Per quanto concerne il nome 'AMSICORA' premetto che alla fine del 1800 ed agli inizi del 1900 in Sardegna si ebbe un grande risveglio dell'amore per l'isola, per la sua storia ed i suoi costumi, fra gli intellettuali si diffuse una infinita voglia di 'sardismo'. Per questo motivo molte Società, in particolare sportive, assunsero denominazioni ispirate a nomi della tradizione sarda : Gialeto, Amsicora, Eleonora D'Arborea, Iosto, Iolao, Icnusa, Torres, Tharros etc. Molte volte l'ispirazione fu tratta da notizie storiografiche non totalmente veritiere e inquinate da desiderio di sardità. E' il nostro caso. Gli storiografi dell'ottocento accreditarono la leggenda di una ribellione dei sardi-pelliti, durante la seconda guerra punica, contro i dominatori romani nel tentativo di riottenere la libertà perduta. Le cose non stavano proprio così. In realtà Amsicora, o meglio Ampsicora, era un sardo di chiare origini cartaginesi che Livio definisce il più grande latifondista della Sardegna. Egli, istigato da Annone, un grosso commerciante cartaginese residente nelle coste sarde, decise di prendere le armi contro Roma chiedendo l'aiuto di Cartagine ed approfittando della presenza di Annibale in Italia. Ciò evidentemente perché il pretore romano Cornelio Mammola, su pressante richiesta di Roma in gravi difficoltà, depredava letteralmente le pianure sarde in cerca di cibo e uomini per rimpolpare le esauste disponibilità dell'Urbe. Siamo nel 215 a.c. ,Roma, quando intravede la possibilità di perdere il suo granaio, reagisce alle notizie di una rivolta in Sardegna inviando i pretori Muzio Scevola e Manlio Torquato con nuove legioni. A sua volta Cartagine, cercando di approfittare delle difficoltà romane, invia in Sardegna una flotta comandata da Asdrubale il Calvo e Magone Barca. Le truppe romane arrivano nell'isola e possono schierare una forza di 22.000 uomini e 1.200 cavalli, la flotta cartaginese viene invece dirottata dalla tempesta nelle Baleari. Nello stesso periodo Amsicora sale nelle montagne dell'interno della Sardegna per reclutare uomini tra i pastori-guerrieri di quelle valli che, per le loro vesti di pelle di pecora, erano chiamati sardi-pelliti (Livio), e lascia il comando dei suoi uomini al figlio Iosto o Osto. Da questo fatto è nato l'equivoco di ritenere il sardo-cartaginese Amsicora il capo dei sardi-pelliti e l'usanza di rappresentarlo vestito di pelle di pecora.
Inquadrato il periodo storico e definiti i protagonisti rimane il fatto bellico che in realtà si riduce a due episodi : il primo avvenne subito dopo la sbarco dei romani che guidati da Torquato sfidano a battaglia le schiere del giovane Osto che, inferiori in numero ed esperienza, perdono l'incontro, lasciano sul terreno tremila morti e ottocento prigionieri, e si ritirano nella città fortificata di Cornus; il secondo rappresenta l'evento fondamentale perché le truppe sardo-cartaginesi, forti del ricongiungimento con i sardi-pelliti arruolati da Amsicora e con i Cartaginesi di Asdrubale e Magone nel frattempo sbarcati a Tharros, affrontano in campo aperto i romani nelle pianure del Campidano di Carales. La battaglia si concluse con la sconfitta della coalizione anti romana che lasciò sul campo dodicimila morti 'tra i quali Osto - e quattromila prigionieri tra i quali Asdrubale, Magone ed Annone-.
La vicenda si conclude con la leggenda che Amsicora ,rientrato a Cornus per riorganizzare la rivolta, ricevuta la notizia della morte del figlio e delle disastrose dimensioni della sconfitta si uccise.
Non si trattava pertanto del leggendario capo dei sardi-pelliti,ribellatisi al giogo di Roma, che vista tramontare la speranza di libertà preferisce togliersi la vita, ma del logico epilogo, per quei tempi e quella morale, della sconfitta di un sardo-cartaginese ,alleato di Cartagine, che dopo aver perso la battaglia, e la famiglia, contro le legioni romane ed i sardo-romani si toglie la vita.
I vecchi soci nel presentare Amsicora nelle loro pubblicazioni scrivevano :'il primo che nella storia sarda abbia rivelato un profondo sentimento regionale, abbia dato alla virtù un'espressione augusta ed abbia chiuso la vita con la stessa austerità con la quale l'aveva vissuta.La nostra Società Ginnica, dalla sua fondazione, ha voluto farne il suo eponimo laico, ed è stata la prima ad assumere questo nome. e concludono "il vecchio principe che vide perduta l'indipendenza della patria ed estinta la sua discendenza, si uccise, con fermezza di stoico, senza gesti e senza lamenti".
Anche a me sarebbe piaciuto che questa leggenda fosse vera ma , a mio parere, al suicidio di Amsicora poteva non essere estraneo il desiderio di sottrarsi alla crocefissione alla quale erano destinati i generali sconfitti.
Giuseppe Figus
Cagliari, ottobre 2005