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Discussione: Convegno sulle foibe

  1. #31
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    PIU' BUIA LA NOTTE, PIU' LUMINOSI I FUOCHI
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Leggi bene, per cortesia. Non si parla di 200.000 infoibati.

    E poi ripeto, non è una questione di numeri, qui c'è un dato storico incontrovertibile. L'Italia nei Balcani ha svolto il classico ruolo di paese occupante colonialista, commettendo crimini enormi. Se vogliamo distrarre l'attenzione da questo punto centrale mettiamoci a dare i numeri. Si abbia almeno la forza di dichiararsi difensori dell'esperienza coloniale rivendicando tutte le nefandezze compiute lì, il discorso si chiuderebbe.
    Io da socialista rivoluzionario non difendo alcuna esperienza coloniale ed imperialista...men che meno l'occupazione fascista di istria e dalmazia.

    La giornata della memoria dell'otto febbraio è un'operazione strumentale, perchè se così non fosse non si capirebbe perché a partire dai vertici dello Stato fino ad arrivare agli ultimi nostalgici para/cripto/filo-fascisti non ci sia una ammissione chiara e responsabile dei crimini compiuti nei Balcani.
    Non si può parlare di operazione strumentale, altrimenti sarebbe strumentale anche quella sull'Olocausto del 27 gennaio...sarebbe strumentale anche il 25 aprile....sarebbero strumentali anche ricorrenze come gli eccidi nazisti delle Fosse Ardeatine, di Marzabotto, di Cefalonia e così via.

    Tutto ciò che è accaduto vale la pena di essere ricordato...e quindi, anche i martiri delle foibe.

    Ma si sa, noi italiani, per definizione siamo bravagente.
    Ma quando mai....un luogo comune idiota come quello che i tedeschi sarebbero tutti belve naziste.

  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Leggi bene, per cortesia. Non si parla di 200.000 infoibati.
    i dati che ho messo dei morti, l'articolo prende spunto dal Associazione nazionale dei partigiani d'Italia, quelli li sono troppi, a meno che non prendano anche altre situazioni

    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    E poi ripeto, non è una questione di numeri, qui c'è un dato storico incontrovertibile. L'Italia nei Balcani ha svolto il classico ruolo di paese occupante colonialista, commettendo crimini enormi. Se vogliamo distrarre l'attenzione da questo punto centrale mettiamoci a dare i numeri. Si abbia almeno la forza di dichiararsi difensori dell'esperienza coloniale rivendicando tutte le nefandezze compiute lì, il discorso si chiuderebbe.
    e chi dice di no, questo è perche si è taciuto e mai se ne è parlato, diciamola tutta era scomodo per tutti

    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    La giornata della memoria dell'otto febbraio è un'operazione strumentale, perchè se così non fosse non si capirebbe perché a partire dai vertici dello Stato fino ad arrivare agli ultimi nostalgici para/cripto/filo-fascisti non ci sia una ammissione chiara e responsabile dei crimini compiuti nei Balcani.
    perche dovrebbe essere strumentale poi, mica erano solo fascisti gli infoibati, per la maggioranza erano civili e anche simpatizzanti comunisti, perche non si dovrebbe commemorarli poi non so, dal altra parte(intendo confine) commemorano i loro morti, sia belagarda che partigiani, che la storia sia intrecciata in questa regione si vede anche che quando qui ce stato il 60 della repubblica, li commemoravano la liberazione dal occupazione del italia

    Citazione Originariamente Scritto da Epifanio Visualizza Messaggio
    Ma si sa, noi italiani, per definizione siamo bravagente.
    questo è un problema che nessuno infondo voleva affrontare veramente denunciando i crimini fascisti

  3. #33
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    Impressioni di febbraio

    La Giornata del Ricordo si avvicina. E gli amministratori rovistano negli scaffali.

    Il manifesto, affisso in un centinaio di copie in città, è celeste e azzurro.
    Impaginato con evidente fretta, esteticamente respingente.
    Vi si legge: “10 febbraio, Giornata del Ricordo...”.
    Cinque foto completano l’opera: del filo spinato, un volto di donna e – in basso a sinistra – dei bambini. Bambini, alcuni molto piccoli. Vestiti alla stessa maniera, con dei camici a righe. Fotografati in gruppo, sullo sfondo di un muro di pietra. Palesemente prigionieri.
    La foto è di quelle più che famose. È uno scatto celeberrimo, paragonabile alla morte del repubblicano spagnolo o a quella del ghetto di Varsavia.
    È una testimonianza di Auschwitz.
    Superfluo dire: non c’entra nulla con le foibe. Nulla con l’esodo istriano. Nulla di nulla neppure con la Giornata del Ricordo. Stallone aveva finito le fotografie tristi e, non avendo quella di Campilongo a portata di mano, ha pensato bene di ricorrere ai bimbi ebrei.

    Siamo laici e umanisti. Comprendiamo le debolezze, anche quando queste appartengono alle più alte cariche amministrative. L’ignoranza allo stato brado, un arguto tentativo di parificazione, un’urgenza tecnica, un’ansia amministrativa colmata alla meno peggio.
    Qualunque sia il motivo che ha spinto la Provincia di Foggia ad onorare i “martiri” delle foibe con una foto di Auschwitz, beh, noi lo comprendiamo.
    E ne facciamo tesoro.
    Giacché è il segnale più evidente di quanto andiamo dicendo da anni, oramai.
    La Giornata del Ricordo è un semplice contraltare alla Giornata della Memoria, una sorta di commemorazione riparatrice, una ricorrenza strappata ad un governo compiacente da una pattuglia di neofascisti, più o meno mascherati. Sul corpo vivo di un Paese immemore. E che, oltretutto, come la nostra amministrazione provinciale ha dimostrato in maniera lampante, non sa di cosa di stia parlando.
    Noi lo sappiamo, l’abbiamo sempre saputo. Per questo abbiamo il coraggio e sentiamo il dovere, da quattro anni a questa parte, di denunciare la mistificazione della Storia e il miserabile tentativo di “pacificazione” nel segno di un presunto doppio orrore: quello nazista e quello comunista, quello repubblichino e quello partigiano.

    Ma la Storia non si riscrive a suon di fiction.
    Questo deve essere chiaro, molto chiaro, ai nostri revisionisti.


    Siamo disponibili a parlare di quello che successe dopo la fine della Seconda guerra mondiale esclusivamente a patto che il dibattito cominci da quello che è successo prima. Altrimenti è semplice propaganda.

    8 febbraio 2008 – Laboratorio Politico Jacob – via Mario Pagano, 38 – Foggia - www.agitproponline.com

    * La foto in questione è al link: http://www.lastampa.it/_web/_SERVIZI..._IMG/treno.jpg

    http://www.agitproponline.com/materi...ali.asp?id=140

  4. #34
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    La memoria delle foibe in Istria: intervista a Giacomo Scotti
    10.02.2005 scrive Andrea Rossini

    Un clima di nazionalismo insopportabile sta inquinando i rapporti tra Italiani, Croati e Sloveni. Giacomo Scotti, giornalista e scrittore di Fiume/Rijeka, racconta il clima di questi giorni e nella propria analisi contestualizza i fatti storici per i quali oggi in Italia si celebra il giorno del ricordo. Pubblichiamo ampi stralci dell'intervista realizzata in collaborazione con Radio Onda d'Urto
    Fiume, la Torre dell'Orologio
    Osservatorio sui Balcani: Cosa furono le foibe e quante furono le vittime delle violenze avvenute tra il '43 e il '47 a Trieste, in Istria e Dalmazia?

    Giacomo Scotti: Oggi il termine di infoibati viene esteso a tutti quindi anche alle persone che furono catturate in combattimento negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, per esempio i repubblichini della Repubblica di Salò che operavano in Istria al servizio della Gestapo e dei nazisti, o in generale i caduti italiani negli scontri con i partigiani nel territorio dell'ex Venezia Giulia, quindi Istria e Quarnero. Qualche centinaio di loro morì di stenti, o di malattie nei campi di prigionia nei dintorni di Ljubljana, e anche questi vengono messi tra gli infoibati. I veri infoibati che sono stati fucilati e i cui corpi sono stati gettati nelle foibe sono verosimilmente alcune centinaia. La storiografia dell'estrema destra parla tuttavia di parecchie migliaia.

    Osservatorio sui Balcani: In Italia si parla per l'appunto di una cifra che arriva in certi casi alle 10.000 persone e oltre. Questa cifra dunque secondo te non è corretta?

    Giacomo Scotti: Non secondo me ma secondo gli storici triestini che potremmo definire di centro, come Galliano Fogar, e perfino secondo alcuni esuli istriani, come per esempio l'ex sindaco di Trieste, che hanno scritto libri sull'argomento. Ci sono state due fasi. Dopo la capitolazione italiana dell'8 settembre 1943 in Istria c'è stata una sollevazione, un'insurrezione di contadini che hanno assalito i Municipi, hanno assalito anche le case dei fascisti, di coloro che facevano parte della milizia volontaria della sicurezza nazionale, degli agenti dell'OVRA (la polizia segreta fascista, ndr) ammazzandone parecchi nelle loro case, e alcuni gettandoli nelle foibe. L'insurrezione istriana durò dal settembre fino al 4 ottobre del '43, quindi circa 30 giorni. Dopo sono arrivati i Tedeschi e hanno messo a ferro e fuoco l'Istria. Le vittime dell'insurrezione erano per la maggior parte gerarchi fascisti, ma ci sono andati di mezzo anche degli innocenti, ci sono state rese di conti fra gente che aveva dei conti da regolare. Tuttavia non si può parlare di odio antiitaliano, in un certo senso non si facevano distinzioni. Prima ancora che calassero le grosse divisioni tedesche in Istria, i comandi italiani di Pola, ad esempio, avevano consegnato ad un battaglione di Tedeschi di 350 uomini una guarnigione di 15.000 soldati. I Tedeschi avevano messo questa gente nei vagoni per deportarli in Germania. I partigiani slavi, partigiani per modo di dire, questi insorti che avevano preso i fucili gettati via dalle truppe italiane oppure i propri fucili da caccia, hanno atteso questi convogli diretti in Germania nella stazione di Pisino, nel cuore dell'Istria, assalendo due treni e liberando circa 3.000 marinai italiani, cadetti. Migliaia e migliaia di soldati italiani, non solamente di stanza in Istria ma anche provenienti dalla Croazia, disarmati, dopo l'8 settembre, che attraversavano l'Istria interna per andare a Trieste, non quella costiera, popolata in gran parte da popolazione italiana, ma l'Istria interna popolata quasi esclusivamente da popolazioni slave, sono stati accolti e rifocillati da queste popolazioni, che li hanno protetti per non essere presi dai Tedeschi che nel frattempo, ad ottobre, erano calati in gran numero da Gorizia e dal Brennero. Ci sono anche documenti, anche per esempio dell'episcopato di Trieste, che attestano questa solidarietà, quindi è falso sostenere che tutte le vittime erano italiane e che dall'altra parte c'erano solo i barbari slavi.

    Osservatorio sui Balcani: Nel maggio '45 i partigiani jugoslavi occuparono Trieste. Quei 40 giorni vengono considerati e raccontati come il culmine delle violenze antitaliane. Come va inquadrato quel periodo?

    Giacomo Scotti: In Istria la caccia al fascista avvenne in quei trenta giorni del settembre, e poi non si è ripetuta più. A Trieste invece è avvenuta la seconda fase, quella appunto dei 45 giorni. Qui ci sono stati effettivamente episodi di pulizia etnica perché la cosiddetta guardia popolare - di cui facevano parte tra l'altro moltissimi Italiani, triestini, goriziani e friulani – e che a Trieste dava la caccia ai gerarchi, ai fascisti, ha colpito anche molti antifascisti la cui colpa era quella di battersi perché Trieste restasse italiana. Da una parte c'era l'idea di molti combattenti di costruire il socialismo fino all'Isonzo, però c'era anche molto nazionalismo da parte delle truppe di Tito arrivate a Trieste, che erano per la gran parte truppe della Quarta Armata, Dalmati. Erano circa 12.000 partigiani, anche se non si poteva più parlare di partigiani perché l'esercito cosiddetto partigiano era un esercito dei più potenti, che aveva ormai 800.000 uomini ben armati. Inoltre c'erano alcuni reparti del Nono Corpus sloveno, quindi uomini che avevano direttamente subito angherie dal fascismo. Non dimentichiamo che il fascismo oltre ad essersi annessi circa 600.000 Croati e Sloveni dopo la prima guerra mondiale, nella seconda guerra mondiale aveva occupato e si era annesso una parte della Slovenia, creando la provincia di Ljubljana, territori dove non c'era un solo Italiano. Anche una parte della Dalmazia era stata annessa dopo il 6 aprile '41 all'Italia, era stata occupata e migliaia e migliaia di Dalmati Croati sono finiti nei ben 109 campi di concentramento in Italia. Quindi c'era rabbia, c'è stata anche vendetta, un revanscismo da parte di questi soldati e sono stati commessi crimini. Ho trovato un documento in questo senso, un telegramma di Tito inviato al comandante jugoslavo della piazzaforte di Trieste che viene rimproverato aspramente per non aver saputo controllare e moderare questo regime di occupazione, togliendogli addirittura il comando. Quanti siano stati i cosiddetti infoibati in questa fase non saprei dirlo non avendo studiato il problema direttamente, io mi sono occupato nei miei libri della storia istriana, però stando a storici triestini come Galliano Fogar che era un azionista, oppure Raoul Pupo, oggi professore universitario, si tratta anche là di alcune centinaia di persone finite nella foiba di Basovizza, che ora è diventata monumento nazionale italiano. Di fronte a queste vittime bisogna certamente inchinarsi. Però bisogna anche dire che quelli che parlano di 10.000 o 20.000 infoibati infangano le vere vittime perché con le menzogne finisce che la verità viene coperta e anche chi dice il vero non viene creduto.

    Osservatorio sui Balcani: Dopo queste violenze ci fu l'esodo da Istria e Dalmazia. In questo caso si parla di 350.000 Italiani che sarebbero partiti dopo il '45. Si tratta di cifre attendibili?

    Giacomo Scotti: L'esodo complessivo dall'Istria e dalla Dalmazia e da tutte le terre che sono state date alla Jugoslavia in virtù del trattato di pace del '47 e della sconfitta purtroppo dell'Italia, dopo l'avventura nella quale l'aveva precipitata il fascismo, è stato di 240.000 persone. Negli ultimi dieci anni alcuni storici seri hanno studiato questa questione, dopo il crollo del comunismo, tra di loro addirittura uno storico anticomunista, Zeljavic. Sono andati negli archivi, hanno preso i registri dello stato civile che ogni comune nelle cosiddette province italiane dell'Istria e della Dalmazia aveva, facendo ricerca. La Dalmazia in definitiva era Zara, una città di 20.000 abitanti sotto l'Italia, una piccola enclave. C'erano poi la provincia di Fiume, che aveva tre comuni, con circa 50.000 abitanti, e la provincia di Pola, che ne aveva 300 e poco più. Se veramente fossero 350.000 gli esiliati, sarebbero il 90% della popolazione che viveva in quelle zone, compresi i Croati, e invece secondo il censimento fatto dieci anni dopo la fine della guerra c'erano ancora 180.000 Croati presenti e oggi, a 60 anni dalla fine della guerra, ci sono ancora 35.000 Italiani. Questi storici hanno preso in mano i registri dello stato civile e i registri delle Questure, che sotto l'Italia erano precisissimi segnalando addirittura chi era ebreo, chi era ariano, chi non ariano, chi era antifascista ecc. Sono dati italiani, dello Stato italiano che in base al trattato di pace l'Italia ha dovuto restituire alla Jugoslavia come preda di guerra. Nell'esodo inoltre sono scappate moltissime persone che non erano italiane, 20.000 Croati soltanto dall'Istria, perché non volevano il comunismo, non volevano restare sotto Tito. Molti Istriani poi, ad esempio, che lavoravano come ferrovieri a Trieste e in Italia e non volevano perdere il posto di lavoro, se ne sono andati. Ci sono molti motivi diversi, ma alla fine sono partite 240.000 persone. Tra queste c'erano, veniamo alle cifre, 44.000 funzionari che erano venuti dall'Italia negli ultimi 18 anni di presenza italiana in Istria, maestri elementari, insegnanti, questurini, carabinieri, finanza ecc. che si iscrivevano nelle liste della cittadinanza ma non erano autoctoni istriani o dalmati o fiumani. Non li voglio certamente togliere, ma questi erano 44.000. C'erano poi 20.000 Croati. Quindi quando si parla di Italiani bisogna fare attenzione. Parliamo degli Istriani, di qualsiasi nazionalità, non erano soltanto Italiani i profughi.

    Osservatorio sui Balcani: Tu hai seguito un percorso contrario a quello di cui stiamo parlando, recandoti a vivere in Jugoslavia dopo la seconda guerra mondiale. Negli anni recenti per l'impegno pacifista che hai intrapreso nel corso delle guerre in ex Jugoslavia degli anni '90 e anche in ragione della tua nazionalità italiana hai trascorso anni difficili… Come ti appresti a vivere questa giornata che in Italia è stata ufficialmente definita del ricordo, il 10 febbraio?

    Giacomo Scotti: Io e molti altri, quasi tutti gli Italiani qui, stiamo vivendo questi giorni con molto disagio, ci sentiamo veramente avviliti. Le destre, ovunque, i nazionalismi, ad esempio il nazionalismo dei dieci anni di Tudjman, durante il quale hanno cercato addirittura di chiuderci le scuole italiane, ci hanno perseguitato, ed ora questo nazionalismo da parte italiana, che è un'euforia insopportabile, con questi film che dicono menzogne, queste cifre che dicono menzogne, queste parate, ci avviliscono… Questi nostri vicini, amici con i quali viviamo qui nell'Istria, a Fiume, questi Croati, ci dicono: "Noi che abbiamo subìto un'aggressione durante la guerra, abbiamo subìto 360.000 morti dall'occupazione italiana, abbiamo subìto i campi di concentramento italiani… Invece di chiederci perdono ci attaccate ormai continuamente…" Come può fare un Italiano che vive qua a guardare in faccia questa gente? Con la quale ogni giorno vive? Dopo la morte di Tudjman di nuovo si era creato un clima di tolleranza, un clima di convivenza pacifica… Invece di dare agli esuli che hanno sofferto quella soddisfazione di essere ricordati al di sopra degli odi, al di sopra dei rancori, ora in Italia si sfrutta questa giornata per fare una campagna tremenda… Mi basta vedere la televisione, leggere i giornali – qui arriva il Piccolo di Trieste – per esempio il Piccolo ieri diceva che alla sala Tripcovich di Trieste è stato presentato questo film sulle foibe…

    Osservatorio sui Balcani: La fiction di Rai Uno, Il cuore nel pozzo?

    Giacomo Scotti: Sì. Tutta la platea era formata soltanto da aderenti al Fronte della Gioventù, della Fiamma Tricolore, e di Alleanza Nazionale. Voi sapete benissimo che a Trieste Alleanza Nazionale non è quella di Fini, si vantano di essere i picchiatori di Via Paduina, insomma sono rimasti sempre i soliti. Ebbene a un certo punto un soldato, un repubblichino prende la pistola e ammazza due persone, due partigiani, li ammazza dicendo che con questo vuole evitare che la sua fidanzata venga uccisa da loro. Ebbene è scoppiato un applauso, di fronte alla morte di questi due partigiani, di questi due slavi, è scoppiato un applauso irrefrenabile. Quando uno Sloveno, esponente della minoranza slovena di Trieste, ha cercato di entrare nella sala per protestare, lo hanno preso per il collo gridando alla polizia italiana: "Buttate fuori questa gentaglia." Ecco questo è il clima che si è creato a Trieste e già da molti giorni… Il giorno della memoria viene celebrato il 10 febbraio, non ci siamo ancora ma è già un'ubriacatura di odio, di revanscismo, dove vogliamo arrivare con queste cose? La stampa di qui riporta queste cose. Oggi per esempio (5 febbraio, ndr) il Novi List di Fiume, che è il giornale a più grande tiratura in Croazia, titola: "Tutti gli italiani vittime, solo noi Croati e Sloveni siamo stati i carnefici."

    Osservatorio sui Balcani: Nelle settimane scorse, in Croazia, c'è stato un attentato dinamitardo al monumento di Tito, nella nativa Kumrovec. Allo stesso tempo sono stati eretti [poi rimossi] monumenti ad esponenti ustascia del cosiddetto Stato Indipendente di Croazia di Ante Pavelic, Budak e Francetic. Nella Croazia del 2005 sono ancora forti i movimenti e le tendenze di estrema destra?

    Giacomo Scotti: La risposta te la posso dare citando i risultati delle recentissime elezioni presidenziali. A destra della candidata dell'HDZ si è schierato uno che ai tempi di Tudjman era tra i massimi esponenti dell'HDZ, un erzegovese, Ivic Pasalic, presentandosi come capo del Blocco Croato, che ha raccolto tutte le sedici associazioni degli ex combattenti della cosiddetta Guerra Patriottica, gli ustascia, insomma la crema della destra in camicia nera. Ha ottenuto solo lo 0.5% dei voti. Questa è la destra ustascia neofascista oggi in Croazia. Però è una destra che ha ancora appoggi nei servizi segreti del governo, l'HDZ non ha fatto pulizia nei suoi ranghi, ancora la polizia segreta tudjmaniana tira le fila nel sottosuolo. Tutti sanno dove si trova Gotovina [il generale ricercato dal Tribunale dell'Aja, ndr], ma nessuno lo va a prendere, la Croazia è diventata ostaggio di un cosiddetto eroe che sta facendo soffrire le pene dell'inferno alla Croazia che non può entrare in Europa finchè lui è latitante. Ma tutti questi alla fine raccolgono solo lo 0,5% dei voti, quindi la Croazia non è fascista, i fascisti sono pochi, però sono terroristi, mettono le bombe sotto i monumenti, provocano, sono una piccola minoranza di terroristi.
    http://www.osservatoriobalcani.org/a...iew/3884/1/67/

  5. #35
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    Foibe, la Croazia reclama: "Le parole di Napolitano non aiutano i rapporti"


    Roma - "La conferma delle espressioni e delle qualificazioni usate dal presidente italiano l’anno scorso, non sono in accordo né con l’atmosfera nel quale si era svolto l’incontro tra i due capi di stato a Brno, né con l’idea di un’Europa unita, in pace e dinamica a cui il presidente Napolitano si richiama". L’ufficio della presidenza croata di Stipe Mesic ha reagito così al discorso pronunciato ieri dal presidente Giorgio Napolitano nella 'Giornata del ricordo delle vittime delle foibe', che ha parlato di "reazioni inconsulte" giunte l’anno scorso dall’estero in seguito al suo intervento sulle foibe. "L’ufficio della presidenza della repubblica di Croazia - si legge in un comunicato - è dell’opinione che non ci sia bisogno di aggiungere né di togliere una sola parola alla dichiarazione con la quale il presidente Mesic aveva reagito un anno fa alle parole del capo dello Stato italiano: i buoni rapporti con i Paesi vicini, il confronto con il passato in tutti i suoi aspetti e la piena parità nelle relazioni internazionali restano valori fondamentali della politica estera croata".
    L’attrito era nato lo scorso febbraio quando Napolitano aveva detto che il dramma del popolo giuliano-dalmata fu scatenato "da un moto di odio e furia sanguinaria" e aveva aggiunto che "un disegno annessionistico slavo" era prevalso nel Trattato di pace del 1947, e che quel disegno che portò alla cacciata della popolazione di origine italiana "assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica".
    Mesic protestò con una nota ufficiale, parlando di "elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico", ma l’incidente venne chiuso definitivamente a maggio, quando Napolitano e Mesic s’incontrarono a Brno.

  6. #36
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    come sempre si parla di guerra mondiale,di foibe e nasce la faziosità.da sempre l'istria e fiume hanno conosciuto il rimescolamento etnico,incentivato poi dall'impero austroungarico.il dramma delle foibe,con vittime italiane ma molte slave,viene visto per partito preso comunisti o presunti tali difendono il nazionalismo croato o yugolavo,perchè purtroppo,nei fatti fu così.e chiedetelo ai compagni comunisti di Monfalcone che se ne andarono volontariamente in yugo,e fecero una britta fine(vittime del nzionakismo slavo),i neo fasciste vedono una rivincita la sacrosanta emersione dei fatti(pur se spropositati),delle foibe,dimenticati dall'italia democratica e buffona che ha paura delle verità.contro il capitalismo,unità dei popolo,slavi o italiani....e in istria non ci fu da parte yugoslava nessuna unità,ma solo nazionalismo e persecuzione-

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Foibe, la Croazia reclama: "Le parole di Napolitano non aiutano i rapporti"


    Roma - "La conferma delle espressioni e delle qualificazioni usate dal presidente italiano l’anno scorso, non sono in accordo né con l’atmosfera nel quale si era svolto l’incontro tra i due capi di stato a Brno, né con l’idea di un’Europa unita, in pace e dinamica a cui il presidente Napolitano si richiama". L’ufficio della presidenza croata di Stipe Mesic ha reagito così al discorso pronunciato ieri dal presidente Giorgio Napolitano nella 'Giornata del ricordo delle vittime delle foibe', che ha parlato di "reazioni inconsulte" giunte l’anno scorso dall’estero in seguito al suo intervento sulle foibe. "L’ufficio della presidenza della repubblica di Croazia - si legge in un comunicato - è dell’opinione che non ci sia bisogno di aggiungere né di togliere una sola parola alla dichiarazione con la quale il presidente Mesic aveva reagito un anno fa alle parole del capo dello Stato italiano: i buoni rapporti con i Paesi vicini, il confronto con il passato in tutti i suoi aspetti e la piena parità nelle relazioni internazionali restano valori fondamentali della politica estera croata".
    L’attrito era nato lo scorso febbraio quando Napolitano aveva detto che il dramma del popolo giuliano-dalmata fu scatenato "da un moto di odio e furia sanguinaria" e aveva aggiunto che "un disegno annessionistico slavo" era prevalso nel Trattato di pace del 1947, e che quel disegno che portò alla cacciata della popolazione di origine italiana "assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica".
    Mesic protestò con una nota ufficiale, parlando di "elementi di aperto razzismo, revisionismo storico e revanscismo politico", ma l’incidente venne chiuso definitivamente a maggio, quando Napolitano e Mesic s’incontrarono a Brno.

    i politici croati e sloveni sono da decenni supini agli interessi americani(vedi recente questione del protocollo Rice sulla secessione kosovara) e vaticani.
    Se possibile, difficile, sono peggio di quelli italiani in quanto a servilismo!
    Con quello che dicono mi pulisco il culo!

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da purosocialismo Visualizza Messaggio
    come sempre si parla di guerra mondiale,di foibe e nasce la faziosità.da sempre l'istria e fiume hanno conosciuto il rimescolamento etnico,incentivato poi dall'impero austroungarico.il dramma delle foibe,con vittime italiane ma molte slave,viene visto per partito preso comunisti o presunti tali difendono il nazionalismo croato o yugolavo,perchè purtroppo,nei fatti fu così.e chiedetelo ai compagni comunisti di Monfalcone che se ne andarono volontariamente in yugo,e fecero una britta fine(vittime del nzionakismo slavo),i neo fasciste vedono una rivincita la sacrosanta emersione dei fatti(pur se spropositati),delle foibe,dimenticati dall'italia democratica e buffona che ha paura delle verità.contro il capitalismo,unità dei popolo,slavi o italiani....e in istria non ci fu da parte yugoslava nessuna unità,ma solo nazionalismo e persecuzione-

    ottimo. Nelle foibe finirono anche slavi, molti piu degli italiani. In particolare Tito si scatenò contro i serbi, rei di aver accettato con troppa clemenza l'occupazione tedesca.

  9. #39
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    per chi oggi si rifà al titoismo:
    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=376881

  10. #40
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    http://www.lsmetropolis.org/2008/02/17/alcune-osservazioni-a-ridosso-della-giornata-del-ricordo/

    Alcune osservazioni a ridosso della giornata del ricordo

    La giornata del ricordo viene celebrata il 10 febbraio, che è la data del Trattato di pace di Parigi, nel 1947 tra gli alleati vincitori della II guerra mondiale e Ungheria, Romania, Bulgaria, Finlandia e Italia.
    Quest´ultima cede l´Istria ( e le città di Rijeka/Fiume e Zadar/Zara) alla Jugoslavia, come del resto Rodi e l´arcipelago del Dodecaneso alla Grecia.
    Tale data è inoltre molto vicina alla giornata della memoria, di fine gennaio, che ricorda, come ben noto, gli orrori del nazi-fascismo.
    In questo modo gli Italiani sono portati, in modo subliminale, a pensare che il nostro popolo abbia vissuto anch´esso una specie di piccolo olocausto, o quantomeno una specie di pulizia etnica.
    Se poi hanno anche conoscenza di un po´ di storia, pensano quanto meno che il trattato di pace per i confini orientali sia stato ingiusto.
    Ora è indubbio che ai crimini compiuti dal nazifascismo il nostro Paese abbia contribuito, sicché la manovra per farlo passare da carnefice a vittima è veramente acrobatica.
    Per quanto riguarda la coincidenza con la data del Trattato di Parigi (poi integrato dal Trattato di Osimo il 10 novembre 1975), è bene ricordare alcune date.
    Nel 1918 nacque il Regno di Serbi, Croati e Sloveni, detta qualche anno dopo Regno di Jugoslavia.
    La Jugoslavia nacque, un po´ come l´Italia e altri Stati nazionali, da istanze intellettuali, politiche e militari. L´Istria era popolata da Croati, Sloveni, Italiani, e da altre popolazioni meno numerose, quali gli Istro-rumeni. Gli Italiani, che non erano la maggioranza, abitavano per lo più le città costiere, l´interno dell´Istria era invece popolato quasi esclusivamente da Slavi (Croati e Sloveni, ma non solo). La popolazione dell´Istria era inoltre mescolata, dati i matrimoni misti.

    L´Istria, dopo la sconfitta dell´Impero austro-ungarico, venne data all´Italia (secondo i patti con Francia ed Inghilterra nel 1915, stipulati prima dell´entrata in guerra dell´Italia, in caso di vittoria all´Italia sarebbero spettati i territori del Trentino Alto Adige e il confine orientale sarebbe arrivato allo spartiacque alpino; Lenin rivelò l´esistenza di tali patti segreti, quando la guerra non era ancora terminata, suscitando molto scalpore).
    Le condizioni della popolazione slava peggiorò notevolmente rispetto alle già pesanti condizioni subite dai contadini slavi, carne da macello per l´esercito austro-ungarico durante ogni guerra.
    Gli Italiani si comportarono peggio degli Austriaci, in quanto poco per volta tolsero l´uso della lingua serbo-croata e slovena, eliminarono i centri culturali, cercarono di "Italianizzare" l´Istria, e ciò avvenne già prima dell´avvento del fascismo, nonché di togliere ogni diritto alle minoranze slave che abitavano le Venezie Giulie.
    Man mano che il nascente fascismo prendeva forma, bande fasciste provenienti da Trieste distrussero centri culturali sloveni in Venezia Giulia e seminarono il terrore squadrista in Istria. Il fascismo era razzista, come il nazismo, e riteneva la razza slava inferiore. Quando il fascismo prese il potere, le cose, come ovvio, peggiorarono ulteriormente, e, come noto, divenne perfino illegale parlare in lingue diverse dall´italiano.
    Nel 1941, l´aviazione tedesca bombardò selvaggiamente Belgrado: a distanza di pochi giorni, la Jugoslavia fu invasa da truppe tedesche, italiane, bulgare ed ungheresi.

    L´Italia occupò parte della Slovenia (la cosiddetta provincia di Lubiana, che fu inglobata nel Regno d´Italia), parte della Croazia, che era nel frattempo diventata NDH (Stato indipendente di Croazia), retto da Ante Pavelic, il duce croato, capo del famigerato movimento fascista ustasa., il Montenegro, e il Kosovo, che donò all´Albania, che divenne così Grande Albania (peraltro all´interno dell´Impero di Vittorio Emanuele III....). I campi di concentramento in cui vennero segregati popolazione civile, tra cui donne, donne incinte, vecchi e bambini furono sparsi in Italia, in Jugoslavia ed in Albania: le vittime furono decine di migliaia.
    L´occupazione italiana fu paragonabile a quella tedesca. Non mancarono rappresaglie sulla popolazione civile, stragi anche di donne e bambini, incendi di villaggi, addirittura dei capi di bestiame, che erano il mantenimento dei contadini. Feroci furono le torture inflitte a comunisti e combattenti della resistenza partigiana, ingenti le fucilazioni di combattenti e prigionieri politici. La popolazione jugoslava si dimostro piuttosto mite all´indomani dell´8 settembre, alla caduta dell´Italia, spesso nascondendo soldati allo sbando, che potevano venir catturati dai Tedeschi. Del resto alla resa delle guarnigioni italiane, furono chiesti dagli jugoslavi spie, carnefici fascisti, comandanti particolarmente crudeli, sia nell´esercito che nelle camicie nere, che furono subito fucilati, ma la maggioranza dei soldati poté scegliere se tornare a casa, o entrare nelle file dei partigiani titini.

    Ci furono indubbiamente episodi di crudeltà della popolazione, di jacquerie, che furono però sedate dall´intervento dell´esercito combattente jugoslavo. Soprattutto in Istria vi furono un certo numero di morti dopo l´8 settembre (decine).
    Dopo la liberazione di Trieste dal nazifascismo da parte dei Titini, vi furono processi e fucilazioni di repubblichini di Salò, di fascisti. Inoltre, molti funzionari statali italiani furono internati in Jugoslavia, alcuni di essi fecero ritorno, altri dopo il processo furono fucilati, altri ancora non ce la fecero a sopravvivere agli stenti. Peggiore fu il trattamento che gli Alleati riservarono ai prigionieri tedeschi o ai collaborazionisti di Vichy, o nella stessa Jugoslavia il nuovo governo comunista agli ustasa, e ai cetnici (il movimento serbo, fedele al governo jugoslavo in esilio, feroce nemico dei partigiani comunisti e alleato degli Italiani). Del resto, Draza Mihajlovi´c, il loro capo, fu processato e fucilato subito dopo la guerra, il suo omologo croato, Ante Paveli´c invece riuscì a fuggire con l´aiuto del Vaticano e degli Alleati.

    Pertanto, parlare di pulizia etnica da parte dei titini verso gli Italiani è assurdo, visto che si trattò di resa dei conti finale con il fascismo, da quello di Salò a quello dei collaborazionisti locali, serbi, croati o sloveni che fossero:
    Quando si parla di esodo di profughi, che peraltro durò svariati anni, e contro cui si batté il governo jugoslavo, bisognerebbe ricordare che spesso fu una scelta politica, o economica, che li spinse ad andarsene dalla Jugoslavia socialista, e che se mai fu l´Italia a non accoglierli, visto che l´Italia pagò i danni di guerra alla Jugoslavia con i beni da loro lasciati in Jugoslavia.
    La giornata del ricordo è una invenzione grottesca, che parrebbe uscita da un film di Totò o di Sordi: si tratta invece di un´operazione di revisionismo storico: da un lato essa si inserisce nella riabilitazione del fascismo, visto che la maggior parte delle vittime al confine orientale, processate, fucilate e poi gettate nelle "foibe", furono fascisti che avevano commesso crimini anche contro la popolazione civile, dall´altro si iscrive nel mai sopito revanscismo italiano nei confronti dell´Istria e della Dalmazia. Sarebbe interessante analizzare come mai la retorica fascista abbia potuto far presa, a tale punto che territori popolati da Slavi siano stati rivendicati in nome di un´italianità dovuta a invasioni romane o venete. Del resto, anche il Dodecaneso greco fu inglobato nel Regno d´Italia in nome di lontane imprese addirittura della cavalleria tardo-medievale (I cavalieri di San Giovanni, poi di Rodi, poi di Malta...).

    In Italia il mito degli "Italiani brava gente" ha prevalso sull´analisi storica dei crimini (né minori né maggiori di quelli degli altri popoli) del colonialismo e del fascismo, sicché si è arrivati a scambiare la pagliuzza negli occhi di un altro con la trave nei nostri.
    Sarebbe più bello, invece ricordare gli Italiani che dopo l´otto settembre restarono in Jugoslavia, combattendo al fianco dei partigiani jugoslavi, o creando addirittura una loro brigata, la Garibaldi, di cui una consistente parte morì in terra jugoslava, o il contro-esodo, cioè il lavoro che molti comunisti italiani fecero in Jugoslavia, per aiutare lo sviluppo di un Paese socialista, dopo la guerra.


    Torino 16 febbraio ´08
    Tamara Bellone

 

 
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