Ormai ne ho la certezza più piena: questo paese non ha speranze. Prigioniero di una classe politica preoccupata soltanto del potere, senza distinzione alcuna tra destra, sinistra, centro, su e giù.
E' sempre la solita farsa, un gioco delle parti che si ripete ad ogni giro di boa con i ruoli invertiti. Con governi che non governano e avversari che si autoproclamano salvatori della patria, per poi fare esattamente le stesse porcate una volta al potere.
La crisi italiana è tutta nelle parole di Mastella: "Tra il potere e la famiglia", lui sceglie la famiglia. E' significativo che abbia usato proprio il termine "potere", laddove la retorica avrebbe suggerito di usare espressioni come "dedizione alla cosa pubblica", "dovere istituzionale", ecc. No, lui ha detto "il potere".
Perché è solo a questo che pensano i nostri politici, al potere. Ormai non hanno più neanche il pudore di richiamarsi, almeno a parole, al bene pubblico. Non gliene frega niente.
E la gente accetta tutto. Si appassiona alle chiacchiere come se davvero tra un Berlusconi e un Prodi ci fosse la benché minima differenza. Come se qualche volta ci fosse un parlamentare, dico uno, che voti contro l'ennesimo aumento di stipendio, puntualmente approvato all'unanimità. Come se il malcostume delle nomine e delle prebende fosse retaggio esclusivo dell'una o dell'altra fazione.
Ho sempre avuto la convinzione che ogni popolo, in fondo, ha i politici che merita. Se è così, allora questo popolo si sta scavando la fossa da solo.
Ma ora sono stanco di scegliere tra la padella e la brace. Un bel giorno mollo tutto, vendo casa e mi trasferisco con armi e bagagli in Madagascar. E lascio questo paese a voi.




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