la nuova
28-02-08, 42 Spettacolo
Un omaggio di Mereu alla città che lo premiò nel 2005
A Ozieri la prima di «Sonetaula»
Miuccio Farina
OZIERI. L’8 marzo si annuncia particolare per Ozieri. La festa delle donne, quest’anno, condividerà l’interesse con la prima del film Sonetaula, secondo lungometraggio del regista dorgalese Salvatore Mereu, tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Fiori. Il film, reduce dalla Berlinale, cui ha partecipato con successo e interesse nella sezione “Panorama”, sarà proiettato alle 19.30 nel teatro civico ozierese, alla presenza dell’autore, del produttore Andrea Occhipinti, dell’attore protagonista Francesco Falchetto di Orotelli, di Serafino Spiggia, Francesco Origo e di altri attori e comparse (tra cui diversi ozieresi), che hanno fatto parte del numeroso cast. L’evento è organizzato dal locale Rotary Club, con il patrocinio del Comune di Ozieri. La proiezione sarà preceduta da un saluto del sindaco Leonardo Ladu e dello stesso regista, che riceverà un regalo dal presidente del Rotary, Mario Petretto. Con la sua scelta Salvatore Mereu ha così voluto rendere omaggio alla città, dove nel 2005 ha ricevuto, dal premio Ozieri di Letteratura Sarda, il trofeo destinato ad una personalità che ha promosso l’immagine e la cultura della Sardegna. «Con Mereu il film sardo d’autore fa un significativo passo in avanti, centrando l’esigenza di rappresentare una Sardegna vera e ancora sconosciuta con quella di entrare nel mondo con tutta la forza della sua straordinaria identità...», si leggeva nella motivazione. Lingua sarda logudorese che caratterizza (con sottotitoli) anche il nuovo film “Sonetaula”, girato in diverse località dell’Isola. Il fulcro della storia è in gran parte nel titolo, che il film ha ripreso dal romanzo a cui è ispirato: in sardo «Sonetaula» significa «rumore di legna». E’ il nome che nel libro danno al protagonista, per via della sua magrezza. Un ragazzino che cresce senza il padre, accusato di un delitto che non ha commesso, e che viene quindi educato dal nonno alla dura legge della campagna, per poi ritrovarsi bandito, senza quasi accorgersene. Le scene della cittadina che nel racconto sembra Nuoro sono state girate in parte nel capoluogo barbaricino, ma anche a Tempio, Oristano, Bosa e Alghero. Il paesino del protagonista, Orgiadas, è fatto di frammenti di Orgosolo, Oliena, Dorgali, Ulassai e Olzai. Gli esterni riprendono doviziosamente i paesaggi incantati del Supramonte di Oliena, Dorgali, Orgosolo e dei territori di Orotelli, Sa Fraigada di Bultei e altri. Ne scaturisce una Sardegna antica e vera, a tutto tondo e carica di poesia, così come con taglio neorealistico l’ha voluta raccontare Mereu: «Orgiadas, il paese del romanzo e della sceneggiatura, riassume in se, virtualmente, tante piccole comunità della Sardegna dell’interno che da bambino ho fatto in tempo a conoscere». E, riguardo all’utilizzo di attori non professionisti, come già avvenne per «Ballo a tre passi»: «Non ho preclusioni verso gli attori. Cerco aderenza tra faccia e personaggio... Ho girato per due anni tra scuole, feste, sagre, in ogni anfratto della Sardegna a far provini. Era diventata un’ossessione: c’erano tanti personaggi da trovare e riportare in vita, un mondo di facce che non c’è più» - dice Mereu -. A proposito dell’uso della lingua sarda aggiunge: «Naturale: personaggi e ambienti sono quelli, la lingua ne è parte integrante. Devo anche riconoscere che la società sarda in questi anni ha incoraggiato molto l’uso della limba, così mi è sembrato di stare dentro un sentimento collettivo». Un omaggio, quindi, a un’immagine del passato che oggi può apparire anacronistica, sebbene di tanto in tanto si riaffaccino rigurgiti di malessere e di imprese che richiamano il banditismo ammantato talora di suggestioni e romanticismo caratteristico del primo dopoguerra. Il film, dopo la programmazione nelle sale, sarà trasmesso in due puntate, doppiate in italiano, su Rai 1. Alla prima ozierese ci saranno l’assessore regionale alla cultura Maria Antonietta Mongiu e quello provinciale Sergio Mundula, oltre al fratello dell’autore del romanzo, Flavio Fiori.




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