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  1. #171
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    Note sparse sull'oggi e sul domani...

    Non c'è dubbio...questa è la campagna elettorale più penosa degli ultimi anni...nessuna idea, nessuno slancio politico, nessuna battaglia ideale da portare avanti...solo un grigio piattume che porta dritti dritti al Partito Unico.
    Dibattiti televisivi stanchi e ripetitivi dove facce solite e meno solite ripetono le litanìe imparate a memoria nel corso degli anni, ma che non appassionano nessuno...Temi buttati lì a casaccio dalla pedoflia ai slari, all'Ici , in una insalata mista fatta di luoghi comuni ma senza alcuna visione d'insieme della società e dei suoi problemi.

    Continua qui: link

  2. #172
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    da www.corriere.it
    DILIBERTO E IL GOVERNO: «SCETTICO SULLA VERIFICA»

    Sinistra Arcobaleno, «puntiamo al 15%»

    I leader: «Competeremo da sinistra col Pd». Ingrao: «Unitevi». Giordano: «Lavoriamo per liste comuni»


    Ingrao all'assemblea della Sinistra - L'arcobalenoROMA - Non è un partito ma un "soggetto unitario", non ha la falce e il martello nel simbolo (o forse, come dice Diliberto, ne ha due), vuole competere da sinistra con il Partito Democratico di Walter Veltroni puntando a raccogliere il 15% dei voti, e dice che non intende far cadere il governo di Romano Prodi, a cui chiede però una "svolta" a gennaio. È la Sinistra - l'Arcobaleno, nata ufficialmente alla Fiera di Roma dopo due giorni di assemblea e tenuta a battesimo al canto di "Bella Ciao" (intonata dai leader di Rifondazione Comunista, Pdci, Sinistra Democratica, mentre i Verdi hanno preferito non cantare).
    LA CARTA - «Siamo impegnati nella costruzione di un un nuovo soggetto unitario, plurale, federativo», che punta alla costruzione di una «sinistra politica rinnovata», recita la "Carta d'intenti" letta alla fine degli "Stati generali" della nuova formazione. "Sa" avrà come simbolo l'arcobaleno e non la falce e martello, che però spicca ancora sui distintivi di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti italiani. I principi a cui fa riferimento la nuova formazione sono "uguaglianza, giustizia, libertà", ma anche "pace, dialogo di civiltà, valore del lavoro e del sapere, centralità dell'ambiente" e ancora "laicità dello stato" e "critica dei modelli patriarcali e maschilisti", dice ancora la Carta, letta dal palco della Fiera alla presenza del segretario del Prc Franco Giordano, del leader del Pdci Oliviero Diliberto, del presidente dei Verdi, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, e del coordinatore di Sd, il ministro dell'Università Fabio Mussi.
    "LANCIAMO UNA SFIDA AL PD" - Se Pecoraro Scanio ha detto esplicitamente nel suo intervento che Sinistra Arcobaleno deve «puntare a superare il 15% dei voti per essere una forza di governo», Giordano, che guida il partito più grande della federazione, ha aggiunto che «da oggi lanciamo una sfida sull'egemonia al Pd», il nuovo partito di centrosinistra nato dall'incontro di Ds e Margherita. «Lavoriamo per presentare alle prossime scadenze elettorali liste comuni con un simbolo comune», ha spiegato Giordano (il prossimo importante turno elettorale previsto è quello del 2009, con il voto per il Parlamento europeo, dove le quattro formazioni di "Sa" siedono attualmente in gruppi diversi). Il leader del Prc ha anche difeso la richiesta di una verifica di governo a gennaio, e ha detto che gli attacchi alla stabilità dell'esecutivo vengono non dalla sinistra ma da "voltagabbana" di centro, in chiara polemica con la senatrice del Pd Paola Binetti, che in settimana non ha votato la fiducia al governo sul decreto sicurezza per un passaggio relativo alla discriminazione degli omosessuali, ma anche con i liberaldemocratici di Dini e con l'Udeur. «Abbiamo rinconquistato un peso, non possiamo accettare che un voltagabbana di turno conti più di un terzo della coalizione» ha detto Giordano. E a proposito dei rapporti con il governo Prodi, il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, ha ribadito il suo scetticismo sulla verifica: «Bisogna vedere i fatti concreti che ci verranno proposti. Prima della verifica c'è stato il programma elettorale, poi Caserta, poi il dodecalogo ma dopo di allora non è stato fatto nulla». «Allora è inutile vedersi - conclude - se poi non si rispettano gli accordi».


    I leader della Sinistra Arcobaleno (Eidon)
    INGRAO: UNITEVI - Grande protagonista della giornata di chiusura è stato Pietro Ingrao. Sciarpa rossa al collo e bastone in mano, è arrivato all'assemblea dopo la "diserzione" del sabato e il colloquio con 'La Stampa' in cui criticava il progetto di aggregazione con l'ala radicale per la sua eccessiva lentezza. Parole che non hanno però raffreddato l'affetto del suo "popolo": Ingrao è stato infatti accolto da una lunghissima ovazione delle migliaia di militanti presenti. «Io vi dico solo una cosa - ha scandito Ingrao ai presenti - unitevi, unitevi. Dovete fare presto perché la situazione urge e i problemi della vita quotidiana non possono ritardare».

    VENDOLA - Applausi anche per Nicky Vendola. «Questo deve essere il nostro cimento del futuro - ha affermato il Governatore della Puglia -. Un parto, un partire, non so se un partito, ma certo una costituente, un soggetto che sappia leggere il cuore della nostra società. Una sinistra - scandisce Vendola - che non è un bignami di ciò che fummo. È doloroso uscire da se stessi, si teme di perdere il proprio patrimonio, ma oggi è necessario. C'è una poesia di Pasolini che dice che "il vento del futuro non cessa di ferire". Ecco, nel parto c'è il dolore, c'è sempre, ma c'è anche la gioia di una nascita». All'assemblea ha partecipato anche Fausto Bertinotti. Ai giornalisti il presidente della Camera ha riservato poche battute: «Sono molto contento, per imparare a nuotare bisogna buttarsi nell'acqua. Oggi mi pare ci sia un grande tuffo».

    IRRUZIONE COMITATI - Durante i lavori c'è stato anche un fuori-programma: i 300 manifestanti del comitato "No Dal Molin", giunti da Vicenza per chiedere risposte sulla sospensione dei lavori per la costruzione della base Nato Usa, hanno fatto irruzione nella sala plenaria dove si sta svolgendo l’assemblea. I manifestanti hanno bloccato per un po' gli interventi previsti in scaletta e sono stati accolti dai militanti delle sinistre da fischi e applausi.



    09 dicembre 2007(ultima modifica: 10 dicembre 2007)

  3. #173
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    io credo che lo scenario politico attuale dia l'occasione per creare nuovi scenari comunisti al di là di rc e pdci. votare i nuovi partiti comunisti significa dare un segnale politico forte. penso al pcl(sempre presente a livello di piazza), meno a sinistra critica, ma anche a lista comunista. credo che i tempi siano maturi per costruire non oggi, ma in tempi medio brevi, un unica alternativa comunista ai partiti borghesi pseudo-comunisti.

  4. #174
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    Citazione Originariamente Scritto da MAsTRo Visualizza Messaggio
    io credo che lo scenario politico attuale dia l'occasione per creare nuovi scenari comunisti al di là di rc e pdci. votare i nuovi partiti comunisti significa dare un segnale politico forte. penso al pcl(sempre presente a livello di piazza), meno a sinistra critica, ma anche a lista comunista. credo che i tempi siano maturi per costruire non oggi, ma in tempi medio brevi, un unica alternativa comunista ai partiti borghesi pseudo-comunisti.
    Prima cerchiamo di capire a quale comunismo facciamo riferimento. Poi lavoriamo per realizzarlo. Non voglio nemmeno immaginare unioni e riunioni di gente che va in una direzione opposta alla mia.

  5. #175
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    Assemblea nazionale autoconvocata - Domenica 30 marzo

    FIRMA L'APPELLO!

    SCRIVI A: mi-astengo@tiscali.it

    Assemblea nazionale autoconvocata - Domenica 30 marzo, ore 10,00

    ROMA - CSIOA VILLAGGIO GLOBALE (lungotevere Testaccio)

    Premessa

    Le ragioni dell’astensione

    Il 13 aprile non voteremo, non ci piegheremo ad alcun ricatto, diremo no ad elezioni truffa che preparano la legislatura dell’americanizzazione integrale del sistema politico italiano.
    Una legislatura i cui contenuti essenziali sono già tracciati dall’intesa Veltroni-Berlusconi, un’intesa coperta a sinistra dall’arlecchinesco arcobaleno di Bertinotti.
    Come ben si capisce dal testo dell’appello il nostro non è un astensionismo ideologico, astorico e decontestualizzato. Al contrario, quel che proponiamo è un astensionismo politico che trova le sue ragioni fondanti nell’attuale tornante della storia del nostro paese.
    Per quanto la casta di regime - sia essa di “centro”, di “sinistra” oppure di “destra” – si sforzi per dare dignità ad un finto dibattito politico, ampi settori popolari hanno già capito l’essenziale: queste elezioni sono una truffa. Un imbroglio antidemocratico che impedisce ogni vera scelta, perché le vere scelte sono state già fatte e verranno imposte al paese qualunque sia il risultato.
    Il rapporto di sudditanza con gli Usa si rinsalderà, insieme alla disponibilità a nuove avventure militari se Washington lo chiederà. Gli interessi delle oligarchie finanziarie saranno la preoccupazione condivisa del nuovo mostro bipartitico, mentre i privilegi del ceto politico saranno ancor più tutelati. La costituzione che prenderà forma sarà apertamente fondata sull’impresa, non più sul lavoro; mentre il sistema istituzionale (legge elettorale inclusa) verrà sempre più piegato alle esigenze delle classi dominanti, verso nuove forme di totalitarismo che includono ma non si esauriscono nel presidenzialismo.
    Questa è la Terza repubblica di cui già parlano, frutto velenoso dell’imbarbarimento sociale, prodotto garantito di queste elezioni truffa.

    Come rispondere a questo scenario? In teoria ci sono tre possibilità: il menopeggismo, l’identitarismo, il rifiuto. Il menopeggismo (rifondarolo e non solo) è l’ideologia che più ha prodotto danni, dato che il meno peggio prepara sempre il peggio. L’identitarismo di chi pensa che basti avere una falce e martello sulla scheda elettorale (Sinistra Critica, Pcl, ecc.) è comprensibile ma del tutto inefficace.
    Resta il rifiuto ed è questa la scelta che proponiamo. Una scelta etica e politica.
    Ma il rifiuto, cioè l’astensione, non è fuga. Al contrario, esso vuol essere la premessa di una lotta più ampia che potrà svilupparsi solo a condizione di una rottura totale con l’indecente casta che chiederà il voto il 13 aprile. A volte il voto più forte è quello non dato. A noi sembra che questa volta sia proprio così.

    ---------------------------------------------------------

    QUESTA VOLTA NO
    votare e' una cosa seria - astieniti


    Quelle del 13 aprile non saranno elezioni di ordinaria amministrazione. Esse potrebbero avere conseguenze di portata storica. Le stesse oligarchie che seppellirono la prima Repubblica, sprofondata la seconda nei miasmi delle loro meschine lotte di potere, hanno deciso di fondarne una terza.

    I due partiti di plastica, quello di Veltroni e quello di Berlusconi (forti dell’inopinato sostegno del neonato ectoplasma di Bertinotti che ha assunto il ruolo di garante di questo imbroglio) chiedono di cambiare le “regole del gioco”, nascondendo ai cittadini quali siano il gioco e la posta in palio. Il gioco consiste nell’adottare un modello istituzionale di tipo americano, ovvero una monarchia elettiva fondata su di un bipartitismo coatto più o meno perfetto. La posta in palio, già deciso quali siano i due monarchi, è a chi dei due debba spettare il trono.

    Chiunque si piazzerà per primo ricorrerà infatti all’appoggio del secondo classificato (e all’avallo delle due forze di complemento, quella di Bertinotti per il PD e quella di Casini per il PdL),per fare a pezzi la Costituzione, atto obbligato per passare dalla democrazia parlamentare ad un regime presidenzialista autoritario. Da un sistema in cui la sovranità, almeno legalmente, spetta al popolo, vogliono condurci ad un altro in cui essa sarà appannaggio di ristrette oligarchie che trasformeranno i governi in docili comitati d’affari dei grandi oligopoli capitalistici, e le assemblee elettive in bivacchi schiacciati dagli stivali dell’Esecutivo.

    Un sistema oligarchico che farà della democrazia una finzione procedurale, trasformando i cittadini in sudditi, non può essere altrimenti considerato che una dittatura mascherata.

    Sappiamo bene che questa tendenza non riguarda solo l’Italia, che essa riguarda tutta l’Europa. Le classi dominanti europee, da sempre prigioniere della supremazia nordamericana, hanno infatti abbracciato il disegno imperialistico di Washington, disegno che fa dell’Alleanza atlantica la punta di lancia della “guerra permanente e infinita” con la quale imporre al mondo le proprie ambizioni imperiali. Alla guerra permanente contro ogni popolo e nazione recalcitranti corrisponde, entro i confini del blocco imperiale, la necessità di una pace interna cimiteriale, la prevenzione e la soppressione d’ogni conflitto sociale e politico, la violazione dei diritti fondamentali delle persone. La maniacale ricerca di leggi elettorali truffa, la sacralizzazione del principio della governabilità, vanno infatti di pari passo con l’adozione di leggi lesive delle libertà individuali e collettive, il tutto accompagnato da accanite campagne securitarie razziste e xenofobe. Non si tratta solo del presidenzialismo, ma del passaggio dallo Stato di diritto allo Stato di Polizia.

    Quando la società italiana pulsava, quando la democrazia viveva della partecipazione diretta dei cittadini, questo mutamento sarebbe potuto avvenire solo con un “colpo di stato” —minaccia che è infatti gravata sul nostro paese, dal Piano Solo del 1964, a quello della P2 di Licio Gelli negli anni ’70-’80.

    Oggigiorno, già disarticolate le istituzioni repubblicane, neutralizzate le forze antagonistiche, trasformati i cittadini in tele-spettatori/consumatori inebetiti, questo golpe può essere perpetrato in maniera incruenta, grazie ad una competizione elettorale manipolata con ciniche strategie di marketing dai padroni delle TV e dei mass media.

    In questo contesto, davanti ad elezioni il cui risultato è già sancito in anticipo, l’astensionismo di massa è la sola risposta che abbia valore etico e senso politico.

    Questa volta no, non ci “tureremo il naso”, non accetteremo il ricatto di chi, dopo aver scelto il ruolo di comprimario e di complice di un crimine, vorrebbe il nostro voto accreditandosi come innocente. Né riteniamo abbia senso politico presentare liste alternative. Esse, oltre a non aver alcuna possibilità di successo, svolgerebbero, loro malgrado, la funzione di comparsa della messa in scena elettorale.

    Chiamiamo quanti condividono quest’appello non solo a sottoscriverlo, non solo a diffonderlo, ma ad attivarsi in una campagna astensionista di massa allo scopo di contrastare la nascita di quella che chiamano “Terza Repubblica”. Una campagna che sola può gettare le premesse per un’opposizione politica futura, intransigente e a tutto campo, non solo contro la svolta autoritaria e per salvare lo Stato di diritto, ma anche per rilanciare la lotta per affermare i principi di eguaglianza sociale, libertà politica e fratellanza umana, principi che restano i soli per costruire un’alternativa di sistema.

    Ci impegniamo altresì a convocare una grande assemblea unitaria nazionale affinché l’opzione astensionista e antagonista abbia una dimensione di massa.

    Se sottoscrivi questo appello scrivi a: <mi-astengo@tiscali.it>

    Primi firmatari:

    Franco Alunni – Roma
    Adolfo Amoroso - Roma
    Maria Grazia Ardizzone - Perugia
    Rosario Attanasio – Lecce
    Anna Paola Azzi – Lucca
    Marino Badiale – Genova
    Giorgio Becchetti – Assisi
    Graziano Bianchi – Lucca
    Giulio Bonali – Piacenza
    Bono Luciano - Milano
    Paola Bonoconto - Roma
    Massimo Bontempelli – Pisa
    Luciano Bronzi – Potenza
    Roberto Bugliani – La Spezia
    Francesco Cardinali – Foligno
    Daniela Ceccaroni – Perugia
    Ino Cecchinelli – La Spezia
    Giovanni Cenci – Perugia
    Angela Cocco – Roma
    Maria Grazia Da Costa – Lucca
    Laura Dalle Molle – Vicenza
    Tusio De Iulis - Pescara
    Riccardo Di Vito – Roma
    Franco Ferro – Firenze
    Nadia Ferro – Firenze
    Maurizio Fratta – Perugia
    Ugo Giannangeli – Milano
    Alessandro Giornalista – Roma
    Andrea Giulietti – Roma
    Maria Ingrosso – Lecce
    Silvia Irti – Roma
    Gianfranco La Grassa – Treviso
    Gianluigi Maddalena – Vicenza
    Luca Maddalena – Vicenza
    Michela Maffezzoni – Cremona
    Miguel Martinez – Firenze
    Daniela Marzi – Siena
    Enrico Mascelloni – Spoleto
    Leonardo Mazzei – Lucca
    Patrizia Mazzei – Lucca
    Luca Minghinelli – Lucca
    Miozzi Erika - Bologna
    Rodolfo Monacelli – Roma
    Fabio Montagnani – Siena
    Massimiliano Montesi – Foligno
    Alessia Monteverdi – Foligno
    Ramona Monti – Lucca
    Virginio Monti – Lucca
    Mauro Moretti – Lucca
    Maurizio Neri – Roma
    Alice Paccagnella – Padova
    Vittorio Paiotta – Pisa
    Moreno Pasquinelli – Foligno
    Giuseppe Pelazza – Milano
    Anika Persiani – Firenze
    Gianni Petrosillo – Potenza
    Paolo Pioppi - Amelia
    Fabio Polichetti - Roma
    Costanzo Preve – Torino
    Valeria Proia - Roma
    Mary Rizzo – Ascoli Piceno
    Gabriele Roberto - Roma
    Antonio Savini – Roma
    Daniele Sello – Perugia
    Enrico Sodacci – Perugia
    Sergio Spina – Imperia
    Sergio Starace – Lecce
    Federico Stella – Roma
    Giovanni Teti – Perugia
    Marcello Teti – Perugia
    Mauro Tozzato – Treviso
    Luca Travaglini – Chieti
    Giuseppe Vaccaro – Perugia
    Irma Vari - Roma
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  6. #176
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    E loro?

    Il programma della Sinistra Arcobaleno


    1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza
    Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.
    La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.



    2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà
    I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.



    3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito
    Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.



    4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti
    Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.



    5. Libertà e autodeterminazione femminile
    Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.



    6. La pace, il disarmo
    L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.



    7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima
    Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.



    8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno
    Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.



    9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà
    L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini.



    10. La casa è un diritto, non una merce
    Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.



    11. Convivenza, inclusione, cittadinanza
    Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.



    12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro
    Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.



    13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia
    La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.



    14. Una informazione libera, pluralista, democratica
    L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.

    http://www.sinistrarcobaleno.it/il-programma/

  7. #177
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    Citazione Originariamente Scritto da Outis Visualizza Messaggio
    Prima cerchiamo di capire a quale comunismo facciamo riferimento. Poi lavoriamo per realizzarlo. Non voglio nemmeno immaginare unioni e riunioni di gente che va in una direzione opposta alla mia.
    non vedo grosse differenze tra pcl e lista comunista.
    l'approccio al sistema borghese è il medesimo.
    anche i programmi elettorale (che dicono tutto e niente) hanno molti punti d'incontro. tra l'altro sono entrambi movimenti molto attivi.

  8. #178
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    Il punto della situazione

    2008-03-10 105 VELTRONI: SONDAGGI CONFERMANO, SIAMO SULLA STRADA GIUSTA



    ROMA - "Il sondaggio di oggi di Repubblica.it conferma che siamo in crescita, che stiamo sulla strada giusta". Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni, a margine di un incontro con Anmil. Il leader del Pd fa riferimento all'ultimo sondaggio IPR che da il suo partito in salita, staccato ancora di 7 punti alla Camera ma in sostanziale equilibrio al Senato.

    Veltroni e' poi tornato sul voto in Spagna e in Francia che, a suo giudizio, evidenziano un successo delle forze riformiste, un calo della destra e "una certa difficoltà della sinistra radicale" dovuta al fatto che i cittadini hanno capito che "oggi la sfida non è di testimonianza, ma di realismo e innovazione".

    Il Pd intende aumentare, se vincerà le elezioni, l'indennità a favore dei non autosufficienti portandola da 450 a 600 euro. Lo ha detto il candidato premier del Pd, Walter Veltroni durante l'incontro con l'Anmil. Veltroni ha quindi preannunciato l'intenzione di istituire per i non autosufficienti un "buono per i servizi" che poi l'interessato potrà utilizzare come egli crede.

    PRODI: LASCIO LA POLITICA
    "Il futuro è sempre sereno perché ci sono cose da costruire. Io ho chiuso con la politica italiana e forse con la politica in generale, ma il mondo è pieno di occasioni dove c'é gente che aspetta aiuto e pace. C'é più spazio ora che prima". Lo afferma il presidente del Consiglio Romano Prodi, nel corso di un'intervista a Sky tg24, rispondendo ad una domanda sul suo futuro.

    MASTELLA A BOSELLI, GRAZIE MA NON MI CANDIDO
    "Ringrazio Boselli per la sua offerta di candidatura e lo ringrazio per aver esercitato un atto di generosità rispetto a relazioni umane e politiche da me vissute in questo periodo dove il cinismo, il venir meno alla parola data e le ipocrisie hanno prevalso sul buon senso, sulla correttezza e sulla politica.Ho deciso però di non giocare questa partita". Lo afferma il segretario dei Popolari Udeur Clemente Mastella.'Non voglio dare l'idea ostinata di rincorrere a tutti i costi il mandato parlamentare - prosegue Mastella - la politica e i miei valori possono trovare altri modi di espressione. Non sciolgo però il mio partito anche se lo rinnoverò dalle fondamenta puntando su nuovi modelli e sull'attenzione seria al sud, e non solo. Ciò che invidio a Boselli è la dignità e la compattezza del suo gruppo dirigente che, nonostante una legge elettorale infame, fa la sua battaglia con grande serietà e convinzione". "Per quanto riguarda me - aggiunge ancora - ritengo che i fatti di questi giorni dimostrino a sufficienza come sia stato forzato il corso delle cose e come tutti gli eventi mediaticamente, politicamente e giudiziariamente siano stati ad arte piegati contro di me. Stare fermo un giro non è poi la fine del mondo". "Troppo forzata - conclude Mastella - è la situazione che non potrà reggere a lungo ed allora, se ci saranno le condizioni, l'arrivederci ai miei amici e ai miei elettori rimane.Per quanto in tutti questi anni io sia vissuto, e impastato di politica parlamentare, dedicarsi anche a cose diverse non sarà poi così male".

    D'ALEMA, CI VUOLE GRANDE RIFORMA ISTITUZIONI
    "Ci vuole una grande riforma delle istituzioni per tornare a crescere e per vincere questa sfida c'é la necessità di un paese unito". Lo ha detto il ministro degli Esteri Massimo D'Alema, oggi a Venezia, nel corso di un comizio elettorale. Per D'Alema "mantenere viva la comunità nazionale è un interesse, lo stare insieme è una necessità". Un percorso ed uno scopo che per D'Alema "può essere raggiunto solo da un grande paese". Riferendosi all'ultimo decennio, D'Alema ha detto che "questa stagione ci ha portato a governi deboli, non ci ha consentito di dare un segno di robustezza". Una conquista che era possibile ora ma che non si è potuta registrare. Questo perché nella riforma delle istituzioni che si poteva già fare "ci poteva essere l'occasione di un riconoscimento tra partiti ma c'é chi ha strappato i programmi altrui in faccia".

    LA DESTRA: SANTANCHE' ATTACCA FINI, SI E' TRASFORMATO IN VALLETTA
    "Gli italiani hanno capito che votare Berlusconi o votare Veltroni è assolutamente la stessa cosa. Ho avuto la soddisfazione ieri di vedere Gianfranco Fini trasformato in una valletta durante la manifestazione del Pdl. Lo dico con gioia perché finalmente c'é una valletta che è un uomo". Lo ha detto a Cagliari la candidata premier della Destra, Daniela Santanché. Intervendo ad una manifestazione elettorale della Destra, Santanché ha ribadito che la nuova formazione politica si diversifica da tutte le altre perché "mette al centro i valori, l'identità e l'appartenenza". "Né Berlusconi, né Veltroni possono parlare di valori, di morale e di etica perché dalla parte di Berlusconi coniugare Giovanardi e Capezzone è difficile, dall'altra è ancora più difficile conciliare la Binetti con Veronesi. Ho la certezza che gli italiani non vogliano trasformarsi in struzzi - ha concluso Santanché - e digerire tutto. Danno i numeri al lotto, promettono qualsiasi cosa perché tanto non manterranno nulla".

    LISTE: ULTIMO GIORNO

    Trattative frenetiche in Forza Italia, che alla fine esclude una quarantina di parlamentari uscenti, mentre solo oggi si saprà quanto spazio sia stato riservato ai circoli di Michela Brambilla. Giochi fatti in casa Pd, che a Roma candida molti ex amministratori e Veltroni al secondo posto. Prodi annuncia il suo ritiro dalla politica. Piccolo giallo su un certo Giuseppe Grillo a capo di una 'lista di Grilli parlanti'. La moglie del comico assicura, non è lui. Oggi, intanto, scattano le nuove regole sulla par condicio: niente faccia a faccia, sì a un unico 'tutti contro tutti'.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._18938668.html

  9. #179
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    ''E' impensabile un accordo tra Pd e Sinistra Arcobaleno dopo le elezioni, considerando la divaricazione, davvero consistente. che c'è tra i nostri programmi che è davvero consistente''. Lo ha detto il presidente della Camera e leader della Sinistra Arcobaleno, Fausto Bertinotti rispondendo ad una domanda durante un forum organizzato online dal Corriere della Sera. ''Sono in campo due ipotesi diverse di alternativa alla destra e allo stato non conciliabili, ma naturalmente quello che non è possibile domani potrebbe diventare possibile dopodomani - ha aggiunto Bertinotti - Nell'immediato questo capitolo non si può aprire e quindi ci vede scegliere un periodo di opposizione: per ricostruire le forze necessarie a dare una prospettiva di cambiamento a questo Paese ci vuole un successo della Sinistra Arcobaleno''.


  10. #180
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    L'autore di "Gomorra" e le elezioni: nessuno vincerà se si ignora la criminalità organizzata
    "Le mafie dominano un terzo del Paese e condizionano interi settori dell'economia legale"


    Se un voto si compra
    con cinquanta euro


    di ROBERTO SAVIANO


    Roberto Saviano

    NESSUNO vincerà le elezioni in Italia. Nessuno. Perché finora tutti sembrano ignorare una questione fondamentale che si chiama "organizzazioni criminali" e ancor più "economia criminale". Non molto tempo fa il rapporto di Confesercenti valutò il fatturato delle mafie intorno a 90 miliardi di euro, pari al 7 per cento del Pil, l'equivalente di cinque manovre finanziarie. Il titolo "La mafia s. p. a. è la più grande impresa italiana" fece il giro di tutti i giornali del mondo, eppure in campagna elettorale nessuno ne ha parlato ancora.

    E nessuna parte politica sino a oggi è riuscita a prescindere dalla relazione con il potere economico dei clan. Mettersi contro di loro significa non solo perdere consenso e voti, ma anche avere difficoltà a realizzare opere pubbliche.

    Non le vincerà nessuno, queste elezioni. Perché se non si affronta subito la questione delle mafie le vinceranno sempre loro. Indipendentemente da quale schieramento governerà il paese. Sono già pronte, hanno già individuato con quali politici accordarsi, in entrambi i schieramenti. Non c'è elezione in Italia che non si vinca attraverso il voto di scambio, un'arma formidabile al sud dove la disoccupazione è alta e dopo decenni ricompare persino l'emigrazione verso l'estero. E' cosa risaputa ma che nessuno osa affrontare.

    Quando ero ragazzino il voto di scambio era più redditizio. Un voto: un posto di lavoro. Alle poste, ai ministeri, ma anche a scuola, negli ospedali, negli uffici comunali. Mentre crescevo il voto è stato venduto per molto meno. Bollette del telefono e della luce pagate per i due mesi precedenti alle elezioni e per il mese successivo. Nelle penultime la novità era il cellulare. Ti regalavano un telefonino modificato per fotografare la scheda in cabina senza far sentire il click. Solo i più fortunati ottenevano un lavoro a tempo determinato.

    Alle ultime elezioni il valore del voto era sceso a 50 euro. Quasi come al tempo di Achille Lauro, l'imprenditore sindaco di Napoli che negli anni cinquanta regalava pacchi di pasta e la scarpa sinistra di un paio nuovo di zecca, mentre la destra veniva recapitata dopo la vittoria. Oggi si ottengono voti per poco, per pochissimo. La disperazione del meridione che arriva a svendere il proprio voto per 50 euro sembra inversamente proporzionale alla potenza della più grande impresa italiana che lo domina.

    Mai come in questi anni la politica in Italia viene unanimemente disprezzata. Dagli italiani è percepita come prosecuzione di affari privati nella sfera pubblica. Ha perso la sua vocazione primaria: creare progetti, stabilire obiettivi, mettere mano con determinazione alla risoluzione dei problemi. Nessuno pretende che possa rigenerarsi nell'arco di una campagna elettorale.

    Ma nel vuoto di potere in cui si è fatta serva di maneggi e interessate miopie prevalgono poteri incompatibili con una democrazia avanzata. E' una democrazia avanzata quella in cui 172 amministrazioni comunali negli ultimi anni sono stati sciolti per infiltrazione mafiosa? O dove dal '92 a oggi, le organizzazioni hanno ucciso più di 3.100 persone? Più che a Beirut? Se vuole essere davvero nuovo, il Partito Democratico di Walter Veltroni non abbia paura di cambiare. Non scenda a compromessi per paura di perdere.

    Il governo Prodi è caduto in terra di camorra. Ha forse sottovalutato non tanto Clemente Mastella, il leader del piccolo partito Udeur, ma i rischi che comportava l'inserimento nelle liste di una parte dei suoi uomini. Personaggi sconosciuti all'opinione pubblica, ma che negli atti di alcuni magistrati vengono descritti come cerniera tra pubblica amministrazione e criminalità organizzata. Nel frattempo il governo ha permesso al governatore della Campania Bassolino di galleggiare nonostante il suo fallimento nella gestione dell'emergenza rifiuti. E non ha capito che quella situazione rappresenta solo l'esempio più clamoroso di quel che può accadere quando il cedimento anche solo passivo della politica ad interessi criminali porta allo scacco.

    Tutto questo mentre il centrodestra guidato da Silvio Berlusconi assisteva muto o giustificatorio ai festeggiamenti del governatore della Sicilia Cuffaro per una condanna che confermava i suoi favori a vantaggio di un boss, limitandosi a scagionarlo dall'accusa di essere lui stesso un mafioso vero e proprio.

    La questione della trasparenza tocca tutti i partiti e il paese intero. Inoltre molta militanza antimafiosa si forma nei gruppi di giovani cattolici i cui voti non sempre vanno al centrosinistra. Anche questi elettori dovrebbero pretendere che non siano candidate soubrette o personaggi capaci solo di difendere il proprio interesse. Pretendano gli elettori di centrodestra che non ci siano solo soubrette e a sud esponenti di consorterie imprenditoriali. E mi vengono in mente le parole che Giovanni Paolo II il 9 maggio del 1993 rivolse dalla collina di Agrigento alla Sicilia e all'Italia ferita dalle stragi di mafia: "Questo popolo... talmente attaccato alla vita, che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, civiltà della morte... Mi rivolgo ai responsabili... Un giorno verrà il giudizio di Dio". Parole che avrebbero dovuto crescere nelle coscienze.

    È tempo di rendersi conto che la richiesta di candidati non compromessi va ben oltre la questione morale. Strappare la politica al suo connubio con la criminalità organizzata non è una scelta etica, ma una necessità di vitale autodifesa.

    Io non entrerò in politica. Il mio mestiere è quello di scrittore. E fin quando riuscirò a scrivere, continuerò a considerare questo lo strumento di impegno più forte che possiedo. Racconto il potere, ma non riuscirei a gestirlo. Non si tratta di rinunciare ad assumersi la propria responsabilità, ma considerarla parte del proprio lavoro. Tentare di impedire che il chiasso delle polemiche distolga l'attenzione verso problemi che meno fanno rumore, più fanno danno. O che le disquisizioni morali coprano le scelte concrete a cui sono chiamati tutti i partiti. È questo il compito che a mio avviso resta nelle mani di un intellettuale. Credo sia giunto il momento di non permettere più che un voto sia comprabile con pochi spiccioli. Che futuri ministri, assessori, sindaci, consiglieri comunali possano ottenere consenso promettendo qualche misero favore. Forse è arrivato il momento di non accontentarci.

    Nel 1793 la Costituzione francese aveva previsto il diritto all'insurrezione: forse è il momento di far valere in Italia il diritto alla non sopportazione. A non svendere il proprio voto. A dare ancora un senso alla scelta democratica, scegliendo di non barattare il proprio destino con un cellulare o la luce pagata per qualche mese.

    © 2008 by Roberto Saviano
    Published by arrangement with Roberto Santachiara Literary Agency


    (15 marzo 2008)
    http://www.repubblica.it/2008/03/sez...i-venduti.html

 

 
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