La collocazione di Dini nella PDL è del tutto naturale e in linea con le istanze e le rivendicazioni da sempre avanzate dal suo partito.
Stiamo dunque assistendo al delinearsi di due schiaramenti nettamente distinti ideologicamente e con obiettivi del tutto diversi.
Da un lato abbiamo i difensori dello status-quo statalista, delle prebende clientelari a pioggia, dell'assistenzialismo retrogrado e parassitario. Dall'altro lato abbiamo invece sane forze rifomiste, ispirate ai sacri valori del Liberalismo e determinate dunque a cambiare il volto del paese.
La scelta di Dini dunque era obbligata.




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