Bonus di 2.500 euro per figlio, mille euro al mese ai precari, aiuti all'occupazione femminile. Le tasse? Si possono ridurre nel contesto della lotta all'evasione fiscale e del controllo della spesa pubblica. Pagare meno, pagare tutti, insomma. È il piano di Veltroni per le prossime elezioni, anticipato nel corso della registrazione di «Porta a porta». Per il leader del Pd è ragionevole, poi, pensare che il tesoretto ci sia: lo dirà, dice, la trimestrale di cassa. «Se c'è, quei soldi - dice Veltroni - vanno usati per i salari e per la produttività». La questione salariale è «assolutamente urgente», serve un intervento immediato, avendo chiaro che «il problema non è far piangere i ricchi, il problema è far crescere la società, l'economia». Il leader del Pd ha illustrato alcuni interventi fiscali che inserirà nel programma. «In primo luogo un intervento a sostegno dei figli - spiega Veltroni - un sostegno attraverso o detrazioni fiscali consistenti, del tipo di 2.500 euro per i nuovi nati, non una tantum ma fino a una certa età da stabilire e penso alla consegna di assegni agli incapienti». Gli asili nido devono diventare, poi, un diritto. In secondo luogo, Veltroni pensa a interventi «di sostegno fiscale alle imprese» per incentivare le donne che lavorano. Poi ha lanciato la proposta per un compenso minimo legale per cui nessuno abbia uno stipendio inferiore a 1.000-1.100 euro. Una richiesta alle aziende che verrebbe ricompensata con incentivi fiscali da parte dello Stato. Incentivi che diventerebbero maggiori per quelle aziende che fanno contratti per lungo periodo. Impegno, poi, per una formazione per tutta la vita che accompagni i lavoratori flessibili. Sulla proposta di Silvio Berlusconi di intervenire per ridurre l'imposizione fiscale sugli straordinari Veltroni rilancia. «Io sono per una cosa più ampia, per lavorare sulla contrattazione di secondo livello non solo su straordinari e tredicesime».
Veltroni ha anche invitato Berlusconi ad approvare subito in Parlamento la riforma dei regolamenti parlamentari per fare in modo che gli eletti in una lista non possano staccarsi e costituire nuovi gruppi. Veltroni parte dal presupposto che questa era una riforma che, nel giro delle consultazioni fatte, ha trovato tutti d'accordo. Sul delicato argomento dei sondaggi il leader del Pd ha detto che il distacco fra le due coalizioni è molto piccolo. «I sondaggi veri dicono che nella settimana tra il 30 gennaio e il 6 febbraio abbiamo recuperato due punti e non sono pochi». Una gara aperta, dunque, anche se difficile. Veltroni ha poi spiegato i termini dell'intesa raggiunta con Di Pietro, che ha annunciato entrerà nel gruppo del Pd e progressivamente scioglierà l'Idv nel Pd. Con l'occasione puntualizza il suo pensiero sulle intercettazioni. «La mia opinione è che i magistrati devono poter intercettare senza limiti durante le indagini, ma non possono essere pubblicati sui giornali i contenuti delle intercettazioni». Sul fronte dei radicali, invece, Veltroni ha ribadito che «premesso che non vogliamo aggiungere simboli, se i Radicali sono disponibili a stare nelle nostre liste è una scelta ottimale». Comunque la scelta del Pd di «correre libero», ha detto Veltroni, ha portato una grande innovazione nel sistema politico, costringendo anche il centrodestra a semplificare il quadro. Sulle candidature Veltroni ha detto che «le persone condannate al primo grado di giudizio è giusto che non vengano candidate». Certo, resta la presunzione di innocenza, ma per ciò che riguarda le candidature c'é una questione di opportunità. Su un tema caldo come l'aborto, Veltroni ha, poi, sottolineato che la legge 194 è un'ottima legge, ma che temi così delicati vanno tenuti fuori dalla campagna elettorale. Per Veltroni «la laicità dello Stato non può essere messa in discussione. Ma bisogna evitare divisioni tra posizioni laiciste e posizioni integraliste. Oggi le sollecitazioni vanno in senso opposto ed é un grande errore».
Veltroni assicura che le larghe intese non ci saranno, parla degli errori del centrosinistra. «Bisognava riconoscere che il Paese era spaccato, bisognava dare la presidenza di una Camera
all'opposizione». E si impegna, se dovessi vincere, a lasciare la presidenza di una Camera e le presidenze delle commissioni di garanzia all'opposizione. Promette un patto di consultazione con l'opposizione, sottolineando che c'è il dovere di discutere, pur restando nei rispettivi campi. «Io resto fedele - dice - allo schema anglosassone: si scrivono insieme le regole del gioco e poi si confligge per il governo del Paese. Qui, invece, se uno parla con il leader dell'altro schieramento si pensa subito all'inciucio».
Il segretario del Pd oggi si è dimesso da primo cittadino della Capitale. «È stata un'esperienza che mi ha travolto la vita per sette anni. Amministrare é una meravigliosa avventura umana». Nell'aula Giulio Cesare in Campidoglio, Veltroni ha sottolineato che per lui rendere la città unita è stata la stella polare dei 7 anni di amministrazione capitolina. «Ho cercato di ricongiungere questa città nella memoria e anche socialmente, di unire una comunità che si è trasformata in questi 7 anni e lo abbiamo fatto insieme con i cittadini, con l'orgoglio di essere romani».
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleO...bero&correlato
toni pacati....ma sempre la solita minestra.....la solita inculata....i soliti KK....vien da piangere.....meglio abbaiare alla luna
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Rispondi Citando

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......peggio dei sadomaso.....loro almeno godono voi piangete e vi lamentate.........e ripresentate la solita cosa.....'na ciorciola
