
Originariamente Scritto da
Epifanio
Chissà perché ogniqualvolta ritorna il tema delle foibe riemerge in molti quello spirito “italianista” che porta a “dimenticare” tutto quanto l’Italia abbia compiuto in qualità di paese occupante in Jugoslavia. Costoro amano trincerarsi dietro l’idea che lì gli italiani avessero pieno ed effettivo diritto di esercitare il privilegio della nazione occupante che può disporre a piacimento della nazione occupata.
L’italianizzazione della Jugoslavia aveva come premessa ideologica quella che le popolazioni slave si trovassero ad un gradino di poco più sù di quelle africane, ritenute per definizione untermenschen (sottouomini). Nonostante ciò, nei Balcani i «crimini commessi dalle truppe di occupazione sono stati sicuramente, per numero e ferocia, superiori a quelli consumati in Libia e in Etiopia. Anche perché, nei Balcani, a fare il lavoro sporco, non c’erano i battaglioni amhara-eritrei e gli eviratori galla della banda di Mohamed Sultan. Nei Balcani, il lavoro sporco, lo hanno fatto interamente gli italiani, seguendo le precise direttive dei più bei nomi del gotha dell’esercito…» (Angelo Del Boca, Italiani, brava gente?, Neri Pozza, 2005, pag. 233).
Di materiale storiografico utile per studiare e comprendere il ruolo dell’Italia (ed i suoi crimini) nell’occupazione della Jugoslavia ce n’è tanto, basta documentarsi. Ma in ogni caso sono del parere che la questione non si risolve andandosi a documentare. Se non si ha nella capoccia il valore etico del rifiuto dell’idea che ci siano popoli classificabili come untermenschen, hai poco da fare! ci sarà sempre qualche pagina di libro che ti porterà a giustificare la colonizzazione, la dominazione, l’occupazione, e quindi la de-umanizzzaione del popolo sottoposto al trattamento… semmai denunciando gli “eccessi” compiuti nella resistenza.
Insomma, in Jugoslavia come nei Balcani (per non parlare dell’Africa) gli italiani si sono comportati bene, hanno aiutatati quei popoli a risollevarsi dalla miseria e dalle ingiustizie oppure hanno lasciato tracce di odio (anche di vendetta, sì) che prima o poi avrebbero trovato la strada per esprimersi? Questo è il punto. La ricostruzione storica è un conto, la giustificazione dei crimini commessi per conto e in nome dell’imperialismo è un altro.