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Risultati da 1 a 10 di 215
  1. #1
    ombra nera
    Ospite

    Predefinito Un mercoledi da Liboni!

    Un mercoledì da Liboni
    di Francesco Albanese *
    Fino all’ultimo si è dimenato, si è divincolato, ha tentato di liberarsi pur essendo ammanettato. Sdraiato sul lettino dell’ambulanza, sanguinante, con una pallottola nel cranio, ha caricato una gamba al petto ed ha sferrato un calcio in faccia ad uno dei carabinieri che tentavano di tenerlo fermo. Un gesto disperato, inutile, che non avrebbe potuto salvarlo, né dalla cattura, né dalla morte, ma che per certi aspetti riassume in sé l’intera vita di un uomo solo, in guerra contro il mondo.
    Luciano Liboni, primo di sette figli di Luigi Liboni, muratore, un padre spesso assente, e di Giuliana Mondi, una donna fragile, cresce in una casa malandata e senza servizi igienici del paesino umbro di Montefalco. All’età di 15 anni finisce per la prima volta in riformatorio e a 17 in carcere minorile a Firenze per aver rubato un’auto e picchiato un vigile, a 19 anni la prima rapina. Una decina di anni dopo viene accusato di sequestro di persona a scopo di estorsione, e di detenzione di stupefacenti. Tra il 1997 e il 1998 compie una serie di rapine con la allora attuale compagna, Francesca Toppetti, e vengono entrambi arrestati. Dal 2002 inizia il crescendo di violenza: a Febbraio spara ad un benzinaio a Perugia; a Marzo, a Civitavecchia, spara ad una pattuglia della guardia di Finanza che gli intima l’alt ad un posto di controllo; il 22 Luglio 2004, a S. Agata Feltria, nelle Marche, uccide a sangue freddo l’appuntato dei carabinieri Alessandro Giorgioni, 36 anni, che gli aveva chiesto di mostrare i documenti.
    Una vita totalmente deviante, costellata da episodi criminali. Un’anima persa, direbbe qualcuno, un lupo solitario, l’ha definito qualcun’altro. Sì, perché Liboni, eccetto che per qualche episodio sporadico, ha agito sempre da solo, caratteristica questa che gli ha appunto fatto guadagnare questo appellativo. Se Liboni fosse vissuto ai tempi di Cesare Lombroso, invece, sarebbe stato sicuramente definito criminale nato, per la teoria allora in voga, che adesso fa rabbrividire, secondo la quale criminali si nasce e non si diventa. Oggi sappiamo invece che, benché ognuno di noi nasca con un certo temperamento, con dei tratti caratteristici che ci contraddistinguono da ogni altra persona, è l’ambiente che ci circonda il responsabile principale della nostra formazione, un ambiente che può, più o meno, essere in grado di esaltare i nostri tratti di personalità, i nostri “pregi” e i nostri “difetti”. Come può essere stata l’infanzia di Liboni in una casa senza servizi igienici, con un clima familiare del genere, dove molto probabilmente regnava la miseria e dove le cure verso i figli passavano in secondo piano rispetto al più fondamentale problema della sopravvivenza? Uno dei fratelli, Massimo, ha “scelto” la malattia, morendo giovanissimo in un ospedale psichiatrico. Un altro fratello, Giancarlo, è attualmente infermiere all’ospedale di Foligno, essendo, almeno apparentemente, riuscito a superare il disagio di un’infanzia difficile ed inserendosi nella società. Luciano ha fin da subito rifiutato quanto lo circondava, scegliendo la strada della devianza, forse a causa della sua maggiore aggressività.
    Subire, adattarsi, reagire: tre modi diversi di rispondere agli stessi stimoli ambientali di tre fratelli, cresciuti nella stessa famiglia disagiata. Ognuno dei tre modi di rispondere equivale ad una scelta di condotta, presa più o meno consapevolmente in base alla propria personale capacità di leggere gli eventi del mondo, scelta che va da un estremo dell’arrendersi all’altro del combattere, combattere una società ostile e spietata, “di bianco vestita” ma che nasconde al suo interno macchie indelebili. È infatti paradossalmente la stessa società che si serve dei vari Liboni per mantenere la propria coesione, perché ogni cosa acquista significato per contrasto, perché non ci sarebbe il buono se non esistesse il cattivo, perché l’essenza di ogni regola è maggiormente confermata da chi la contravviene che da chi la rispetta, ed ogni episodio di devianza rafforza il legame che esiste tra chi non devia, rafforza la coalizione, rafforza la regola che ciascuno di noi è costretto ad osservare per essere accettato in un contesto societario. La devianza è pericolosa, è un attacco alla regola, un attacco alla norma, minaccia la struttura portante su cui si districa la routine giornaliera di ognuno di noi, una struttura cui sono saldamente ancorate le nostre certezze e le fondamenta su cui possiamo progettare il nostro futuro. Se non ci fosse la devianza, non esisterebbe la norma. E gli ultimi episodi di cronaca che hanno riguardato Liboni, ed in particolare l’uccisione del carabiniere e la sua stessa morte, segnano nuovamente un confine tra chi si sente parte di questa società, e chi se ne sente escluso, una società madre e matrigna allo stesso tempo, una società dalla quale ci si può sentire amati o rifiutati. E così, i vari Liboni che lottano fino alla morte contro tutti, contro un’autorità che non è percepita come garanzia di democrazia ma come organo di potere castrante e limitante, vengono presi a modello, vengono visti come giustizieri da quanti si sentono figliastri di una società-matrigna, fino ad arrivare ad inneggiare alla morte di un essere umano ucciso a sangue freddo e fino a voler lasciare traccia visibile del proprio odio attraverso poche parole, scritte su un muro con spray nero, comparse in una foto sui giornali di questi giorni: “un mercoledì da Liboni”.
    * Psicologo, operatore di Polizia Stradale

  2. #2
    ombra nera
    Ospite

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  3. #3
    ombra nera
    Ospite

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    Meglio Lupo Che Cane Da Guardia!

  4. #4
    ombra nera
    Ospite

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  5. #5
    ombra nera
    Ospite

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    dal sito del corriere della sera


    Scheda: chi è Luciano Liboni




    Luciano Liboni (nella foto Ansa), soprannominato «lupo solitario», è nato nel 1957 a Montefalco, vicino a Foligno, dove da giovanissimo faceva il falegname e dove vive la madre, che da circa un anno ha interrotto ogni rapporto con lui. Liboni è latitante dal 2002 con l'accusa di tentato omicidio.

    Alto circa un metro e settantacinque, è riconoscibile per una frattura al setto nasale e tre dita della mano destra contuse in seguito a un incidente stradale nel quale è rimasto coinvolto il 21 luglio a Sarsina. Ecco le tappe della sua vicenda da fuorilegge.

    1990 - Liboni viene sospettato del furto di alcune opere d'arte tra Umbria, Lazio e Toscana. Le accuse rimangono senza seguito.

    19 FEBBRAIO 2002 - È il giorno in cui ha inizio la latitanza. Liboni spara contro un benzinaio di Todi di 38 anni, Fausto Gentili, ferendolo gravemente. Gentili aveva notato l'uomo a bordo di una Polo bianca, rubata qualche giorno prima a una sua amica. Il benzinaio, che viaggiava alla guida di una Audi Avant, con a bordo la compagna e la figlia, avvertì il 113 e si mise a seguire la Polo per cercare di non perdere di vista il malvivente. Quando le due auto si trovarono una a fianco all'altra, Liboni sparò un colpo di pistola sfiorando la donna e colpendo alla testa Gentili. Poi riuscì a fuggire. La Polo fu trovata in fiamme qualche giorno dopo in un parcheggio di Perugia.

    MARZO 2002 - Un mese dopo il ferimento di Gentili, in una strada affollata di Civitavecchia, Liboni, ricercato per tentato omicidio, non risponde all'alt di due finanzieri e comincia a sparare contro di loro, fuggendo. Il giorno seguente prende in ostaggio un uomo e lo costringe a portarlo in auto fino a Roma, per poi far perdere ancora una volta le sue tracce.

    LUGLIO 2002 - Alle porte di Roma Liboni spara due colpi contro un carabiniere che gli stava chiedendo i documenti. Un proiettile colpisce il cofano dell'autovettura mentre un altro raggiunge di striscio il militare. Luciano Liboni è ritenuto anche il responsabile di numerose rapine a danno di uffici postali e banche, attraverso le quali riesce a mantenersi durante il periodo di latitanza.

    DICEMBRE 2003 - L'uomo viene bloccato a Praga, dopo aver esibito alle forze dell'ordine un documento risultato falso. «Lupo solitario» rimane in carcere quattro mesi, ma quando l'Interpol avverte le autorità italiane dell'arresto, Liboni è già tornato in libertà.

    LUGLIO 2004 - Riappare nelle Marche, nel paese di Pereto, vicino a Pesaro, al bar Ciccioni. La moglie del titolare del bar chiama i carabinieri perché insospettita dall'aria trasandata dell'uomo, che stava effettuando una lunga telefonata. L'appuntato Alessandro Giorgioni, 36 anni, aveva appena finito il servizio, ma entra nel locale per un controllo. Chiede i documenti all'uomo, che dice di averli fuori, nella moto parcheggiata davanti al bar. Improvvisamente l'uomo si volta e spara un colpo a bruciapelo al militare, al collo. Poi, lo finisce con un colpo al cuore. Liboni, in sella a una Yamaha rossa rubata a Terni e armato di una calibro 38 special, si dilegua. Poche ore dopo l'omicidio, in una stazione di servizio a Canili di Verghereto, lungo la E45 nella zona di Cesena, l'uomo avrebbe fatto il pieno alla moto.



    www.corriere.it

  6. #6
    ombra nera
    Ospite

    Predefinito

    da www.repubblica.it


    SCHEDA / Il presunto assassino
    del carabiniere Alessandro Giorgioni
    Luciano Liboni,
    "Il Lupo" latitante


    E' conosciuto dagli investigatori come "Il Lupo", Luciano Liboni, latitante da due anni e da oggi ricercato anche per l'omicidio del carabiniere Alessandro Giorgioni. Nato 47 anni fa a Montefalco, piccolo centro del folignate, è ricercato dai primi mesi del 2002 con l'accusa di tentato omicidio.

    Secondo gli investigatori fu infatti Liboni a ferire gravemente un operaio di 38 anni a Ponte San Giovanni, alla periferia di Perugia. L'episodio avvenne la sera del 19 febbraio del 2002. L'operaio era alla guida della sua Audi Avant - con con accanto la convivente, la figlia si trovava sul sedile posteriore - quando casualmente vide una Polo che era stata rubata qualche giorno prima a un'amica.

    L'uomo avvisò il 113 e mentre una pattuglia della squadra volante stava intervenendo si mise a seguire l'auto. Improvvisamente le due vetture si affiancarono nei pressi di un incrocio, forse perchè chi era a bordo della Polo si è accorto di essere seguito. Dalla vettura partì quindi un colpo di pistola che infranse il finestrino dell'Audi dal lato passeggero, attraversò l'abitacolo sfiorando la donna per poi colpire alla testa l' operaio. La Polo riuscì quindi a fuggire prima dell'arrivo delle forze di polizia. L'operaio rimase gravemente ferito ma è riuscito a salvarsi. Illese la compagna e la bambina.

    Per questo episodio a carico di Liboni è stata disposta un'ordinanza di custodia cautelare da parte della magistratura perugina. Ma il 'Lupo' è ricercato anche per una sparatoria (senza feriti) avvenuta alla fine del marzo del 2002 con una pattuglia della guardia di Finanza in una strada affollata di Civitavecchia, così come per una rapina compiuta nello spoletino. Nella città laziale il malvivente sparò una decina di colpi con una pistola calibro 38 special. All'alba del giorno dopo l'uomo sequestrò un uomo che stava recandosi al lavoro riuscendo a farsi portare fino a Roma dove poi fece perdere le sue tracce.

  7. #7
    legione muti
    Ospite

    Predefinito ombra nera

    Non dare retta alle menzogne della tv - giornali di stato di stato su LL
    Quando mori' aveva al collo un fascio littorio
    Ha passato la maggior parte degli anni di vita in galera
    Commise molte azioni in gioventù che non condivido ma simpatizzava per il fascismo
    Ha vissuto pagando sempre per i suoi errori, è morto con grande coraggio-
    La sua è stata una vera e propria ESECUZIONE DI STATO
    In Tutte le questure italiote gli ASSASSINI di Ettore Muti la sera dell'esecuzione brindarono in contemporanea per ore...che eroi...migliaia contro uno...e brindarono.....

  8. #8
    legione muti
    Ospite

    Predefinito ricordi

    ricordo varie scritte presenti tuttora sotto Montefalco.
    Umbria terra di santi e ribelli
    Zona Liboni

    eccecc

  9. #9
    ombra nera
    Ospite

    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da legione muti Visualizza Messaggio
    Non dare retta alle menzogne della tv - giornali di stato di stato su LL
    Quando mori' aveva al collo un fascio littorio
    Ha passato la maggior parte degli anni di vita in galera
    Commise molte azioni in gioventù che non condivido ma simpatizzava per il fascismo
    Ha vissuto pagando sempre per i suoi errori, è morto con grande coraggio-
    La sua è stata una vera e propria ESECUZIONE DI STATO
    In Tutte le questure italiote gli ASSASSINI di Ettore Muti la sera dell'esecuzione brindarono in contemporanea per ore...che eroi...migliaia contro uno...e brindarono.....

    Mai creduto a una virgola di quanto scritto dai pennivendoli di regime.

  10. #10
    ombra nera
    Ospite

    Predefinito

    Articoli ItalyMedia.it
    ATTUALITÀ E CRONACA044b

    Chi era Luciano Liboni?
    Breve profilo di un feroce bandito partorito da una sorte avversa e debordante di odio contro tutto e contro tutti
    di Elena Carulli
    Roma. Luciano Liboni, soprannominato «Lupo Solitario», nasce nel 1957 a Montefalco, vicino Foligno, dove da giovanissimo faceva il falegname. La madre che ancora vive nel paesino umbro, da circa un anno non lo voleva più vedere. Era latitante dal 2002 con un’accusa di tentato omicidio sulle spalle.
    Alto circa un metro e settantacinque era riconoscibile per una frattura al setto nasale e tre dita della mano destra contuse in seguito a un incidente stradale, nel quale era rimasto coinvolto il 21 luglio a Sarsina.
    La sua vita da fuorilegge ha inizio nel 1990, quando viene sospettato del furto di alcune opere d'arte tra Umbria, Lazio e Toscana. Le accuse rimangono senza seguito. La latitanza vera e propria del Lupo ha inizio però il 19 febbraio 2002, quando spara contro un benzinaio di Todi di 38 anni, Fausto Gentili, ferendolo gravemente. Gentili aveva notato l'uomo a bordo di una Polo bianca, rubata qualche giorno prima a una sua amica. Il benzinaio, che viaggiava alla guida di una Audi Avant, con a bordo la compagna e la figlia, avvertì il 113 e si mise a seguire la Polo per cercare di non perdere di vista il malvivente. Quando le due auto si trovarono una a fianco all'altra, Liboni sparò un colpo di pistola sfiorando la donna e colpendo alla testa Gentili. Poi riuscì a fuggire. La Polo fu trovata in fiamme qualche giorno dopo in un parcheggio di Perugia. Un mese dopo il ferimento di Gentili, in una strada affollata di Civitavecchia, Liboni, ricercato per tentato omicidio, non risponde all'alt di due finanzieri e comincia a sparare contro di loro, fuggendo. Il giorno seguente prende in ostaggio un uomo e lo costringe a portarlo in auto fino a Roma, per poi far perdere ancora una volta le sue tracce. Trascorrono cinque mesi dove il Lupo riesce a sparire nel nulla, ma, nel luglio 2002 ritorna a far parlare di sé sparando due colpi alle porte di Roma contro un carabiniere che gli stava chiedendo i documenti: un proiettile colpisce il cofano dell'autovettura, mentre un altro raggiunge di striscio il militare.
    Luciano Liboni è ritenuto anche il responsabile di numerose rapine a danno di uffici postali e banche, attraverso le quali riesce a mantenersi durante il periodo di latitanza. Ma, nel dicembre 2002 l'uomo viene bloccato a Praga, dopo aver esibito alle forze dell'ordine un documento risultato falso. «Lupo solitario» rimane in carcere quattro mesi, ma quando l'Interpol avverte le autorità italiane dell'arresto, Liboni è già tornato in libertà.
    Nel luglio 2002 riappare nelle Marche, nel paesino di Pereto, vicino Pesaro, al bar “Ciccioni”. La moglie del titolare chiama i carabinieri perché insospettita dall'aria trasandata dell'uomo, che stava effettuando una lunga telefonata. L'appuntato Alessandro Giorgioni, 36 anni, aveva appena finito il servizio, ma entra nel locale per un controllo. Chiede i documenti all'uomo, che dice di averli fuori, nella moto parcheggiata davanti al bar. Improvvisamente l'uomo si volta e spara un colpo a bruciapelo all’indirizzo del militare, centrandolo al collo. Poi lo finisce con un colpo al cuore. Liboni, in sella a una Yamaha rossa rubata a Terni e armato di una calibro 38 special, si dilegua. Poche ore dopo l'omicidio, in una stazione di servizio di Canili di Verghereto, lungo la E45 nella zona di Cesena, il Lupo viene visto fare il pieno alla moto. Il resto è storia, e il suo tragico epilogo, a tutti tristemente nota.
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    • La cattura del “Lupo” - Preso e ucciso dopo una sparatoria a Roma Luciano Liboni
      Due carabinieri hanno messo fine alla latitanza del pericoloso bandito, che aveva tenuto testa alle forze di polizia di mezza Italia, decretando il dissolversi di un incubo che aveva tenuto tutti col fiato sospeso

 

 
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