
Originariamente Scritto da
canapone 59
Nulla. Tutto va bene madama la marchesa...
TOKYO - Crescono i rischi per l'economia statunitense. E dopo la frenata degli Usa anche per l'economia globale è in vista un deciso rallentamento, con i prezzi petroliferi ancora sopra i 90 dollari e le forte economie emergenti dell'Asia alle prese con una domanda di beni e servizi in calo dall'altra parte del Pacifico. E' un quadro in cui le ombre prevalgono sulle luci quello tratteggiato dai ministri delle Finanze e dai banchieri centrali del G7 riuniti nella capitale giapponese. Che si dicono pronti ad agire di concerto per lo sviluppo economico.
-CRESCITA PIU' LENTA. Rispetto all'ultimo G7, quello che a ottobre aveva fatto il punto sulla crisi dei 'subprime' negli Usa scoppiata nell'estate, i Sette oggi hanno preso atto dele nubi all'orizzonte per l'economia globale. "Il mondo - si legge nella nota del G7 pubblicata dopo il vertice di Tokyo - si trova di fronte ad un quadro più difficile e incerto rispetto a ottobre, anche se i fondamentali nel complesso restano solidi".
-CONTAGIO. Quel che è certo è che "in tutte le nostre economie, in grado diverso, la crescita dovrebbe in qualche modo rallentare nel breve termine", si legge nel comunicato finale. E anche per le economie emergenti come l'India e la Cina, che stanno facendo da supplenti agli Usa come locomotiva globale, la crescita "proseguirà robusta, anche se più lenta".
-USA A RISCHIO. Al centro dei colloqui fra ministri e governatori c'é la prima economia mondiale, gli Usa, alle prese con una netta frenata (qualche banca d'investimento parla di recessione già in corso) che la Federal Reserve sta contrastando con aggressivi tagli dei tassi d'interesse. "Negli Stati Uniti - spiega il comunicato dei Sette - la crescita di produzione e occupazione è rallentata considerevolmente e i rischi sono ora al ribasso", anche se "i fondamentali di lungo termine rimangono solidi e ci aspettiamo che la crescita continui nel 2008".
-INCUBO GREGGIO. I Sette grandi, di fronte al greggio ancora sopra i 90 dollari, fanno appello ai paesi produttori: "Gli elevati prezzi del petrolio - si legge nella nota - riflettono principalmente la domanda mondiale in rialzo", ma giocano un ruolo anche altri elementi, specie geopolitici. Per questo "incoraggiamo l'Opec e altri paesi produttori ad aumentare la produzione".
-YUAN. Nonostante le recenti dichiarazioni di disponibilità di Pechino, lo yuan è ancora troppo sottovalutato. "Torniamo a confermare - spiegano i Sette - che i tassi di cambio dovrebbero riflettere i fondamentali economici". E anche se "apprezziamo la decisione della Cina di aumentare la flessibiltà della sua valuta, alla luce del suo crescente surplus commerciale e della sua inflazione incoraggiamo un rapido apprezzamento del suo tasso di cambio".
-PRONTI AD AGIRE. Di fronte al rallentamento economico globale - promettono i rappresentanti di Usa, Canada, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Giappone - "siamo pronti a prendere le misure necessarie" per la stabilità". E nei prossimi mesi le istituzioni nazionali e sovranazionali continueranno a "monitorare attentamente gli sviluppi e a prendere le misure appropriate per la stabilità e la crescita". Anche cooperando, come è successo nelle operazioni coordinate delle banche centrali per fornire liquidità nei momenti peggiori della crisi del mercati creditizi.
E queste sono parole vellutate...
http://www.ansa.it/opencms/export/si...l_7692562.html