





Per me è evidente che:
1. i nanetti adorano o porcellum
2. veltroni e berlusconi vogliano la legge acerbo (ossia il referendum)
3. d'alema e udc vogliono una legge o tedesca o una versione del vassallum con circoscrizioni piu grandi
4. si va al referendum, VB lo perdono e per me si rischia di rivotare con il porcellum...


Il referendum ha di positivo il terzo quesito (l'abrogazione delle candidature multiple), il premio di lista è molto in stile Acerbo. Comunque se si tenesse il referendum (e passasse) la legge andrebbe comunque modificata in Parlamento e credo che lo si potrebbe fare premiando i soggetti più forti, rispettando comunque la ratio di fondo del referendum: non so se mi illudo, ma quel che è certo che la bozza Bianco è una schifezza.
P.S. che i nanetti adorassero e adorino il Porcellum è evidente, lo disse qualche tempo fa la Palermi in maniera esplicita
P.P.S. ammetterai che l'annacquamento continuo del Vassallum suggerito e procacciato da UDC, D'Alema, Rifondazione e altri è deleterio...


Preferisco il maggioritario.


... Per la serie 5 votano il PD e uno il povero Mastella.... mi prendo la candidatura del PD e pure quella che sarebbe stata del povero Mastella...
A parte che con lui potrebbe starmi bene....... se facessimo il contrario?
Siate generosi..... per ogni 100 voti al PD un decimo di candidatura per Mastella....![]()


La strategia Braccio di ferro con Prodi che vuole il Mattarellum. E per le Europee il sindaco potrebbe lasciare Roma
Walter ai suoi: devo fidarmi di Silvio
Ma il leader pd ha pronto il «piano B»: sì ai tre quesiti e corsa solitaria alle elezioni
ROMA — «Mi devo fidare, non posso fare altro che fidarmi in questo momento »: così Walter Veltroni ai dirigenti del Partito Democratico che temono che da un momento all'altro Silvio Berlusconi lasci il tavolo della trattativa sulla riforma elettorale. Il leader del Pd farà di tutto per scongiurare questa eventualità, ma si rende conto che, come dice il sottosegretario all'Economia, il verde Paolo Cento, «il pallino in realtà lo ha mano Prodi che vuole andare al referendum e ripristinare il Mattarellum».
Anche un politico navigato come l'ex leader dello scudo crociato Ciriaco De Mita mette in guardia Veltroni e spiega: «Bertinotti si sta comportando da statista, spiegando a Prodi che non può mescolare riforma elettorale e problemi di governo, su Walter, nonostante la sua volatilità, potrei mettere la mano sul fuoco: vuole questo accordo per la riforma. Su Berlusconi, invece, la mano la metterei solo post mortem». Dunque, per dirla alla Cento, Prodi deciderà tutto? De Mita sorride e dice: «Romano è forte, forte quanto lo era Tambroni...».
Ma è chiaro che di fronte a una situazione di questo genere il segretario del Partito Democratico deve preparare le sue contromosse. L'intervento di Fausto Bertinotti che dal Sudamerica ha telefonato a Prodi per fargli capire quali conseguenze potrebbe avere sul governo lo sbocco referendario, ha fatto tirare un momentaneo sospiro di sollievo a Veltroni. Il quale, però, come ogni leader che si rispetti non può non vagliare una subordinata al suo progetto originario. Se si andrà ai referendum — e il tam tam in questo senso è fortissimo — il Pd ha una sola strada: quella di cavalcare il «sì». Certo, Veltroni sa perfettamente che una fetta del suo partito farà resistenze e cercherà di indebolirlo proprio su questo punto. Ma la decisione è presa: sì ai quesiti e questa volta, paradossalmente, il sindaco di Roma si troverà a fianco di Parisi, secondo il quale «non si può bloccare il referendum ». Ma sono gli effetti di una eventuale vittoria dei sì, che dividono Veltroni dai prodiani.
Il presidente del Consiglio punta sul ripristino del Mattarellum. Il segretario del Partito Democratico è contrario perché ritiene che così si tornerebbe «alla solita ammucchiata ». Meglio, molto meglio, riprovare con il Vassallum, grazie anche alla sponda di Forza Italia. Altrimenti, se la nuova legge non si farà e si andrà alle politiche con il sistema elettorale scaturito dal referendum, il sindaco di Roma ha già in mente di «lanciare una sfida pubblica a Berlusconi»: «Gli dirò che il Pd correrà da solo, perché vuole mostrare la sua vocazione maggioritaria, e inviterò Forza Italia a seguire questa stessa strada». Però c'è già chi mette le mani avanti rispetto alla subordinata veltroniana. Dice De Mita: «L'idea di Walter di andare da soli alle elezioni senza allearci con nessuno è balorda».
È chiaro che quello di Veltroni è un piano di riserva. E c'è chi dice che dietro il ventilato fallimento dell'operazione ci sia lo zampino di D'Alema, aiutato da Casini, ma quando qualche giornalista pone questa domanda al leader dell'Udc lui si limita a sorridere, e solo dopo qualche secondo nega: «Che c'entra, Berlusconi mica può avere tutto da questa legge». Per Veltroni, comunque, una subordinata ci vuole per forza perché la partita, soprattutto quella con Prodi, è molto molto delicata. Se non altro perché il segretario del Pd sa perfettamente che, a meno di un precipitare della situazione, le elezioni europee del 2009 saranno per lui fondamentali. Se il Pd dovesse andare male, vista la compagnia di parenti-serpenti che gravita attorno a lui, Veltroni potrebbe dover pagare pegno. Ha un unico modo per evitarlo: candidarsi direttamente lui alle europee. Ma questo significherebbe dire addio al Campidoglio.
Veltroni sa che non può «fallire alla sua prima prova»: non può tirarsi addosso la responsabilità della rottura del dialogo con Forza Italia. Lui si sta adoperando in molti modi per evitare questa prospettiva. O per dimostrare che va al referendum dopo averle provate tutte e non per responsabilità sua. Ieri, per esempio, alla conferenza stampa in cui Goffredo Bettini ha presentato gli ottomila circoli del Pd, il sindaco di Roma ha voluto accanto a sé il ministro per le Comunicazioni Paolo Gentiloni, che passava per caso da quelle parti. È stato accontentato, altrimenti tutti si sarebbero chiesti per quale motivo il titolare della riforma dell'emittenza che dà tanto fastidio a Berlusconi prendeva le distanze da Veltroni. Ma al momento delle domande dei giornalisti, sempre per fare un piacere al sindaco di Roma ed evitare di tirargli tra le gambe quel ddl, Gentiloni si è allontanato: «Meglio scappare», ha spiegato sorridente.


Ad Fi ed al Pd non va più bene la bozza Bianco e propongono emendamenti in aula... alla fine si andrà al referendum.


Si ma se il referendum fallisce (cosa che credo assai probabile, dato che il quorum non lo raggiungerà, arriverà sul 40-45%) è il caos.


il sistema che uscirebbe dal referendum sarebbe un grande miglioramento rispetto allla legge elettorale attuale, e questo mi basta, dato che guardo cio' che e' meglio rispetto alla situazione attuale e non rispetto ad un'ideale irrealizzabile
....oltre alla eliminazione delle candidature muiltiple, porterebbe ad avere una sola soglia di sbarramento (al 4% per la camera e all'8% per il senato): dici poco!
...il premio alla lista poi sarebbe nei fatti un premio alla coalizione, perche' nessuno si presenterebbe da solo, solo che sulla scheda ci sarebbe un sinmbolo unico per ogni coalizione, rispetto alla miriade di simboli delle scorse elezioni, e questo diminuirebbe di moltissimo l'utilita' marginale di ogni piccolo partito, rendendo molto meno importante aggregare tutto il possibile.
certo non sarebbe la legge elettorale migliore in assoluto, ma rispetto alla situazione attuale (e alla attuale bozza Bianco) siamo su un altro pianeta
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