Gli anarchici lasciano una scia di letame
Assalite banche, agenzie interinali, telecamere, una chiesa. Bruciato un tricolore
E’ UNA costosissima scia di scritte, insulti, vernice e letame (non solo verbale), quella lasciata ieri pomeriggio per le strade della città dal corteo anarchico. Sette banche e tre agenzie di lavoro interinale imbrattate e danneggiate, una chiesa oltraggiata con una bestemmia, decine di telecamere accecate con gli spray, centinaia di slogan sui muri e sull’asfalto, senza distinzione tra palazzi storici, condomini ed edifici pubblici. Infine, due bandiere bruciate in piazza dell’Unità, quella italiana e quella europea. I vessilli corredano le lapidi che commemorano la battaglia della Bolognina e ricordano i nomi di chi ha perduto la vita per permettere che oggi in Italia tutti possano manifestare liberamente il proprio pensiero. Anche quando il ‘pensiero’ assume i seguenti accenti: ‘+ sbirri morti’, ‘10, 100, 100 Raciti’, ‘sbirri necrofili’, ‘giornalisti infami’, ‘polizia assassina’, ‘P38!’, ‘una molotov è per sempre’, ‘cloro al clero’, ‘clero=fascio infame’, e altri ossessivi slogan accompagnati dalla A cerchiata di anarchia.
CARCERI, polizia, psichiatria, chiesa e giornalisti sono stati gli obiettivi prediletti del corteo, che è partito da piazza di Porta Ravegnana alle 15.45 ed è arrivato due ore dopo in piazza Unità, con 500 manifestanti soddisfatti e compiaciuti. In via Mascarella sono state lanciate bombe di vernice rossa che hanno schizzato alcuni funzionari di polizia mentre i cronisti sono stati sorvegliati da una speciale ‘pattuglia’ col compito di tenerli a decine di metri dai manifestanti, utilizzando come deterrente altri insulti e minacce. Un cameraman della Rai che riprendeva la sfilata da una finestra di via Irnerio è stato bersagliato con un lancio di oggetti.
L’INIZIATIVA s’intitolava ‘Rompere il silenzio’ ed era stata convocata in risposta agli arresti seguiti ai tafferugli del 13 ottobre scorso in piazza Verdi. Nel corso della manifestazione, accompagnata da un furgone del circolo Iqbal Masih e da altri due mezzi ‘logistici’ con le targhe coperte, è stata riproposta dagli oratori la fantasiosa ricostruzione anarchica dell’episodio, secondo la quale i loro compagni ora agli arresti erano intervenuti per impedire un Tso. La manifestazione non si è limitata a rompere ‘il silenzio’: purtroppo la lista delle cose rotte conta molte voci. Prima della partenza sono stati lanciati centinaia di volantino sotto le Due Torri. Poi è iniziata da via Zamboni la frenetica attività degli operosi vandali, con tute arancioni, volto coperto e rullo in mano, filmati a distanza dalla polizia scientifica. Centinaia di manifesti, volantini e scritte sono stati lasciati sui muri della zona universitaria.
Il genio guastatori degli anarchici ha ribattezzato via Mascarella con targhe dedicate a Francesco Lorusso, ucciso nel 1977, e Federico Aldrovandi, prima di dedicarsi alla facciata della chiesa di Santa Maria e San Domenico. In via Irnerio sono state attaccate con vernice e letame due agenzie di lavoro interinale e gli apparecchi bancomat della Carisbo e dell’Unicredit, resi inservibili. Un’altra agenzia interinale e altre cinque banche sono state imbrattate in via Matteotti, dove quasi tutti gli esercenti hanno abbassato le serrande. Nell’attraversare i viali, il corteo ha bloccato per oltre mezz’ora il traffico dell’ora di punta, provocando un ingorgo. All’arrivo in piazza dell’Unità l’oratore di turno ha finalmente annunciato: «Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, siamo soddisfatti, invito i compagni ad allontanarsi senza accettare provocazioni».
Di: Enrico Barbetti
Da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 10/02/2008
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Ma si deve consentire che gente come questa paralizzi e danneggi una città?
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