Dal documento postato:
Alla fine di tutti questi controlli incrociati ci sono rimasti 516 nominativi di “deportati e scomparsi”, ai quali abbiamo aggiunto il nome di Tuffetti. Una volta definito il numero li abbiamo divisi in 4 categorie, secondo questo specchietto:
GUARDIA DI FINANZA 112
PUBBLICA SICUREZZA 148 + 1 (Tuffetti)
FORZE ARMATE 151
CIVILI 105
TOTALE 516 + 1 = 517
All’interno della Pubblica Sicurezza abbiamo compreso anche: 2 membri della Polizia Economica, 4 agenti di custodia, 5 S.S., 6 interpreti dei nazisti; una cinquantina sono gli appartenenti all’Ispettorato Speciale.
Tra i militari, oltre agli appartenenti alle forze armate italiane (M.D.T., X Mas, Brigate Nere), abbiamo considerato anche: gli squadristi; i militari di forze armate non italiane (domobranci, Wehrmacht, belagarda); gli aderenti al C.V.L.; la Guardia Civica; le donne ausiliarie (contraerea Flak e simili); la C.R.I. e le F.S. militarizzate.
Per quanto riguarda la categoria dei “civili”, abbiamo lasciato in essa i collaborazionisti se non compresi nei ranghi più o meno ufficiali della polizia o delle altre forze armate. Tra questi abbiamo anche il nome di Rosalia Poznik sposata Novotni, che Pirina mette sia come Poznik Rosalia che come Novotni Rosetta. Visto che una testimonianza di A. Bergera [10][11]. Il loro compito era di mostrarsi gentili per entrare nelle simpatie delle detenute e fare loro dire sotto forma di confidenze quelle cose che erano riuscite a non confessare sotto tortura. indica tra i prigionieri detenuti nell’ex-manicomio di Lubiana una: “Rosetta S.S.”, abbiamo il ragionevole dubbio che si tratti della stessa persona, tenuto anche conto del fatto che nei ranghi delle S.S. e dell’Ispettorato Speciale c’erano anche delle donne, alcune delle quali venivano utilizzate come spie all’interno delle prigioni
Nell’elenco di deportati e scomparsi che pubblichiamo in appendice abbiamo lasciato anche un folto gruppo di persone, soprattutto P.S., che risulterebbero “deportate” già il 1° maggio, anche se secondo noi è molto più probabile che esse siano state uccise nel corso dell'insurrezione. Abbiamo anche lasciato alcuni nominativi di persone uccise poco prima del 1° maggio perché sono state prese nei dintorni di Trieste, dove i partigiani avevano già in mano il controllo della situazione, così come abbiamo lasciato diversi uccisi probabilmente per questioni di giustizia sommaria (v. il caso di Cima, Mauri e Manzin, infoibati ad Opicina perché si erano impadroniti di generi alimentari), la cui morte quindi non dovrebbe essere ascritta alle forze partigiane collegate con l’esercito jugoslavo, ed anche dei casi dubbi dei quali esistono versioni contrastanti sulla loro morte; in questi casi abbiamo dato per buona la versione dello stato civile (comunque queste contraddizioni sono specificate nell'Elenco Ragionato).
Alla luce di quanto esposto finora si possono trarre intanto le seguenti conclusioni:
1) nella provincia di Trieste non si può assolutamente parlare di “genocidio” per 517 persone di etnie diverse arrestate per motivi politici e poi, alcune giustiziate altre morte di malattia nei campi;
2) non vi furono massacri indiscriminati: della maggior parte degli arrestati si sa che erano militari o comunque collaboratori del nazifascismo;
3) le persone realmente “infoibate” risultano essere una quarantina;
4) di processi contro gli “infoibatori” e persone accusate di “delazione” nei confronti degli “scomparsi” se ne sono svolti un’ottantina e non si possono riprocessare le persone per gli stessi reati, né processare altri per reati dei quali si sono già condannati i colpevoli;
5) se vi furono delle vendette personali, di questo non si può rendere responsabile un intero movimento di liberazione, né creare un caso politico che dura da cinquant’anni.





