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  1. #31
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    Basta!

    -Con la globalizzazione della miseria
    .-con l’usura dei potenti
    -con l’europa dell’antitradizione
    .con l’economia di mercato, una forza
    distruttrice del lavoro artigianale locale,
    frutto di sessantatreanni di usuro.crazia
    liberal capitalista,

    ITALIANI!

    .riprendiamoci la nostra terra sacra, per la
    quale i nostri avi versarono il sangue
    -riprendiamoci la nostra cultura frutto di
    sexoli di evoluzione,

  2. #32
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  3. #33
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    “Non soltanto ogni mia casa da me arredata, non soltanto ogni stanza da me studiosamente composta, ma ogni oggetto da me scelto e raccolto nelle diverse età della mia vita fu sempre per me un modo di espressione, fu sempre per me un modo di rivelazione spirituale, come un qualunque dei miei poemi, come un qualunque dei miei drammi, come un qualunque mio atto politico o militare…
    Tutto è qui da me creato e trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile nel senso che io voglio dare al mio stile.”
    Gabriele D’Annunzio

  4. #34
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    "la mia gente non ha paura di nulla nemmeno delle parole".

  5. #35
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    L'antiborghese

    Nel corso degli anni sono state affrontate dai biografi miriadi di volte tematiche relative alla figura del poeta soldato, alla sua fama di conquistatore, al suo tentativo di far della sua vita ciò che si fa d’un opera d’arte. Ma spesso si tende a trascurare il fatto che D’Annunzio rappresenta come afferma Gozzano il vero figlio del nostro tempo ovvero colui che seppe giocare magistralmente con le mode, le tendenze ed i cambiamenti di costume portando tutto a proprio vantaggio.
    D’Annunzio vive in un periodo oscuro e di vero e proprio cambiamento per l’Italia, nasce nell’epoca della crisi dei valori e delle certezze, vive l’incubo di un Italia borghese intesa all’utile alla moneta, una società grezza, arida, rude e concreta che abbisogna di certezze, ricerca nuove condizioni di vita, ricerca altri stimoli. D’Annunzio rappresenta per la borghesia del tempo il nume carismatico, l’eloquente esteta, l’esempio di vita inimitabile da professare, rappresenta una nuova fede, un nuovo credo il culto del bello, del magnifico, del buono.
    E’ chiaro che D’Annunzio è un antiborghese, anche lui come Gozzano è convinto che i conservatori benpensanti non possano concepire il senso della poesia e la bellezza dell’arte, ma a differenza di altri D’Annunzio sfrutta la superficialità borghese per esaltare la sua persona…
    …oggi l’alloro è premio di colui,
    che sale alla ribalta per far di se
    favoleggiare altrui…


    D’Annunzio predispone magistralmente le fialette della seduzione, e con la sua magnifica prosa e la sua affascinante poesia non solo conquista le più ambite donne d’Italia ma arriva a infervorare gli animi, incantare i cuori e ammaliare gran parte della società del tempo.
    Bisogna dire che il fenomeno Dannunziano è potuto esistere proprio perché allocato in quel determinato periodo storico in cui la società attenta solo a cose frivole e materiali aveva bisogno di una sorta di “spiritualizzazione” e di una ventata di novità. Bisogna anche dire che a amplificare il fenomeno dannunziano furono i mezzi di informazione la stampa, le cronache mondane e ( successivamente alla Marcia su Roma ) fu proprio il regime ad utilizzare la figura del poeta guerriero come strumento propagandistico.

    Ma la maggior parte delle apparizioni pubbliche, la pretesa di voler essere una guida spirituale per l’Italia furono per lui un bisogno patologico di platea e protagonismo e mai un tentativo di potere.
    D’Annunzio in parte aderisce al pensiero Fascista anche se la sua posizione all’interno di esso è abbastanza dubbia, in quanto D’Annunzio non aveva alcuna linea politica e per anni continuò ad alternare momenti di adesione a momenti in cui “ANDAVA VERSO LA VITA” ( così definì il poeta quando per la prima volta in maniera eclatante decise di passare a sinistra, quando tutti erano a destra )
    Per il regime D’Annunzio rappresentava una figura preziosissima ma pericolosissima, preziosa per la capacità di sedurre col verso e pericolosa per l’estrema incoerenza. D’Annunzio era un artista, la cui passione ed il bisogno di protagonismo sfociavano talvolta in episodi eclatanti ed auto propagandisti, dalla falsa caduta a cavallo del D’Annunzio sedicenne al volo su Vienna del D’Annunzio cinquantenne.
    D’Annunzio non ebbe mai pudore nel rendere pubbliche le proprie esperienze, anzi le sfruttava per salire nuovamente alla ribalta, incurante della pericolosità e del tempo che passava.
    Così tuttora D’Annunzio fa ancora parlare di se...

  6. #36
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    Siamo trenta d'una sorte,
    e trentuno con la morte.

    EIA, l'ultima! Alala'!

    Siamo trenta su tre gusci
    su tre tavole di ponte:
    secco fegato,cuor duro,
    cuoia dure, dura fronte,
    mani macchine armi pronte,
    e la morte a paro a paro.

    EIA, carne del Carnaro!
    Alala'!

    Con un'ostia tricolore
    ognun s'e comunicato.
    Come piaga incrudelita
    coce il rosso nel costato,
    ed il verde disperato
    rinforzisce il fiele amaro.

    EIA, sale del Quarnaro!
    Alala'!

    Tutti tornano, o nessuno.
    Se non torna uno dei trenta
    torna quella del trentuno,
    quella che non ci spaventa,
    con in pugno la sementa
    da gittar nel solco avaro.

    EIA, fondo del Quarnaro!
    Alala'!

    Quella torna, con in pugno
    il buon seme della schiatta,
    la fedel seminatrice,
    dov'e' merce la disfatta,
    dove un Zanche la baratta
    e la da' per un denaro.

    EIA, pianto del Quarnaro!
    Alala'!

    Il profumo dell'Italia
    e' tra Unie e Promontore.
    Da Lussin, da Val d'Augusto
    vien l'odor di Roma al cuore.
    Improvviso nasce un fiore
    su dal bronzo e dall'acciaro.

    EIA, patria del Quarnaro!
    Alala'!

    Ecco l'isole di sasso
    che l'ulivo fa d'argento.
    Ecco l'irte groppe, gli ossi
    delle schiene, sottovento.
    Dolce e' ogni albero stento,
    ogni sasso arido e' caro.

    EIA, patria del Quarnaro!
    Alala'!

    Il lentisco il lauro il mirto
    fanno incenso alla Levrera.
    Monta su per i valloni
    la fumea di primavera,
    copre tutta la costiera,
    senza luna e senza faro.

    EIA, patria del Quarnaro!
    Alala'!

    Dentro i covi degli Uscocchi
    sta la bora e ci da' posa.
    Abbiam Cherso per mezzana,
    abbiam Veglia per isposa,
    e la parentela ossosa
    tutta a nozze di corsaro.

    EIA, mirto del Quarnaro!
    Alala'!

    Festa grande. Albona rugge
    ritta in pie' su la collina.
    Il ruggito della belva
    scrolla tutta Farasina.
    Contro sfida leonina
    ecco ragghio di somaro.

    EIA, guardie del Quarnaro!
    Alala'!

    Fiume fa le luminarie
    nuziali. In tutto l'arco
    della notte fuochi e stelle.
    Sul suo scoglio erto e' San Marco.
    E da ostro segna il varco
    alla prua che vede chiaro.

    EIA, sbarre del Quarnaro!
    Alala'!

    Dove son gli impiccatori
    degli eroi? Tra le lenzuola?
    Dove sono i portuali
    che millantano da Pola?
    A covar la gloriola
    cinquantenne entro il riparo?

    EIA, chiocce del Quarnaro!
    Alala'!

    Dove sono gli ammiragli
    d'arzana'? Su la ciambella?
    Santabarbara e' sapone,
    e capestro ogni cordella
    nella ex voto navicella
    dedicata a San Nazaro.

    EIA, schiuma del Quarnaro!
    Alala'!

    Da Lussin alla Merlera,
    da Calluda ad Abazia,
    per il largo e per il lungo
    siam signori in signoria.
    Padre Dante, e con la scia
    facciam "tutto il loco varo".

    EIA, mastro del Quarnaro!
    Alala'!

    Siamo trenta su tre gusci,
    su tre tavole di ponte:
    secco fegato, cuor duro,
    cuoia dure, dura fronte,
    mani macchine armi pronte,
    e la morte a paro a paro.

    EIA, carne del Carnaro!
    Alala!

  7. #37
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    …oggi l’alloro è premio di colui,
    che sale alla ribalta per far di se
    favoleggiare altrui…

  8. #38
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  9. #39
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  10. #40
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    Predefinito Il Martirio di Cesare Battisti per mano dello sbirro austriaco

    Citazione Originariamente Scritto da impresentabile Visualizza Messaggio
    Onore ai martiri della patria, Onore all'eroismo italiano.

    GUGLIELMO OBERDAN, FRANCESCO RISMONDO, CESARE BATTISTI, NAZARIO SAURO, ENRICO TOTI, FABIO FILZI, DAMIANO CHIESA, CARMELO BORG PISANI, VINCENZO SERRENTINO, I MARTIRI DI ZARA ITALIANA, I CADUTI DI VIA IMBRIANI PER TRIESTE, I "DESAPARECIDOS" DI FIUME E I CADUTI NEL '53 PER TRIESTE ITALIANA

 

 
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