



e tu sei cosi' banale e terra terra ..
che vorrei capire cosa ci fai a quest' ora su un forum di politica....( ? )
ma dimmi un po' ti sta bene la situazione attuale in materia di prostituzione , oppure vogliamo provare a cambiare qualcosa ?
visto che negli ultimi 60 anni il fenomeno non solo non e' stato estirpato, ma neppure diminuito. ( ? )
a gia' per voi basta dire che e' lo stesso che le " sfrutti " ( ecco la parolina magica...) i Pappone o lo Stato...che tant vale non darsi pena...


Ai tempi nei casini la donna lavava bene bene il pisello del cliente scappellandolo con delicatezza e cosi' lo osservava bene e se del caso voleva il profilattico.
Ricordo che in Spagna fuori dei casini vendevano i preservativi: 1 peseta l'uno NON PROVATO ALL'ARIA COMPRESSA. SE CON PROVA, di fronte al cliente ( CON PRUEBA ) 2 pesetas. Poi nel 56 Franco aboli' le casre di tolleranza e tutte le donne si riversarono nei caffe' vicini.Il prezzo comprendeva anche la stanza.


a parte il fatto che ..il lato tasse ha la sua importanza...
perche' una persona che guadagna 30/40 mila euri al mese dve pagare un fico secco al fisco ?
lo sai che lo Stato campa con la contribuzione collettiva ?
perche' vuoi lasciare tutto in mano alla criminalita' ?




comunque sono stancO.....
buona notte.








Verissimo
Visto che più di una persona è favorevole alla legalizzazione ed una conseguente gestione privatizzata di tale attività penso sia opportuno ragionare su alcune testimonianze riguardanti gli sviluppi di determinate dinamiche avvenute nei paesi che hanno adottoto suddetta soluzione.
USA Nevada
In un rapporto dal titolo “Prostitution and Trafficking in Nevada: Making the Connections” L’autrice Melissa Farley sostiene che la legalizzazione non ha migliorato le condizioni delle donne, ma ha operato in favore dei gestori delle prostitute e dei proprietari delle case chiuse. Inoltre la conseguente maggiore diffusione del commercio del sesso ha reso lo Stato una delle destinazioni principali del traffico di esseri umani.
Infatti, dopo uno studio biennale sul funzionamento della prostituzione nel Nevada, il libro conclude che la prostituzione e il traffico di esseri umani finalizzato all’industria del sesso sono due fenomeni strettamente legati. “La tratta delle donne a fini di prostituzione si verifica lì dove esiste una domanda di sesso e un contesto di impunità dei clienti”, afferma Farley.
La legalizzazione della prostituzione crea una cultura che promuove il commercio del sesso e, lungi dall’eliminare le attività illecite, provoca una diffusione sia dei luoghi legali sia di quelli illegali. Farley calcola che, nel Nevada, l’industria illegale della prostituzione è nove volte maggiore rispetto a quella legale.
Si tratta di un esito analogo a quello di altri luoghi in cui la prostituzione è stata legalizzata, come nei Paesi Bassi e nello Stato australiano di Victoria, prosegue il rapporto. In Olanda, la prostituzione legale ha reso il Paese una delle maggiori destinazioni della tratta delle donne, secondo l’autrice che cita diversi studi e dichiarazioni delle autorità locali.
In Ungheria si è deciso di recente in favore della legalizzazione, a quanto pare in parte a causa della volontà del Governo di aumentare le entrate fiscali derivanti da questa attività, nella misura stimata di circa 1 miliardo di dollari l’anno (0,7 miliardi di euro), secondo quanto riportato dall’Associated Press il 24 settembre.(Non penso ci sia tanto da discutere , in tal caso non credo che la soluzione sia sia di carattere sociale, ma bensì speculativo)
La Bulgaria ha deciso di fare il contrario, abbandonando il programma di legalizzazione della prostituzione, secondo il New York Times del 6 ottobre
Il New York Times, ha poi osservato che l’anno scorso la Finlandia aveva vietato la prostituzione delle donne entrate nel Paese tramite i trafficanti, mentre la Norvegia,secondo le notizie, avrebbe in programma di imporre un divieto assoluto alla prostituzione
Gran Bretagna
Emine Saner in un articolo pubblicato il 20 settembre sul quotidiano Guardian
"Delle circa 80.000 donne che lavorano nel mercato del sesso nel Regno Unito, la grande maggioranza lo fa per problemi di droga o perché non ha altro modo per dare sostentamento alla propria famiglia”
Peraltro, risulta che due terzi delle lavoratrici del sesso hanno avuto esperienze di violenze e stupri, secondo Saner. Dai dati ufficiali risulta anche che almeno 60 prostitute sono state uccise nell’arco degli ultimi 10 anni.
Madelaine Bunting, commentatrice del Guardian, è tornata sul tema con un articolo pubblicato l’8 ottobre scorso, in cui afferma che circa il 90% delle prostitute vorrebbe lasciare questa attività.
Stato australiano di Victoria
Cito alcuni spunti tratti dal testo “Making Sex Work: A Failed Experiment With Legalised Prostitution” (Spinifex Press), scritto da Mary Lucille Sullivan
“La legalizzazione della prostituzione in Victoria contribuisce a mantenere il predominio maschile, la mercificazione della figura femminile e l’approvazione culturale della violenza contro le donne" .
Normalizzare la prostituzione per considerarla alla stessa stregua di qualunque altro tipo di impiego, ha inoltre indebolito le pari opportunità delle donne nel mondo del lavoro e contraddice anche altre politiche dirette alla tutela dei diritti delle donne.
Le pressioni dirette a considerare la prostituzione come qualunque altro lavoro derivano da una visione neo-liberale del mercato, in cui le donne e le ragazze sono viste come una merce.
Alcune femministe che hanno sostenuto la legalizzazione della prostituzione, prosegue Sullivan, hanno subito l’influenza di una visione libertina e di un desiderio illusorio di difendere i “diritti” delle prostitute. Da parte sua, lo Stato ha perseguito i vantaggi economici derivanti dalla legalizzazione e dalla fiscalizzazione di un’attività finora illecita e svolta in nero.
La legalizzazione in Victoria - spiega Sullivan - è stata perseguita anche al fine di ridurre al minimo i danni per le donne coinvolte, grazie alla regolarizzazione e alla tutela giuridica nell’ambito dell’industria del sesso
Ma questo non è avvenuto – ha affermato – perché il tentativo di dipingere la prostituzione come un’occupazione da sottoporre alla normativa sulla salute e la sicurezza del lavoro ignora l’intrinseca violenza insita nella prostituzione e il fatto che le molestie sessuali e lo stupro non sono distinguibili dal prodotto che i clienti acquistano.
Inoltre, la stessa legalizzazione ha introdotto una nuova serie di conseguenze dannose per le donne. Tra queste vi è paradossalmente la ulteriore espansione della prostituzione illegale. Infatti, il fenomeno della prostituzione sui marciapiedi, in Victoria, lungi dall’essere scomparso con la legalizzazione è aumentato ulteriormente.
Analogamente, la legalizzazione, anziché rimuovere l’influenza della criminalità organizzata, ha invece aumentato l’ambito dell’illegalità, introducendo incentivi più sostanziosi per chi procura donne e ragazze ai bordelli sia legali che illegali. Sullivan ha anche riportato l’opinione degli esperti sulla criminalità organizzata, secondo cui l’industria della prostituzione legale in Victoria ha ancora forti legami con la criminalità clandestina.
Rispetto alla tratta degli esseri umani, Sullivan richiama l’attenzione agli studi internazionali che stimano nell’ordine di qualche miliardo i profitti derivanti da questa forma di schiavitù moderna. Le stime sul numero di donne e ragazze oggetto di traffico varia dalle 700.000 ai 2 milioni l’anno.
Oggi ci troviamo in una situazione, ha sottolineato Sullivan, in cui i media, le linee aere, gli hotel, l’industria del turismo e le banche, cercano tutti di promuovere ed espandere la prostituzione. Inoltre, la legalizzazione ha portato ad una indebita presenza della prostituzione nella vita pubblica.
Secondo i dati citati nel libro, nel 1999, il fatturato annuale della prostituzione in Victoria ha raggiunto i 360 milioni di dollari australiani (225,5 milioni di euro). Nell’insieme, in Australia, sono 3 Stati e un territorio che hanno legalizzato la prostituzione. Secondo un’informativa citata da Sullivan, sarebbero 1.780 milioni di dollari australiani (1.115 milioni di euro), i proventi dell’anno finanziario 2004-2005.
Al posto della legalizzazione, Sullivan ha raccomandato di seguire l’esempio della Svezia, dove la legge vieta l’acquisto di servizi sessuali e non penalizza le donne e le ragazze. La Svezia inoltre aiuta le donne che hanno subito violenza dopo essere state vendute sulla strada.
La legalizzazione della prostituzione, ha concluso Sullivan, ha in sé un errore di fondo, in quanto essa consacra come “diritto” dell’uomo quello di poter comprare donne e ragazze per la propria gratificazione sessuale. Una volta che questo è acquisito, diventa molto più difficile controllare l’industria o prevenire lo sfruttamento delle donne.
Inoltre sottolinerei il fatto che nel famosissimo red light district di Amsterdam verranno chiuse un bel po di vetrine , perchè "a detta dell'amministrazione locale" teatro di attività illecite.