















Onore al ras di Cremona!


Ode A Farinacci
Noi chiedevamo: « E chi è questo ragazzo,
codesto ferroviere che, capitato a l'ombra de '1 Torrazzo,
audace, schietto, rude,
ne le patrie fortune ebro di fede.
col piglio de l'artiere che picchia su l'incude
e nulla per sè chiede,
penetra, scoppiettando come un razzo,
ne le vecchie politiche congrèghe,
vi scompiglia le beghe, e l'esose pantofole vi pesta:
e, ovunque parla, a vampe di passione,
a scrollate di testa,
trascina a torme il popolo a l'azione?...
Figlio del forte Abruzzo, negli algenti
verni de la sua terra,
cresciuto giovinetto
a la scuola del rigido dovere,
approntavasi alfiere nuovo d'Italia a gli ultimi cimenti.
E allor che tutto il mondo arse di guerra,
per ben tre volte indarno, ci ferroviere,
volontario richiese
pugnar su le contese
Alpi ne le trincere, nè si rattenne. Volle: fermamente
volle, fino che un dì pago si tenne
dell'onor d'esser fante e combattente.
E a' giorni bassi e rei di Caporetto,
quando, ne le supreme
ore dovute ai massimi ardimenti,
noi, dietro al fronte, apparivam ridutti
ignudi di ogni speme,
di vigor stronchi, e pieni di amarezze:
- pei continovi lutti
di spente giovinezze
- per le sorti incertissime dei figli,
là... fra stenti e perigli
- per le dilapidate
nostre private
e pubbliche ricchezze
- per le colpe e gli errori
di sgovernanti,
illustri barbassori
ogni dì pencolanti,
a inchiodarci in balìa
o d'una infrigua i frolla oligarchia,
o a la piu ladra e lucida anarchia;
- e per gli scellerati tradimenti
di bastardi parenti,
progenie di straniero
turpe incesto di sangue e di pensiero
e piangevamoo assente
la cara madre de la nostra gente,
perchè la Italia vera stava là, tutta là ne la trincera
questo giovane ardente,
tutto che rattenuto
fuor dai cruenti campi de gli eroi,
asperrime battaglie ha combattuto,
sia pur sotto le tende, accanto a noi a noi
che, de la sua opera i frutti,
testimonianza oggi facciam qui tutti
E - poi che ne la universal tempesta
l'italo sole, infranti tutti i veli,
fra le dense di nubi atre muraglie
là di Vittorio Veneto sui cieli,
come un Dio ne la gloria,
la più bella baciò delle battaglie,
la più grande affermò nostra vittoria
quando, vinta la guerra,
prorompere doveva in una immensa gioja
ogni nato in terra
e invece - infamia a dirsi! - a ricompensa
degli acquistati allori
vostri, o prodi soldati ed uffiziali,
mandarono a incontrarvi nel ritorno,
graziati i disertori,
i peggior criminali,
accorsi ad oltraggiarvi in ribellione,
dietro le spalle di una lercia plebe,
fatta briaca di rivoluzione:
e il colmo, oh! il colmo fu (se non la estrema
fallitissima prova
di tutto un fallitissimo sistema)
quando consiglio diervi l'alte zebe
di schivar quella caccia,
faccia a faccia
per le battute vie,
le divise occultando, come spie!...-
oh, allora, oli alloy qual mai fremito corse,
a tanta, in basso e in alto, codardia,
su per le vene in petto
di quel pugno di giovani, che insorse
a la difesa de le patrie sorti
in preda di quel vento di follia! ......
Oh, come quel manipolo di forti,
assunto ad orifiamina
la scure e il fascio del littor romano,
si fe' valanga, lava di vulcano,
dentro ogni covo de la biscia immonda,
e, in men che non si dica,
schiacciò per sempre 1' idra bolscevica!
E di Roberto Farinacei oh come
fra cento e cento giovinetti eroi
giganteggiò la impavida figura
del novissimo alfiere in fra di noi
che, vinti da stupore a que' slanci sublimi,
in che ognora ei scattò primo fra i primi,
salutavamo unanimi il silo nome
de la nostra città liberatore!...
A le costanti pruove
di lui guardando fino a jer,
taluni ivan chiedendo « E dove questi,
che a noi sen venne
oscuro figliuolo,
trovar può ognor le penne
per un sì eccelso volo ?... »
Qualche vecchio, scorato per la rea
fortuna, obliò l'altissima virtù,
che, a gli estremi cimenti, il popolo d'un lampo
dalle sane sue viscere ricrea
e talvolta l'inconscia gioventù
per generoso istinto ama od ammira sì, ma pensa uguale
a sè il compagno, che più in alto sale.
Ben chi presto intravvide in questo eletto
latino sangue, a rinnovato stampo.
il sagrificio d' ogni lusinghiero tripudio
de' ridenti anni ne 'l fiore,
la costante inflessibile tenacia,
la disciplina che rigidamente
ci volle a sè, prima ch'a ogni altri, imposta,
l' indomita sua audacia,
lo spregio indifferente
lanciato per risposta
a minacciate offese,
ne l'acre voluttà d'espor la vita
giorno per giorno a chi gli conta l'ore
attraverso le imprese
chi in quello scabro cortice
avvisò tosto un cuore
a tutta prova onesto,
generoso, modesto, qual non fu mai de' suoi nimici alcuno;
e un alacre prontissimo intelletto,
che, volto con ardente
sete a la meta, i piani suoi matura,
e nulla mai trascura,
e, aborrente da frasche e da ogni orpello,
con l'oratoria foga di un tribuno,
con la penna incisiva,
e, ove occorra, col santo mauganello,
volta per volta, ovunque voglia, arriva:
oh, ben comprese tosto il travolgente fascino
che le plebi, di pace sitibonde,
attragge tutto giorno a la sua scuola:
e perchè tanta gioventù risponde
ad un suo gesto, ad una sua parola,
con lui, per lui, con insueto ardire
prontissima a morire,
a ciel levando il grido « Eja! Eja! Alalà!
«Per la salute de la Italia nostra !
« Per la giustizia ! Per la libertà!
Ma le poche dolenti anime in pena,
di antichi pregiudizi a la catena,
intenderanno un dì perchè rintrona
di sì unanimi applausi oggi Cremona.
Commiato
O mia povera ed ultima cantata,
reca a Roberto il mio saluto : digli,
ch'egli dell'avvenir va incontro al sole,
mentre la mia giornata fra poco vanirà ne l'infinita
onda del mar de l'universa vita. Digli, che queste carte
spremuto ha il cor, non l'arte.
Novembre. 1922

