Risultati da 1 a 7 di 7

Discussione: Aumento salari

  1. #1
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    Predefinito Aumento salari

    Scusate ma se adesso i komunisti non alzeranno il salario agli statali (cosa che avevano promesso) è giusto che si dimettano o no??

    E se ognuno quando va al governo può fare ciò che gli pare e non rispettare gl'impegni presi, che votiamo a fare?

    Berlusconi ha avuto la scusa del'11 settembre ma questi qua sono la sciagura!

  2. #2
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    Non esiste al mondo e forse nell'intero Universo conosciuto, una catastrofe peggiore di altri 5 anni di un Governo berlusconiano.

    Non diciamo eresie... o sei forse un commerciante?

    Ti ho beccato vero?

    LADRI!

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da lacrus Visualizza Messaggio
    Scusate ma se adesso i komunisti non alzeranno il salario agli statali (cosa che avevano promesso) è giusto che si dimettano o no??

    E se ognuno quando va al governo può fare ciò che gli pare e non rispettare gl'impegni presi, che votiamo a fare?

    Berlusconi ha avuto la scusa del'11 settembre ma questi qua sono la sciagura!
    ricorda che questi ti promettono per incollarsi la poltrona..

    http://liberapadania.blogspot.com

  4. #4
    Romagna Nazione
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    Citazione Originariamente Scritto da Ray Milano Visualizza Messaggio
    Non esiste al mondo e forse nell'intero Universo conosciuto, una catastrofe peggiore di altri 5 anni di un Governo berlusconiano.

    Non diciamo eresie... o sei forse un commerciante?

    Ti ho beccato vero?

    LADRI!
    ricorda che questo governo si incolla le poltrone al sedere, per il resto ...non importa

    http://liberapadania.blogspot.com

  5. #5
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    Talking ti quoto!!

    "Non esiste al mondo e forse nell'intero Universo conosciuto, una catastrofe peggiore di altri 5 anni di un Governo berlusconiano."

    ti quoto in pieno!!nel suo quinquennio è successo di tutto: guerre, attentati...il virus dell'aviaria...lo tzunami...a momenti siamo rimasti senza gas lo scorso inverno non mi ricordo di carestie ma ...insomma sta bene dove sta!

  6. #6
    -edo-
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    Venerdì hanno sfilato tute blu un po’ in tutta Italia. Purtroppo per loro, però, il caso rifiuti sta occupando la scena e la loro protesta è finita in secondo piano. Potenza della società della comunicazione: o sei in primo piano o sei out.

    Fossero solo legati all’immagine i problemi dei lavoratori, poco male, ma l’erosione del potere d’acquisto dei salari è una questione dannatamente seria, che rischia di diventare drammatica di qui a poco, e non solo per chi era nelle piazze a sfilare, ma per tutto il ceto medio. E i governi ai quali si chiede di farsi carico del problema possono ben poco. La stagflazione (recessione economica + inflazione) in via di dispiegamento ha cause lontane nel tempo (11 settembre 2001) e nello spazio (Federal Reserve). L’establishment americano, sull’onda emotiva del panico suscitato dagli attentati alle twin towers, decise di dare un forte sostegno all’economia con una politica monetaria eccessivamente espansiva. Queste politiche sono fortemente distorsive, in quanto i bassi tassi di interesse, che non possono essere mantenuti artificialmente tali per lungo tempo, generano una grossa quantità di cattivi investimenti, che entrano in default una volta che la banca centrale rialza i tassi al loro livello di mercato o più in prossimità di esso. Così, il conto di questi 6 anni è arrivato quest’estate con la crisi dei mutui, crisi resa complicata dal fatto che i cattivi investimenti non si limitano ai mutui subprime, che al momento sono stati gli unici crediti a entrare in default. Purtroppo, ne avremo altri in futuro.
    Tutto questo che c’entra con i salari? C’entra eccome. Le iniezioni di liquidità effettuate quest’estate da Fed e BCE, unite ai ribassi dei tassi operati dalla Fed, stanno sortendo effetti opposti a quelli auspicati, soprattutto da Ben Bernanke, il cui operato si sta dimostrando ancor più deleterio di quello del suo predecessore Alan Greenspan. Ben Bernanke, si propone di far sì che i tassi di interesse sui mercati monetari restino bassi espandendo il credito, ma ciò non evita la crisi, anche quando la cosa sarebbe fattibile. Le banche centrali espandono il credito con la speranza che i nuovi fondi fluiscano verso i mercati monetari, di modo che l’abbondanza di numerario permetta di prestare denaro a tassi di interesse più ridotti, così da dar sollievo a famiglie e imprese che sopportano il rischio di interesse. Il problema è che ciò funziona così soltanto quando non si contrattano i prestiti in una moneta che si sta deprezzando a tappe forzate. In questi momenti, i titoli a tasso fisso stanno promettendo di restituire in futuro una quantità di numerario il cui valore sarà minore dell’attuale; o, detto in altro modo, siamo in presenza di tassi di interesse reali negativi. E al tempo stesso, i mercati delle materie prime continuano con una tendenza rialzista nel medio periodo.
    La conseguenza è ovvia: la liquidità addizionale che le banche centrali immettono nei mercati monetari non affluisce verso il mercato a reddito fisso, ma verso quello delle materie prime. Non solo, ma è molto probabile che i detentori dei titoli a tasso fisso decidano di vendere i propri titoli e investire anche i saldi ottenuti in materie prime. Ai bassi tassi che fissa la Banca Centrale, risulta conveniente indebitarsi per investire in materie prime, per cui la pressione torna a trasferirsi sulle monete, che vedranno incrementati i loro tassi di interesse. Avremo al tempo stesso un incremento nel prezzo delle materie prime e dei tassi di interesse. Perciò, le politiche di Fed e BCE stanno mettendo le basi per futuri incrementi dei tassi di interessi, che renderanno difficili i finanziamenti imprenditoriali e incrementeranno gli oneri finanziari di coloro che sopportano il rischio di interesse, come, ad esempio, chi ha contratto un mutuo a tasso variabile. Quindi, invece di favorire la ripresa, queste politiche fanno aumentare i prezzi delle materie prime e, a cascata, dei beni di consumo, con conseguente perdita di potere d’acquisto dei salari.




    La politica può ben poco, ma quel poco non lo fa. La crisi è inevitabile, ma si può lavorare per farla durare di meno, facendo ciò che il governo Berlusconi non ha fatto, se non in minima parte, e il contrario di quanto sta facendo il governo Prodi. È necessario ridurre il peso dello Stato perché possano diminuire le imposte senza esercitare una pressione rialzista sui tassi di interesse. Le famiglie, se devono pagare minori imposte, vedranno incrementato il loro reddito disponibile, il che renderà loro meno difficile far fronte ai propri oneri finanziari (specialmente quelli riferiti al mutuo). Allo stesso modo, anche le imprese si vedranno beneficiate da una riduzione sull’imposta sulle società, che permetterebbe loro di compensare sia il maggior onere finanziario, sia il rincaro delle materie prime. Inoltre, è molto importante favorire al massimo la liberalizzazione dei mercati dei fattori produttivi (lavoro e materie prime). C’è da evitare che la rigidità delle regole impedisca un rapido ricollocamento dei lavoratori tra le imprese che riducono l’organico e quelle che possono incrementarlo. Nel caso del mercato del lavoro queste rigidità sono ancora numerose e urge modificarle, specie quelle legate al potere dei sindacati di fissare i salari.
    Ma soprattutto bisogna evitare che i governi incrementino il loro interventismo sia in materia di consumo, sia in materia di controllo dei prezzi. Invece, Prodi preferisce dissipare tesoretti e gettar fumo negli occhi alla gente con misure demagogiche tipo Mister Prezzi, salvo turlupinarla aumentando le aliquote su quei pochi risparmi sfuggiti al suo fisco vorace e alle grinfie dei sui cari amici banchieri.


    (La Voce di Romagna, 13/1/2008)



  7. #7
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    Eugenio Benetazzo nei suoi ultimi due libri ("Duri e Puri: Aspettando un nuovo 1929" e "Best Before") ha largamente (2005) previsto questa crisi dei mutui, come altre crisi che porteranno ad una recessione mondiale. Chi vivrà, vedrà.

    Ad ogni modo quello che mi fa partire l'embolo è la contrattazione che stanno facendo i sindacati (FIOM compresa).

    Leggetevi cosa emerge dalla trattativa dei Metalmeccanici.
    Ancora una volta la trattativa dei lavoratori dipendenti viene fatta col cul0 dei precari!







    Federmeccanica aveva fatto una proposta finale: "120 euro di aumenti in due anni"
    Fiom e Fim: "Passo indietro, impossibile trattare. Andiamo al ministero"
    Metalmeccanici, salta la trattativa "Offerta truccata. Nuovi scioperi"
    Scogli anche sull'orario di lavoro e sulla parificazione operai-impiegati
    Il ministro Amato: "Non è giusto che sia sempre Cipputi a pagare"
    Metalmeccanici, salta la trattativa "Offerta truccata. Nuovi scioperi"

    Il corteo di venerdì a Torino

    ROMA - "Trattativa finita, su questo testo è impossibile trovare l'accordo. Andiamo al ministero. Ci saranno nuovi scioperi". la dichiaraziione di guerra arriva intorno alle 19 ed è pronunciata dal segretario della Fiom Gianni Rinaldini. Significa la rottura di ogni tipo di trattativa sul rinnovo dei contratti per i metalmeccanici. Lo stop arriva alla fine di una giornata zeppa di stop and go, accelerazioni e brusche frenate. Sullo sfondo scioperi spontanei e macchia in tutta Italia e tensione alle stelle.

    Un paio d'ore prima dello stop, era stata Federmeccanica a fare l'ultimo rilancio: 120 euro al mese in più in busta paga a partire dal 1 gennaio 2008 e fino al 31 dicembre 2009, per due anni quindi. Lo aveva annunciato il presidente dell'organizzazione Massimo Calearo precisando che l'offerta prevede anche una "una tantum" di 250 euro e 230 euro annui come elemento perequativo.

    L'offerta - "una proposta finale su cui ci sono pochissimi margini di trattativa" aveva precisato Calearo - è stata presentata e discussa nel pomeriggio anche con i rappresentanti delle aziende in un incontro ristretto. Se i sindacati diranno no, aveva avvisato Calearo, "non escludiamo di ricorrere in estrema ratio ad una nostra elargizione unilaterale". Il presidente di Federmeccanica avrebbe dovuto riunire domani il direttivo dell'organizzazione per esaminare l'esito dell'accoglimento della proposta da parte dei sindacati.

    Ma non c'è stato bisogno di arrivare fino a domani. Fiom, Fim e Uilm parlano di "offerta col trucco" poichè "è vecchia. Parlano di 120 euro ma l'aumento è spalmato su 30 mesi che rapportato a 24 mesi è pari ai 100 euro inizialmente offerti" ha commentato per tutti il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, che aggiunge: "e poi è stata presentata come una proposta ultimativa. E se è ultimativa non è accettabile".


    Fiom e Fim sono stati subito molto critici. Per Rinaldini la proposta è "un passo indietro": "Non ci siamo, questa è una proposta totalmente distante da un'ipotesi di accordo". Giorgio Caprioli, segretario della Fim, l'aveva definita "un'offerta difficile da accettare" immaginando "un negoziato che resta in salita".

    Poi il muro contro muro. E non c'è stato bisogno di arrivare fino a domani. Fiom, Fim e Uilm, dopo una breve riunione, hanno bollato l'offerta come "truccata" perchè "vecchia. Parlano di 120 euro ma l'aumento è spalmato su 30 mesi che rapportato a 24 mesi è pari ai 100 euro inizialmente offerti" ha commentato per tutti il leader della Fiom, Gianni Rinaldini, che aggiunge: "e poi è stata presentata come una proposta ultimativa. E se è ultimativa non è accettabile". Per Fim, Fiom e Uilm inoltre, c'è un "arretramento" rispetto all'offerta sulla parificazione operai-impiegati: i nuovi assunti, infatti, non potranno più godere di 5 giorni di ferie dopo i 18 anni ma solo di tre giorni. Una modifica che si ripercuoterà in negativo anche sugli impiegati.

    Ma il nodo più grande è sull'orario di lavoro. "Siamo di fronte al fatto che a fronte di quello che per noi sono solo 100 euro di aumento Federmeccanica chiede due sabati obbligatori in più e l'utilizzo di due permessi annui retribuiti di cui le aziende possono disporre. Ci vuole un limite"
    aggiunge il leader delle tute blu della Cgil. "Pensare che in una situazione come quella dei meccanici, sotto gli occhi del Paese, a fronte di 100 euro si possa chiedere un'operazione di questa natura... La cosa si commenta da sè".

    In tutta Italia, dal Piemonte alla Sicilia, i lavoratori hanno attuato scioperi spontanei nelle fabbriche. A Trieste, sulla A4 Trieste-Venezia è stato anche attuato un blocco stradale per circa 20 minuti. E nel pomeriggio gli operai della raffineria di Milazzo hanno bloccato la bretella del raccordo autostradale che porta nell'area industriale.

    A rendere difficile il raggiungimento di un accordo non ci sono solo le differenti posizioni sugli aumenti retributivi, ma anche varie questioni normative, a cominciare da quella del precariato e dei contratti di lavoro interinale.

    Le proposte avanzate ieri da Fiom, Fim e Uilm riguardavano sia il metodo che il merito del confronto. In particolare sul mercato del lavoro i sindacati hanno sostenuto che non possa essere superato il tetto dei 36 mesi per i contratti a termine per i contratti interinali; e, a Federmeccanica che chiede la possibilità di contrattare anche la proroga prevista per legge, il sindacato ha risposto che, in questo caso le aziende devono accettare anche la contrattazione di una quota massima di contratti a termine in ogni azienda, come previsto dal protocollo del Welfare.

    Nella proposta del sindacato c'è anche la possibilità di cumulare i contratti a termine con quelli interinali: in questo caso il tetto massimo dopo il quale si dovrebbe passare ad una stabilizzazione del rapporto di lavoro dovrebbe essere di 42 mesi. In precedenza il sindacato aveva chiesto di non superare, anche in questo caso, i 36 mesi mentre Federmeccanica chiedeva un tetto di 48 mesi.

    A fianco dei metalmeccanici si sono schierati anche il ministro dell'Interno Amato e il segretario del Prc, Franco Giordano. "Noi chiediamo che ci sia lo sblocco dei contratti e in questa vicenda il governo deve svolgere un ruolo attivo e non equidistante tra il lavoro e l'impresa", ha affermato Giordano annunciando la preparazione di "una grande assemblea a Torino per discutere della condizione operaia. Una condizione diventata insostenibile".

    "Sono solidale con il mondo del lavoro metalmeccanico - ha detto Amato - Gira, gira, il problema della produttività lo paga sempre Cipputi (l'operaio nato dalla penna di Altan, ndr). Non voglio incoraggiare Cipputi a ignorare il problema della produttività, ma finisce che è lui che paga le infrastrutture che non ci sono, le discariche che mancano, i processi che durano 10 anni. Tutti costi che alla fine gravano sui costi delle imprese che poi dice a Cipputi: 'pagali tu'".
    (14 gennaio 2008)

 

 

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