strategia del Cavaliere L’ex premier: anche senza di lui ho diciotto senatori in più
«Ma io non volevo più acquistarlo»
ROMA — Ieri pomeriggio Berlusconi passeggiava in serena solitudine sulla spiaggia che lambisce la sua villa in Sardegna. Passeggiava con un senso di leggerezza in più. Almeno politica. Soddisfatto di aver perseguito un obiettivo in apparenza dissimulato, ma ricercato invece con cura scientifica: liberarsi di Casini. Ad ascoltare il Cavaliere «non è lui che ha deciso di non vendersi, sono io che non avevo alcuna intenzione di acquistare nulla...». Il «prodotto» Casini per l’ex premier era scaduto ormai da alcuni mesi. Per ragioni personali e storiche, per la memoria degli infiniti «tradimenti» dell’ex allievo di Forlani. E per ragioni politiche e di prospettiva: ovvero Casini non serve più, nel supermarket di Berlusconi è «più importante la marcia sincronizzata con Veltroni, lo schema del bipartitismo. E Casini in questo schema non c’è», riassume Gianfranco Rotondi, che ha portato in modo entusiasta la sua piccola Dc dentro il Popolo della libertà.
Sapendo che sarebbe stata rifiutata Berlusconi ha proposto a Casini una resa che non concedeva onori. Sapendo come sarebbe finita ha cominciato in anticipo il corteggiamento ai tanti maggiorenti centristi (ieri Vito Bonsignore, uomo chiave in Piemonte, ha detto sì) che temono una disfatta del loro leader. Sperando che alla fine non se ne sarebbe fatto nulla ha proposto a Casini il ministero degli Esteri, «nonostante — ironizzano a Palazzo Grazioli — l’ex presidente della Camera non parli nemmeno una lingua straniera...». Secondo i calcoli del Cavaliere il leader dell’Udc potrebbe non arrivare al 4%, dunque scomparire politicamente, non prendere un solo deputato. Secondo altri numeri, mischiando orientamenti di voto e simulazioni sui risultati del 2006 (dunque sottostimate, ad oggi, per il centrodestra) «avrò almeno 18 senatori in più, anche senza Casini ». Secondo i sondaggi «vinceremo certamente in Puglia, Campania e Piemonte, oltre a confermare tutte le regioni del Nord». E dunque anche se arrivasse una sorpresa dalla Sicilia, dove i centristi sono forti e dove Berlusconi intende spendersi durante la campagna elettorale, poco male.
Del resto sono altri i calcoli che rassicurano Berlusconi. Numeri che guardano al lungo periodo, per cui è comunque più importante avere le mani libere che vincere con un largo margine al Senato. «Non voglio stravincere », diceva qualche giorno fa il Cavaliere. In apparenza un paradosso, ma è fra le ragioni che lo hanno indotto a derubricare lo scontro con Casini a episodio di contorno. Ad accettarne le possibili conseguenze negative in termini di seggi. Forse rimarrà solo una speranza ma Berlusconi è convinto che anche da Veltroni possa arrivare prima o poi l’invito, che lui stesso ha già fatto, a votare per uno dei due grandi partiti, Pd o Pdl. E forse rimarrà una suggestione di questa stagione politica ma quel «non voglio stravincere» è ancora una volta legato alle scelte del leader del Pd, all’ipotesi di un governo di larghe intese, a legislatura inoltrata. In privato il Cavaliere continua a parlarne. E Gianni Letta a tessere la sua tela. In entrambi i casi lo schema non prevede la «discontinuità» di Casini. Che da ieri, appunto, non c’è più.
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Restano le conseguenze pratiche di una strategia. La Destra di Storace e Santanchè non coalizzata, come Casini, ma che invece nei sondaggi dell’ex premier è data in crescita, capace di superare il quorum alla Camera. E che per governare potrebbe tornare utile. E poi i ministri del futuro esecutivo, «pochi quelli di Forza Italia ». Addirittura «non più di tre», in alcune chiacchierate. Anche questo, al momento, forse un sogno, viste le pressioni che arriveranno dal partito, in caso di vittoria. Ma il modello Sarkozy, un governo di «altissimo profilo» è idea che seduce Berlusconi come quella di vincere, governare solo per un tratto di strada, realizzare una grande coalizione e passare alla storia come uomo della pacificazione. Magari con un’appendice non detta, il Quirinale; altra suggestione che al momento, quando evocata, induce nel Cavaliere solo un gesto di scaramanzia molto «italiano »: la mano destra che cerca lì dove agli attributi maschili è dato il potere di scongiurare le cose della vita. In questo caso scongiurare significa sospendere la discussione, perché pensierini di questo tipo non è mai bene averli in anticipo.
Marco Galluzzo
17 febbraio 2008
http://www.corriere.it/politica/08_f...ba99c667.shtml





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