Los Roques, mistero ancora fitto. La Farnesina: "Elementi importanti"
La delegazione ha terminato la sua missione. Ma il mistero resta fitto. Era il 4 gennaio quando il piccolo bimotore è precipitato nei mari azzurri e turchese dell'arcipelago di Los Roques davanti a Caracas con quattordici passeggeri tra cui otto italiani. Ma da allora non è stato trovato più nulla, nè un pezzo di metallo, nè una poltroncina dell'aereo nè un bagaglio. Solo il corpo del copilota (Osmel Avila, il 12 gennaio, alla deriva al largo della costa dello Stato di Falcon). Tutto il resto missing, scomparso, come se il mare avesse inghiottito tutto. Ma il mare, in quel relativamente ristretto specchio d'acqua tra le isole e la terra ferma, non risulta essere un vorticoso crocevia di correnti e gorghi marini. Un mistero, quindi. A cui la speciale delegazione dell'Unità di crisi della Farnesina non ha saputo dare risposta.
Il vice capo dell'Unità di crisi e responsabile della delegazione, Maurizio Canfora, ha detto all'Ansa che il comportamento degli organismi locali che si stanno occupando di chiarire il caso "ci sembra adeguato agli standard internazionali per questo tipo di situazioni e soddisfacente".
Tutto il materiale raccolto, ha aggiunto, sarà elaborato e messo a disposizione privatamente dei familiari delle vittime, per cercare di rispondere agli interrogativi e alle inquietudini che ancora persistono. I dubbi e i misteri, appunto. Canfora ha assicurato di aver raccolto "elementi importanti" che dovranno comunque essere valutati dalle autorità italiane e dagli esperti dell'Aeronautica militare e della Protezione civile che formano parte della delegazione.
I membri della delegazione hanno avuto l'opportunità di partecipare ad una simulazione della traiettoria di caduta dell'aereo in difficoltà, visitare le torri di controllo degli aeroporti di Los Roques e di Maiquetia e realizzare prove tecniche sulla probabile rotta del velivolo. E' stato anche possibile verificare tutto il lavoro di ricerca svolto dal momento dell'incidente dai differenti organismi venezuelani coinvolti, fra cui l'Istituto nazionale dell'aeronautica civile (Inac), la Guardia costiera e la procura della repubblica, con il pm incaricato, Josè Gregorio Morales.
Il responsabile della Protezione civile venezuelana ha per parte sua assicurato che i lavori di scandaglio del fondo marino vicino al punto presumibile di impatto continueranno nelle prossime settimane, fino a raggiungere con il sonar a scansione laterale una profondità di 1.500 metri, se necessario con l'aiuto di una impresa specializzata italiana.
Fonte: La Repubblica




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