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Discussione: Cittadinanza

  1. #1
    «Mi honor se llama fidelidad»
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    Predefinito Cittadinanza

    Il problema immigrazione è di difficile soluzione sia perchè sostenuto da una sorta di diffuso buonismo e di falsa carità, che pretende l' "accoglienza" e i "diritti" per tutti gli immigrati, sia perchè è ovviamente avallato da Leggi che, piuttosto che risolvere il problema immigratorio, lo favoriscono.

    Sempre più immigrati, ogni anno, favoriti dalle nostre Leggi, ottengono la cittadinanza italiana o quella di altri Paesi della Comunità Europea.

    E' curioso e molto salutare confrontare tali Leggi con quelle adottate invece nella Confederazione Elvetica, che pur essendo -oggi in particolar modo- un Paese ad alto tasso di immigrati, ha sancito severe Leggi in materia, che limitano l'immigrazione e rendono abbastanza difficile ottenere la cittadinanza svizzera.

    Vediamo un po'...
    (info tratte dal sito http://switzerland.isyours.com/i/imm...e/cittadinanza)


    Come ottenere la cittadinanza svizzera

    Naturalizzazione
    E' possibile ottenere cittadinanza svizzera mediante una procedura chiamata naturalizzazione .
    Per essere naturalizzati, e' necessario aver avuto residenza in Svizzera per almeno dodici anni, tre dei quali devono essere inclusi nel quinquennio immediatamente precedente alla richiesta. Il tempo trascorso in Svizzera tra i 10 e 20 anni d'età viene conteggiato doppio.

    Fase uno: autorizzazione federale
    La richiesta viene presentata alla Polizia Alieni nel comune di residenza. Da li' essa sara' inviata al Ministero federale di Giustizia e Ordine Pubblico, che rilascera' un'autorizzazione in linea di principio se saranno soddisfatte le seguenti condizioni:

    * Siete integrati nella comunita' svizzera.
    * Siete abituati al modo di vita e usanze svizzere.
    * Siete in regola con la legge svizzera.
    * Non compromettete in alcun modo la sicurezza interna o esterna della Svizzera.

    Poiche' la Svizzera e' una nazione federale, bisogna ottenere autorizzazione dal cantone e dal comune.

    Fase due: delibere cantonali e comunali
    Il cantone e il comune di residenza possono aggiungere ulteriori condizioni e fissare il costo per l'ottenimento della cittadinanza prima dell'approvazione. Le condizioni variano notevolmente da una regione all'altra. Alcuni comuni applicano una normativa piuttosto flessibile, altri addirittura sottopongono la concessione della cittadinanza ad una consultazione elettorale su base locale. Anche i costi variano a seconda del comune e del cantone.

    Esistono diritti di nascita in Svizzera?
    Vostro figlio non avra' automaticamente cittadinanza svizzera. La cittadinanza svizzera si acquisisce principalmente per filiazione o naturalizzazione (si veda in basso). Tale norma fa riferimento allo jus sanguinis, vale a dire “diritto di sangue”, e viene spesso applicata nelle nazioni caratterizzate da una tradizione legale germanica. Un bambino nato su suolo svizzero non ottiene quindi alcun particolare diritto di nascita.
    Questo sistema e' l'esatto contrario dello jus soli, o “legge del suolo”, che viene applicata negli Stati Uniti e nelle altre nazioni di tradizione giuridica anglosassone. In tali Paesi il bambino diviene automaticamente cittadino della nazione in cui e' nato.

    I miei antenati erano svizzeri - che diritti ho?
    La Svizzera è stato Paese di emigrati prima di diventare la nazione d'immigrazione che è adesso. Infatti durante il secolo 19° moltissimi svizzeri cercarono scampo alla povertà emigrando nelle Americhe, specialmente in Brasile, Messico, Argentina e Stati Uniti. Riceviamo con regolarità richieste da persone di discendenza svizzera che vorrebbero determinare i propri diritti alla cittadinanza in base alla parentela. Non forniamo servizi di questo tipo, tuttavia speriamo che questa pagina potrà fornire le risposte ad alcune domande chiave.

    Principi fondamentali
    All'estero la cittadinanza svizzera non si trasferisce automaticamente da una generazione alla successiva. Di conseguenza, il fatto che il vostro bisnonno fosse di nazionalità svizzera non significa che potrete ottenere il passaporto rosso con croce bianca.

    Perdita di cittadinanza
    Infatti gli svizzeri nati all'estero perdono la cittadinanza al compimento dei 22 anni se hanno un'altra cittadinanza e se non hanno dichiarato che intendono mantenere la propria cittadinanza svizzera.
    Se prima di tale età non è stata inviata questa notifica, la cittadinanza svizzera viene perduta, e i discendenti non potranno riottenerla. Se desiderate mantenere la vostra cittadinanza, dovrete presentarne espressa richiesta alle autorità svizzere prima dell'età di 22 anni. Se vi trovate attualmente all'estero, presentate tale domanda al rappresentante svizzero del vostro Paese di residenza. Se vi trovate temporaneamente in Svizzera, contattate l'Ufficio Cittadinanza Cantonale del vostro cantone.

    Reintegrazione
    Esiste tuttavia la possibilità di reintegrazione per coloro che hanno perso la cittadinanza svizzera, anche se tale procedura è soggetta a certe condizioni. In nessun caso può essere considerata un diritto. Se il cittadino svizzero nato all'estero non ha presentato domanda di reintegrazione, i figli non potranno mai a loro volta presentare richiesta di reintegrazione.

    Periodo di notifica
    Se, per motivi accettabili, il cittadino svizzero nato all'estero ha dimenticato di comunicare la propria intenzione di conservare la cittadinanza svizzera, può ancora farlo fino all'età di 32 anni. Un motivo accettabile è l'ignoranza della legge. Invece la mancanza di risorse economiche necessarie a completare la richiesta all'età di 22 anni non è considerata ragione ammissibile.
    Tuttavia se la persona torna a vivere in Svizzera, acquista il diritto di presentare un'altra richiesta di reintegrazione indipendentemente dagli anni trascorsi.

    Condizioni per la reintegrazione
    Per riacquistare la cittadinanza svizzera dopo averla perduta dovrete:

    * Dimostrare di essere stati in possesso di cittadinanza svizzera
    * Aver mantenuto legami con la Svizzera prima della richiesta, per esempio:
    o Trascorrere regolarmente le vacanze in Svizzera
    o Mantenere stretti contatti con residenti della Svizzera
    o Partecipare ad associazioni svizzere all'estero
    o Sapervi esprimere in una delle quattro lingue nazionali della Svizzera o in un dialetto svizzero

    Non dovete necessariamente soddisfare tutte e quattro le condizioni. Ad esempio, il fatto di non parlare alcuna delle lingue parlate in Svizzera può essere controbilanciato dall'impegno attivo nell'associazionismo svizzero all'estero.
    * Essere meritevoli di reintegrazione
    * Non compromettere in alcun modo la sicurezza interna ed esterna della Svizzera.

    Procedura
    Se attualmente vi trovate all'estero, consultate il rappresentante svizzero del vostro Paese di residenza. Se vi trovate a passare per la Svizzera, contattate l'Ufficio Cittadinanza Cantonale del vostro cantone di origine.

    La decisione finale spetta al Ministero Federale di Giustizia e Ordine Pubblico, anche se esiste la possibilità di appellarsi alla Corte Federale.

  2. #2
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    Predefinito

    Come ottenere la cittadinanza italiana
    (http://www.interno.it/mininterno/exp...totema002.html)

    PER MATRIMONIO CON CITTADINO ITALIANO (Articolo 5 della Legge 91/92)
    La cittadinanza, ai sensi dell’articolo 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, può essere concessa per matrimonio, in presenza dei seguenti requisiti:

    1. Il richiedente, straniero o apolide, deve essere coniugato con cittadino italiano da almeno 6 mesi e deve avere la residenza legale in un Comune della provincia dal almeno 6 mesi dalla data del matrimonio. Per residenza legale si intende la contemporanea iscrizione anagrafica e il possesso di regolare permesso di soggiorno
    2. Se i coniugi risiedono all'estero, la domanda può essere presentata dopo tre anni dalla data di matrimonio
    3. Nei predetti periodi non deve essere intervenuto scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e non deve sussistere separazione legale


    PER RESIDENZA IN ITALIA (Art. 9 della Legge 91/92 )
    La cittadinanza, ai sensi dell’articolo 9 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, può essere concessa:

    * Allo straniero non comunitario che risiede legalmente da almeno 10 anni nel territorio italiano
    * Al cittadino di uno Stato membro della Comunità europea se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio italiano
    * All’apolide e al rifugiato politico che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio italiano
    * Allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni
    * Allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio italiano da almeno cinque anni successivamente all’adozione
    * Allo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello stato italiano

    Ai sensi dell’articolo 16, lo straniero riconosciuto rifugiato dallo Stato italiano è equiparato all’apolide ai fini della concessione della cittadinanza.


    Riconoscimento della cittadinanza italiana in base a leggi speciali
    Ai sensi dell’art. 1 della legge 379/2000 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n.295 del 19/12/2000 è previsto il riconoscimento della cittadinanza italiana alle persone nate e già residenti nei territori dell’ex Impero Austro-ungarico ed ai loro discendenti , in possesso dei seguenti requisiti:

    * nascita e residenza nei territori facenti parte della provincia di Trento, Bolzano,Gorizia ed in quelli già italiani ceduti alle ex Jugoslavia in forza del Trattato di Pace di Parigi del 10/02/1947 e di Osimo del 10/11/1975.
    * emigrazione all’estero prima della data del 16/07/1920
    * dichiarazione intesa ad ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana, da rendersi entro il 20/12/2010 davanti all’autorità diplomatico-consolare italiana se il richiedente risiede all’estero oppure davanti all’Ufficiale di stato civile del Comune se il richiedente risiede in Italia. La dichiarazione, unitamente a documentazione idonea a comprovare i requisiti di cui sopra, va trasmessa alla Commissione Interministeriale, istituita presso il Ministero dell’Interno, che esprime il proprio parere in ordine alla susstitenza dei requisiti richiesti dalla legge.


    Sulla Gazzetta Ufficiale del 28/03/2006 è stata pubblicata la legge 124/06 recante “Modifiche alla legge 91/92, concernenti il riconoscimento della cittadinanza italiana ai connazionali dell’Istria, di Fiune e della Dalmazia e ai loro discendenti”.
    La suddetta normativa prevede il riconoscimento della cittadinanza italiana ai soggetti che hanno perso il nostro status civitatis a seguito dei Trattati di Parigi del 10/02/1947 e di Osimo del 10/11/1975 nonché ai loro discendenti, in presenza dei seguenti requisiti:

    (a) nell’ipotesi in cui all’art.17 bis comma 1 lettera a) della legge 05/02/1992 n.91

    * cittadinanza italiana e residenza nei territori ceduti alla ex Jugoslavia alla data di entrata in vigore dei Trattati di Parigi e di Osimo
    * perdita della cittadinanza italiana per effetto degli anzidetti Trattati
    * appartenenza al gruppo linguistico italiano


    (b) nell’ipotesi di cui all’art. 17 bis comma 1 lettera b) della legge 05/02/1992 n.91

    * documentazione comprovante la diretta discendenza del richiedente dai soggetti di cui alla lettera a) e conoscenza della lingua e cultura italiane

    L’istanza intesa ad ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana è presentata all’Autorità diplomatico-consolare italiana se il richiedente risiede all’estero oppure all’Ufficiale di stato civile del Comune se il richiedente risiede in Italia. In ambedue le ipotesi l’istanza, unitamente a documentazione idonea a comprovare i requisiti di cui sopra, va trasmessa alla Commissione Interministeriale, istituita presso il Ministero dell’Interno, che esprime il proprio parere in ordine alla sussistenza dei requisiti richiesti dalla legge.

  3. #3
    «Mi honor se llama fidelidad»
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    Predefinito

    Ovviamente anche Paesi come la Francia, la Germania, il Regno Unito e la Spagna hanno sancito Leggi che favoriscono l'acquisizione del diritto di cittadinanza da parte degli immigrati.

    http://www.stranieriinitalia.it/brig...-cittadin.html

  4. #4
    PaoloBardamu
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    Una «riforma demenziale» ovvero a «carattere razzista antitaliano»
    Paolo Possenti
    10/02/2008
    Immigrati in fila in attesa del permesso di soggiorno

    Distratti dalle proposte di nuove leggi elettorali e dalle feste di fine d'anno a molti italiani ed agli stessi organi di informazione sono sfuggite le notizie relative ai risultati di una iniziativa messo in atto questo sciagurato governo nel settore immigrazione.
    Con lo scopo finale di far entrare in Italia nuovi immigrati e regolarizzare per giunta quelli già esistenti sul nostro territorio è stata messa in atto una sceneggiata in cui si pretende di delegare «ai datori di lavoro» la richiesta per far entrare in Italia o regolarizzare i clandestini con offerte di impiego e di attività con la solita scusa della carenza di manodopera nazionale in certi settori.
    Il bello di questa legge sta nel fatto però che tali richieste di lavoro possono, essere fatte anche da Associazioni ed Enti manco a dirlo governati dalle sinistre, cui si sono aggiunte una serie di Organizzazioni varie dietro le quali non è difficile individuale le lobby operanti nel traffico della immigrazione illegale.
    La novità tecnica dell'operazione è consistita nel poter inviare via internet ai vari uffici del ministero degli Interni e ad altri Organismi dipendenti le domande dei supposti richiedenti un lavoratore straniero.

    Le cifre risultanti parlano da sole e stanno a dimostrare il marcio che coinvolge le ideologie di sinistra e la pericolosità delle loro organizzazioni.
    Infatti tali domande in pochi giorni sono arrivate alla cifra record di circa 700,000 richieste a fronte di 170.000 unità riservate nelle quote previste per immigrati provenienti da molte decine di Paesi.
    Orbene si è vista subito una sconcertante anomalia per cui quasi la metà di queste 700.000 domande proviene da due soli Paesi, il Marocco ed il Bangladesh.
    Precisamente circa 240.000 dal Marocco e 70.000 dal Bangladesh.
    Queste le cifre ufficiali ma a noi risulta che sono anche superiori.
    La metà delle restanti domande fanno anche queste rirferimento ad altri Paèsi musulmani.
    Solo un 20-25% riguarda est europei (Romania inclusa), sudamericani e Filippine.
    Con l'aria che tira nel mondo la prima domanda che dei governanti, fossero pure di sinistra ma non ragionassero secondo logiche demenziali, si dovrebbero porre è quella se sia il caso di fare entrare in Italia al ritmo ufficiale di mezzo milione all'anno (sui andrebbero aggiunti altri inevitabili clandestini) immigrati mussulmani.
    Ma c'è di più.

    E' perfettamente noto alle autorità competenti che gli immigrati di queste aree musulmane non soddisfano affatto alcune fondamentali esigenze del mercato del lavoro italiano.
    In Italia in primo luogo sono necessari lavoratori nel settore della collaborazione familiare come badanti per anziani, infermiere e servizi a domicilio di vario genere, ciò principalmente a causa della crisi della famiglia.
    E' ben noto invece che i musulmani non permettono alle loro donne di andare a lavorare a casa altrui ed in genere di lavorare tout court
    Perciò un settore promettente del lavoro non viene da loro fatto per principio neppure se fosse per esigenze umanitarie.
    Il governo poi non ci fornisce statistiche sul tipo di lavoro che marocchini e bengalesi, tanto per fare due esempi, svolgono in Italia.
    E' tuttavia risaputo che queste comunità svolgono per lo più le loro attività in settori commerciali di tipo illegale o comunque non autorizzati.
    Bengalesi in particolare svolgono un commercio al minuto fuori da ogni controllo su bancarelle che a migliaia popolano le strade delle nostre città e basta una pioggia per vedere sbucare da ogni angolo migliaia di venditori di ombrelli tutti regolarmente bengalesi che fanno pensare ad una organizzazione internazionale ad hoc.
    Non fanno niente di male, si dice, ma ciò non è vero.
    A parte il danno economico e fiscale al commercio nazionale ed alle migliaia di. aziende italiane per lo più piccole costrette a chiudere per questa concorrenza sleale tale attività si presta alle attività criminali che trovano in questo supporto un canale di vendita ideale specie per le merci contraffatte o rubate.
    A Roma in particolare il fenomeno è imponente e si collega anche subaffitto di attività su strada con chioschi, carretti, postazioni ove si vende ogni cosa fin su Piazza Venezia con connessioni abusive e criminose che arrivano sulla soglia dei palazzi comunali dove Veltroni fa finta di non vedere e di non sentire i commercianti onesti e 1'impotenza dei vigili urbani ad arginare tali fenomeni.
    Di tale commercio in tutta l'Italia non c'è nessun bisogno.

    La questione dei marocchini è anche più grave per molti aspetti.
    Anche i marocchini vanno a collocarsi in gran parte nel settore del commercio e della distribuzione dove lavorano in gran parte in nero.
    Tutto il settore dei distributori di benzina è ad esempio occupato da marocchini, mentre il gestore italiano si fa si o no vedere per incassare.
    Molto più grave è l'attività dei marocchini nel settore dello spaccio di droga, di cui sono i maggiori distributori al minuto, per un giro di affari di qualche miliardo di euro.
    Dopo i cittadini romeni (in gran parte zingari rom o sinthi) la percentuale maggiora di carcerati stranieri in Italia sono marocchini.
    E si noti bene che in Italia il 33% dei reclusi sono stranieri senza che un governo abbia mai pensato a far scontare loro la pena nel Paese di origine con risparmi enormi per il nostro erario (quasi tutti i Paesi di origine sarebbero disposti a tenersi i loro connazionali se noi pagassimo modeste rette).
    Non si hanno notizie di quanti marocchini, del quasi mezzo milione residente effettivamente in Italia
    (di cui la metà regolari) facciano lavori utili nell'industria o nell' agricoltura, ma si calcola siano meno del 10%.
    Anche di questi nuovi immigrati dal Marocco 1'Italia potrebbe fare senz'altro a meno.

    Lo stesso discorso, se si eccettua la droga, si potrebbe fare per i commerci senegalesi, che godono di una tolleranza che porterebbe dopo un po' in galera qualsiasi italiano che si azzardasse a fare certe
    infrazioni fino in Piazza S.Pietro!!!
    Le sinistre per mascherare vilmente le loro intenzioni non hanno esitato ad infamare i rumeni in quanto tali, latini come noi e parlanti una straordinaria lingua neolatina, non facendo una necessaria distinzione con gli zingari di origine romena, una etnia di asiatica parlante una lingua totalmente diversa dal romeno ed organizzata in tribù migranti: genti di cui in primo luogo hanno
    diffidato gli stessi romeni da sempre.
    Il messaggio di certi ambienti della sinistra vuole mostrare agli italiani che anche gli immigrati europei hanno una inclinazione a delinqure.
    Invece il caso dei romeni dimostra tutto il contrario.
    Per educazione e cultura i veri romeni sono come noi italiani seri ed affidabili come sanno bene quei 23.000 (ventitremila)imprenditori italiani che hanno aperto le loro fabbriche in Romania!!!

    Veltroni sapeva benissimo chi erano i 40.000 zingari accampati alle porte di Roma e ha finto di accorgersene solo quando l'opinione pubblica finalmente si è svegliata furiosa.
    Altri immigrati di eccezionale serietà e capacità lavorative sono gli ucraini, i moldavi, i polacchi e quanti altri hanno lasciato l'est europeo dopo il crollo del comunismo.
    Onesti e lavoratori si sono dimostrati anche in genere i sudamericani ed i filippini.
    Fra gli europei solo gli albanesi - in prevalenza non quelli di cultura europea - hanno creato gravi
    problemi di criminalità diffusa, oggi contenuta grazie alla serietà e al1'impegno delle autorità albanesi.
    Ma si tratta di una piccola nazione cui l'Italia ha dato molti aiuti.
    Ma cosa succederà all'Italia se aprirà le porte indiscriminatamente a popoli di cultura totalmente diversa, poco desiderosi di partecipare al lavoro in settori veramente produttivi e per giunta imbevuti spesso di idee che - inutile negarlo - sono foriere di vero odio contro gli italiani ed i cristiani in genere?
    Forse l'esempio della Francia non basta?
    Noi che potremmo scegliere, secondo ragione, umanità e convenienza, i nostri immigrati perchè dovremmo preferire bengalesi e marocchini a sudamericani, filippini o magari i discendenti degli italiani all'estero?

    C'è infine da dire che l'elemento unico che ha unito gli italiani nei secoli passati è stata la comune religione cristiana cattolica.
    Ci furono risparmiate le terribile guerre civili che hanno sconvolto mezza Europa ed il mondo mussulmano con la cacciata e lo sterminio dei cristiani sui loro territori, da ultimo greci ed armeni.
    Solo chi è totalmente ignorante della storia e si muove secondo dogmi falsi e ormai veramente criminosi può ignorare le realtà che muovono da sempre la vita di questo mondo.
    Una situazione che non è per nulla migliorata negli ultimi decenni; chi temeva e teme lo scontro di civiltà ha avuto perfettamente ragione.

    Professor Paolo Possenti




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  5. #5
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    Come dire che per Possenti possono entrare tutti gli estranei che vogliono, basta che non vengano da paesi islamici...

  6. #6
    disse
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    Citazione Originariamente Scritto da Martha Visualizza Messaggio
    Come ottenere la cittadinanza italiana
    (http://www.interno.it/mininterno/exp...totema002.html)

    PER MATRIMONIO CON CITTADINO ITALIANO (Articolo 5 della Legge 91/92)
    La cittadinanza, ai sensi dell’articolo 5 della legge 5 febbraio 1992 n. 91, può essere concessa per matrimonio, in presenza dei seguenti requisiti:

    1. Il richiedente, straniero o apolide, deve essere coniugato con cittadino italiano da almeno 6 mesi e deve avere la residenza legale in un Comune della provincia dal almeno 6 mesi dalla data del matrimonio. Per residenza legale si intende la contemporanea iscrizione anagrafica e il possesso di regolare permesso di soggiorno
    2. Se i coniugi risiedono all'estero, la domanda può essere presentata dopo tre anni dalla data di matrimonio
    3. Nei predetti periodi non deve essere intervenuto scioglimento, annullamento o cessazione degli effetti civili del matrimonio e non deve sussistere separazione legale [...]
    ROMA - Una realtà in continua crescita: in dieci anni i matrimoni tra stranieri e italiani si sono triplicati. Un aumento del 300%. Non solo. Negli ultimi quattro anni, il numero dei bambini nati da coppie miste è aumentato del 22%. Iqbal fa l'agricoltore, è di religione sikh e viene dal Punjab. Barbara, è italiana, studia sociologia e fa il dottorato a Parma. Il loro è stato un colpo di fulmine: si sono conosciuti e dopo un anno si erano sposati. Iqbal e Barbara sono solo una delle 600mila coppie miste sposate e conviventi, che vivono oggi nel nostro Paese.

    Il boom è ben fotografato dall'Istat: nel 2004, in Italia si sono celebrati 28mila matrimoni con almeno un coniuge straniero. Vuol dire che il 10,4 per cento delle unioni è stato tra italiani e immigrati. Nel 1992, invece, erano solo il 3,2 per cento. Nel 2004, le coppie miste sposate in Italia hanno così superato quota 200mila. Nel '91 erano appena 65mila. Vivono soprattutto nel Nord, con un record in Lombardia (39.372). I dati non ufficiali, però, parlano di oltre 600mila coppie miste se ai matrimoni sommiamo le coppie di fatto, in cui almeno un partner è straniero. Il 78,5% dei matrimoni misti è tra un italiano e una straniera: si sposano con italiani il 77,5% delle filippine, il 67% delle romene, il 63,6% delle peruviane e il 57,7% delle albanesi.

    Fra gli uomini, sono soprattutto gli africani a prendere in moglie un'italiana: il 74,8% dei senegalesi, il 71,9% dei tunisini, il 53,2% dei marocchini. Comunità chiusa quella dei cinesi, che si sposano tra loro nel 84,2% dei casi. Solo il 10% dei matrimoni misti avviene tra cristiani e musulmani. Sono infine 216.824 le coppie sposate in cui entrambi i coniugi sono stranieri. "Una coppia mista - spiega Mara Tognetti, docente di Politiche migratorie all'università Bicocca di Milano - è un prezioso laboratorio culturale per chi le sta attorno: figli, parenti e amici. Ma è anche una coppia più fragile, più osservata dai vicini e che ha bisogno di una maggiore negoziazione: dai figli alla gestione dei soldi, tanti sono infatti i motivi di discussione.

    Secondo l'Istat - prosegue la Tognetti - una coppia mista dura in media 13 anni a Lecce, 7 anni a Milano, 5 anni ad Ancona". Elemento critico: i figli. "Nel Nord Africa - ricorda la sociologa - i figli sono sotto la potestà esclusiva del padre. Da qui, il fenomeno dei bimbi rapiti". Ancora più problematica la vita delle famiglie "miste miste": "Quando entrambi i coniugi sono stranieri, ma di origine diversa - sostiene la docente - manca un partner che faccia da mediatore con la realtà sociale. Ne consegue una maggiore chiusura delle coppia verso l'esterno e un aumento dei casi di divorzio".

    Non va poi dimenticato che sposare un italiano può essere una scorciatoia per ottenere la cittadinanza (nel 2005, 11.854 stranieri sono diventati cittadini italiani, in seguito a nozze). Non mancano, così, i casi di matrimoni di comodo. "All'anagrafe di Milano - racconta la Tognetti - sono stati segnalati episodi di persone, che si erano sposate a loro insaputa". "Conosco molte coppie miste ben integrate - spiega Franco Pittau, coordinatore del Dossier Caritas/Migrantes - ma non vanno nascoste le difficoltà: il ruolo subordinato della donna in molte culture lontane dalla nostra, le differenze religiose e infine le prospettive migratorie del coniuge straniero. Accade infatti - sostiene Pittau - che molti immigrati, soprattutto del Nord Africa e dell'Est Europa, non vogliano rimanere in Italia per sempre. Ma, dopo qualche anno vogliono tornare a casa, portando semmai con sé i figli nati in Italia".

    http://www.repubblica.it/2007/01/sez...oni-misti.html

  7. #7
    Crocutale
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    Accade infatti - sostiene Pittau - che molti immigrati, soprattutto del Nord Africa e dell'Est Europa, non vogliano rimanere in Italia per sempre. Ma, dopo qualche anno vogliono tornare a casa, portando semmai con sé i figli nati in Italia".

    Questa è un'ottima cosa che andrebbe favorita in ogni maniera.

  8. #8
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    Manca veramente la volontà politica di fermare l'immigrazione.
    Se così non fosse non si spiegherebe come mai centinaia di onorevoli strapagati non siano capaci di governare il nostro Paese in questo senso.
    E' impossibile credere che siano tutti deficienti... più facile ritenerli solo dei burattini al servizio delle direttive liberali e massoniche, che intendono distruggere le nostre culture, religioni e tradizioni a favore di quella ideologia mondialista che, eliminando il concetto di sovranità nazionale, punta alla creazione del governo mondiale.

  9. #9
    Beppe Tritoni
    Ospite

    Predefinito

    Un mio amico, oggi, ha suggerito una soluzione geniale, ma al tempo stesso problematica.
    Geniale perché prende due piccioni con una fava.
    Problematica, perché la sua applicazione presuppone che al governo ci siano "forze sane".

    In sintesi:
    Usiamo gli allogeni che si sono stabiliti in Italia come strumenti di un nuovo neo-colonialismo; li prepariamo come classe dirigente per il terzo mondo, e poi li spediamo ad amministrarlo per conto nostro.
    Creiamo, sul suolo europeo, delle élite meticce e/o europeizzate, che possano tornare nei paesi d'origine e controllarne l'economia e la politica.

    La loro fedeltà sarà garantita dal fatto che la supremazia sugli abitanti locali deriva dalla potenza bianca "madre", nonché da una sorta cittadinanza "speciale" (che permetta, ad esempio, un limitato soggiorno nella "Home Country", per studio, formazione, asilo politico, addestramento, logistica, necessità temporanee e roba simile).

    D'altronde per loro ci sarebbe anche un minimo di incentivo: qui emarginato, lì funzionario, ingegnere, amministratore, dirigente, ufficiale.

    Una sorta di Liberia prima maniera, dove i negro-americani divennero la classe dominante e gli africani nativi i governati.

  10. #10
    Beppe Tritoni
    Ospite

    Predefinito

    Poi, quando inizieremo con le esplorazioni spaziali, potranno essere trasferiti su mondi coloniali e minerari, ognuno con la sua particolare organizzazione castale etnico-economica.

 

 
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