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Discussione: Ebrei contro.

  1. #11
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexeievic Visualizza Messaggio
    l'unica cosa che non ho capito, è perchè sia andato in Islanda...
    poteva andare in Iran, noto paese democratico e difensore dei diritti umani..
    Ridi ora che domani chissà se avrai la forza di aprire bocca.
    Mala tempora currunt...E per voi amerikanisti si mette sempre peggio.

  2. #12
    .... .....
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    Citazione Originariamente Scritto da Alexeievic Visualizza Messaggio
    l'unica cosa che non ho capito, è perchè sia andato in Islanda...
    poteva andare in Iran, noto paese democratico e difensore dei diritti umani..
    L'Islanda era grata a Fisher per averci disputato la sfida mondiale con Spassky..
    la lobby degli scacchisti islandesi è molto potente..
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  3. #13
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    Citazione Originariamente Scritto da canapone 59 Visualizza Messaggio
    Mala tempora currunt...E per voi amerikanisti si mette sempre peggio.
    Perchè cosa starebbe succedendo?

  4. #14
    emiro omofobo meridionale
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    Citazione Originariamente Scritto da Artico Visualizza Messaggio
    E David Grossmann?
    Quello che ha perso un figlio nella ultima guerra in Libano e che ha criticato asparamente tutto il governo israelita per quella folle guerra, e non ha dato la mano al premier Ormeth qualche mese fa com'è che vive ancora in Israele?


    david grosman non ha criticato dal punto di vista morale la criminale guerra contro il popolo libanese, e non ha messo in discussione il fatto che fosse stata fatta in buona fede per difendere isramerda dal terrorismo degli hezbollah, ma ha solo detto che è stata dannosa perché ha incrinato l'immagine di isramerda nel resto del mondo, ha causato morti israeliani ed è stata condotta in maniera fallimentare e maldestra, se isramerda avesse vinto la guerra con poco sforzo, occupato militarmente buona parte del libano, cacciato i suoi abitanti sostituendoli con coloni ebrei, e ridotto la popolazione libanese come quella palestinese, senza procurare danni all'imagine di isramerda grossman molto difficilmente avrebbe protestato

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da lovecraft Visualizza Messaggio
    Perchè cosa starebbe succedendo?
    Nulla. Tutto va bene madama la marchesa...

    TOKYO - Crescono i rischi per l'economia statunitense. E dopo la frenata degli Usa anche per l'economia globale è in vista un deciso rallentamento, con i prezzi petroliferi ancora sopra i 90 dollari e le forte economie emergenti dell'Asia alle prese con una domanda di beni e servizi in calo dall'altra parte del Pacifico. E' un quadro in cui le ombre prevalgono sulle luci quello tratteggiato dai ministri delle Finanze e dai banchieri centrali del G7 riuniti nella capitale giapponese. Che si dicono pronti ad agire di concerto per lo sviluppo economico.

    -CRESCITA PIU' LENTA.
    Rispetto all'ultimo G7, quello che a ottobre aveva fatto il punto sulla crisi dei 'subprime' negli Usa scoppiata nell'estate, i Sette oggi hanno preso atto dele nubi all'orizzonte per l'economia globale. "Il mondo - si legge nella nota del G7 pubblicata dopo il vertice di Tokyo - si trova di fronte ad un quadro più difficile e incerto rispetto a ottobre, anche se i fondamentali nel complesso restano solidi".

    -CONTAGIO. Quel che è certo è che "in tutte le nostre economie, in grado diverso, la crescita dovrebbe in qualche modo rallentare nel breve termine", si legge nel comunicato finale. E anche per le economie emergenti come l'India e la Cina, che stanno facendo da supplenti agli Usa come locomotiva globale, la crescita "proseguirà robusta, anche se più lenta".

    -USA A RISCHIO. Al centro dei colloqui fra ministri e governatori c'é la prima economia mondiale, gli Usa, alle prese con una netta frenata (qualche banca d'investimento parla di recessione già in corso) che la Federal Reserve sta contrastando con aggressivi tagli dei tassi d'interesse. "Negli Stati Uniti - spiega il comunicato dei Sette - la crescita di produzione e occupazione è rallentata considerevolmente e i rischi sono ora al ribasso", anche se "i fondamentali di lungo termine rimangono solidi e ci aspettiamo che la crescita continui nel 2008".

    -INCUBO GREGGIO.
    I Sette grandi, di fronte al greggio ancora sopra i 90 dollari, fanno appello ai paesi produttori: "Gli elevati prezzi del petrolio - si legge nella nota - riflettono principalmente la domanda mondiale in rialzo", ma giocano un ruolo anche altri elementi, specie geopolitici. Per questo "incoraggiamo l'Opec e altri paesi produttori ad aumentare la produzione".

    -YUAN. Nonostante le recenti dichiarazioni di disponibilità di Pechino, lo yuan è ancora troppo sottovalutato. "Torniamo a confermare - spiegano i Sette - che i tassi di cambio dovrebbero riflettere i fondamentali economici". E anche se "apprezziamo la decisione della Cina di aumentare la flessibiltà della sua valuta, alla luce del suo crescente surplus commerciale e della sua inflazione incoraggiamo un rapido apprezzamento del suo tasso di cambio".

    -PRONTI AD AGIRE.
    Di fronte al rallentamento economico globale - promettono i rappresentanti di Usa, Canada, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Giappone - "siamo pronti a prendere le misure necessarie" per la stabilità". E nei prossimi mesi le istituzioni nazionali e sovranazionali continueranno a "monitorare attentamente gli sviluppi e a prendere le misure appropriate per la stabilità e la crescita". Anche cooperando, come è successo nelle operazioni coordinate delle banche centrali per fornire liquidità nei momenti peggiori della crisi del mercati creditizi.

    E queste sono parole vellutate...
    http://www.ansa.it/opencms/export/si...l_7692562.html

  6. #16
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    Nulla. Tutto va bene madama la marchesa...

    TOKYO - Crescono i rischi per l'economia statunitense. E dopo la frenata degli Usa anche per l'economia globale è in vista un deciso rallentamento, con i prezzi petroliferi ancora sopra i 90 dollari e le forte economie emergenti dell'Asia alle prese con una domanda di beni e servizi in calo dall'altra parte del Pacifico. E' un quadro in cui le ombre prevalgono sulle luci quello tratteggiato dai ministri delle Finanze e dai banchieri centrali del G7 riuniti nella capitale giapponese. Che si dicono pronti ad agire di concerto per lo sviluppo economico.

    -CRESCITA PIU' LENTA.
    Rispetto all'ultimo G7, quello che a ottobre aveva fatto il punto sulla crisi dei 'subprime' negli Usa scoppiata nell'estate, i Sette oggi hanno preso atto dele nubi all'orizzonte per l'economia globale. "Il mondo - si legge nella nota del G7 pubblicata dopo il vertice di Tokyo - si trova di fronte ad un quadro più difficile e incerto rispetto a ottobre, anche se i fondamentali nel complesso restano solidi".

    -CONTAGIO. Quel che è certo è che "in tutte le nostre economie, in grado diverso, la crescita dovrebbe in qualche modo rallentare nel breve termine", si legge nel comunicato finale. E anche per le economie emergenti come l'India e la Cina, che stanno facendo da supplenti agli Usa come locomotiva globale, la crescita "proseguirà robusta, anche se più lenta".

    -USA A RISCHIO. Al centro dei colloqui fra ministri e governatori c'é la prima economia mondiale, gli Usa, alle prese con una netta frenata (qualche banca d'investimento parla di recessione già in corso) che la Federal Reserve sta contrastando con aggressivi tagli dei tassi d'interesse. "Negli Stati Uniti - spiega il comunicato dei Sette - la crescita di produzione e occupazione è rallentata considerevolmente e i rischi sono ora al ribasso", anche se "i fondamentali di lungo termine rimangono solidi e ci aspettiamo che la crescita continui nel 2008".

    -INCUBO GREGGIO.
    I Sette grandi, di fronte al greggio ancora sopra i 90 dollari, fanno appello ai paesi produttori: "Gli elevati prezzi del petrolio - si legge nella nota - riflettono principalmente la domanda mondiale in rialzo", ma giocano un ruolo anche altri elementi, specie geopolitici. Per questo "incoraggiamo l'Opec e altri paesi produttori ad aumentare la produzione".

    -YUAN. Nonostante le recenti dichiarazioni di disponibilità di Pechino, lo yuan è ancora troppo sottovalutato. "Torniamo a confermare - spiegano i Sette - che i tassi di cambio dovrebbero riflettere i fondamentali economici". E anche se "apprezziamo la decisione della Cina di aumentare la flessibiltà della sua valuta, alla luce del suo crescente surplus commerciale e della sua inflazione incoraggiamo un rapido apprezzamento del suo tasso di cambio".

    -PRONTI AD AGIRE.
    Di fronte al rallentamento economico globale - promettono i rappresentanti di Usa, Canada, Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia e Giappone - "siamo pronti a prendere le misure necessarie" per la stabilità". E nei prossimi mesi le istituzioni nazionali e sovranazionali continueranno a "monitorare attentamente gli sviluppi e a prendere le misure appropriate per la stabilità e la crescita". Anche cooperando, come è successo nelle operazioni coordinate delle banche centrali per fornire liquidità nei momenti peggiori della crisi del mercati creditizi.

    E queste sono parole vellutate...
    http://www.ansa.it/opencms/export/si...l_7692562.html

    e questo cosa significa? le recessioni ci sono sempre state e sempre ci saranno, è per questo che bisogna diversificare i propri investimenti, senza farsi prendere dal panico

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da Spartaco Visualizza Messaggio
    david grosman non ha criticato dal punto di vista morale la criminale guerra contro il popolo libanese, e non ha messo in discussione il fatto che fosse stata fatta in buona fede per difendere isramerda dal terrorismo degli hezbollah, ma ha solo detto che è stata dannosa perché ha incrinato l'immagine di isramerda nel resto del mondo, ha causato morti israeliani ed è stata condotta in maniera fallimentare e maldestra, se isramerda avesse vinto la guerra con poco sforzo, occupato militarmente buona parte del libano, cacciato i suoi abitanti sostituendoli con coloni ebrei, e ridotto la popolazione libanese come quella palestinese, senza procurare danni all'imagine di isramerda grossman molto difficilmente avrebbe protestato
    Troppi se.
    Mentre resta il fatto che Grossmann non ha stretto la mano al premier Olmert qualche mese fa.

    p.s. Israele già in passato ha occupato il Libano.
    Non mi pare che adesso ci siano coloni ebrei.
    In Libano.
    Mentre per decenni il Libano è stato una colonia della Siria.

  8. #18
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    Troppi se.
    Mentre resta il fatto che Grossmann non ha stretto la mano al premier Olmert qualche mese fa.

    p.s. Israele già in passato ha occupato il Libano.
    Non mi pare che adesso ci siano coloni ebrei.
    In Libano.
    Mentre per decenni il Libano è stato una colonia della Siria.
    grosman ha fatto una opposizione a basso profilo che non ha mai messo in discussione i fondamenti dell'ideologia sionista, e soprattutto non ha mai condannato la guerra contro il popolo libanese da un punto di vista etico, ma solamente dal punto di vista di come è stata condotta e del danno di immagine arrecato ad isramerda, quindi la sua è una forma di "dissidenza" molto dversa da quella di Bobby Fishere di Norman Filkenstain.
    Di coloni sionisti non c'è ne sono in Libano, perché fortunatamente gli invasori isramerdoni sono stati cacciati a calci in culo, ed i siriani non saranno stati dei santi, ma sotto di loro i libanesi hanno potuto avere un tenore di vita infinitamente superiore a quello dei palestinesi costretti a vivere sotto l'occupazione isramerdiana,

  9. #19
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    Ridi ora che domani chissà se avrai la forza di aprire bocca.
    Mala tempora currunt...E per voi amerikanisti si mette sempre peggio.

    quando moriremo noi amerikanisti, significa che voi comunisti filo-terroristi sarete già crepati da un pezzo..
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  10. #20
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    perchè è stato cancellato il mio messaggio?
    Dicevo che è inutile postare per motivi di propaganda un articolo che parla di Fischer e delle sue esternazioni. Tutti sanno che era un paziente psichiatrico con disturbo bipolare, manico depressivo. Le sue paranoie non devono servire a motivi politici.

 

 
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