«Ebbene, Israele occupa da 18 anni territori arabi, abitati da popolazioni arabe.
Noi pensiamo che debba restituire questi territori in cambio della pace, negoziando tale restituzione . Questo è il passaggio essenziale; tutto il resto è proprio contorno, tutto il resto è proprio secondario. Il passaggio essenziale è questo: è un fiume che deve essere varcato.
Ebbene, se la questione nazionale palestinese esiste, se ha un fondamento, e se i palestinesi hanno diritto ad una rivendicazione nazionale, anche l'azione dell'OLP deve essere valutata con un certo metro, che è il metro della storia.
Vedete, io contesto all'OLP l'uso della lotta armata non perché ritenga che non ne abbia diritto, ma perché sono convinto che la lotta armata non porterà a nessuna soluzione. Sono convinto che lotta armata e terrorismo non risolverammo il problema della questione palestinese.
L'esame del contesto mostra che lotta armata e terrorismo faranno solo vittime innocenti, ma non risolveranno il problema palestinese. Non contesto però la legittimità del ricorso alla lotta armata che è cosa diversa.
Quando Giuseppe Mazzini, nella sua solitudine, nel suo esilio, si macerava nell'ideale dell'unità ed era nella disperazione per come affrontare il potere, lui, un uomo così nobile, così religioso, così idealista, concepiva e disegnava e progettava gli assassini politici.
Questa è la verità della storia; e contestare ad un movimento che voglia liberare il proprio paese da un'occupazione straniera la legittimità del ricorso alle armi significa andare contro le leggi della storia.
Si contesta quello che non è contestato dalla Carta dei principi dell'ONU: che un movimento nazionale che difenda una causa nazionale possa ricorrere alla lotta armata».




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