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Discussione: Kosovo

  1. #31
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    Citazione Originariamente Scritto da Canaglia Visualizza Messaggio
    Il Kosovo nasce secondo gli stessi meccanismi e gli stessi canoni per cui è nato Israele nel '48.
    ...e l'italia nel 1861.

  2. #32
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    Stamane la sezione frontista della Comunità Antagonista Padana ha volantinato contro l'indipendenza del Kosovo all'università Cattolica di Milano per due ore. Un ringraziamento ai militanti che hanno collaborato.

    Luca
    Comunità Antagonista Padana

  3. #33
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    XIX secolo
    A partire dall'era napoleonica l’Impero Turco fu lacerato da una profonda crisi interna e si avviò verso un periodo di declino. La Serbia, sostenuta anche dall'Impero Russo, ottenne la sua autonomia dall’Impero Ottomano con due rivoluzioni: nel 1804 (guidata da Đorđe Petrović - Karađorđe) e nel 1815 (con Miloš Obrenović), e si strutturò nel semi-indipendente Principato di Serbia (1815), sebbene le truppe turche continuassero a presidiare la capitale, Belgrado, fino al 1867. Il Principato (kneževina o knjaževina) di Serbia ottenne il riconoscimento internazionale della propria indipendenza, concessa dai turchi alla Pace di Santo Stefano, al successivo Congresso di Berlino del 1878, assieme al vicino Montenegro, e divenne il Regno di Serbia a partire dal 1882.
    Durante tutto questo periodo la politica interna dello stato serbo ruotò soprattutto attorno alle rivalità e alle lotte dinastiche fra le due famiglie più importanti, gli Obrenović e i Karađorđević. Ci fu infatti un’alternanza al potere fra queste due dinastie, discendenti rispettivamente da Đorđe Petrović - Karađorđe, guida della prima rivoluzione serba, e Miloš Obrenović, leader della seconda rivoluzione serba. Dopo 45 anni di dominio Obrenović, il colpo di stato del 1903 fece re Petar Karađorđević, che dette alla Serbia una costituzione democratica e l’inizio di una democrazia liberale e di un governo parlamentare. Un obiettivo comune per tutto il periodo fu comunque l'espansione dello stato su tutte le terre abitate da serbi, fossero esse dominate dall'Impero Austriaco o dall'Impero Ottomano.
    Nel 1871 molti serbi si riunirono a Prizren auspicando la restaurazione della "vecchia Serbia" ad opera del Principato di Serbia. Le guerre serbo-turca del 1876-1877 (seguita alla rivolta della Bosnia contro l'Impero ottomano nel 1875) e russo-turca del 1877-1878 portarono alla piena indipendenza della Serbia, che al Congresso di Berlino otteneva anche il controllo civile delle città kosovare di Priština and Kosovska Mitrovica.
    In seguito a queste guerre si trovarono in Kosovo molti profughi albanesi dai territori conquistati dalla Serbia.
    In quello stesso anno, il vilayet del Kosovo fu uno dei quattro vilayet con abitanti albanesi che formarono la Lega di Prizren. Lo scopo della Lega era di resistere al dominio ottomano e soprattutto alle incursioni provenienti dalle nazioni balcaniche di recente costituzione, che frantumavano l'unità politica degli albanesi. La Lega era sostenuta dal sultano per la sua ideologia pan-islamica, che divenne presto anti-cristiana, sia contro i cattolici albanesi che contro gli ortodossi serbi, che presero a migrare verso la Serbia. Su pressione delle potenze europee dal 1881 l'Impero Ottomano contrastò la Lega, che rispose creando un governo provvisorio che fu sconfitto solo nel 1884. Tuttavia, con il successivo Trattato di Santo Stefano la Serbia dovette abbandonare ogni forma di controllo sul Kosovo.
    Le pulizie etniche operate dai Turchi a danni dei Serbi in Kosovo, iniziate nel 1876, culminarono durante la guerra greco-ottomana del 1897 fini a toccare 200.000-400.000 emigrati fra il 1876 e il 1912, rendendo il Kosovo un territorio albanese.
    Nel 1910, in risposta al crescente nazionalismo e centralismo turco, un'insurrezione albanese, che forse fu aiutata in modo surrettizio dai Giovani Turchi per spingere la Sublime Porta ad una maggiore repressione, scoppiò a Priština e presto si allargò all'intero vilayet del Kosovo, resistendo per un periodo di vari mesi. Il Sultano ottomano visitò il Kosovo nel giugno 1911 durante i colloqui di pace che riguardavano tutti gli abitanti delle regioni albanesi. La Lega di Prizren voleva unificare i quattro vilayet in cui vivevano gli albanesi in un'unico stato, ma le minoranze serba (25% in Kosovo) e di altre etnie si opposero con successo.

    Le Guerre Balcaniche (1912-1913)
    Grazie alla mediazione russa, gli stati balcanici conclusero una serie di accordi in funzione anti-turca nel 1912: tra la Serbia e la Bulgaria nel marzo 1912; tra la Bulgaria e la Grecia nel maggio 1912; il Montenegro, infine, siglò accordi con Serbia e Bulgaria nell'ottobre 1912. Proprio in seguito a questi accordi (la Lega Balcanica), l'8 ottobre si ebbe lo scoppio della Prima Guerra Balcanica. In meno di due mesi, gli Ottomani persero quasi tutti i loro possedimenti nella penisola balcanica e conclusero un armistizio il 3 dicembre, cui fece seguito la Conferenza di Londra, a partire dal 17 dicembre 1912.
    Le condizioni di pace furono però giudicate inaccettabili dall'Impero Ottomano, sicché le ostilità ripresero fino a un nuovo armistizio, stabilito il 19 aprile 1913. Con la mediazione delle principali potenze europee, il 30 maggio 1913 fu firmato il Trattato di Londra, che pose fine alla guerra.
    Sconfitto sul campo l'Impero ottomano, che aveva lungamente negato autonomia al Kosovo, la Conferenza di Londra, a seguito delle specifiche e pressanti richieste in tal senso dell'Austria-Ungheria, negò alla Serbia l'accesso al mare che essa aveva fortemente richiesto, da realizzare annettendo ad essa territori lungo la valle del fiume Drina, sino all'Adriatico. Per contro, la Francia e la Russia, operarono affinché alla Serbia fosse concesso il controllo della Macedonia e del Kosovo, mentre la regione di Peć (Metohija / Dukagjin), compresa tradizionalmente nel Kosovo, fu affidata al Montenegro.
    Un'altra conseguenza della prima guerra balcanica fu l'indipendenza dell'Albania, dichiarata a ostilità in corso il 28 novembre 1912 da alcuni esponenti politici del paese che ne temevano la spartizione e riconosciuta internazionalmente l'anno dopo dal trattato di Londra. I vincitori della guerra furono peraltro restii a riconoscere l'indipendenza albanese e una parte dei territori popolati da etnia albanese, fra cui il Kosovo, rimase esclusa dal nuovo stato.
    Al momento della riconquista del Kosovo da parte dei Serbi, i cittadini di etnia albanese corrispondevano a circa il 60% del totale degli abitanti della provincia. L'acquisizione del territorio alla Serbia fu pertanto oggetto di controversia anche a Belgrado; a tale proposito rimase celebre l'intervento del dirigente socialdemocratico Dimitrije Tucovic, che si oppose all'annessione del Kosovo, affermando: "siamo entrati in una terra straniera". L'occupazione serba della provincia fu realizzata a prezzo di gravi massacri: si stima che circa 20.000 kosovari, in prevalenza albanesi, furono giustiziati, assassinati o uccisi a vario titolo dalle truppe serbe, che instaurarono la legge marziale e diedero avvio ad un clima di terrore, denunciato nel 1913 da Lev Trockij in veste di giornalista della Pravda.
    In tal modo, nel giugno 1913, alla conclusione della Conferenza a Londra, un gran numero di cittadini di etnia albanese si trovò sottoposto ad un potere serbo oppressivo, con il beneplacito delle grandi diplomazie europee. Richiamandosi alla battaglia del 1389, il governo serbo pianificò una ricolonizzazione del Kosovo da parte di famiglie serbe, mentre si distruggevano le case di turchi e albanesi emigrati o fuggiti.

    Il Kosovo nella Jugoslavia monarchica (1913-1941)
    Scoppiata nell'agosto 1914 la I Guerra Mondiale, l'esercito serbo fu logorato, sconfitto e costretto alla ritirata verso l'Adriatico attraverso il Kosovo che, a partire dall'inverno 1915-1916, fu occupato da truppe dell'Austria-Ungheria e della Bulgaria, con il sostegno della popolazione albanese. Nel 1918, l'esercito serbo rientrò in Kosovo e ne scacciò le truppe degli Imperi centrali, vendicandosi con atrocità sulla popolazione. Dopo la sconfitta degli Imperi Centrali (novembre 1918), l'unione tra Serbia e Montenegro (1 dicembre 1918) nel nuovo Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni, in seguito ridenominato Regno di Jugoslavia, si vide riconosciuto nel 1919 il controllo del Kosovo e della Metohija, ora riuniti.
    Si tornò così, nella provincia, alla situazione creatasi nel 1913, con il Kosovo formalmente annesso al nuovo Regno, il cui monarca Alessandro I avviò contatti con la Turchia al fine di aver mano libera nella campagna di repressione che intraprese contro la resistenza alle annessioni opposta dai Kaçaks albanesi del Kosovo e dai Komitadjis in Macedonia. All'esodo forzato dei cittadini di etnia albanese si aggiunsero misure che favorirono l'immigrazione al loro posto di cittadini di etnia serba e montenegrina. Questa lenta politica di pulizia etnica e culturale proseguì sino alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, quando i cittadini di etnia albanese in Kosovo furono ridotti a meno del 50% del totale.

    La Seconda Guerra mondiale (1941-1945)
    A seguito dell'invasione della Jugoslavia condotta nell'aprile 1941 dagli eserciti tedesco ed italiano, le rispettive forze d'occupazione si divisero il controllo della provincia del Kosovo. Il ricco nord minerario rimase incluso, come in precedenza, nella Serbia occupata dalla Germania, mentre il sud fu incorporato all'Albania, sotto occupazione fascista italiana (che valeva anche per il Montenegro).
    Durante l'occupazione da parte dell'Albania (stato fantoccio dell'Italia, avente per primo ministro Mustafa Kruja), solo entro l'agosto 1941 più di 10.000 Serbi furono uccisi e tra 80.000 e 100.000 furono espulsi, sostituiti da quasi lo stesso numero di coloni provenienti dall'Albania.
    Nel 1943 la caduta del Fascismo in Italia portò all'occupazione nazista. Il gerarca nazista Heinrich Himmler, capo delle SS, si adoperò per costituire, impiegando essenzialmente personale albanese kosovaro di religione musulmana, la 21.esima Divisione Waffen SS da montagna Skanderbeg (eroe nazionale albanese), la quale ebbe come primo obbiettivo lo sterminio della popolazione serba del Kosovo. Le azioni della divisione SS Skanderbeg condussero al massacro di diverse migliaia di cittadini di etnia serba e all'esilio generalizzato dei superstiti verso la Serbia occupata.
    Dopo numerose sollevazioni dei partigiani guidati da Fadil Hoxha, alla fine del 1944 il Kosovo fu liberato da parte dei comunisti jugoslavi e albanesi e divenne una provincia serba nella nuova repubblica jugoslava.

    Il Kosovo nella Jugoslavia comunista (1946-1992)
    Ai profughi serbi di guerra il regime comunista, instaurato in Jugoslavia sotto la guida del Maresciallo Tito a partire dal 1944 e dopo la fine della guerra, vietò in larga parte il ritorno alle proprie case in Kosovo, frattanto riunificato e riannesso allo Stato Jugoslavo. Il vuoto lasciato dai cittadini serbi massacrati o espulsi dal Kosovo era stato frattanto colmato da cittadini di etnia albanese, una parte dei quali era a sua volta stata espulsa dal Kosovo nel periodo tra le due guerre.
    Tito era convinto che "una Serbia debole equivale ad una Jugoslavia forte": anche per questo lo status costituzionale del Kosovo nella Jugoslavia titina era quello di provincia autonoma della Serbia (come la Vojvodina), uno status di grande autonomia (dal 1963 e soprattutto dal 1974) ma non paritario con le sei repubbliche costituenti (Slovenia, Croazia, Bosnia, Serbia, Montenegro, Macedonia) le quali avevano il diritto costituzionale di secessione.
    Dal canto suo, l'etnia albanese aveva manifestato chiedendo invano per il Kosovo lo status di repubblica nel 1968 (ottenendolo de facto ma non de jure nel 1974) e di nuovo nel marzo 1981, pochi mesi dopo la morte di Tito. La popolazione albanese triplicò, passando dal 75% a oltre il 90% del totale, mentre quella serba ristagnava, calando dal 15% all'8%. Il 24 settembre 1986 fu pubblicato a Belgrado l'anti-titino ed anti-albanese Memorandum dell'Accademia Serba delle Scienze (SANU) al Presidente e al Parlamento della Repubblica di Serbia. Nel 1987 Slobodan Milošević, allora leader della Lega dei Comunisti di Jugoslavia in Serbia, fu inviato in Kosovo a fini di pacificazione, ma prese le parti dei serbi dichiarando "mai più nessuno potrà toccare un serbo" e accreditandosi come leader nazionalista agli occhi dell'opinione pubblica.
    Nel marzo 1989 Milošević riuscì a far revocare gran parte dell'autonomia costituzionale del Kosovo e della Vojvodina: fu, tra l'altro, revocato lo status paritario goduto dalla lingua albanese (fino ad allora lingua co-ufficiale nel Kosovo accanto al serbo-croato).
    Il 28 giugno 1989, 600° anniversario della prima battaglia del Kosovo, a Kosovo Polje, sito della battaglia, Milošević, dall'8 maggio Presidente della Repubblica di Serbia, pronunciò un violento discorso contro l'etnia albanese, assimilandola ai turchi ottomani.
    Da un lato, il centralismo ed il panserbismo evidenti in questo discorso furono uno dei prodromi della dissoluzione della Jugoslavia,
    assieme al congresso della Lega dei Comunisti di Jugoslavia del 1990. Le altre repubbliche fecero uso del diritto di secessione dalla Jugoslavia fra il 25 giugno 1991 e l'aprile 1992. La Serbia, che vedeva molti serbi etnici perdere il legame con la madrepatria, si oppose con la forza a molte di queste secessioni, anche usando le forze federali da essa egemonizzate, ma non riuscì ad evitarle.
    Dall'altro, il discorso del 1989 segnò l'avvio di una politica di ri-serbizzazione forzata della provincia, con la chiusura delle scuole autonome di lingua albanese e la sostituzione di funzionari amministrativi e insegnanti con serbi o persone ritenute fedeli alla Serbia.
    Inizialmente l'etnia albanese reagì alla perdita dei suoi diritti costituzionali con la resistenza non violenta, guidata dalla Lega democratica del Kosovo (LDK) di Ibrahim Rugova. Gli albanesi boicottarono le istituzioni ed elezioni ufficiali e stabilirono istituzioni e scuole separate, dichiararono l'indipendenza della Repubblica del Kosovo (2 luglio 1990), riconosciuta solo dall'Albania (tornata da pochissimo democratica), adottarono una costituzione (settembre 1990) e tennero un referendum sull'indipendenza (1992), che registrò l'80% dei votanti con un 98% di sì (senza riconoscimento ma con osservatori internazionali). Tuttavia, dal 1995, dopo la fine della guerra di Bosnia-Erzegovina, molti albanesi scelsero la lotta armata indipendentista, guidata dalla Ushtria Çlirimtare e Kosovës (UCK), che si avvalse anche di veterani di quella guerra.

    Da quel che poco che ho letto, mi pare di capire che il Kosovo è stato da sempre, sin dall'inizio dei tempi, abitato da una rilevante popolazione albanese, tanto che è arduo riuscire a stabilire se nel XIX sec. la maggioranza della regione fosse serba o albanese; che le atrocità sono state commesse nel corso della storia da entrambe le parti; che in Kosovo c'è un movimento per l'indipendenza degli albanesi della regione, ora dai turchi ora dalla Serbia, dal 1800..
    Questo per dire che la questione del Kosovo mi sembra sia stata un pò troppo banalizzata dalla stampa nostrana.

  4. #34
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Da quel che poco che ho letto, mi pare di capire che il Kosovo è stato da sempre, sin dall'inizio dei tempi, abitato da una rilevante popolazione albanese, tanto che è arduo riuscire a stabilire se nel XIX sec. la maggioranza della regione fosse serba o albanese; che le atrocità sono state commesse nel corso della storia da entrambe le parti; che in Kosovo c'è un movimento per l'indipendenza degli albanesi della regione, ora dai turchi ora dalla Serbia, dal 1800..
    Questo per dire che la questione del Kosovo mi sembra sia stata un pò troppo banalizzata dalla stampa nostrana.
    Concordo! Inoltre appare quantomeno sospetta la contrarietà degli stati centralisti europei come la Spagna e la Grecia che motivano tale posizione con i problemi che si troverebbero ad affrontare in casa per le spinte indipendentiste dei Catalani e dei Baschi o delle due parti di Cipro. Un via libera europeo al Kosovo di fatto sancirebbe la legittimità di un percorso democratico unilaterale non violento. Proprio quello che potrebbe tornare utile ai popoli europei, compresi quelli della Padania. Meglio attendere gli eventi senza far clamore, come del resto stanno facendo appunto Baschi e Catalani, per poter poi trarre i vantaggi della situazione creatasi.

  5. #35
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    Citazione Originariamente Scritto da novis Visualizza Messaggio
    Ma la distruzione dei monasteri serbi non è iniziata dopo la guerra nel Kosovo?
    Non solo, ma anche la pulizia entca ai danni dei serbi. Mi sa che da oggi è scattata la caccia al serbo. Entro un decennio cancelleranno ogni traccia del passato serbo di questa terra-

    ps
    Tra una decinna di anni ci diranno che in Kosovo al quaeda manda ad addestrare i suoi uomini!

  6. #36
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    Citazione Originariamente Scritto da marcagioiosa Visualizza Messaggio
    Concordo! Inoltre appare quantomeno sospetta la contrarietà degli stati centralisti europei come la Spagna e la Grecia che motivano tale posizione con i problemi che si troverebbero ad affrontare in casa per le spinte indipendentiste dei Catalani e dei Baschi o delle due parti di Cipro. Un via libera europeo al Kosovo di fatto sancirebbe la legittimità di un percorso democratico unilaterale non violento. Proprio quello che potrebbe tornare utile ai popoli europei, compresi quelli della Padania. Meglio attendere gli eventi senza far clamore, come del resto stanno facendo appunto Baschi e Catalani, per poter poi trarre i vantaggi della situazione creatasi.

    Si, ma è anche vero che qui sono in ballo i diritti di due popoli, e non di uno solo come quest'atto d'indipendenza unilaterale vuole sancire.

  7. #37
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    Come i terroni.
    Agnelli e Tanzi sono dei terroni ?

  8. #38
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    Citazione Originariamente Scritto da Princ.Citeriore Visualizza Messaggio
    Non solo, ma anche la pulizia entca ai danni dei serbi. Mi sa che da oggi è scattata la caccia al serbo. Entro un decennio cancelleranno ogni traccia del passato serbo di questa terra-

    ps
    Tra una decinna di anni ci diranno che in Kosovo al quaeda manda ad addestrare i suoi uomini!
    I Serbi sono anche quelli che hanno fatto la pulizia etnica nei confronti delle popolazioni venete in Istria e Dalmazia. Ma lo schtato itagghiano non si è mai occupato troppo di questo, limitandosi ad istituire per legge un "giorno del ricordo" solo dopo sessant'anni dal genocidio istroveneto a cura del serbo Tito. L'itaglia non sa nemmeno dove sia l'Istria e fin dove arrivi la Dalmazia. Alla tv di schtato ogni tanto mandano in onda documentari nei quali si fanno vedere simboli marciani che sembrano essere finiti sulle mura o sulle porte delle città istriane o dalmatine per eventi casuali o miracolosi. La gloriosa storia della Serenissima viene relegata a pochi accenni sulle pagine dei libri di storia utilizzati nelle scuole repubblicane e volutamente non approfonditi da insegnanti provenienti dalle regioni peninsulari per colonizzare le nuove generazioni. La presunta italianità delle popolazioni residenti in Istria e Dalmazia è palesemente e chiaramente smentita dalla lingua da secoli parlata in quelle terre: il veneto della Repubblica di San Marco. L'architettura storica delle città è quella del tardo barocco e rinascimentale veneziano. Nulla in quelle terre parla di itaglia, tranne forse l'arena di Pola e qualche insediamento privato (resti di ville) che i comandanti delle legioni romane si erano costruiti per trascorrere amenamente il tempo durante le loro trasferte militari. Niente di niente che parli di popoli e lingua! Men che meno che parli di Serbia.

  9. #39
    Rifondazione Leghista
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    Citazione Originariamente Scritto da JuvSP Visualizza Messaggio
    Si, ma è anche vero che qui sono in ballo i diritti di due popoli, e non di uno solo come quest'atto d'indipendenza unilaterale vuole sancire.
    Secondo il tuo principio la Padania non potrà mai accedere ad un percorso di autodeterminazione sfociante in una dichiarazione di sovranità ed indipendenza, perchè in ballo ci sono i diritti di due popoli: quello padano e quello itagliano. Considera solo quanti milanesi o torinesi d.o.c. sono rimasti dopo le trasmigrazioni dei meridions, che nell'equazione stanno alla Padania come i Serbi al Kosovo, ed avrai il nostro destino. Ma io lo rifiuto.

  10. #40
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    Citazione Originariamente Scritto da marcagioiosa Visualizza Messaggio
    Secondo il tuo principio la Padania non potrà mai accedere ad un percorso di autodeterminazione sfociante in una dichiarazione di sovranità ed indipendenza, perchè in ballo ci sono i diritti di due popoli: quello padano e quello itagliano. Considera solo quanti milanesi o torinesi d.o.c. sono rimasti dopo le trasmigrazioni dei meridions, che nell'equazione stanno alla Padania come i Serbi al Kosovo, ed avrai il nostro destino. Ma io lo rifiuto.
    Precisamente. Lo rifiuto anch'io.

 

 
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