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Discussione: Maurizio Lattanzio...

  1. #11
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    Berlino 1945: nel nome della razza

    Maurizio Lattanzio

    «Sparagli Piero / sparagli ora
    e dopo un colpo / sparagli ancora
    fino a che tu non lo vedrai esangue
    cadere in terra / coprire il suo sangue»
    Fabrizio De Andrè

    Maurizio Lattanzio aveva coscientemente eluso l'evocazione razziale e la rappresentazione politico‑scrittoria della battaglia di Berlino (“Per chi?" è una gradevole canzone dei Gens ...), poichè ciò avrebbe configurato, nello sgangherato ambiente antropologico del neofascismo di servizio, il velleitario tentativo di allenare per il gran premio di galoppo «j'asene de Bazzoffie, che teneve novantanove piaghe i' la coda fraciche» (l'asino di Bazzoffie ‑personaggio vissuto in quel di Popoli, provincia di Pescara-, il quale aveva novantanove piaghe e la coda fradicia). Oggi lo abbiamo fatto perchè siamo certi dell’inesistenza di plausibili destinatari... dunque, non si verificheranno incomprensioni... perchè, con i contemporanei, non ci intenderemmo nemmeno se esprimessimo giudizi estetici riferiti alla signora Alba Parietti... infatti, essi noterebbero sicuramente soltanto i qualitativi difetti (mah!) della medesima... mentre noi a contrariis, affermiamo che, in una femmina o, nel caso di specie, in un’immagine femminile, ognuno vede ciò che ha dentro, in quanto la femmina è l'informe bestialità ricettiva che assume la forma del mondo interiore promanante dallo sguardo dell'uomo che sa imprigionarne la demoniaca animalità... se è un uomo e se ha voglia di ammirarla... saremmo d'accordo, invece, circa la spiccata conformità della dr.ssa Maria Latella nei confronti dell'archetipo femminile, soprattutto con riferimento alla marmorea sensualità irradiata dalla tondeggiante levigatezza carnale che accarezza la tornita perfezione volumetrica del suo collo...
    Maurizio Lattanzio ha esploso un colpo di pistola contro la nuca pelata e lardosa del neofascismo atlantico di servizio, determinando la fine di una parodia politica funzionalmente complementare al Sistema giudaico‑mondialista. Ciò è avvenuto allo scopo di propiziare le condizioni necessarie, anche se non sufficienti, per l'affermazione dell'essenza rivoluzionaria del nazionalsocialismo tedesco, la quale, nel terzo millennio, si incarnerà nella forma razziale del soldato politico nichilista (ci vengono in mente i khmer rossi di Pol Pot... per intenderci...), conforme e coerente precipitato antropologico della verticale manifestazione guerriera che culminerà vittoriosamente nella leggendaria apoteosi combattente della battaglia di Berlino. In questo secondo dopoguerra, il neofascismo di servizio ha costantemente sottolineato la valenza ultimativa della più gran battaglia totale della storia, erigendola ad alibistica nobilitazione di un habitat antropologico malsanamente predisposto alla masochistica coltivazione e al patologico compiacimento della sconfitta, intesa quale premessa di deresponsabilizzazione politica e quale evento preclusivo per l’elaborazione di ogni successiva prassi politico‑progettuale antisistemica.
    Per la malafede di costoro, avendo la battaglia di Berlino sancito la fine definitiva del Nazionalsocialismo e, più ampiamente, del Fascismo europeo ‑ogni realistica prospettazione di una dinamica politico‑rivoluzionaria di lotta al Sistema per l'annientamento del Sistema, sarebbe caratterizzata da velleitarismo, perchè, tanto, la partita decisiva era stata giocata nel 1945. Essi, tutt'al più, hanno intravisto l'effetto militare di quella battaglia e di quel conflitto, mentre, evidentemente, è sfuggito alla loro asfittica capacità di comprensione e alla loro complessiva sub‑dotazione razziale, manovrata dagli apparati di servizio statunitensi, il valore simbolico, spirituale e politico‑razziale del totalkampf di Berlino, oggi trasposto nella battaglia politica condotta dalla Comunità Politica di Avanguardia, consapevolmente schierata al fianco dell'Islam tradizionale e rivoluzionario esemplarmente incarnato dalla Repubblica Islamica dell'Iran.
    La battaglia di Berlino costituisce l'epifania storica di un significato metastorico, ovvero della lotta cosmica ‑il Kòsmos, inteso quale ordine divino che si imprime sul disordine demoniaco assimilabile alla nozione di Kàos‑ fra il principio olimpico‑solare della Tradizione; incarnato dal Terzo Reich nazionalsocialista, e le forze tellurico‑lunari della Sovversione, incarnate dalle bande mercenarie sioniste asservite al bolscevismo ebraico e alle giudeo‑democrazie occidentali: «Da una parte ‑scrive Julius Evola- stava il principio olimpico della luce, la realtà uranica e solare; dall'altra, la violenza bruta, l'elemento titanico‑tellurico, barbarico in senso classico, feminile‑demonico. II tema di questa lotta metafisica ritorna in mille modi di apparizione in tutte le tradizioni di origine aria. Ogni lotta in senso materiale veniva sempre vissuta con la maggiore o minore consapevolezza che essa altro non era che un episodio di quell’antitesi...»; infatti «... l'arianità considerava se stessa quale milizia del principio olimpico (...). Nell'immagine del mondo tradizionale ogni realtà diveniva simbolo. Ciò vale per la guerra anche dal punto di vista soggettivo e interiore. Così potevano essere fuse in una sola e medesima entità guerra e via del divino. (...) il Walhalla è la sede dell'immortalità celeste, riservata principalmente agli eroi caduti sul campo di battaglia. II signore di questi luoghi, Odhino‑Wothan, viene presentato nella Ynghingasaga come colui che con il suo simbolico sacrificio all'Albero cosmico Ygdrasil ha indicato la via ai guerrieri, via che conduce alla sede divina, ove fiorisce la vita immortale. (...) nessun sacrificio o culto è gradito al dio supremo, nessuno ottiene più ricchi frutti ultraterreni di quel sacrificio che si offre mentre si muore combattendo sul campo di battaglia. (...) attraverso i guerrieri che, cadendo, offrono un sacrificio a Odhino, si ingrossa la schiera di coloro di cui questo dio ha bisogno per l'ultima battaglia contro il ragna‑rókkr, cioè contro il fatale “oscuramento del divino”, che, da tempi lontani, incombe minaccioso sul mondo». (1)
    La battaglia di Berlino, dunque, anche sul piano simbolico‑tradizionale, lungi dal configurarsi quale ultima battaglia, è la prefigurazione storico‑simbolica della battaglia decisiva che, nel corso del terzo millennio (entro il primo quinquennio? O anche più tardi, considerando che l'ebreo Edward Luttwak, autorevole portavoce mondialista, in un'intervista rilasciata a "II Messaggero" del 25 marzo 1997, al giornalista Luigi Vaccari che gli chiedeva: «Che parte assegna, in questo scenario, al fondamentalismo islamico?», così rispondeva: «Comparato a questi grandi cambiamenti, è un problema da quattro soldi: veramente insignificante. La maggior parte dei Paesi mussulmani lo sta combattendo vigorosamente. Gli stessi fondamentalisti sono così deboli che neanche in Israele, dove vivono accanto al nemico, riescono a fare niente: uccidono tre persone lì, quattro persone là. Sono una banda di incapaci. La crisi di fine Secolo è il ritorno della povertà che si esprime con i bassi salari e con la disoccupazione non più temporanea ma cronica». Insomma, come dire: «non è cosa ...», ovvero, la volpe che parla dell'uva... lasciamo perdere l'Islam tradizionale e rivoluzionario sia perchè le sanzioni economiche, decretate unilateralmente dagli USA contro la Repubblica Islamica dell'Iran, sono ricadute (nel 1996) fragorosamente sulla testa vuota di Clinton, sia perchè c'è il rischio di farsi male ... sia perchè la strategia e la prassi mondialiste suscitano squilibri socio‑economici che, per gli oligarchi ebrei, risultano assai più pericolosi che non le avanguardie combattenti mussulmane... a tale proposito leggete il libro di Lester C. Thurow, "II futuro del capitalismo", Mondadori, ‘97... e anche perchè, una squadra dedita alle autoreti, così procedendo, trasmette una grande fiducia nella compagine avversaria... quindi, caro Luttwak, gli incapaci siete voi. Del resto, per voi, l'onda di riflusso iniziata nel gennaio 1991, continua... avreste dovuto giocare allora, e quando cazzo la chiudete più? Più incapaci di così... perchè il mondo si divide in due categorie: quelli che non chiudono le partite e quelli che rimontano: voi non sapete chiudere le partite ...), sarà combattuta, con esito vittorioso, dai militanti totali dell'Ordine della Tradizione contro il disordine sovversivo rappresentato dal Sistema giudaico‑mondialista, riflettendo, sul piano delle forme storiche, il simbolo metastorico della lotta spirituale fra la Tradizione e la Sovversione.
    Sul piano spirituale, l'etica guerriera che alimenterà la superiore capacità di combattimento dei soldati politici SS, nonché dei soldati della Wermacht, costituisce la manifestazione storica dei valori interni ad ogni forma tradizionale, la quale abbia conosciuto esperienze spirituali di iniziazione guerriera: «... tale azione spirituale ‑scrive Julius Evola‑ consisteva nel trasformare l'io individuale dalla normale coscienza umana, che è circoscritta e individuata, in una forza profonda, superindividuale (...) che è al di là di nascita e morte.» Ciò determina «... una crisi distruttiva; così come un fulmine, in séguito a una tensione troppo alta di potenziale nel circuito umano. (...) in tal caso, si produrrebbe una specie di esperienza attiva della morte (...). Nella tradizione nordica, il guerriero vede la propria walkiria per l'appunto nell'istante della morte o del pericolo mortale. (...) All'apice del pericolo del combattimento eroico si riconobbe la possibilità di tale esperienza supernormale. (...) Le Furie e la Morte, che il guerriero ha materialmente affrontate sul campo di battaglia, lo contrastano anche interiormente sul piano spirituale, sotto forma di un minaccioso erompere delle forze primordiali del suo essere. Nella misura in cui egli trionfi su di esse, la vittoria è sua». (2)
    Queste valenze formatrici simbolico‑guerriere hanno sicuramente plasmato la forma antropologica e ispirato le condotte esemplari di coloro che, consapevolmente, hanno vissuto la battaglia di Berlino quale atto assoluto che, irrompendo sul piano della contingenza storica, invera, al di là di ogni utilitaristica quantificazione delle occasioni, la dimensione divina del valore archetipico‑guerriero. Esso devasterà l'orizzonte storico della vacillante umanità adusa a misurare la convenienza politica correlata con l'esito militare di una vicenda bellica ormai estranea a qualsivoglia valutazione di opportunità, sia pure meramente tattica. Nel 1945, a Berlino, non si pensa più in termini umani: l'aristocrazia politica nazionalsocialista sarà l'esemplificazione razziale di uno stile comportamentale sottratto al dominio contingente delle esagitazioni attivistiche in cui gli umani (?) consumano le loro insignificanti esistenze. II Führer, infatti, conosce lo spessore cosmico sotteso allo scontro militare che lo oppone alle forze alleate, braccio armato del capitalismo ebraico internazionale. La guerra, dunque, si sarebbe sicuramente conclusa con la vittoria totale o con l'annientamento totale: «Già nel 1923 ‑scrive Serge Hutin‑, dieci anni prima della sua ascesa al potere, Hitler diceva, nel suo caratteristico stile profetico: "Ciò che oggi si prepara sarà molto più grande della Grande Guerra. Lo scontro avverrà sul suolo tedesco in nome del mondo intero! Non vi sono che due possibilità: o noi saremo gli agnelli sacrificali o noi saremo i vincitori"». (1) Parimenti, Berger e Pauwels scrivono: «(...) Fu una guerra manichea o, come dice la Scrittura, "una lotta di dèi". Non si tratta, beninteso, di una lotta tra Fascismo e democrazia (...). Questo è l'aspetto esteriore della lotta. C'è un esoterismo. Questa lotta di dei che si è svolta dietro gli avvenimenti appariscenti non è terminata sul pianeta ...». (4) È il 6 febbraio 1945, quando il Führer, nel suo Quartier Generale, pronuncia le seguenti parole: «Da una lotta disperata si irradia sempre un eterno valore esemplare». (5)
    Sul piano politico‑razziale, noi affermiamo che, nell'apocalisse di Berlino, la forma politica nazionalsocialista scolpirà la connotazione razziale di una figura nuova, il soldato politico nichilista, il quale proietterà la sua disincarnata immagine oltre l'epilogo del secondo millennio. I soldati politici SS non combatteranno per una ratio strategico‑militare ormai inesistente; non combatteranno per Dio, latitante tra le macerie di Berlino; non combatteranno per la Patria (con la «P» maiuscola...), ormai integralmente occupata dalle bande mercenarie sioniste sovietico‑statunitensi; non combatteranno per le femmine e per i bambini, ormai preda di guerra per i calmucchi ubriachi; non combatteranno per sopravvivere: altrimenti si sarebbero arresi ... i soldati politici SS combatteranno nel nome della razza, ovvero nel nome della fedeltà alla propria razza, nella quale vive la superiore essenza del sangue arioeuropeo, fatalmente abbacinato da un destino di morte. Sono le visionarie prefigurazioni nichilistiche del superuomo di Friedrich Nietzsche e, successivamente, dell'autarca delineato da Julius Evola nella glaciale scultura scrittoria di "Cavalcare la tigre". Tra le rovine di Berlino, sorge l’uomo nuovo che affermerà i valori spirituali, aristocratici, gerarchici e guerrieri del Terzo Reich nazionalsocialista nell'epoca della contemporaneità nichilistica. È l'«atto del transito», che, muovendo dalla figura del soldato politico SS, approderà alla Iniziazione del Nulla, stabilendo un continuum antropologico con la futura forma razziale dell'aristocrazia politica composta dai soldati politici nichilisti del terzo millennio. Essi saranno gli iniziati del Nulla, ai quali, interiormente, non appartiene nessuna delle «buone e venerate cose» che corredano la porcilaia borghese, anche perchè, simmetricamente, a nulla essi appartengono. Il rogo di Berlino è la metafora storica del nichilistico rogo esistenziale della propria vita, condotta gradualmente a combustione dentro se stessi, mediante la gelida recisione delle aderenze naturalistiche che subordinano i comportamenti del singolo alla sfera vegetativa individuale, condizionata dalla bestiale dittatura della pulsione sentimentale e dell'istinto di conservazione. Per i combattenti di Berlino non esiste la paura, poichè chi non è schiavo della paura ha superato la vita; dunque, egli è il dominatore della morte. Chi non appartiene a nulla è capace di tutto (anche di venire a prelevarvi in braccio alle troie delle vostre mogli, a casa vostra...). Egli, dunque, risulta razzialmente idoneo a fini di arruolamento nell'aristocrazia politica rivoluzionaria che guiderà la guerra totale di annientamento contro il Sistema giudaico‑mondialista. Solo allora il teschio argenteo impresso sulle mostrine dell'uniforme indossata dai soldati politici SS non sarà impotente vagheggiamento nostalgico nè inerte compiacimento letterario. Questo sigillo simbolico identificherà dunque l'aristocrazia rivoluzionaria dei soldati politici nichilisti trasmutati dalla Iniziazione del Nulla, ovvero dalla «prova del Fuoco», così dis-velata da Julius Evola: «Saper gittare via tutto (...) ‑ questa (...) è la prima condizione per una tale via. È l'esperienza precedente la Grande Solitudine, il deserto senza luce in mezzo a cui l'io deve consistere, mediante una forza che egli deve 'assolutamente creare dal nulla. Di là da ciò la prova del Fuoco. (...) ... generare in sè la potenza di darsi una vita superiore mediante l'incendio e la catastrofe di tutta la propria stessa vita; confermare la propria autonomia consistendoquando ogni terreno sfugge da sotto i piedi, quando non si tocca più il fondo e tutto ciò su cui prima riposava la persuasione perde ogni fermezza e si dissolve in un caos incoercibile questo è il nuovo compito. Esso investirà (...) ogni categoria della persona; può trasmutare dunque dall'ironia per ogni espressione estetica e dalla dissoluzione di ogni religiosità, sino ad una pazzia cosciente e ragionata; da un'implacabile e onnipervadente scetticismo corrodente ogni certezza filosofica e scientifica, sino alla violazione deliberata di ogni legge morale e sociale; dalla riaffermazione di là da ogni valore riconosciuto e da ogni autorità, fino alla negazione di ogni fede, ideale o entusiasmo e al disprezzo di ogni sentimento di umanità, di amore o rispetto. Infine, dalla severità di una disciplina di ascesi e di mortificazione avente in se stessa, nel suo momento semplicemente negativo, il proprio fine e la propria gioia, sino a uno scatenato orgiasmo che, nello spingerle all'estrema intensità, arda in se stessa ogni passione. Di là da tutto: saper portare all'apice tutto ciò da cui il terrore originario è esasperato, tutto ciò che il nostro essere naturale e istintivo disperatamente non vuole, saper rompere il limite e scavare sempre più profondamente, dovunque, il senso dell'abisso vertiginoso, e consistere nel trapasso, sussistere là dove gli altri sarebbero travolti. Nulla deve più esistere, a questo punto, che possa venire rispettato, nulla che si senta di non essere capaci di fare. (...) una dipendenzá non è migliore di un'altra e lo scopo non è di cambiare padroni (legge del bene, dello spirito, della libertà, ecc.), sibbene di riaffermare l'io sopra ad ogni correlazione, qualunque essa sia ‑ di farne qualcosa di agile, di duro, di freddo, di inafferrabile, di pronto, qualcosa che è libero in questo suo vivere pericolosamente come potenza negatrice di ogni determinazione e di ogni appoggio». (6)
    Per gli uomini di questa razza, il termine «resa» sarà un incomprensibile suono composto da quattro fonemi... per costoro, nell'ambito di uno specifico quadro di riferimento militare, il combattimento sarà concepito esclusivamente quale prassi tattico‑strategica offensiva, sempre e comunque diretta all'annientamento del nemico, pronta a fare peggio contro chiunque voglia farti male... essi saranno sempre decisi ad elevare il coefficiente di intensità del conflitto contro chi, in una notte ‑per altro, afosa... ‑ di mezza estate, ha sognato di fare loro paura... buh! ... sempre consapevoli del fatto che si risponde con moltiplicata efficacia di contrasto ad ogni attacco nemico... sempre capaci di lasciare segni indelebili sul viso e sulla vita di coloro che, non importa se con esito vincente o perdente, li hanno aggrediti... sempre determinati all'offensiva, anche sulle strade di Berlino, anche a poche centinaia di metri dal Führerbunker... Noi abbiamo così evocato, dalle scaturigini del Nulla, la razza dei combattenti capace di rendere probabile l'impossibile...
    La battaglia del saliente di Kursk e la controffensiva delle Ardenne, preceduta dall'invasione alleata della Normandia, costituiscono gli eventi bellici che consentiranno alle bande mercenarie dell'ebraismo internazionale plutocratico‑bolscevico di inquadrare strategicamente l'obiettivo militare rappresentato dalla capitale del Terzo Reich.
    Nell'estate del 1943, il Führer decide la ripresa dell'iniziativa strategica sul fronte orientale, avviando una terza offensiva. Ciò anche in relazione al fatto che l'industria bellica nazionalsocialista si appresta a conseguire i massimi livelli produttivi. È l'operazione "Cittadella". Si tratta di accerchiare e di annientare un milione di soldati sovietici, il 40% delle forze di cui dispone l'Armata Rossa, serrandoli con una manovra a tenaglia nel saliente di Kursk. Le divisioni corazzate della Wermacht si aprirebbero così di nuovo la strada verso Mosca, capitale del bolscevismo ebraico: «La vittoria di Kursk ‑il Führer ne è sicuro‑ sarà un faro che illuminerà il mondo». Ma l'azione spionistica della "Orchestra Rossa" consentirà ai sovietici di conoscere in anticipo i piani. nazionalsocialisti e di apprestare un solido sbarramento difensivo, grazie anche e soprattutto agli aiuti militari giudaico‑statunitensi. Basti solo pensare, ad esempio, ai
    500.000 autocarri veloci che permetteranno ai sovietici di spostare, rapidamente e tempestivamente, soldati e mezzi lungo tutto l'arco del vastissimo fronte.
    Alla fine della più grande battaglia di carri della storia, i combattenti nazionalsocialisti avranno perso mezzo milione di uomini, le migliori forze corazzate, nonchè, per sempre, l'iniziativa strategica sul fronte orientale.
    «Quando sbarcheranno ‑sono parole di Erwin Rommel‑ li dobbiamo ributtare in mare il giorno stesso. Quello, per la Germania, sarà il giorno più lungo». E il giorno più lungo, sul fronte occidentale, verrà il 6 giugno 1944, quando i mercenari anglo statunitensi, braccio armato del capitalismo ebraico internazionale, inizieranno il processo imperialistico di occupazione dell'Eurasia, sbarcando in Normandia: «... 6480 navi da trasporto, con circa 4000 mezzi da sbarco, scortate da 6 navi da battaglia, 23 incrociatori, 122 cacciatorpediniere, 360 torpediniere e alcune centinaia di navi attrezzi» (7), vomiteranno contro le difese del Vallo Atlantico una marea di soldati e di armi. Nel cielo, 13.000 aerei, ai quale la Luftwaffe potrà opporne solo 319, sganceranno sugli eroici soldati del Terzo Reich 12.000 tonnellate di bombe. Da questo momento, grazie a un’immane supremazia materiale, le bande sioniste avranno aperto una ferita mortale nel fianco occidentale dell'Eurasia. Esse punteranno verso Berlino, fronteggiate, per altro, dal supremo orgoglio, dalla superiore volontà e dalla incomparabile capaci di combattimento dei soldati del Terzo Reich, simboleggiata dalla leggendaria controffensiva delle Ardenne del dicembre 1944: la "battaglia dei giganti", come sarà definita dagli stessi statunitensi: «Obiettivo Anversa, il grande porto belga ‑scrive Romualdi‑ senza il quale gli americani non potrebbero alimentare l'offensiva contro la Germania. È la estrema, geniale mossa di Hitler, che tenta di ripetere la manovra del 1940, la frattura del fronte nemico e l'insaccamento di una parte di esso». (8)
    Tra i boschi delle Ardenne, i generali delle Waffen‑SS Sepp Dietrich e Jochen Peiper, i generali della Wermacht Hasso Von Manteuffel e Walter Model, saranno i protagonisti della magistrale controffensiva delle armate nazionalsocialiste. II 6° Panzerkorps di Dietrich sfonderà a Malmedy per puntare su Anversa; Von Manteuffel e Model punteranno su Bruxelles attraverso Bastogne e la Mosa; a sud, Peiper, al comando di un'altra leggenda (una delle tante...), ovvero la 1ª divisione corazzata "Leibstandarte SS Adolf Hitler", proteggerà il fianco meridionale: 28 divisioni, 200.000 uomini e 1000 carri si avventano contro le difese alleate. Gli anglo‑statunitensi, inizialmente travolti, vacillano. Sembra l'ennesimo miracolo bellico propiziato dall’insuperata genialità strategica del Führer. Ma, alla distanza, la mancanza di carburante, l'impossibilità di disporre dell'ausilio della Luftwaffe, favoriranno le armate asservite all'ebraismo internazionale.
    Anche sul fronte occidentale, l'iniziativa strategica si è definitivamente esaurita.
    Nel gennaio 1945, già prima della caduta di Budapest e di Varsavia, i rapporti di forza sono irreversibilmente saltati: lungo la linea compresa tra la Prussia orientale e i Carpazi, l'Armata Rossa schiera complessivamente 3.900.000 soldati contro 1.000.000; 50.000 cannoni contro 12.000; 9.800 carri contro 1836; 14.800 aerei contro 1570. II 12 gennaio 1945, guidata dal maresciallo Koniev, inizia l'offensiva sovietica in direzione di Berlino: «In tal modo ‑scrive Joachim C. Fest‑, l'intero schieramento tra il Mar Baltico e i Carpazi si mise in movimento, e si trattava, da parte sovietica, di una enorme macchina bellica, la cui superiorità era di undici a uno rispetto ai tedeschi per quanto riguardava la fanteria, di sette a uno per quanto atteneva alle forze corazzate, e di ben venti a uno quanto ad artiglieria». (9)
    II 16 gennaio 1945, il Führer, lasciata la Wolfschanze di Rastenburg, nella Prussia orientale, rientrerà a Berlino per aspettare il nemico di razza e per fare della battaglia di Berlino la sua battaglia, ovvero l'apocalittica arsione della Civiltà arioeuropea: «Hitler aveva deciso di rimanere a Berlino per ua'ino la `rerà a Berlino per `assumere personalmente la difesa della città (...). I presenti cercarono di persuaderlo a lasciare la capitale perchè era ormai impossibile controllarne la situazione; ma Hitler rispose (...) che sarebbe rimasto e per sottolineare là sua decisione annunciò che avrebbe comunicato la sua presenza nella capitale». (10) Sono parole del Führer: «Se giunge la fine, allora voglio che mi trovi qui, nella Cancelleria del Reich. Per me non esistono compromessi. Nè tanto meno cadrò nelle mani del nemico. lo rimango a Berlino». (11) Le macerie della capitale del Reich saranno tappezzate ‑accanto alle preesistenti scritte: «WIR KAPITULIEREN NIE» (Noi non capitoleremo mai)‑ da manifesti recanti il seguente proclama: «II Führer è a Berlino. II Führer resterà a Berlino. II Führer difenderà Berlino fino all'ultimo respiro». A tale volontà porgerà eco il dr. Goebbels: «Parlando di questi giorni, la storia non potrà mai dire che il popolo abbia abbandonato il suo capo o il capo abbia abbandonato il suo popolo. E questa è la vittoria!» (12)
    Intanto, 6200 carri sovietici T 34, sostenuti da migliaia di aerei, dilagano nelle pianure polacche. II ReichsFührer SS Heinrich Himmler, nominato comandante del Gruppo Armate Vistola, tenta l'impossibile sul fronte di Pomerania. Soldati politici SS e militi della Wermacht, volontari europei inquadrati nelle Waffen‑SS, si dissanguano per arginare le orde slavo‑mongole del bolscevismo ebraico. A marzo, però, l'impossibile diventa probabile: il fronte sarà fissato sull'Oder: Berlino è ormai città di prima linea e Joseph Goebbels, Gauleiter della capitale e Reichskommissar per la guerra totale, ne organizza la difesa. Proclamata la mobilitazione totale, tutti gli uomini validi dai 15 ai 60 anni, armati di Panzerfaust, vengono inquadrati nel Volksturm e nella Hitlerjugend; essi saranno l'esercito de popolo che contribuirà all'estrema difesa della capitale del Terzo Reich e dell'Eurasia.
    II 16 aprile 1945, alle ore 4 del mattino, 22.000 cannoni, 13 armate, alla quale si oppone l'unica armata del Generale Heinrici, scatenano l'attacco finale a Berlino. Si combatterà casa per casa, nelle strade, nelle piazze, guidati dall'indomabile volontà del Führer, primo soldato politico dell'Ordine Nuovo, il quale sarà presente al suo posto di comando nel "Führerbunker" della Cancelleria del Reich, per combattere, fino al tragico esito finale, la sua battaglia, la battaglia .di Berlino. Quindi, si dissolverà nel sudario di sangue e di fuoco nel quale saranno composte le spoglie mortali della capitale del Terzo Reich.
    Mentre sulla Alexanderplatz il Kampfkommandant Barefànqer risponde a chi gli obietta la scarsità di munizioni: «Allora combatteremo all'arma bianca. Noi difendiamo un'idea»; mentre sulla Friedrichstrasse, sulla Potsdamerplatz e sulla Wilhelmstrasse, le Waffen‑SS e la Hitlerjugend di Axmann, attingendo a vertici di sovrumano eroismo, riescono ancora a contenere l'assalto finale del branco slavo‑mongolo; mentre il 29 aprile 1945, i soldati politici della "SS Charlemagne" e della "SS Nordland" sferreranno una leggendaria controffensiva sulla Belle Alliance Platz, distruggendo sette carri sovietici; e, ancora, mentre il 30 aprile 1945, i difensori della Cancelleria del Terzo Reich ‑superstiti della "SS Charlemagne" e della "SS Nordland", del "15° Fucilieri SS Lettoni", e soldati della Wermacht‑ saranno annientati affrontando i sovietici all'arma bianca sulle scalinate e fin dentro i sotterranei del Reichstag, un annuncio radiofonico essenziale, scarno, spartano nella sua maestosa laconicità, testimonierà l'esemplare epilogo di una vita virilmente composta nella forma eroica della milizia totale: «II Quartier Generale comunica che, oggi pomeriggio, il nostro FüHrer Adolf Hitler è caduto per la Germania, al suo posto di comando nella Can­celleria del Reich, com­battendo il bolscevismo fino all'ultimo respiro. II 30 aprile il Führer ha nominato suo succes­sore il Grande Ammira­glio Doenitz».
    «Altissime, poi vibranti e spezzate, poi ancora alte, cupe e solennemente fune­bri, erano risuonate le note della marcia funebre di Sigfrido dal "Crepuscolo degli Dèi"». (13)
    Nel nome della razza.


    NOTE:

    1) Julius Evola, "La dottrina aria di lotta e vittoria", Ed. di Ar, s.d.;
    2) Julius Evola, op. cit.;
    3) Serge Hutin, "Governi occulti e società segrete", Ed. Mediterranee, Roma ‘73;
    4) Berger e Pauwels, "II mattino dei maghi", Mondadori, Milano ‘63;
    5) Adolf Hitler, "Ultimi discorsi", Edizioni di Ar, Padova ‘88;
    6) Julius Evola, "Fenomenologia dell'Individuo Assoluto", Ed. Mediterranee, Roma ‘76;
    7) A. Romualdi, "Le ultime ore dell'Europa", Ciarrapico Editore, Roma ‘76;
    8) A. Romualdi, op. cit.;
    9) Joachim C. Fest, "Hitler", Rizzoli Editore, Milano ‘74;
    10) M. L. Gennaro, "La battaglia di Berlino", De Vecchi Editore, Milano ‘74;
    11) R. D. Múller ‑ G. R. Ueberschar, "La fine del Terzo Reich", Il Mulino, Bologna ‘95;
    12) P. J. Goebbels, discorso del 20 aprile ‘45;
    13) A. Romualdi, (pref. a) Adolf Hitler, "La battaglia di Berlino", Ed. di Ar, Padova ‘77


    da www.avanguardia.altervista.org

    articolo da "Avanguardia" nr 183 dell'Aprile 2001

  2. #12
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    Predefinito dulcis in fundo...


    La Cambogia di Pol Pot è metallica forma spartana e devastante estetica nichilista, 'geometrico' ordine prussiano e oggettiva prassi bolscevica di uno stato popolare fondato sulla totale coesione comunitaria dei soldati khmer, dei contadini e degli operai, i quali procederanno al radicale 'sventramento' rivoluzionario del disordine borghese individualistico-occidentale.
    Lo Stato popolare Khmer di Pol Pot
    L’epilogo ciclico della decadenza occidentale è l'estenuazione. razziale della forma antropologica e la 'teratologica' deformazione del tessuto sociale nel quale 'si agitano' lo masse degli individui 'pullulanti' nelle aree metropolitane dell'Occidente giudaico-plutocratico. II disordine degli individui 'posseduti' dalle pulsioni consumistico-mercantili correlate cori le dinamiche neocapitalistiche predominanti nelle democrazie usuraie accidentali - è 1' 'approdo' terminale del processo di dissoluzione antropologica e di frammentazione sociale indotto dalla 'scomposizione' ontologica dell'ordine della razza. E' il maleolente e limaccioso 'flutto' antropoide della razza borghese, la quale ha patologicamente 'inciso' il ripugnante 'marchio' della inferiorità razziale sulla stessa immagine 'fisica' del `cittadino' occidentale: " Io soffro - scrive Piarre Drieu La Rochelle - per il corpo degli individui (...); che cosa orribile camminare per le strade ed incontrare tanto fallimento, tanta bruttezza, tanta imperfezione: schiene curve, spalle cadenti, ventri gonfi, cosce magre, visi flaccidi." E' Io sprezzante 'scarabocchio' descrittivo che 'rappresenta' la sotto-razza cittadina, 'affrescato' dai 'colpi di rasoio' della penna di Drieu La Rochelle. Si tratta di una 'ricognizione' analitica contenutisticamente omologa alla polemica antiurbana organicamente illustrata da Walter Darrè, Ministro per l'Agricoltura e per l'Alimentazione del Terzo Reich nazionalsocialista: Nella nostra alternativa 'Città a Campagna' bisogna anche considerare un punto di vista più lontano. Ogni città, sia la città-giardino che la città-caserma, non si regge autonomamente su proprie leggi vitali. (...) Ogni città è come una piovra che trae con i suoi lunghi tentacoli (...) il nutrimento dai dintorni, e perfino da più lontano quando i mezzi di trasporto glielo consentono. Se una circostanza qualsiasi interrompe questo flusso nutritivo verso la città, essa diventa come un pesce fuor d'acqua. La città, in tal caso, non può mantenersi in vita autonomamente: accorre aiutarla dall'esterno. ll parassitismo è il carattere fondamentale della città. Ogni parassitismo muore quando gli viene sottratta la sua fonte nutritiva... " Nel contadinato germanico - il Bauerntum - risiederà la 'sorgente' antropologica dei sangue ariano, la quale 'nutrirà' il nuovo ordine della razza affermato dal Terzo Reich nazionalsocialista - così come, mutatis mutandis, [Il contadinato sarà il soggetto sociale di riferimento per i movimenti rivoluzionari comunisti, caratterizzati da una lettura' marxisticamente `eretica'e dialetticamente difforme dalla prassi di conflittualità sociale denominata "lotta di classe". Non si dimentichi, a tale proposito, che, secondo Lenin "La lotta contro i contadini è più difficile e ben più lunga di quella che dobbiamo combattere contro la borghesia" - mentre, secondo l'ebreo Marx-Mardechai, il contadino é colui che deve essere strappato dall' "idiotismo delle campagne". La centralità sociale del contadinato e l'incompatibilità 'culturale' che oppone lo 'spirito' della campagna al razionalismo utilitaristico dalla città, delinea, invece, i fattori identificanti della concezione maoista dello Stato popolare: "La guerra di resistenza al Giappone - scrive Lin Piao -fu essenzialmente una guerra rivoluzionaria del contadini guidata dal nostro Partito (...). Fare affidamento sui contadini, creare basi rurali e servirsi delle campagne per accerchiare e in seguito conquistare le città - questa fu la strada che condusse alla vittoria la rivoluzione cinese." Certo, oggi, nell'Occidente plutocratico, il contadinato rappresenta una componente sociale quantitativamente 'recessiva', qualitativamente degradata e politicamente marginale - ma, risulta parimenti Innegabile che gli attuali fenomeni immigratori extraeuropei - nonché quelli provenienti da aree 'arretrate' dell'est europeo - costituiscano l’ 'assalto' sferrato dalla 'campagna del mondo' contro la 'città del mondo' occidentale, 'convalidando', a distanza di circa tre decenni, l'esattezza 'strategica' dell'analisi politica rivoluzionaria elaborata da Lin Piao; "Prendiamo l'intera globo terrestre. Se l'America del nord e l'Europa occidentale possono essere considerate la sua città', l'Asia, l'Africa e l'America Latina rappresentano la sua 'zona rurale'. Dopo la seconda guerra mondiale, il movimento rivoluzionario del proletariato dei paesi capitalisti dell'America del nord e dell'Europa occidentale, per varie ragioni, ha provvisoriamente segnato il passo, mentre il movimento rivoluzionario dei popoli dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina si è vigorosamente sviluppato. In un certo senso, anche la rivoluzione nel mando contemporaneo si presenta come un accerchiamento della città dalla campagna . La radicale discriminante costituita dall'intelligenza politica, consiste nella capacità di comprensione dei significato sostanziale che sottende la 'facciata', ovvero la formalistica convenzione semantico-lessicale inerente a una fenomenologia politica. Si tratta di individuare i nessi di affinità oggettiva rilevabili nella qualità elo nella direzione di un vettore politico, il quale dovrà essere funzionalmente inserito nel quadro di una preesistente forma politico-progettuale, ai fine di contribuire al potenziamento della sua efficacia di devastazione antisistemica.
    La Cambogia sarà annessa dal Vietnam fra il 1841 e il 1845. Successivamente, nel 1863, la Francia, 'ufficialmente' richiesta dal re Ang Duong e, poi, dal re Norodom, imporrà il suo protettorato sulla Cambogia. II dominio coloniale francese terminerà nel 1953. Durante questo periodo, la Cambogia sarà subordinata alle esigenze di profitto del sistema di sfruttamento coloniale egemonizzato dalle oligarchie plutocratiche giudaico-francesi. Esse procederanno al sistematico prelievo forzoso delle materie prime cambogiane e alla successiva rivendita, In loco, di manufatti molto costosi. Infatti, il risparmio laboriosamente accantonato dai contadini - speso pressoché esclusivamente per l'acquisto di questi prodotti -, sarà 'distratta' da ogni forma di investimento produttivo finalizzato al miglioramento delle tecniche di coltivazione. Il contadinato cambogiano, storicamente 'avvezzo' al baratto - pienamente operante fino al volgere del XIX secolo -, sarà progressivamente costretto all'uso del denaro e alla sottoscrizione di prestiti monopolizzati da usurai cinesi, i quali pretenderanno tassi d'interesse annuali oscillanti fra il 200% e il 300% "Ad alcuni contadini accadeva di lavorare solo per rimborsare i loro debiti e di vedersi talvolta costretti persino ad alienare le loro proprietà (-..) ...le terre cominciarono a venir concentrate nelle mani dei capitalisti focali. (...) Nel 1956, il principe Sihanuk aveva cercato di porre rimedia ai prestiti usurai istituendo un prestito agricolo e una sarta di cooperativa per la raccolta dei prodotti agricoli. Ma i direttori del credito e delle cooperative sfruttavano i contadini in un modo ancor piú spietato dei commercianti cinesi. "Secondo i Khmer Rossi occorrerà "...una trasformazione completa della mentalità della gente..." Infatti, "Nell'amministrazione di Phnom Penh, la corruzione, anche nell'epoca di Sihanuk, raggiungeva un'ampiezza quasi inimmaginabile." Conseguentemente, l'anima popolare contadina esprimerà un giustificato sentimento di "odio per le città dove si concentravano i commercianti cinesi e il personale amministrativo ."
    Il Pracheachon (Partito Comunista Khmer), forma espressiva organizzata della soggettività sociale contadina, nel corso della lotta antisistemica diverrà I'Angkar, ovvero l'Organizzazione rivoluzionaria del Partito e dello Stato, incarnati dall'avanguardia politica del popolo cambogiana. Nell'Angkar non esistono soggetti che, in quanto tali, prevarichino sugli altri: ogni dirigente è funzione oggettiva della totalità rivoluzionaria. Questo orientamento è confermato dalia pressoché completa mancanza di notizie biografiche riguardanti la persona di Pol Pot. Egli, unitamente con i suoi compagni di partito, assumerà rilievo soltanto quale oggettiva funzione militante dell'Angkar. L'anonimato ascetica dei saldati politici khmer presenterà '"...i caratteri 'tipici' che - scrive Julius Evola - quasi sempre hanno avuto (...) le figure rappresentative: il saggio, il guerriero, l'asceta, l'aristocrate (...). In effetti, in esse tutte il superpersonale e l'impersonale appaiono strettamente congiunti."
    Pol Pot è il "nome di battaglia" che, come ogni altro militante, sarà assunto da Saloth Sar nel momento in cui aderirà all'Angkar, abbandonando la precedente identità individuale, `necessariamente' trasfigurata nella impersonalità attiva di colui che è grado individuale di manifestazione della totalità rivoluzionaria: "...in effetti, quando un uomo entra nell'esercito rivoluzionario, deve cambiare nome, come se rinascesse. Nessuno deve più riconoscerio, nemmeno i suoi genitori ." Nato nel 1928 a Kompong Thom da una famiglia contadina, Saloth Sar sarà educato in una pagoda buddhista per sei anni e al College Technique di Phnom Penh. Nel 1949 si trasferirà in Francia grazie al conseguimento di una borsa di studio, al fine di perfezionarsi in radiotecnica. A Parigi, entrerà in contatto con i comunisti e con gli altri studenti cambogiani residenti in Francia. Nel 1952 rientrerà in Cambogia e parteciperà alla guerriglia antifrancese. Sposerà Khieu Ponnary, sorella della moglie di Leng Sary, dirigente del Partito Comunista Khmer, il cui congresso lo eleggerà vice-segretario nel 1960 e segretario nei 1962. Nell'Angkar è assente ogni riferimento ai materialismo storico-dialettico, alla centralità operaia, alla lotta di classe e alla dittatura del proletariato. L'Angkar è l'avanguardia rivoluzionaria della totalità popolare cambogiana, saldamente 'raccolta' intorno alla soggettività sociale antagonista del contadinato, inteso quale portatore di una 'cultura' rurale e antiurbana, nonché radicalmente - e non dialetticamente - antiborghese e anticapitalista. il 5 gennaio 1976 sarà promulgata la "Costituzione della Kampuchea democratica". Essa, all'art. 1, così recita: "Lo Stato della Kampuchea é lo stato degli operai, dei contadini e di tutti gli altri lavoratori della Kampuchea." La sobria elementarità spartana e bolscevica della comunità di popolo si articolerà nei quadro dello Stato popolare del soldati politici khmer rossi, del contadini e degli operai. L'ideologia marxista rappresenterà la superficiale 'concrezione' formalistica di un processo rivoluzionario nazionale, popolare, socialista, contadino e antiplutocratico; "Se, fino al settembre 1976, la radio e i dirigenti hanno fatto abitualmente riferimento al 'movimento rivoluzionario internazionale' e all 'edificazione del socialismo', non si sono mai richiamati tuttavia ai marxismo [...]. Infatti, "Si à parlato di 'abbattere le classi' e di 'abbattere il regime’ ma non si è mai parlato di 'dittatura del proletariato' o di 'lotta di classe' ."Nei settembre 1966, il Partito Comunista Khmer adotterà la metodologia rivoluzionaria della lotta armata, la quale 'esploderà' nei 1967, in occasione della mobilitazione popolare contadina di Sarnlaut, .in villaggio della provincia di Battambang, nell'ovest della Cambogia. La lotta armata di liberazione nazionale e popolare raggiungerà il suo 'culmine' negli anni compresi fra il 1973 e il 1975. In questi anni, il governo coloniale filo-statunitense del fantoccio Lon Nol sarà costretto a difendere la sola ospitale, sottoposta agli incessanti bombardamenti dell'artiglieria della armate popolari rivoluzionarie dei Khmer Rossi. II 17 aprile 1975, i Khmer Rossi entreranno a Phnom Penh, finalmente liberata dall'occupazione coloniale statunitense. La devastante estetica militante della prassi di radicale eversione antiborghese attuata dai Khmer Rossi - inizierà allora una 'titanica' opera di sventramento' rivoluzionario della società borghese e della 'mercatura' plutocratica: "Casi come abbiamo lottato per cacciare i colonialisti francesi e giapponesi - afferma Pol Pot - e poi, da ultimo, gli imperialisti americani, continueremo la lotta per costruire e per difendere la nazione, con lo stesso eroismo rivoluzionario ."
    La città è il 'luogo' sociologico-urbanistico del privilegio borghese, della rapacità affaristica e dei parassitismo plutocratico. Essa sarà 'bonificata' dal Khmer Rossi mediante la 'tecnica' rivoluzionaria del "paniere rovesciato", consistente, appunto, nel rovesciamento
    del "paniere" (ossia la città) con tutti i frutti in esso contenuti (contrariamente alle ‘altre' rivoluzioni che eliminano dal "paniere" solo i frutti marci), dai quali saranno 'selezionati' solo quelli ancora 'sani', ovvero la sostanza antropologica meritevole di un successivo e graduale reinsediamento di una 'nuova' struttura urbana quantitativamente 'ridimensionata' e qualitativamente resa funzionale e subordinata all'armonico, equilibrato e organico sviluppo della comunità rurale. I Khmer Rossi avvieranno la prassi di 'svuotamento' delle città cominciando proprio da Phnom Penh: "Questa evacuazione generalizzata, massiccia, discendeva da una concezione nuova della società; l'idea stessa della città doveva scomparire. Le città cambogiane si erano ingrandite attorno ai mercati, e Phnom Penh, in particolare, aveva conosciuto la sua espansione grazie ai colonialismo francese, al commercio cinese, alle burocrazia statali della monarchia e della repubblica. Bisognava fare tabula rasa e costruire una società (...) di tipo rurale ." Secondo Pol Pot "La città é malvagia, perché in città c'è il denaro. Le persone si possono cambiare, la città no. Sudando per dissodare, seminare, raccogliere, l'uomo conoscerà il vero valore delle cose. Bisogna che l'uomo sappia che nasce dal grano di riso! "
    La prassi rivoluzionaria del trasferimento guidato della popolazione urbana dalla città alla campagna, costituisce la conforme proiezione 'esecutiva' mutuata dalla elaborazione teorica formulata da Khieu Samphan, dirigente dell'Angkar rivoluzionaria. Egli sosterrà che i flussi monetari dell'economia capitalistico-mercantile cittadina determinano la decadenza della nazione. La città - secondo Khieu Samphan - 'vampirizza' la produzione agricola a beneficio di strati sociali affaristico-borghesi, i quali alimentano consumi parassitari, nonché di un apparato burocratico composto da individui deboli e corrotti. Samphan delinea una proposta radicalmente alternativa, articolata nell'abolizione della proprietà privata, nell'abolizione della moneta, nell'abolizione della città e nella valorizzazione della campagna, 'elevata' al 'rango' sociologico di primario spazio di insediamento della comunità popolare, Conseguentemente, la Banca di emissione sarà minata e fatta saltare in aria, la moneta sarà abolita e li baratto si affermerà quale esclusivo mezzo di scambio. Ciò determinerà la sostanziale cancellazione' urbanistico-economica della città, completamente privata dei circuiti monetari che garantiscono la sopravvivenza della speculazione finanziaria ' manovrata' dalle oligarchie cittadine della borghesia mercantile e usuraia. La struttura industriale, collocata al servizio dell'agricoltura, fornirà le attrezzature, gli utensili e gli indumenti necessari all'esercizio dell'attività contadina. Saranno aboliti I titoli accademici, sostituiti dai "diplomi a vista", ovvero dal certificati rilasciati dall'Angkar a coloro che avranno funzionalmente e produttivamente contribuito alla milizia dei lavoro mirante allo sviluppo e al consolidamento dell'equilibrio economico comunitario. La dissociazione razionalistica dell'intellettualismo borghese sarà ricomposta mediante l'abolizione di ogni forma di attività professionale che propizi la formazione di gruppi sociali oligarchici tendenzialmente confliggenti con gli interessi della comunità popolare del lavoro contadino e operaio. La scuola, divenuta funzione politico-educativa della comunità di popolo, non conferirà titoli che consentano l'esercizio di attività professionali socialmente privilegiate. L'educazione politica dei bambini inizierà all'età di sei anni. Essi apprenderanno che la lealtà politica nei confronti dell'Angkar e della comunità di popolo dei soldati, dei contadini e degli operai prevale sul rapporto naturalistica che unisce il singolo alla propria famiglia d'origine. La medicina tradizionale sostituirà la farmacologia chimica occidentale, mentre i membri dei kom, cellula base della comunità di popolo, composta da dieci a quindici famiglie, a seconda dei settori, assumerà i pasti in comune, come nella Sparta dorica e come nella Cina maoista. 11 nIchilismo iconoclasta delle milizie khmer avvierà una 'mirata' prassi di annientamento nei confronti di istituzioni, strutture ed esponenti religiosi, specialmente buddhisti, che rifiuteranno di collaborare o che saranno oggettivamente incompatibili con il processo di edificazione dello Stato popolare khmer. `Le campagne erano la sede nella quale operare la rigenerazione (...). Il virus della corruzione e del capitalismo andava estirpato alla radice. Col sangue e col fuoco. Recita l'inno nazionale inserito nella costituzione
    del 1975: 'il sangue rosso scarlatto innaffia le città e le pianure della Kampuchea, la nostra patria.' Militari, funzionari, commercianti, artigiani, intellettuali, proprietari, professîonisti, studenti, vengono espulsi dalle città (...). Gli Implacablil Kamaphlbal, I quadri dell'Angkar, operano per creare l' 'uomo nuovo'. La loro parola d'ordine è che non si può cambiare la società se non si cambia l'uomo. (...) ...i ragazzi, il grosso dei quadri militari dei Khmer Rossi, che ha un'età compresa tra i 13 e e i 17 anni, rappresentano, invece, la riserva di. purezza alla quale attingere per. creare la nuova società ." A tutt'oggi, non sappiamo ancora - data la contraddittorietà delle notizie - se Pol Pot sia morto o meno nella giungla indocinese, dove stabilirà il suo quartier generale dopo che, nel 1978 si sarà allontanato da Phnom Penh, occupata dai vietnamiti. Non si sa `bene' ...dei resto, di fronte all'oggettiva funzione della sua milizia rivoluzionaria, anche la sua persona fisica ha un rilievo meramente subordinato. Ciò che rimane, é la radicale valenza di un processo rivoluzionario nazionale, prussiano e comunista, contadino e antiplutocratico, condotto con esemplare coerenza politica e con lucida efficacia operativa: "...soppressione delle città, liquidazione radicale dei vecchi dirigenti, ristrutturazione completa della società e dell'economia, trasformazione della cultura e abolizione di qualsiasi religione. Nessuna rivoluzione si è spinta così avanti, e soprattutto così rapidamente, nella realizzazione dei suoi obiettivi ." Quindi, noi riconosciamo nella Cambogia nazionalcomunlsta di Pol Pot la connotazione politica identificante di uno Stato popolare fondato su dl un ordine gerarchico agricolo-guerriero dl soldati politici radicati` nella spartana elementarità solidaristica del comunismo contadino.
    Quanto a noi, personalmente, `troviamo' che Pol Pot sia molto 'simpatico'... se `proprio' vogliamo 'parlare' di nazionalcomunismo, al di là del ruffianísmo slavo degli Zirinovski e degli Zjuganov...
    Maurizio Lattanzio Avanguardia Luglio 1996
    LA STRAORDINARIA
    VITTORIA DEL 17 APRILE 1975
    Inno Nazionale della Repubblica Democratica della Kampuchea
    Quello che segue è il testo completo dell'inno nazionale della gloriosa Repubblica Democratica della Kampuchea alla quale si ispira ANGKOR PADEVAT. Onore ai combattenti khmer che hanno dato la vita per un sogno di liberazione e per l'edificazione di uno Stato Nazionale Socialista totale. Onore al fanatismo Khmer. Morte ai Nemici del Popolo.
    Sangue scarlatto che inonda la città e la campagna della patria kampucheana.
    Sangue dei nostri splendidi operai-contadini.
    Sangue dei combattenti e delle combattenti rivoluzionarie.
    Sangue che si trasformò in una terribile collera , in lotta senza quartiere.
    Il 17 Aprile sotto la bandiera della Rivoluzione.
    Sangue liberatore dalla schiavitù.
    Viva, Viva la straordinaria vittoria del 17 Aprile.
    Grandiosa vittoria più significativa dell'epoca di Angkor.

  3. #13
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    Grazie a tutti.

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Sabotaggio Visualizza Messaggio

    La Cambogia di Pol Pot è metallica forma spartana e devastante estetica nichilista, 'geometrico' ordine prussiano e oggettiva prassi bolscevica di uno stato popolare fondato sulla totale coesione comunitaria dei soldati khmer, dei contadini e degli operai, i quali procederanno al radicale 'sventramento' rivoluzionario del disordine borghese individualistico-occidentale.


    Lattanzio si era manganellato il cervello

  5. #15
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    Alla retorica insopportabile della "nobiltà della sconfitta" Maurizio Lattanzio opporrà sempre l'ignobiltà del risultato positivo comunque ottenuto
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    Lattanzio si era manganellato il cervello
    "Maurizio Lattanzio non è Dio; è Dio che, quando si sente in forma, pensa di essere Maurizio Lattanzio"


  6. #16
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    meraviglioso

    in confronto Franco Freda è un modesto...

  7. #17
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    in confronto Franco Freda è un modesto...
    "non è la Madonna che è apparsa a Maurizio Lattanzio, ma è Maurizio Lattanzio che è apparso a tutta la Corte Celeste"

  8. #18
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    Un grande,forse il migliore dai 'bei tempi'...

  9. #19
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    l'affermazione su polpot denota solo una ridicola confusione mentale!


    se fossi un sionista-antifascista-uomodelsistema vorrei che tutti i fascisti fossero mentalmente confusi come questo signore che mescola evola con polpot...

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Giacinto Visualizza Messaggio
    l'affermazione su polpot denota solo una ridicola confusione mentale!


    se fossi un sionista-antifascista-uomodelsistema vorrei che tutti i fascisti fossero mentalmente confusi come questo signore che mescola evola con polpot...
    Ma sai chi era Lattanzio?hai la minima idea di cosa parli? Hai letto tutti i suoi articoli?
    Taci va,'nulla'...

 

 
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