel 1995 in seno alla Commissione Antimafia per scoprire le infiltrazioni della criminalità organizzata in Campania, ma che presto si allarga a livello nazionale coinvolgendo noti imprenditori pubblici e privati, politici con incarichi istituzionali ai massimi livelli, magistrati di grande fama che operano coperture e depistaggi compiacenti.


    Un assaggio assai interessante del libro in questione:

    La tav e gli scheletri nell’armadio di Prodi (censurati dalla stampa)
    (18 marzo 2007)


    Uno dei luoghi comuni su cui poggia il sostegno - pur non entusiasta - all'attuale governo è che un eventuale ritorno di Berlusconi getterebbe il paese nella catastrofe. E questa convinzione si basa a sua volta sulla contrapposizione tra un Prodi, democristiano moderato, ma "presentabile" e in qualche modo sensibile alla difesa degli interessi collettivi e un Berlusconi impresentabile in quanto portatore di interessi in proprio e disposto a perseguirli anche a costo di violare qualsiasi regola di legge e di moralità. Una tesi a cui si sovrappone una sottintesa rivalutazione del politico di professione, portatore di tutti i mali della politica, ma in compenso serio e competente e legato in qualche modo a un'idea di rispetto della legge, contro il parvenu, l'imprenditore fattosi da sé, che, proprio in forza di questa sua origine sarebbe guidato nelle sue azioni solo ed esclusivamente dal proprio interesse materiale.
    Un'analisi un po' più seria dei fatti e dei personaggi del capitalismo italiano dimostra che questo schema è una semplificazione per nulla disinteressata della realtà. Consigliamo a chi volesse farsene un'idea la lettura di un volumetto del '99 (Koinè Nuove Edizioni), "Corruzione ad alta velocità", scritto a sei mani da ferdinando Imposimato, Ds, magistrato e membro della Commissione Antimafia negli anni '90, insieme a un avvocato e un giornalista del Tg5. Le tesi raccolte in questo libello sono rigorosamente documentate e d'altra parte non risulta che mai siano state smentite dai diretti interessati, a partire dallo stesso Prodi.
    Nel 1992 Lorenzo Necci, amministratore delle F.S. crea due authorities: il comitato dei nodi e delle aree metropolitane e il garante dell'alta velocità. Garante viene nominato Romano Prodi, mentre del comitato fanno parte tra gli altri Susanna Agnelli e l'architetto genovese Renzo Piano. A tre mesi da questa delibera, contestata peraltro dai revisori dei conti delle F.S., Necci affida a Nomisma una consulenza su "l'analisi economica dell'impatto teritoriale". Nomisma è un vecchio baraccone democristiano di cui Prodi nell'81 è uno dei soci fondatori. Nel momento in cui la società riceve la consulenza Prodi è presidente del suo comitato scientifico e contemporaneamente Garante dell'alta velocità. E anche consulente della Goldman Sachs, all'epoca azionista in alcune società coivolte nell'alta velocità. Del resto qualche anno prima, quando Prodi era stato per la prima volta a capo dell'Iri, insieme alla moglie possedeva il 50% delle azioni dell'Ase, una società di consulenze con giri d'affari miliardari (ne esmineremo tra poco la funzione) e la "sua" Iri affidava consulenze alla "sua" Nomisma. Come si nota il conflitto d'interessi alberga non solo ad Arcore ma anche in quel di Bologna! La consulenza di Nomisma alle F.S. produsse 39 volumi contenenti affermazioni come: "La velocità è molto apprezzata perché consente di risprmiare tempo" oppure "L'elemento discriminante tra le poltrone contrapposte e quelle tutte orientate nella stessa direzione di marcia è che la prima disposizione tende a favorire la socializzazione, le seconde aiutano la privacy".
    Dopo che Prodi viene nominato per la seconda volta Presidente dell'Iri si dimette dalla carica di Garante (ma non da Nomisma né dall'Ase) e tuttavia torna a occuparsi di Alta Velocità in quanto l'Iri è general contractor e quindi responsabile dell'affidamento dei cantieri ai vari consorzi di società. Nei cantieri si verificano infiltrazioni di società in odor di camorra e una serie di attentati al tritolo e denunce da parte di dirigenti delle stesse F.S. cominciano ad attirare gli sguardi sospettosi di qualche magistrato, tra cui lo stesso Imposimato, membro della Commissione Antimafia. Tra le società sospette c'è l'Icla, finita nel mirino della Commissione sulla distrazione dei fondi per la ricostruzione dell'Irpinia, presieduta da Oscar Lugi Scalfaro. Una società di cui lo Sco del Ministero degli Interni scrive in un rapporto "che già all'epoca aveva evidenziato strane connessioni con esponenti del crimine organizzato e, comunque, era notoriamente considerata di proprietà dell'ex ministro Paolo Cirino Pomicino". Dalle risultanze delle audizioni in commissione antimafia risulta che la piena garanzia affinché l'Icla potesse lavorare sulla tratta ad alta velocità Roma-Napoli fu data proprio dall'Iri presieduto da Prodi, che firmò personalmente alcuni degli atti.
    Nel '96, dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni, Imposimato decide di andare a parlare col Presidente del Consiglio delle vicende dell'alta velocità in Campania, vicende in cui il suo intervento gli era costato una minaccia di morte da parte della camorra. "Entrammo accolti da un Prodi in grande forma. Ci salutò con cordialità e con quella giovialità che tira fuori solo nei momenti migliori. Al colloquio era presente anche quello che è stato a lungo l'uomo ombra di Prodi, il suo consigliere Arturo Parisi. Ma appena cominciai a parlare, per incanto, quel clima di affabilità e cortesia cambiò rapidamente. Mentre parlavo, mentre gli illustravo i risultati dell'indagine dell'Antimafia sull'alta velocità, che La Cera confermava, mentre gli spiegavo nel dettaglio la portata del marcio che si nascondeva dietro quegli affari, lo vedevo rabbiuarsi. Parisi annuiva, Prodi no. Più il tempo passava e più assistevo a una scena a cui non volevo credere: sprofondato nella sua poltrona, rosso come un peperone, Prodi mi guardava e taceva. (...) Stavo per terminare la mia esposizione in quell'atmosfera gelida quando si sentì bussare e nella stanza entrò Beniamino Andreatta, all'epoca ministro della Difesa. 'Scusate se disturbo - disse Andreatta - Romano avrei bisogno di parlarti, magari dopo..' Prodi sembrò scuotersi all'improvviso, come da un torpore. Mi sembrò che cogliesse quell'interruzione come un'ancora di salvezza. Si alzò di scatto e si precipitò verso Andreatta, afferrandogli la mano e invitandolo a entrare. Della stranezza della situazione si accorse anche il suo ministro che ci gettò uno sguardo tra il perplesso e l'interrogativo. Prodi si rivolse a noi solo per congedarci in tutta fretta, aggiungendo un furtivo ringraziamento per la visita. Non una parola di commento a quanto gli avevo riferito. Non un accenno". Una descrizione che combacia perfettamente con gli atteggiamenti del nostro in queste situazioni. Avrebbe potuto rispondere a Imposiamto che si trattava di questioni urbanistiche di competenza degli enti locali campani!
    Il 22 gennaio del '96 la GdF intercetta una telefonata tra il faccendiere Pacini-Battaglia, personaggio centrale di Tangentopoli e un altro protagonista di queste vicende, Emo Danesi.
    D: "Sembra che questa Iannini proprio abbia detto 'eh, lì vogliono salvaguardare Prodi perché hanno dato a Nomisma un miliardo e sei', roba del genere."
    PB: "Tre miliardi e otto"
    D: "Lei sa uno e sei".
    PB: risata.


    Nello stesso anno la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per Prodi e altri cinque mebri del Cda dell'Iri, tra cui Mario Draghi, per abuso d'ufficio in merito alla privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica. Prodi e gli altri indagati avrebbero appoggiato la società Fisve (tra i cui soci figura Cragnotti) consentendole di acquistare il gruppo alimentare senza che la Fisve avesse le credenziali per procedere a tale acquisto e a condizioni di assoluto favore per l'acquirente. In particolare Prodi risultava essere stato dal '90 al '93 advisory director del gruppo Unilever, che tramite la Fisve aveva gestito la trattativa in quanto interessata a rilevare il ramo olio (Bertolli) del gruppo in vendita. Goldman Sachs era naturalmente advisor dell'operazione. Il Daily Telegraph, autore di un indagine successiva sul caso, accusò Prodi e la miglie Flavia di aver ricevuto diversi miliardi, tramite la Ase, proprio da Unilever e Goldman Sachs e proprio negli anni della privatizzazione del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica. La Pm Geremia, che nel frattempo ha allargato la sua indagine alla vicenda Nomisma-Alta Velocità, viene fatta a segno di minacce telefoniche e trova nella sua cassetta delle lettere una busta contenente una sua foto e un coltellino. Il Procuratore Capo di Roma, che alla Geremia aveva affidato l'inchiesta, viene messo sotto pressione per la sua frequentazione di Renato Squillante, il famoso magistrato al soldo di Berlusconi e che all'epoca peraltro era un referente istituzionale di Coiro, in quanto responsabile del Gip alle dipendenze dello stesso. Coiro è costretto a lasciare la Procura di Roma, con la minaccia di un'indagine discipinare dal parte del ministero della Giustizia (affidato in quei mesi all'amico di Prodi G.M. Flick). La sentenza nei confronti dei cinque imputati è favorevolissima: assoluzione con formula piena. La sentenza avrebbe dovuto essere depositata entro il 23 gennaio del '98. Invece viene depositata il 9 febbraio, cioè due giorni dopo che la Geremia è stata trasferita a Cagliari. Col risultato che lei non può impugnarla.
    Ovviamente ogni ricostruzione può essere di parte e anche Imposimato può essere stato spinto da oscuri propositi a scrivere il suo volumetto. Ma il vero problema è: come mai la stampa, gli opinionisti, la satira italiana, tanto attenti alle malefatte di Berlusconi, mai e poi mai hanno messo queste vicende sotto la loro lente d'ingrandimento? Viene da pensare che se fosse andata diversamente e anche soltanto un decimo dell'interesse speso nei confronti del leader della destra fosse stato dedicato all'attuale Presidente del Consiglio, bene allora forse oggi il teorema per cui la lotta Prodi-Berlusconi è un'immagine dello scontro manicheo tra bene e male sarebbe un po' meno radicato nella testa degli italiani. Oppure semplicemente capiremmo cosa c'è dietro a uno dei dodici punti del Prodi2, quella sulla Tav appunto!


    16/03/2007
    Marco Veruggio

  6. #186
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    Sono informato più di quanto tu possa pensare e conosco bene l' odio e
    l' invidia immotivata che i comunisti hanno contro berlusconi e conosco bene
    l' amore e la fedeltà che portate al vostro nefasto credo politico....

    assolutamente fallimentare in qualsiasi campo di applicazione e non sono teorie le mie, perchè i 200 milioni di morti del marxismo non vi hanno insegnato nulla.......

    e per informazioni, informati meglio tu:


    Ciò che rode è l' insabbiatura vergognosa che la magistratura ha compiuto a danno degli italiani sui più grandi scandali della repubblica italiana mai chiariti e processati a dovere, ricordandoti che la prima legge ad personam
    l' hanno "consumata" quelli di sinistra per svincolarsi da una morsa assai difficile degli scandali sopratcitati, la legge sull' abuso di ufficio, dove guardacaso prodi era accusato e tenuto a rispondere come responsabile principale insieme ai suoi amici del quartierino, vedi d' alema, fassino e compagnia bella.
    Un invito che ti faccio volentieri è quello di leggere un libro assai interessante dal titolo: Corruzione ad Alta Velocità -
    Viaggio nel governo invisibile
    Di F. Imposimato, G. Pisauro, S. Provvisionato;
    Edizioni Koinè - prima uscita Novembre 1999


    per la cronaca Imposimato fu il giudice che condusse le indagini sullo scandalo TAV dove sparirono 140 mila miliardi delle vecchie lire e provò la responsabilità piena di prodi, ma nel giro di pochissimo tempo fu relegato ad un ufficietto di provincia ma che vide alcuni colleghi salire di carica, guardacaso coloro che archiviarono il processo con un colpo di spugna.
    Ci vogliono una certa dose di coraggio ed uno stomaco robusto per leggere "Corruzione ad Alta Velocità - Viaggio nel Governo invisibile".
    Ma è un'occasione per guardare in faccia la realtà.
    "Lo scandalo del TAV è l'emblema della degenerazione globale del sistema politico; esso ha coinvolto maggioranza ed opposizione in egual misura. Dopo Tangentopoli non è scaturita una Repubblica rinnovata, ma una riedizione peggiore del vecchio sistema di potere. Si è organicamente strutturata l'alleanza tra ceto politico e forze dominanti del potere economico delle grandi imprese sia private che pubbliche…."
    É questo, in sostanza, l'approdo del viaggio costituito dal libro. É il risultato di una rigorosa inchiesta, condotta con grande professionalità dagli autori , una ricerca della verità che seguendo il filo delle vicende legate al TAV attraversa gli anni '90 della storia italiana. É lo sviluppo di una specie di trama gialla in cui via via vengono scoperte tessere che restituiscono un mosaico di insieme sempre più inquietante: ad ogni capitolo crescono gli intrecci e le dimensioni del groviglio di interessi che si nasconde dietro la Grande Opera, ma solo alla fine si capisce pienamente la ragione per cui l'Alta Velocità abbia tanti sostenitori tra gli imprenditori ed i politici "di rango" di questi anni 2000.
    Ferdinando Imposimato, ex giudice, è il tenace conduttore dell'indagine che nasce nel 1995 in seno alla Commissione Antimafia per scoprire le infiltrazioni della criminalità organizzata in Campania, ma che presto si allarga a livello nazionale coinvolgendo noti imprenditori pubblici e privati, politici con incarichi istituzionali ai massimi livelli, magistrati di grande fama che operano coperture e depistaggi compiacenti.


    Un assaggio assai interessante del libro in questione:

    La tav e gli scheletri nell’armadio di Prodi (censurati dalla stampa)
    (18 marzo 2007)


    Uno dei luoghi comuni su cui poggia il sostegno - pur non entusiasta - all'attuale governo è che un eventuale ritorno di Berlusconi getterebbe il paese nella catastrofe. E questa convinzione si basa a sua volta sulla contrapposizione tra un Prodi, democristiano moderato, ma "presentabile" e in qualche modo sensibile alla difesa degli interessi collettivi e un Berlusconi impresentabile in quanto portatore di interessi in proprio e disposto a perseguirli anche a costo di violare qualsiasi regola di legge e di moralità. Una tesi a cui si sovrappone una sottintesa rivalutazione del politico di professione, portatore di tutti i mali della politica, ma in compenso serio e competente e legato in qualche modo a un'idea di rispetto della legge, contro il parvenu, l'imprenditore fattosi da sé, che, proprio in forza di questa sua origine sarebbe guidato nelle sue azioni solo ed esclusivamente dal proprio interesse materiale.
    Un'analisi un po' più seria dei fatti e dei personaggi del capitalismo italiano dimostra che questo schema è una semplificazione per nulla disinteressata della realtà. Consigliamo a chi volesse farsene un'idea la lettura di un volumetto del '99 (Koinè Nuove Edizioni), "Corruzione ad alta velocità", scritto a sei mani da ferdinando Imposimato, Ds, magistrato e membro della Commissione Antimafia negli anni '90, insieme a un avvocato e un giornalista del Tg5. Le tesi raccolte in questo libello sono rigorosamente documentate e d'altra parte non risulta che mai siano state smentite dai diretti interessati, a partire dallo stesso Prodi.
    Nel 1992 Lorenzo Necci, amministratore delle F.S. crea due authorities: il comitato dei nodi e delle aree metropolitane e il garante dell'alta velocità. Garante viene nominato Romano Prodi, mentre del comitato fanno parte tra gli altri Susanna Agnelli e l'architetto genovese Renzo Piano. A tre mesi da questa delibera, contestata peraltro dai revisori dei conti delle F.S., Necci affida a Nomisma una consulenza su "l'analisi economica dell'impatto teritoriale". Nomisma è un vecchio baraccone democristiano di cui Prodi nell'81 è uno dei soci fondatori. Nel momento in cui la società riceve la consulenza Prodi è presidente del suo comitato scientifico e contemporaneamente Garante dell'alta velocità. E anche consulente della Goldman Sachs, all'epoca azionista in alcune società coivolte nell'alta velocità. Del resto qualche anno prima, quando Prodi era stato per la prima volta a capo dell'Iri, insieme alla moglie possedeva il 50% delle azioni dell'Ase, una società di consulenze con giri d'affari miliardari (ne esmineremo tra poco la funzione) e la "sua" Iri affidava consulenze alla "sua" Nomisma. Come si nota il conflitto d'interessi alberga non solo ad Arcore ma anche in quel di Bologna! La consulenza di Nomisma alle F.S. produsse 39 volumi contenenti affermazioni come: "La velocità è molto apprezzata perché consente di risprmiare tempo" oppure "L'elemento discriminante tra le poltrone contrapposte e quelle tutte orientate nella stessa direzione di marcia è che la prima disposizione tende a favorire la socializzazione, le seconde aiutano la privacy".
    Dopo che Prodi viene nominato per la seconda volta Presidente dell'Iri si dimette dalla carica di Garante (ma non da Nomisma né dall'Ase) e tuttavia torna a occuparsi di Alta Velocità in quanto l'Iri è general contractor e quindi responsabile dell'affidamento dei cantieri ai vari consorzi di società. Nei cantieri si verificano infiltrazioni di società in odor di camorra e una serie di attentati al tritolo e denunce da parte di dirigenti delle stesse F.S. cominciano ad attirare gli sguardi sospettosi di qualche magistrato, tra cui lo stesso Imposimato, membro della Commissione Antimafia. Tra le società sospette c'è l'Icla, finita nel mirino della Commissione sulla distrazione dei fondi per la ricostruzione dell'Irpinia, presieduta da Oscar Lugi Scalfaro. Una società di cui lo Sco del Ministero degli Interni scrive in un rapporto "che già all'epoca aveva evidenziato strane connessioni con esponenti del crimine organizzato e, comunque, era notoriamente considerata di proprietà dell'ex ministro Paolo Cirino Pomicino". Dalle risultanze delle audizioni in commissione antimafia risulta che la piena garanzia affinché l'Icla potesse lavorare sulla tratta ad alta velocità Roma-Napoli fu data proprio dall'Iri presieduto da Prodi, che firmò personalmente alcuni degli atti.
    Nel '96, dopo la vittoria del centrosinistra alle elezioni, Imposimato decide di andare a parlare col Presidente del Consiglio delle vicende dell'alta velocità in Campania, vicende in cui il suo intervento gli era costato una minaccia di morte da parte della camorra. "Entrammo accolti da un Prodi in grande forma. Ci salutò con cordialità e con quella giovialità che tira fuori solo nei momenti migliori. Al colloquio era presente anche quello che è stato a lungo l'uomo ombra di Prodi, il suo consigliere Arturo Parisi. Ma appena cominciai a parlare, per incanto, quel clima di affabilità e cortesia cambiò rapidamente. Mentre parlavo, mentre gli illustravo i risultati dell'indagine dell'Antimafia sull'alta velocità, che La Cera confermava, mentre gli spiegavo nel dettaglio la portata del marcio che si nascondeva dietro quegli affari, lo vedevo rabbiuarsi. Parisi annuiva, Prodi no. Più il tempo passava e più assistevo a una scena a cui non volevo credere: sprofondato nella sua poltrona, rosso come un peperone, Prodi mi guardava e taceva. (...) Stavo per terminare la mia esposizione in quell'atmosfera gelida quando si sentì bussare e nella stanza entrò Beniamino Andreatta, all'epoca ministro della Difesa. 'Scusate se disturbo - disse Andreatta - Romano avrei bisogno di parlarti, magari dopo..' Prodi sembrò scuotersi all'improvviso, come da un torpore. Mi sembrò che cogliesse quell'interruzione come un'ancora di salvezza. Si alzò di scatto e si precipitò verso Andreatta, afferrandogli la mano e invitandolo a entrare. Della stranezza della situazione si accorse anche il suo ministro che ci gettò uno sguardo tra il perplesso e l'interrogativo. Prodi si rivolse a noi solo per congedarci in tutta fretta, aggiungendo un furtivo ringraziamento per la visita. Non una parola di commento a quanto gli avevo riferito. Non un accenno". Una descrizione che combacia perfettamente con gli atteggiamenti del nostro in queste situazioni. Avrebbe potuto rispondere a Imposiamto che si trattava di questioni urbanistiche di competenza degli enti locali campani!
    Il 22 gennaio del '96 la GdF intercetta una telefonata tra il faccendiere Pacini-Battaglia, personaggio centrale di Tangentopoli e un altro protagonista di queste vicende, Emo Danesi.
    D: "Sembra che questa Iannini proprio abbia detto 'eh, lì vogliono salvaguardare Prodi perché hanno dato a Nomisma un miliardo e sei', roba del genere."
    PB: "Tre miliardi e otto"
    D: "Lei sa uno e sei".
    PB: risata.


    Nello stesso anno la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per Prodi e altri cinque mebri del Cda dell'Iri, tra cui Mario Draghi, per abuso d'ufficio in merito alla privatizzazione della Cirio-Bertolli-De Rica. Prodi e gli altri indagati avrebbero appoggiato la società Fisve (tra i cui soci figura Cragnotti) consentendole di acquistare il gruppo alimentare senza che la Fisve avesse le credenziali per procedere a tale acquisto e a condizioni di assoluto favore per l'acquirente. In particolare Prodi risultava essere stato dal '90 al '93 advisory director del gruppo Unilever, che tramite la Fisve aveva gestito la trattativa in quanto interessata a rilevare il ramo olio (Bertolli) del gruppo in vendita. Goldman Sachs era naturalmente advisor dell'operazione. Il Daily Telegraph, autore di un indagine successiva sul caso, accusò Prodi e la miglie Flavia di aver ricevuto diversi miliardi, tramite la Ase, proprio da Unilever e Goldman Sachs e proprio negli anni della privatizzazione del gruppo Cirio-Bertolli-De Rica. La Pm Geremia, che nel frattempo ha allargato la sua indagine alla vicenda Nomisma-Alta Velocità, viene fatta a segno di minacce telefoniche e trova nella sua cassetta delle lettere una busta contenente una sua foto e un coltellino. Il Procuratore Capo di Roma, che alla Geremia aveva affidato l'inchiesta, viene messo sotto pressione per la sua frequentazione di Renato Squillante, il famoso magistrato al soldo di Berlusconi e che all'epoca peraltro era un referente istituzionale di Coiro, in quanto responsabile del Gip alle dipendenze dello stesso. Coiro è costretto a lasciare la Procura di Roma, con la minaccia di un'indagine discipinare dal parte del ministero della Giustizia (affidato in quei mesi all'amico di Prodi G.M. Flick). La sentenza nei confronti dei cinque imputati è favorevolissima: assoluzione con formula piena. La sentenza avrebbe dovuto essere depositata entro il 23 gennaio del '98. Invece viene depositata il 9 febbraio, cioè due giorni dopo che la Geremia è stata trasferita a Cagliari. Col risultato che lei non può impugnarla.
    Ovviamente ogni ricostruzione può essere di parte e anche Imposimato può essere stato spinto da oscuri propositi a scrivere il suo volumetto. Ma il vero problema è: come mai la stampa, gli opinionisti, la satira italiana, tanto attenti alle malefatte di Berlusconi, mai e poi mai hanno messo queste vicende sotto la loro lente d'ingrandimento? Viene da pensare che se fosse andata diversamente e anche soltanto un decimo dell'interesse speso nei confronti del leader della destra fosse stato dedicato all'attuale Presidente del Consiglio, bene allora forse oggi il teorema per cui la lotta Prodi-Berlusconi è un'immagine dello scontro manicheo tra bene e male sarebbe un po' meno radicato nella testa degli italiani. Oppure semplicemente capiremmo cosa c'è dietro a uno dei dodici punti del Prodi2, quella sulla Tav appunto!


    16/03/2007
    Marco Veruggio
    classico libro di pseudo informazione di destra, del tutto inattendibile.

  7. #187
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    Citazione Originariamente Scritto da fabiorm Visualizza Messaggio
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    mah...buonaseraaaaaa!!!

  9. #189
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    Citazione Originariamente Scritto da frank67 Visualizza Messaggio
    mah...buonaseraaaaaa!!!
    Il libro che ti ho proposto con tanto di atti giuridici e spezzoni d' inchiesta e indagine, è inattendibile perchè lo dici tu.........?

    capisco........

  10. #190
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    Citazione Originariamente Scritto da Verithas Visualizza Messaggio
    Ovvero: la concessione venne data per trattativa privata ad alcune imprese, che hanno subappaltato ad imprese che hanno subappaltato. Al termine della catena, chi esegue il lavoro percepisce il 10% dello stanziamento totale, il resto «finisce nelle tasche di politici e camorristi».
    non ho capito bene questo passaggio, trattativa privata credo che debba intendersi come "licitazione privata", una prodedura prevista dalla legge, con la quale si appaltano i lavori pubblici, si chiamano un certo numero di imprese che hanno i requisti per poter fare i lavori, le imprese interpellate fanno le loro offerte e si appalta all'offerente migliore, al prezzo più basso, scelto con criteri stabiliti dalla legge (riguardo all'esclusione delle offerte anomale e delle giustificazioni dei ribassi ecc.). Non si tratta di una trattiva privata, ma di una precisa procedura di appalto pubblico. E vabbe'.
    Poi, il subappalto del subappalto non si può fare nei lavori pubblici, è vietato, farlo e lasciarlo fare è un reato.
    Inoltre, se chi esegue il lavoro prende il (solo) 10% dello stanziamento totale, e il resto finisce nelle tasche dei politici e camorrisiti, l'impresa fa il lavoro del il 10%? Anche questa sembra una stramberia notevole, perché se l'impresa prende solo il 10% di, poniamo 100 milioni di euro, fanno 10 milioni, il lavoro vale 100, come si fa a farlo per 10? A parte che credo sia proceduralmente impossibile, ci sono le offerte, i contratti. E le imprese non lavorano per il 10%.
    Devo dire la verità, mi sembrano chiacchiere buttate lì in qualche modo, da chi non sa di cosa sta parlando.

 

 
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