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  1. #101
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    Citazione Originariamente Scritto da felis Visualizza Messaggio
    E cosa dovrebbe succedere ai sindaci favorevoli di grazia? Le minacce intimidatorie tenetevele insieme alla Sardegna che non rappresentate. Ma tu sei un esaltato, ma già è chiara la differenza con le persone da cui cerchi di fare dei distinguo: nessuna.
    Non sono io a minacciare, è quello che sento in giro.... e non certo da ambienti di Indipendentismo pacifista, anzi ci sono più elettori (ex, a questo punto) di sinistra incazzati che indipendentisti. Ricevo mail da inoltrare che non sono nemmeno molto belle e non da Indipendentisti....
    Ho finito, io riporto l'aria che tira in giro dalla quale personalmente mi dissocio ma che non posso certo negare.

  2. #102
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    Citazione Originariamente Scritto da felis Visualizza Messaggio
    E cosa dovrebbe succedere ai sindaci favorevoli di grazia? Le minacce intimidatorie tenetevele insieme alla Sardegna che non rappresentate. Ma tu sei un esaltato, ma già è chiara la differenza con le persone da cui cerchi di fare dei distinguo: nessuna.


    La Nuova Sardegna, martedi 15 gennaio 2008
    P. 4
    LA POSIZIONE DEI MEDICI PER L’AMBIENTE

    Intervista a Vincenzo Migaleddu membro dell’International society of doctors for the enviroment e consulente del Wwf
    STOP AI TERMOVALORIZZATORI
    L’alternativa?: raccolta differenziata, riuso se possibile e riciclo.

    Di Piero Mannironi.
    SASSARI. Pacato, ma determinato, Vincenzo Migaleddu è da anni un po' il simbolo in Sardegna delle battaglie ambientaliste condotte con il rigore dei fatti e il sostegno della
    scienza. Medico radiologo, una lunghissima esperienza all'università di Sassari, Migaleddu è un autorevole consulente del Wwf e soprattutto membro dell'Isde, International society of doctors for the environment, i medici per l'ambiente. Ha collaborato con il laboratorio indipendente francese Criirad per studiare l'alta concentrazione di Torio 234 nell'arcipelago della Maddalena dove, fino a pochi mesi fa, esisteva una base per i sommergibili atomici Usa. Ma Migaleddu è stato soprattutto una delle anime della battaglia contro le scorie industriali. Un problema che, in questi giorni di rabbia e di polemiche, sembra sia stato completamente rimosso. Si tratta di trecentomila tonnellate di fumi di acciaieria che sbarcano nell'isola ogni anno per poi finire a Portovesme. Scorie che
    un decreto del governo Berlusconi - e mai messo in discussione dal governo Prodi - hanno denominato «materia prima secondaria» per poter essere ancora lavorate.


    -Dottor Migaleddu, lei pensa la Sardegna possa sopportare l’arrivo dei rifiuti della Campania?
    «Secondo quello che ha di-
    chiarato nei giorni scorsi l'in-
    gegner Raffaello Cossu al vo-
    stro giornale, parrebbe pro-
    prio di sì. E' un'affermazione
    che dovrebbe rassicurare l'al-
    larmato presidente Soru e l'al-
    larmista assessore all'Am-
    biente Morittu che intravedo-
    no, a breve scadenza, un'e-
    mergenza sarda simile a quel-
    la della Campania se non do-
    vessero essere installati nell'i-
    sola nuovi termovalizzatori.
    In realtà Cossu sa molto bene
    che qui in Sardegna, su
    850.000 tonnellate annue, si in-
    cenerisce già il 25% circa dei
    rifiuti, contro la media euro-
    pea del 20% e quella statuni-
    tense del 10%. il fatto è che il
    problema è complesso e non
    si può utilizzare il clima di
    paura per far passare soluzio-
    ni discutibili.
    Per esempio, quella dei ter-
    movalorizzatori».
    - Perché tra i medici è diffusa l’opposizione al processo di incenerimento dei rifiuti?
    Per un motivo ovvio: la salute
    della gente. Mi spiego: Nono-
    stante le innovazioni tecnolo-
    giche in materia di filtri, il
    particolato ultrafine - cioè le
    nanoparticelle al di sotto dei
    0,1 micron - non viene abbat-
    tuto e negli impianti di ince
    nerimento questo particolato
    rappresenta quasi 1'80% delle
    emissioni».
    — Emissioni altamente tossiche, quindi?
    «Certo, stiamo parlando di
    metalli pesanti, di diossine e
    di furani. Anche la prestigio-
    sa Accademia reale di inge-
    gneria della Gran Bretagna
    ha posto l'accento sulla neces-
    sità di analizzare i problemi
    legati alla chimica e alla tossi-
    cità delle nanoparticelle».
    — Esistono dati certi sul livello di pericolosità di queste nanoparticelle?
    «L'Organizzazione mondia-
    le della sanità, per quanto ri-
    guarda il particolato fine (2,5
    micron), individua un incre-
    mento di tumori polmonari
    dall'8% al 14% per un aumen-
    to di soli 10 microgrammi per
    metro cubo di particolato nel-
    l'aria che respiriamo. Imma-
    giniamo quali possono essere
    Jli effetti di un incremento
    elle nanopolveri. Fatta que-
    sta premessa, vorrei dire che,
    per noi medici, il principio di
    precauzione è indispensabile
    quando non ci sono prove sul-
    la bontà di una procedura».
    — Ma allora cosa suggerite voi medici dell'Isde?
    «Esistono alternative effica-
    ci all'incenerimento e alle di-
    scariche. Il ciclo più virtuoso
    è senza dubbio quello delle
    «tré R» che parte dalla politi-
    ca della differenziazione e
    prosegue con il riciclo asso-
    ciato al trattamento meccani-
    co-biologico a freddo del diffe-
    renziato residuo, che dovrà
    gradualmente ridursi».
    — Ma ora si sta fronteggiando un'emergenza...
    «Alle emergenze si arriva
    sempre quando non si seguo-
    no strade virtuose. E poi, an-
    che nelle emergenze è impor-
    tante non dimenticare le nor-
    me, come il decreto legge 263
    del 2006, che istituisce le mi-
    sure straordinarie per fron-
    teggiare l'emergenza causata
    dai rifiuti campani. Per evita-
    re pericolose tentazioni, il de-
    creto fa riferimento, ai princi-
    fissati nella carta di Aalborg
    sui diritti dei cittadini di
    essere informati ed esprimere
    la propria opinione».
    -Il presidente Soru ha detto che la Sardegna ha un debito di solidarietà con la penisola perché dai nostri porti partono 480 mila tonnellate di rifiuti speciali, di cui 52 mila pericolosi.
    Le risulta questo dato?

    «Non mi risulta che esista-
    no dati recenti della Regione
    sui rifiuti speciali. Gli ultimi,
    se non sbaglio, risalgono al
    2003 e i numeri riferiti in que-
    sti giorni non risultavano.
    Non vorrei che il presidente
    Soru si fosse confuso con le
    materie prime dell'attività di
    riciclo. Non avendo infatti in
    Sardegna impianti adeguati
    per questo tipo di lavorazio-
    ni, i rifiuti riciclabili vengono
    mandati fuori dall'isola per
    la loro trasformazione e valo-
    rizzazione. Questo potrebbe
    essere un ottimo suggerimen-
    to per la Regione perché pre-
    disponga impianti di compo-
    staggio e di valorizzazione del-
    la carta, del vetro, della plasti-
    ca e dell'alluminio, oltre a
    quelli dichiarati in questi ulti-
    mi giorni».
    — Sta dicendo che ci viene sottratta una risorsa?
    «Rispondo con una doman-
    perché continuare a estrarre
    l'alluminio dalla bauxite,
    producendo circa un mi-
    lione di tonnellate di fanghi
    rossi all'anno e un alto di-
    spendio di energia, quando il
    metallo lo troviamo già estrat-
    to nelle lattine? Se quindi in
    quelle 480 mila tonnellate di
    cui si parlava prima sono con-
    tenuti i materiali postconsu-
    mo già riciclati e avviati alla
    valorizzazione, allora altro
    che solidarietà! Per la Sarde-
    gna si tratterebbe invece di
    una spoliazione di risorse».
    — E se non si trattasse di rifiuti da riciclare?
    «Se il presidente Soru si ri-
    ferisce ad altri rifiuti specia-
    li, ci faccia sapere da dove
    provengono e chi li produce.
    Non so, forse fa riferimento a
    quelle ceneri e gessi che pro-
    vengono dalla combustione
    del carbone, sia di Endesa e
    sia dell'Enel. Allora ci sareb-
    be da analizzare un altro
    aspetto: quello della produzio-
    ne di energia elettrica in Sar-
    degna, usando i combustibili
    più sporchi quali il carbone e
    le peci fenoliche. I gessi si vor-
    rebbero stoccare in una mega-
    discarica sotterranea nelle
    miniere di Nuraxi Figus, ma,
    mi dicono che per ora, buona
    parte finiscano nelle cemente-
    rie di Siniscola e di Samatzai
    per produrre il klinker».
    — Nell'ultimo rapporto del Censis risulta che la Sardegna ha i parametri peggiori sulla salute della popolazione. Perché?
    «La risposta sta nel fatto
    che la Sardegna è la terza re-
    gione italiana per produzione
    prò capite di rifiuti speciali. E
    questo grazie a un sistema in-
    dustriale aggressivo legato a
    lavorazioni di base a basso va-
    lore aggiunto dove, oltre alle
    emissioni, persistono notevo-
    li quantità di residui o di rifiu-
    ti industriali. E' una scelta di
    tipo politico che per i sardi ha
    un prezzo altissimo: nelle 18
    aree a forte impatto ambienta-
    le, per lo più industriali, ma
    anche militari, nel sesso ma-
    schile c'è un tasso di morta-
    lità indicizzato per età, per
    mille abitanti per anno supe-
    riore a quello della Penisola.
    Campania compresa».
    — Dottor Migaleddu, lei, come consulente del Wwf, è stato in prima fila nella battaglia contro i fumi di acciaieria importati in Sardegna e "lavorati" a Portovesme. Come mal si parla oggi di spazzatuta napoletana e non si parla delle centinaia di migliala di tonnellate di scorie che arrivano ogni anno nell'isola?
    «E' un problema gravissi-
    mo e irrisolto. Dobbiamo
    prendere atto che c'è una clas-
    se politica che incautamente
    ci espone anche all'arrivo di
    polveri sulle quali c'è perfino
    il sospetto di contaminazioni
    radioattive. Recentemente, in-
    fatti, c'è stato il caso del con-
    tainer contaminato con il Ce-
    sio 137 proveniente dalle Ac-
    ciaierie Venete di Sarezzo e
    bloccato al porto di Genova
    prima di essere imbarcato
    per la Sardegna. Ma negli atti
    della Commissione parlamen-
    tare d'inchiesta sul ciclo dei
    rifiuti risultano testimonian-
    ze chiare e certe di rottami
    ferrosi radioattivi bruciati
    nelle fabbriche italiane e le
    polveri poi spedite in Sarde-
    gna. Secondo il Sisde e il Noe
    parte di questi rottami arriva
    perfino da centrali nucleari
    dismesse dell'est europeo.
    Peccato che, in occasione del
    referendum antiscorie, la de-
    stra ecologista non fosse anco-
    ra matura per capire questi
    problemi».
    — In questi giorni, l'emergenza rifiuti della Campania è stata usata per ridare fiato ai sostenitori del termovalorizzatore di Ottana dopo che anche le istituzioni locali si erano convinte, grazie alla forte mobilitazione popolare, a rifiutare l'impianto.
    «Penso che il Comitato del-
    le comunità contrarie, e in
    particolare le istituzioni loca-
    li del Nuorese, abbiano fatto
    un percorso conoscitivo e cul-
    turale che ha permesso loro
    di comprendere un dato fon-
    damentale: il problema dei ri-
    fiuti esiste nella malafede dei
    cattivi gestori. Si è capito be-
    nissimo che i materiali po-
    st-consumo all'interno di cir-
    cuiti virtuosi, possono ritor-
    nare alla terra come compost
    (umido organico) o diventare
    materiale per creare altri og-
    getti (la carta, la plastica, il
    vetro e gli altri materiali). An-
    che le istituzioni del Nuorese
    stanno elaborando una politi-
    ca delle tré erre (riduzione, ri-
    ciclo e riuso) che permetterà
    di creare un circuito nel qua-
    le economia, occupazione e
    salute saranno un patrimo-
    nio collettivo, n governare at-
    traverso atti di forza o agutan-
    do lo spettro dell'emergenza
    Campania, serve per distoglie-
    re l'opinione pubblica dalle
    vere responsabilità dei gruppi
    dirigenti campani e coprire
    gli interessi - anche illega-
    li - di poteri finanziari,
    imprese e camorra che
    hanno determinato tutto
    questo scempio. La soli-
    darietà non c’entra niente.
    — Insomma, per lei non ci deve essere spazio per i termovalorizzatori.
    «Rispondo fornendo qualche cifra
    sul termovalorizzatore che a Caglia-
    ri ha bruciato i rifiuti napoletani. Par-
    lo dell'impianto Tecnocasic. Ebbe-
    ne, secondo quanto riferito dall'Apat,
    nel 2004 la struttura di Macchiared-
    du dichiarava di emettere 1,2 gram-
    mi di diossina l'anno. Cioè, 1.200
    milligrammi l'anno.
    Stiamo parlando di 3,2876712
    milligrammi al giorno. Tradu-
    ciamo ancora in picogrammi
    (un miliardesimo di milli-
    grammo) e arriviamo al risul-
    tato di tré miliardi, 287milio-
    ni, 671mila e 200 picogrammi
    al giorno. Se incrociamo que-
    sto dato con il tetto massimo
    di diossina tollerabile da un
    adulto di 70 chili (secondo
    l'Oms) è di 140 picogrammi,
    arriviamo a un risultato in-
    quietante: la quantità di dios-
    sina emessa è tollerabile per
    una popolazione di quasi 23
    milioni e mezzo di persone. E
    mi risulta che nel Cagliarita-
    no gli abitanti siano molto
    meno...».
    — Lei ha sempre sostenuto che i termovalorizzatori frenano la raccolta differenziata, ma ha criticato con forza anche il sistema delle incentivazioni pubbliche, il cosiddetto Cip6.
    «L'esempio più drammati-
    co lo abbiamo avuto proprio
    m Campania. Il business vero
    non è nella produzione di
    energia dall'incenerimento
    dei rifiuti, ma è nei certificati
    verdi. Prendiamo il busi-
    ness-plan della Urbaser per
    Ottana: nei primi undici an-
    ni, il 45% dei ricavi avrebbe
    dovuto arrivare proprio dai
    certificati verdi. E rimpianto
    l'avrebbero costruito i sardi
    con un prelievo dalle loro bol-
    lette di circa il 7%. Non mi
    sembra proprio un sistema
    virtuoso».

    P. 3

    SASSARI. I MEDICI LANCIANO L’ALLARME
    SASSARI. L'Ordine dei
    medici della Provincia, attra-
    verso il presidente Agostino
    Sussarellu, esprime preoccu-
    pazione «per le ricadute sulla
    salute dei cittadini». «Di recen-
    te rapporto Censis individua
    la Sardegna come la regione
    più ammalata d'Italia — spie-
    ga — Allarme che precedenti
    studi avevano lanciato, evi-
    denziando che nell'isola il tas-
    so di mortalità, fra 18 aree
    campione a forte impatto am-
    bientale, era superiore, per il
    sesso maschile, a quello della
    penisola, Campania compre-
    sa. Nord e Sud dell'isola sono
    sede di siti — uno a Porto Tor-
    res e l'altro a Portovesme —
    d'interesse nazionale quanto
    al degrado ambientale e altre
    zone registrano livelli d'inqui-
    namento allarmanti». «Nono-
    stante ciò la nostra continua
    a essere l'unica regione che
    non dispone di una Agenzia
    per la protezione dell'ambien-
    te in grado di individuare la
    presenza di sostanze tossi-
    co-nocive — conclude la nota
    — Si aggiunga che è univer-
    salmente riconosciuto dal
    mondo scientifico che i fattori
    ambientali sono tra i maggio-
    ri responsabili di malattie car-
    diovascolari, degenerative, re-
    spiratorie e angioplastiche.
    L'Oms invita i politici a porre
    attenzione alla valutazione sa-
    nitaria di attività che possono
    compromettere le condizioni
    ambientali. Invito che l'Ordi-
    ne estende agli amministrato-
    ri locali, affinchè valutino le
    conseguenze dell'importazio-
    ne dei rifiuti campani».

  3. #103
    pro sa Repubrica de Sardigna
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    nel campo dei rifiuti pericolosi la Sardegna importa il 70% in piu' di cio' che esporta:

    rifiuti importati:189873 tonn.delle quali 168063 pericolosi
    rifiuti esportati:469445 tonn.delle quali 52286 pericolosi

    per gli increduli:
    http://www.regione.sardegna.it/docum...0907123118.pdf
    da considerare che tra i rifiuti esportati ci sono pure quelli speciali(carcasse di auto,elettrodomestici in genere,bottiglie di vetro,pneumatici,ecc)molto ricercati perche' costituiscono materia prima per nuove produzioni.
    quindi siamo di fronte alla ennesima espoliazione di risorse,ma il nostro dipendente Soru queste cose in tv o ai giornali non le ha dette

  4. #104
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    MONDEZZA E MILIARDI. BOMBA D'HIROSHIMA CAGLIARI-DECIMO


    Questa è una storia che non viene da molto lontano.

    Esisteva una famiglia a Fonni che alcuni decenni orsono (una faida?) si trasferisce tempestivamente a Decimo. Al tempo in cui i sovrani della banlieue cagliaritana erano Tonino Tidu ed Eliseo Secci.
    Agli esuli di Fonni, in cambio di tre milioni, furono ceduti oltre mille ettari del comune di Decimomannu. E' così che la famiglia Cadau entra in questa storia che ha il suo incipit tra gli anni 1987 1992. Ed è proprio nei primi anni Novanta che il governo italiano emanò delle norme per razionalizzare e pianificare il problema dei rifiuti solidi urbani.

    La Regione Sarda si adeguò scrivendo apposite leggi: dividendo il territorio regionale in Bacini e, tra questi, indicò, quale bacino principale, il Bacino n° 1 di Cagliari (50 comuni circa tra cui Cagliari, Quartu, Assemini, Elmas, Uta, Decimo) delegando il Consorzio Industriale di Cagliari quale referente del Bacino n°1, cioè ente delegato dalla Regione per attuare e operare secondo le norme nazionali sulle Rsu.

    Il Casic, il Consorzio appunto, costruì il mega inceneritore e il mega termo-distruttore di Macchiareddu. Ma perché tutto il sistema nazionale e regionale potesse reggersi con la struttura del Casic, era necessario avere una discarica di servizio dell'inceneritore. Il Casic, in quegli anni, prese in affitto come discarica, un'area nel comune di Sarroch di proprietà degli eredi Manca di Villahermosa, che grazie al suo costo (due miliardi annui) fece la fortuna di alcuni uomini politici socialisti e democristiani di allora. Questa discarica ha terminato la sua funzione cinque anni fa.

    Nel 1994-95 ai sindaci di Decimo viene in mente di inserirsi lodevolmente in questo giro miliardario. I signori Cadau (un loro fratello era il segretario generale della Provincia ed ora lo è del Comune di Cagliari) ben consigliati presentano, per le aree avute al costo di un piatto di lenticchie, in concessione trentennale dal comune di Decimo, un ipotetico e irrealizzabile Piano di miglioramento fondiario all'assessorato all'Ambiente. Alla Provincia di Cagliari e alla Regione, delegate alla ricerca della nuova discarica, viene proposta dal Comune di Decimo, quale area idonea per la nuova discarica di servizio, l'area pubblica comunale data in concessione, anzi quasi regalata ai fratelli Cadau.

    Nel contempo , i Cadau (ben consigliati evidentemente dai loro sponsor politici regionali e comunali) in data 26 aprile 1999, sottoscrivono una scrittura privata con i signori Caschili Ferruccio e Angioni Giampiero, con la quale cedono la disponibilità di parte dell'area pubblica per costruire una discarica. Sarebbe interessante sapere se questi signori non siano, per caso, due soci eccellenti di Romano Fanti padrone di Ecoserdiana e imprenditore di attività altamente diversificate. Infatti lo sono.
    Sempre nello stesso torno di tempo, agli inizi del 2000, gli assessori regionali e provinciali all'Ambiente (Pani e Grosso), gli unici competenti per legge a decidere l'ubicazione della discarica hanno necessità di avere il consenso del Casic. L'avv. Sandro Usai, chissà perché, sposa la discarica di Decimo.Le precedenti scritture private , sottoscritte con l'impegno della totale discrezione, stipulate tra Cadau (longa manus del potere politico) ed Ecoserdiana, producono un'altra scrittura, questa volta tra Caschili e Angioni, in data 22.9.1999. Si direbbe per far arrivare a chi non appare (i politici) i proventi delle prime scritture. Ma dopo pochi giorni i due soci non si fidano più e in data 18 novembre 1999 stipulano un ulteriore scrittura privata che è custodita nella cassaforte di un un affermato notaio cagliaritano.

    Che dice questa nuova scrittura? Dice che le persone titolari della discarica, i Cadau e i loro sponsor riceveranno, quale compenso per il fasullo Progetto di miglioramento fondiario, la somma di lire 4 miliardi all'anno per tutta la durata della discarica che, per la legge Ronchi, deve avere un'esistenza minima di venti anni.

    Domande. E' possibile che un'area pubblica di proprietà di un comune, che dovrebbe essere ceduta gratis, ed avere come corrispettivo l'esenzione dalla tassa sulla nettezza urbana per tutti i cittadini, venga ceduta gratis a forestieri che in cambio ricevono miliardi e miliardi a spese di tutti?
    A chi vanno questi soldi: solo ai Cadau?
    Perché fanno questa scelta gli assessori Pani e Grosso con l'avv. Usai del Casic?

    Improvvisamente questo "pacchetto" ben confezionato dell'era globale si scioglie. L'Avv. Usai che di natura non si fida neanche di se stesso, crede di sentire nell'aria odore di bruciato. E comincia a disamorarsi della discarica di Decimo. In una conferenza di servizi, prevista dalla legge per dare l'imprimatur alla discarica di Decimo, l'on. Eliseo Secci, nuovamente sindaco del centro, sotto lo sguardo soddisfatto dell'assessore all'Ambiente Pani, arriva alle mani con l'avv. Usai che dichiara per la prima volta, pubblicamente, che non si possono pagare miliardi e miliardi a un privato per un bene pubblico che gli è stato regalato. E' uno scontro fisico in piena regola. La gioiosa macchina da guerra (assessorati provinciali e regionali, Casic e Romano Fanti) si è così irrimediabilmente rotta.

    Oggi il Bacino n°1 è privo di discarica di servizio. Questo comporta che invece di utilizzare una discarica pubblica, occorre servirsi delle discariche private. Con Ecoserdiana, Eco-Dump, discarica di Carbonia di 450 tonnellate regalata dagli assessori Pani e Grosso allo stesso proprietario, Romano Fanti, principale beneficiario del cambio di programma, i cittadini pagano di conseguenza un costo di gran lunga superiore.

    Cosa inventa (per non perdere i profitti in nero?) la gioiosa macchina da guerra rimontata alla meglio? Il blocco della discarica di servizio.
    Stratega balistica una dottoressa, capo servizio dell'assessorato all'Ambiente che, con un sorriso tranchant, fa capire al Casic che, non essendoci discarica di servizio, " il tutto" va portato a Ecoserdiana.
    Ecoserdiana però ha un problema: è satura, non agibile, ha raggiunto il massimo della capienza, non può essere utilizzata.

    C'è una via d'uscita? Si garantisce a Ecoserdiana la totale protezione degli assessorati regionali e provinciali, tanto che l'11 giugno del 2002, il sig. Caschili chiede disinvoltamente al Casic di inviare tutti i sovalli della frazione organica putrescibile (FOP) della mondezza a Serdiana, dichiarando altresì che solo grazie a questo invio l'assessorato regionale all'Ambiente concederà a Ecoserdiana un ulteriore autorizzazione di 140mila metri cubi metri cubi nella discarica già satura.

    A seguito del risveglio del Casic, la Commissione Ambiente del Consiglio regionale ha indetto una seduta straordinaria convocando il presidente del Casic sulla vicenda, riservandosi di audire gli assessori regionale e provinciale all'Ambiente.

    Basterà questo intervento a scoraggiare gli abili profittatori che padroneggiano norme e incrociano accordi?
    Mondezza e miliardi sono da tempo sposi. Quelli che puzzano sono i sensali dei matrimoni.
    Basterà il racconto di questa storia a individuarli?

    da www.sassarisera.org

  5. #105
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    Citazione Originariamente Scritto da felis Visualizza Messaggio
    Ma ti rendi conto di quanto sei triste a non avere proprio nulla da dire se non insulti verso da me? Torno a pregare che ti rilassa saperti nel giusto assoluto.

    L'ORACOLO DI REGIME.ormai si e' incantato il disco il tuo rimarra' un tic perenne .c'e' da ammirarti per tanta tenacia , per come ti arrampichi sugli specchi.ma che senso dai a questa tua impossibile missione? il tuo contorcerti intorno ai dati alle presunte intenzioni.alla evidente realta' dei fatti corrisponde il tuo goffo tentativo di copertura.detto tra noi..ma chi te lo fa fare?
    non ha piu' senso risponderti con dei dati e delle spiegazioni. il tuo tentativo di deviare consensi verso il governatore e il suo entourage e' miseramente fallito.prendine atto.sii umile riconosci i tuoi limiti.come comunicatore sei meno che mediocre.difendi posizioni indifendibili, sei poi venuto a farlo in trincea.ti hanno assegnato un compito impegnativo. vedi questa trincea e' tanquilla e pluralista , ma non e' ingenua , e' pure non violenta prende botte e non reagisce, figurati le tue parole cosa possono farci.un po ci infastidiscono un po ci dispiacciono. che dirti? siamo tolleranti sopporteremo anche le tue idiozie.

 

 
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