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  1. #1
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    Predefinito Ora la moratoria per l’aborto

    C’è anche una pena di morte, legale, che riguarda centinaia di milioni
    di esseri umani.
    Le buone coscienze che si rallegrano per il voto dell’Onu
    ora riflettano sulla strage eugenica, razzista e sessista degli innocenti

    Questo è un appello alle buone coscienze che gioiscono per la moratoria sulla pena di morte nel mondo, votata ieri all’Onu da 104 paesi. Rallegriamoci, e facciamo una moratoria per gli aborti. Infatti per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi, concepiti nell’amore o nel piacere e poi destinati, in nome di una schizofrenica e grottesca ideologia della salute della Donna, che con la donna in carne e ossa e con la sua speranza di salute e di salvezza non ha niente a che vedere, alla mannaia dell’asportazione chirurgica o a quella del veleno farmacologico via pillola Ru486.
    Questi esseri umani ai quali procuriamo la morte legale hanno ciascuno la propria struttura cromosomica, unica e irripetibile.
    Spesso, e in questo caso non li chiamiamo “concepiti” ma “feti”, hanno anche le fattezze e il volto, che sia o no a somiglianza di Dio lo lasciamo decidere alla coscienza individuale, di una persona. Qualche volta, è accaduto di recente a Firenze, queste persone vengono abortite vive, non ce la fanno nonostante ogni loro sforzo, soccombono dopo un regolare battesimo e vengono seppellite nel silenzio.
    La pena di morte per la cui virtuale moratoria ci si rallegra oggi è di due tipi: conseguente a un giusto processo o a sentenze di giustizia tribale, compresa la sharia.
    Sono due cose diverse, ovviamente.
    Ma la nostra buona coscienza ci induce a complimentarci con noi stessi perché non facciamo differenze, e condanniamo in linea di principio la soppressione legale di un essere umano senza guardare ai suoi motivi, che in qualche caso, in molti casi, sono l’aver inflitto la morte ad altri. Bene, anzi male.
    Il miliardo e più di aborti praticati da quando le legislazioni permettono la famosa interruzione volontaria della gravidanza riguarda persone legalmente innocenti, create e distrutte dal mero potere del desiderio, desiderio di aver figli e di amare e desiderio di non averli e di odiarsi fino al punto di amputarsi dell’amore.
    E’ lo scandalo supremo del nostro tempo, è una ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna.
    E’ oltre tutto, in molte parti del mondo in cui l’aborto è selettivo per sesso, e diventa selettivo per profilo genetico, un capolavoro ideologico di razzismo in marcia con la forza dell’eugenetica. Rallegriamoci dunque, in alto i cuori, e dopo aver promosso la Piccola Moratoria promuoviamo la Grande Moratoria della strage degli innocenti.
    Si accettano irrisioni, perché le buone coscienze sanno usare l’arma del sarcasmo meglio delle cattive, ma anche adesioni a un appello che parla da solo, illuministicamente, con l’evidenza assoluta e veritativa dei fatti di esperienza e di ragione.

    Giuliano Ferrara su www.ilfoglio.it del 19 dic 07

    ps: questo, sopratutto, è essere di destra.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    L'aborto è un diritto della madre, sacro...

    Personalmente anzi, propongo la possibilità di abortire fino a quando il feto non dimostra di poter respirare autonomamente, come richiede la legge per acquistare la capacità giuridica.

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio

    ps: questo, sopratutto, è essere di destra.

    Ma anche no.

  4. #4
    Mi perdoni?
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da Saint-Just Visualizza Messaggio
    L'aborto è un diritto della madre, sacro...

    Personalmente anzi, propongo la possibilità di abortire fino a quando il feto non dimostra di poter respirare autonomamente, come richiede la legge per acquistare la capacità giuridica.
    Se è un diritto sacro della donna perchè dovete giustificarvi affermando che il feto non è una persona?

    Dovreste semplicemente affermare che siete convinti che non lo sia ma che per voi non fa alcuna differenza.

  5. #5
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    Predefinito Obiezioni e adesioni

    Roma. Un appello, rivolto in primo luogo a tutti coloro che si rallegrano per la moratoria sulla pena di morte votata all’Onu.
    Perché succeda la stessa cosa per gli aborti, perché si chieda “una Grande Moratoria della strage degli innocenti”.
    E’ la sfida lanciata ieri sul Foglio, una sfida “alle buone coscienze” esultanti per quel primo passo simbolico contro le esecuzioni capitali in ogni parte del mondo, perché non diventi la festa dell’ipocrisia, perché non ci si dimentichi che “per ogni pena di morte comminata a un essere umano vivente ci sono mille, diecimila, centomila, milioni di aborti comminati a esseri umani viventi”. Mentre si celebra la giornata storica in cui l’ideologia dei diritti umani universali trionfa nella moratoria contro la pena di morte non va dimenticato lo “scandalo supremo del nostro tempo”, la “ferita catastrofica che lacera nel profondo le fibre e il possibile incanto della società moderna”.
    Ieri, il presidente del pontificio consiglio per la Giustizia e la pace, cardinale Renato Raffaele Martino, dopo aver definito un “passo avanti” la decisione delle Nazioni Unite sulle esecuzioni capitali, aveva aggiunto che essa non deve mettere in ombra “milioni di esecuzioni silenziose” rappresentate
    dall’aborto.
    E in un’intervista sull’Osservatore Romano ha ribadito che “l’aborto non è il tanto strombazzatomale minore a difesa della donna, ma un sistematico, persino selettivo strumento di mercificazione dell’uomo”.
    Basti pensare ai paesi dove è usato come “mezzo per far nascere bambini maschi e sopprimere le bambine, considerate meno remunerative”.

    Ben diversamente orientato è il pensiero del filosofo Remo Bodei, che attualmente insegna a Los Angeles.
    Al Foglio obietta che a suo avviso “i due fenomeni messi in relazione nell’appello, e cioè la pena di morte e l’aborto, non sono comparabili.
    In un caso si tratta di revocare una legge del taglione arcaica, che nega la redenzione anche del peggior delinquente, mentre l’aborto è un dramma che investe la coscienza morale, un atto molto grave che però può nascere dalle tragiche necessità dell’esistenza. Non condivido il fondamentalismo antiabortista. Va riconosciuta l’esistenza di zone grigie in cui la scelta responsabile e concreta delle persone conta più del principio astratto della difesa della vita”.

    Certezze preliminari
    Per il critico Alfonso Berardinelli quello sollevato dal Foglio “è un tema cruciale, uno dei tanti, sui quali però non ho un’idea precisa. Ho semmai una specie di certezza preliminare, e cioè che per avere il coraggio di un’opinione netta su un argomento del genere è necessario un coinvolgimento personale abbastanza alto, molto più alto del mio.
    La pena di morte, per esempio, la ritengo orribile, ma credo che in certi casi non sia possibile immaginare una pena diversa, e penso che se fossi colpito negli affetti più cari tutta la mia mitezza svanirebbe. Non me la sento, quindi, di mettermi a predicare, né in un senso né nell’altro, e così sull’aborto”.
    La filosofa e femminista della differenza Adriana Cavarero respinge sdegnata il parallelo tra pena di morte e aborto. La definisce “inconsistente dal punto di vista filosofico” e aggiunge “che ciò che avviene nel corpo femminile dovrebbe essere del tutto sottratto all’ambito del legislativo e del politico.
    La stessa 194 è un ripiego, la decisione autonoma della donna deve essere indisponibile e senza alcun limite. Mi fido assai di più della coscienza femminile singolare piuttosto che delle prescrizioni di legge decise da assemblee di uomini”.

    Nemmeno la scrittrice Paola Mastrocola accetta il nesso tra pena di morte e aborto, e l’invito a immaginare per il secondo la moratoria esaltata per la prima, “perché certo, l’aborto è naturalmente un danno, qualcosa di atroce che va fino all’ultimo evitato, ma che può trovare delle sue terribili ragioni, impossibili da negare a priori.
    Mi fa un po’ paura quel parallelo così secco. Ma forse dell’appello shock di Giuliano Ferrara c’è bisogno, e c’è bisogno di continuare a interrogarsi su cose date per scontate”.

    Non è l’idea del filosofo sindaco Massimo Cacciari, il quale dice al Foglio che “nemmeno i più scatenati teologi medioevali hanno mai messo sullo stesso piano l’aborto e l’omicidio. Se l’appello è una provocazione va bene, ma considerato che l’aborto è un grande dramma, andrebbe affrontato altrimenti”.

    Il giurista Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, trova invece
    “molto interessante e condivisibile il raccordo tra le due moratorie. Sappiamo benissimo che quello che è avvenuto alle Nazioni Unite ha un valore puramente simbolico, visto che non è vincolante per gli stati e non entra nel merito del problema terribilmente complicato di come si dovrebbe umanizzare la giustizia penale. Ma bisogna credere ai simboli, perché hanno un valore immenso. Ben venga, allora, la moratoria simbolica contro le esecuzioni capitali e, per lo stesso motivo, ben venga l’appello sulla moratoria per gli aborti, che a sua volta si pone su un piano simbolico, né più né meno della prima. E vorrei mettere l’accento su una simmetria che si tende a dimenticare. Le generazioni passate non hanno mai messo in dubbio la pena di morte, mentre oggi lo fanno, così come non hanno mai pensato che l’aborto fosse lecito – anche quando lo praticavano – mentre oggi lo pensano. Il no alla pena di morte e il sì all’aborto sono due connotati della modernità, due facce di un paradosso che non appare nemmeno più tale. E’ un bene che qualcuno quel paradosso lo metta chiaramente in luce”.

    Mai più “l’utero è mio”
    Per Anna Bravo, storica e femminista, nota anche per aver aperto una riflessione critica su come fu combattuta la battaglia per l’aborto negli anni Settanta dal e nel movimento delle donne, dice al Foglio che “per dare un giudizio sull’idea di moratoria per l’aborto oggi non userei più slogan come ‘l’utero è mio’, frase che non tiene conto del fatto che, se l’utero è abitato, necessariamente non è più solo tuo. Trovo però abusiva l’analogia tra pena di morte e aborto.
    Un conto è lo stato che ti toglie la vita, un conto è la madre che, proprio perché può darla, nega la vita al feto o al bambino.
    Da una parte c’è il piano giuridico, dall’altra un groviglio inestricabile di biologico, esistenziale, fisico, simbolico. Chi fa la magia bianca fa anche quella nera, è nella natura delle cose. L’aborto non mi piace (c’è davvero qualcuno a cui piace?), ma lo vedo come un problema irrisolvibile”.

    All’appello per la moratoria aderisce invece con molta convinzione padre Bernardo Cervellera, direttore di Asianews: “Questa battaglia a favore della vita del condannato è vera e non ideologica se tutti i loro promotori combattono anche per ogni vita, anche per quella dei bambini non nati.
    Molti stati promotori della pena di morte sono anche violenti propugnatori di campagne di controllo delle nascite, di sterilizzazioni forzate e di aborti fino al nono mese. E anche stati e organizzazioni ‘pacifisti’ vivono troppo ‘in pace’ questo Olocausto di milioni di bambini.
    Se si salva la vita di un criminale (come è giusto) e si condanna alla morte un feto o un embrione che non ha nemmeno la voce per gridare aiuto, pensiamo di aver raggiunto la civiltà?”.

    www.ilfoglio.it del 20 dic 07

    saluti

  6. #6
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    Predefinito Il si di Casini

    Al direttore -
    L’idea della “grande moratoria” è veramente geniale.
    La ringrazio per averla proposta con la sua consueta energia ed efficacia espressiva.
    Il Movimento per la vita ha da sempre avuto caro il parallelo tra la pena di morte e l’aborto.
    Fui proprio io nel 1989 a presentare la proposta di legge che ha portato all’abolizione residua di tale pena dal nostro Codice militare.
    Ma la pensata della “grande moratoria” è densa di straordinari sottintesi. C’è peraltro una differenza: per non eseguire la pena di morte basta la decisione di poche persone, magari di una sola, mentre la moratoria riguardo all’aborto in tutto il mondo e anche soltanto in Italia esige la decisione di milioni di persone. Inoltre mentre la “piccola moratoria” viene attuata semplicemente con un comportamento omissivo, la “grande moratoria” esige un comportamento attivo della società civile nel suo complesso, con la sua legge, le sue strutture amministrative, i suoi strumenti di sostegno alle madri in difficoltà e di educazione al riconoscimento del valore della vita.
    E’ inevitabile quindi affrontare il tema della legge 194 specialmente in un momento in cui sta per cominciare l’anno del suo trentesimo anniversario e che è anche il sessantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e della nostra Costituzione repubblicana.
    Lei conosce bene le difficoltà di una riforma, ma forse qualcosa è possibile fare rendendo garantita dalla legge stessa in modo univoco la preferenza per la nascita. Le parole scritte da lei, inconfutabili dal punto di vista della ragione e assolutamente laiche, mi fanno immaginare che un incontro tra persone sensibili al significato delle sue parole, insieme a lei e nella sede del Foglio per delineare una strategia concreta che dia le gambe alla “grande moratoria” potrebbe essere molto efficace.

    Carlo Casini, pres. Movimento per la Vita

    Su www.ilfoglio.it del 20 dic 07

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Diario di una dieta speciale

    Istruzioni ben date ma complesse, per adesso chi voglia leggere il diario di una dieta speciale clicchi camilloblog.it, che è Rocca, in un certo senso uno dei nostri.


    I giornali laicisti (90 per cento e più) sono pieni di crassa e politica soddisfazione per la decisione di un giudice favorevole a una diagnosi preimpianto o prenatale (è lo stesso, il fatto e il cromosoma), e come sempre fanno autorevolmente schifo non per la tesi assurda e legittima che sostengono, ma per il modo unilaterale, per conformismo e piattezza, no dissentig opinion: s"imbrodano unanimi e s"illuminano d"immenso ideologico, sono certi che adesso, magari con il contributo della ministra cattolica e mia amica disperata Livia Turco, si potrà rovesciare il verdetto parlamentare della legge 40 e quello popolare del referendum, che sarebbe stato più chiaro se la battaglia fosse stata per il no, ma è risultato abbastanza chiaro lo stesso, visto che il sì all"abrogazione non ha superato il 23 per cento dei consensi.

    Sostanza: vogliono la libertà di diagnosi prenatale.
    Ecco però che cosa dice Timothy Shriver, che mi segnala Giulio Meotti (grazie, magnifico ragazzo).
    Uno Shriver, caro Veltroni, uno della famiglia Kennedy, che guida il comitato olimpico degli atleti speciali, quelli con disabilità fisiche.
    Riporto i capoversi decisivi in inglese, li riassumo e traduco il più importante, quello che consente, a Timothy Shriver e a me, di fare una bella diagnosi preNatale alla nostra immensa e illuminata civiltà.

    Ecco Shriver.
    Today"s mothers experience dramatically increased feelings of passive and involuntary segregation. And unlike their counterparts in 1970, a stunning 40 percent of them report being confronted with accusations that their child could have been "avoided." The conclusion is inescapable and stark: Although our policies over the past thirty years have become more supportive of people with Down syndrome, these children are increasingly seen as liabilities. We"ve become more generous with services, but more judgmental too. In this strange mix, what"s clear is that we still don"t believe that people with intellectual disabilities are valuable. When parents knowingly choose to have such a child, the message they frequently receive from the larger society is that they have chosen wrongly. Imagine knowing that others believe your child should not exist. Year after year the debate rages about abortion and choice. But the time has come for a different debate-a debate about what exactly we are choosing. To many people, it is surprising that some studies suggest that the majority of parents of children with Down syndrome report that having to deal with the disability has brought positive changes in their lives. These parents report high rates of happiness, family strength, and personal confidence. Common experiences include a new or increased sense of purpose in life, the acquisition of new skills, and an increased regard for spirituality. The disaster many people associate with the birth of a child who has a disability is not the complete picture. In fact, despite adversity, most family members cope, and find new meaning in their lives. They turn apparent loss into profound gain. Those who live with and care for people with Down syndrome are able to do this because they know something that the technicians of genetic testing may need to learn: in giving to one another, we get back far more than we give. And in accepting unconditionally the full dignity of every human being, we often discover our own. In this way, the parents of children with Down syndrome embrace the always-unfulfilled aspiration of our nation"s founding-that we are all equal, capable, worthy of a chance, no matter what. But does our nation still believe that? At this moment, the stakes are high. For make no mistake: we are in the midst of a silent resurgence of eugenics. The idea that each of us has equal human value regardless of background, wealth, religion, or disability-a cornerstone value of both our religious traditions and our political heritage-is at risk today. The promise of equality and universal dignity is the radical challenge that inspired the founding of our nation and one that we dare not forget today. To take up that challenge is to understand that disability-whether mental or physical-is not an end but a beginning. That belief is a choice. And it is a choice worth living for.
    Fin qui Shriver.
    Primo capoverso, riassunto.
    Siamo progrediti. Forniamo servizi migliori di trent"anni fa ai genitori di bambini down. Ma ora li condanniamo in nome della nostra nuova morale prodotta dal progresso della tecnica.
    Potevate evitare quel bambino. Potevate scegliere, pro choice.
    Poi Shriver mette in questione la cosa vera: discutiamo sempre sul pro choice, in linea di principio, ma non ci domandiamo che cosa scegliamo. Commento mio.
    Questa è la mia linea: io sono pro choice, e poi voglio che la scelta sia chiara, senza l"unzione dell"ipocrisia. Questa è una guerra culturale moderna, l"unico mezzo per riportare la pace dei giusti e dei forti nella stupida irrequietudine postmoderna. Pro choice e pro life. Nominare le cose con il loro nome. Secondo capoverso, riassunto.
    E" più felice chi sceglie per la vita. Questa è una cosa che risulta sconosciuta ai tecnici della diganostica prenatale (e, aggiungo io, ai lettori di giornale o ai vedenti di telegiornale).
    Peccato, perché intorno alla scelta per la vita si giocano i criteri ordinatori della Repubblica americana, il più grande esperimento di eguaglianza e di libertà sulla terra. Peccato, perché sta risorgendo l"eugenetica, una visione del mondo che ebbe la sua fortuna anche nel mondo libero, il nuovo mondo, ma sulla quale il nazismo avrebbe dovuto aver detta l"ultima parola.
    Era la penultima, invece. Nominerai la cosa con il suo proprio nome.
    Terzo capoverso, traduzione.
    La promessa dell"uguaglianza e della dignità universale è la sfida radicale che ha ispirato i fondatori del nostro paese, una sfida che oggi non dobbiamo osare dimenticare.
    Rilevare quella sfida vuol dire capire che la disabilità - fisica o mentale - non è una fine ma un inizio.
    Questa certezza è una scelta. Una scelta per la quale vale la pena di vivere.

    Commento mio: la grande retorica americana pro life è infinitamente superiore alla retorica europea abolizionista della pena di morte.
    La realizza nelle sue premesse, dunque non è una retorica bolsa, ipocrita, genericamente e vanamente filantropica.
    Non ho ancora letto, ne parlerò più tardi, l"intervista alla madre che è contenta per la sentenza a lei favorevole, forse, del giudice che vuole smantellare la legge sulla procreazione che è umana, equilibrata, sapiente, medievale nel senso più alto del termine.
    Ho letto però due righe finali dell"intervento sull"Unità di un ginecologo che propone dei compromessi: scrive che è diventato persona quando si è iscritto al sindacato.
    E io sono diventato persona quando ho fatto il mio primo 740, caro ginecologo.
    Che buffonata umanitaria e pusilla questo non saper dire: voglio l"eugenetica, basta con gli scrupoli, selezioniamo la specie, miglioriamo la razza, questo non saper nominare la cosa secondo la sua verità. E questa è la mia diagnosi preNatale, nella domenica di antivigilia del 2008.

    23 Dicembre 2007
    Tutto bene, benissimo, ottimo il menu
    Preparazione della dieta liquida a partire dalla mattina della vigilia fino alla mattina del primo dell"anno 2008, quarantennale del 1969-1.
    Ieri, sabato 22, ho mangiato un biscotto, al mattino, sessanta grammi di pasta all"olio con due alici a pranzo, più un"arancia; un"insalata con una scatoletta di tonno e quattro taralli la sera. Caffé e sigarette in diminuzione. Pillola per la pressione dimezzata. Dosi ridotte anche per betabloccanti e stimolatori del pancreas. Sto benissimo, ovviamente. Solo in campagna con tre canetti (Fufio, anzi Quinto Fufio detto Fufio, è scappato stamane, domenica mattina: sesso? anche lui un fissato?); sono in contatto affettuoso con Selma che è a New York, telefonicamente un po" isolato dagli amici, ma con scambi di auguri via sms e via mail.
    Ho parlato con Marcenaro, che è matto come Barney, e anche gentile come lui oltre che strambo, e ha telefonato per gli auguri a Margherita Hack, l"astronoma atea e toscana, rubando il telefono all"elenco inviti di Otto e mezzo, cioè a sua moglie Franca.
    Che vergogna. Gli auguri a una vittima della sua satiriasi. Prima di staccare definitivamente il telefono di casa, quello portatile l"ho dovuto riaprire stamane per ascoltare se qualcuno mi annunci il ritrovamento di Quinto Fufio, mi ha chiamato la dolcissima Natalia Augias, che non è una puttana né una raccomandata ma lavora in Rai (ci ha scherzato su con motlo buon gusto). Riotta voleva un sound bite sulla moratoria per il Tg1. Ho declinato con cortesia e gratitudine perché vorrei che dieta eventuale, riflessione natalizia, e tutto il resto, siano una dimensione privata che ha un lato pubblico, non la notizia sull"impossibile digiuno di un omaccione grasso, non la falsa notizia dell"ascesi di un uomo molto mondano.
    Per adesso basta.
    Tra un po" pubblico qualche nota sul menu dei giornali di oggi, domenica di antivigilia. Sempre dal paziente Christian (ho sentito anche lui per cose tecniche e per ringraziarlo dell"ospitalità, ieri, nella sua deliziosa efficienza newyorkese moderna e blogger, e nella sua strana humanitas o filantropia radicale, sempre felicemente ambigua). A dopo.

    22 Dicembre 2007
    L’appello per la moratoria sull’aborto
    Una dieta speciale per la moratoria sull’aborto. Perché siano garantiti fondi al movimento per la vita e ai centri di assistenza che lavorano contro l’aborto, come ha chiesto ieri il giornale dei vescovi e come dovrebbero chiedere i giornali borghesi e laici. Una dieta semplice, che consiste nell’assumere soltanto liquidi dalla vigilia di Natale (dalla mattina della vigilia di Natale) al primo dell’anno (alla mattina del primo giorno del 2008). Non lo chiamo digiuno perché sono grasso, sebbene io pensi in generale di essere felicemente grasso e di recente mi senta un grasso molto in forma, orgoglioso di avere lo stesso peso corporeo (quello mentale è un altro paio di maniche) attribuito a Tommaso d’Aquino.
    Questa è la mia decisione, e chi voglia associarsi sarà il benvenuto. Non chiamatela testimonianza, perché la testimonianza è sorella del martirio. Chiamatela per quello che è. Una dieta speciale contro l’ipocrisia e la bruttezza di un tempo in cui la morte viene bandita in nome del diritto universale alla vita e blandita, coccolata come un dramma soggettivo, nella spregevole forma, e molto oggettiva, dell’aborto chirurgico o farmaceutico.
    Terrò un diario pubblico dalla casa di campagna in cui mi ritiro, lo terrò in questo giornale e, nei giorni in cui non sarà in edicola, nel suo spazio sulla rete (www.ilfoglio.it). Ho consultato il mio medico e mi ha detto che posso fare quel che faccio senza troppi problemi, basta bere molto, dosare le pillole antidiabete ed eseguire qualche banale controllo della glicemia e della funzione renale. Non è un sacrificio eccezionale, tutt’altro. E’ un altro modo di fare festa. E’ una cosa che non mi sarei mai sognato di immaginare nella vita e che in genere mi ispira una tremenda diffidenza: una buona azione.
    Buon Natale.

    Per scrivere e aderire: lettere@ilfoglio.it

    www.ilfoglio.it del 26 dic. 07

    saluti

  8. #8
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    Predefinito Fermati a pensare?

    No: non uccidere. La cosa va nominata con il suo nome

    Al direttore - Dal 13 gennaio a fine gara i giocatori di calcio dovranno salutarsi stringendosi la mano e darsi tutti un bacio in bocca con la lingua.
    E fin qui nessuno ha protestato.
    Non hanno ancora accettato che il nuovo cerimoniale preveda anche che un giocatore venga estratto a sorte per andare negli spogliatoi e fare un prelievo all’arbitro.
    Sono purtroppo finiti i tempi di De Gasperi!

    www.ilfoglio.it del 22 dic 07

    saluti

  9. #9
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    Predefinito Facciamo come Lincoln….

    …con gli schiavi: liberiamo i non nati

    Roma. In quello straordinario paese legalista che è l’America, dominato da una visione terapeutica della nascita e della morte, in cui ogni anno un milione di esseri umani viene abortito nell’oblio, quaranta milioni in tre decenni di negazionismo biologista, il 18 aprile 2007 la Corte suprema ha messo al bando la più terribile forma di infanticidio, l’aborto “a nascita parziale”.
    Per la prima volta dal 1973, una forma di aborto è stata vietata su tutto il territorio americano.
    La battaglia era stata iniziata da un pugno di senatori democratici guidati dal grande e compianto Daniel Patrick Moynihan, padrino del movimento neoconservatore.
    In piena corrente positivista, Moynihan scioccò il paese con la descrizione di questa tecnica.

    “Il medico porta le gambe fuori dell’utero e provoca il parto. Poi effettua un’incisione alla base del cranio, attraverso cui fa passare la punta di un paio di forbici e un catetere, attraverso cui viene aspirato il cervello”.

    Docente di Istituzioni americane all’Amherst College, Hadley Arkes il 5 agosto 2002 si trovava alle spalle del presidente Bush alla firma del Born Alive Infant Protection Act, la storica legge federale che obbliga i medici a salvare la vita dei nuovi nati sopravvissuti a un aborto.
    Una legge pensata e scritta da Arkes, il filosofo ebreo di Chicago, allievo di Leo Strauss, che ha rivoluzionato gli studi sul diritto naturale con “First Things”, che ha dato il nome alla celebre rivista diretta da R.J. Neuhaus.
    Arkes è un pioniere della giurisprudenza contraria alla Roe vs. Wade, la sentenza che nel 1973 ha riconosciuto come costituzionale il diritto a interrompere la gravidanza.
    Arkes sostiene l’idea di moratoria lanciata dal Foglio:
    “E’ una piacevolissima sorpresa che un giornale europeo e laico lanci una moratoria contro l’aborto di massa. Dobbiamo iniziare a parlare su come fermare questo massacro degli innocenti. Dal 1973 a oggi, sono state cancellate due intere generazioni di esseri umani. Ciò che mi sorprende sempre è l’ironia con la quale i liberal accolgono la cifra di 40 milioni di americani che non hanno mai visto la luce. La Roe vs. Wade ha garantito il diritto di decidere quale vita è degna di essere vissuta e quale no”.
    I diritti naturali, in cima ai quali vi è il diritto alla vita, originano dall’essere umano in sé, al di là di razza, sesso, invalidità, colore della pelle o patrimonio genetico.
    “Questa tradizione è stata scritta da uno dei Padri fondatori, James Wilson, nella sua famosa lezione di diritto del 1790: ‘Nella contemplazione della legge, la vita umana, dal suo inizio alla fine, è protetta dalla legge’. Wilson ripeteva che ‘la sovranità deve fondarsi sull’uomo’.
    Un disaccordo non annulla la verità.
    Durante la schiavitù, abbiamo imparato quanto sia grave dividere gli esseri umani in categorie. Oggi alcune vite possono essere portate via in qualunque momento senza bisogno di dare una giustificazione”.

    Fu Abraham Lincoln a sostenere che “dando la libertà dello schiavo, assicuriamo la nostra libertà”. “Garantendo le più elementari protezioni alla vita umana, rendiamo più sicuro il terreno dei diritti di tutti, dei nati e dei non nati” continua Arkes. “La vita di una famiglia americana del Midwest non era minacciata dai nazisti, ma hanno mandato lo stesso i loro figli a combattere.
    La storia dell’America è la storia di questa dedizione alla causa della vita”.

    Su quale base morale giustifichiamo la sottomissione della vita del non nato?
    “E’ questa la domanda alla quale siamo chiamati a rispondere. Il mondo morale non si identifica con le decisioni dei legislatori. Se possiamo alterare la definizione di ‘uomo’ a nostra utilità, come ha dimostrato il Ventesimo secolo, se la natura non fornisce alcuna definizione dell’essere umano che siamo chiamati a rispettare, rimuoviamo il terreno su cui si fondano i diritti naturali”.
    I nazisti hanno ucciso alcuni parenti di Arkes, i nonni nella Russia occupata dai nazisti e da parte di sua moglie alcuni non sono usciti dal lager di Theresienstadt.
    “Visto che la mia famiglia ha perso numerosi membri durante l’Olocausto, posso rivendicare una certa libertà nel rispondere a coloro che oggi censurano ogni paragone con l’esperienza nazista.
    Non dobbiamo vergognarci a parlare dell’aborto come di un olocausto del nostro tempo”.
    Ronald Reagan, che introdusse il tema della sofferenza del non nato e bloccò i fondi alla ricerca sui feti abortiti, istituì il National sanctity of human life day con questa motivazione: “Il futuro della nazione dipende dalla protezione degli innocenti”.
    Parole rievocate da Bush mentre firmava la legge sull’aborto a nascita parziale.
    Parole ancora più antiche che troviamo scolpite nella Dichiarazione d’Indipendenza, il più bel manifesto d’antropologia moderna:
    la legge non deve oscurare la vita, ha il compito di proteggerla.

    Giulio Meotti
    Su www.ilfoglio.it del 22 dic 07

    saluti

  10. #10
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    Predefinito L’annuncio liquido

    Una dieta speciale per la moratoria sull’aborto.
    Perché siano garantiti fondi al movimento per la vita e ai centri di assistenza che lavorano contro l’aborto, come ha chiesto ieri il giornale dei vescovi e come dovrebbero chiedere i giornali borghesi e laici.
    Una dieta semplice, che consiste nell’assumere soltanto liquidi dalla vigilia di Natale (dalla mattina della vigilia di Natale) al primo dell’anno (alla mattina del primo giorno del 2008).
    Non lo chiamo digiuno perché sono grasso, sebbene io pensi in generale di essere felicemente grasso e di recente mi senta un grasso molto in forma, orgoglioso di avere lo stesso peso corporeo (quello mentale è un altro paio di maniche) attribuito a Tommaso d’Aquino.
    Questa è la mia decisione, e chi voglia associarsi sarà il benvenuto. Non chiamatela testimonianza, perché la testimonianza è sorella del martirio.
    Chiamatela per quello che è. Una dieta speciale contro l’ipocrisia e la bruttezza di un tempo in cui la morte viene bandita in nome del diritto universale alla vita e blandita, coccolata come un dramma soggettivo, nella spregevole forma, e molto oggettiva, dell’aborto chirurgico o farmaceutico.
    Terrò un diario pubblico dalla casa di campagna in cui mi ritiro, lo terrò in questo giornale e, nei giorni in cui non sarà in edicola, nel suo spazio sulla rete (www.ilfoglio.it). Ho consultato il mio medico e mi ha detto che posso fare quel che faccio senza troppi problemi, basta bere molto, dosare le pillole antidiabete ed eseguire qualche banale controllo della glicemia e della funzione renale. Non è un sacrificio eccezionale, tutt’altro. E’ un altro modo di fare festa.
    E’ una cosa che non mi sarei mai sognato di immaginare nella vita e che in genere mi ispira una tremenda diffidenza: una buona azione.
    Buon Natale.

    L’Elefantino su www.ilfoglio.it del 29…dic…07

    saluti

 

 
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