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Discussione: Il Pd

  1. #11
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    Predefinito Caro Walter stai….

    ….barando

    Veltroni sta barando. Prima dice che lui corre da solo e tutti emettono il loro «Oooh» di meraviglia: che uomo di coraggio, quale esempio per tutti. Poi imbarca Antonio Di Pietro, l’uomo che ha messo le manette alla Repubblica e che adesso come politico li ha tutti in pugno. Poi copia diligentemente i programmi di Berlusconi e li presenta come propri. Quindi si atteggia a capo dell’opposizione mentre è il rappresentante dello sciagurato governo Prodi, tuttora in carica.
    Non soddisfatto, imbarca nove radicali con ministro Bonino incorporato dopo aver detto fuori tutti.
    Ma per far credere che è un feroce tagliatore di teste prende quella di Ciriaco De Mita e la fa rotolare nel paniere come ai tempi della rivoluzione francese.
    Insomma, il famoso partito democratico che come le monadi di Leibniz non doveva avere finestre, è diventato un colabrodo in cui entrano tutti e poi, una volta dentro, cominciano a prendersi a schiaffi per le candidature, le posizioni in lista, le interdizioni e gli insulti.
    Il suo motto arcinoto è «non solo ma anche» e dunque ha imbarcato un onest’uomo come Pietro Ichino, un giuslavorista come Biagi assassinato dalle nuove brigate rosse, il quale entra sì, ma pone la questione dell’articolo 18, essendo un uomo tutto d’un pezzo, ma anche i nemici di Ichino e della legge Biagi perché è dell’idea che non ci basti Abele ma ci voglia anche Caino, non solo l’acqua santa ma anche il diavolo.
    Questo significa a nostro parere sfidare le regole non scritte della lealtà verso i propri elettori.
    Veltroni si porta dentro i radicali abortisti, ma anche la cattolicissima Binetti.
    Poi assume i treni ad alta velocità senza dimenticarne i nemici.
    Ieri infatti, pensoso e meditabondo Veltroni chiedeva: «Perché ci devono volere anni per fare quello che la politica dovrebbe fare per realizzare le infrastrutture? Quanto diavolo ci vuole a fare una ferrovia in questo Paese?».
    Risposta: chiedilo ai tuoi.
    Chiedilo al presidente del tuo partito che se non sbagliamo si chiama Romano Prodi.
    Perché lo chiedi a noi?
    Capisco: Zapatero l’ha fatta la ferrovia e Prodi no.
    Ma Zapatero non è Prodi e neanche Veltroni è Zapatero e la sinistra spagnola non è quella italiana.
    Insomma, Uolter, per quanto ancora intendi abusare dei tuoi concittadini?

    P.G. su www.ilgiornale.it del 22 feb 08

    saluti

  2. #12
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ….barando

    Veltroni sta barando. Prima dice che lui corre da solo e tutti emettono il loro «Oooh» di meraviglia: che uomo di coraggio, quale esempio per tutti. Poi imbarca Antonio Di Pietro, l’uomo che ha messo le manette alla Repubblica e che adesso come politico li ha tutti in pugno. Poi copia diligentemente i programmi di Berlusconi e li presenta come propri. Quindi si atteggia a capo dell’opposizione mentre è il rappresentante dello sciagurato governo Prodi, tuttora in carica.
    Non soddisfatto, imbarca nove radicali con ministro Bonino incorporato dopo aver detto fuori tutti.
    Ma per far credere che è un feroce tagliatore di teste prende quella di Ciriaco De Mita e la fa rotolare nel paniere come ai tempi della rivoluzione francese.
    Insomma, il famoso partito democratico che come le monadi di Leibniz non doveva avere finestre, è diventato un colabrodo in cui entrano tutti e poi, una volta dentro, cominciano a prendersi a schiaffi per le candidature, le posizioni in lista, le interdizioni e gli insulti.
    Il suo motto arcinoto è «non solo ma anche» e dunque ha imbarcato un onest’uomo come Pietro Ichino, un giuslavorista come Biagi assassinato dalle nuove brigate rosse, il quale entra sì, ma pone la questione dell’articolo 18, essendo un uomo tutto d’un pezzo, ma anche i nemici di Ichino e della legge Biagi perché è dell’idea che non ci basti Abele ma ci voglia anche Caino, non solo l’acqua santa ma anche il diavolo.
    Questo significa a nostro parere sfidare le regole non scritte della lealtà verso i propri elettori.
    Veltroni si porta dentro i radicali abortisti, ma anche la cattolicissima Binetti.
    Poi assume i treni ad alta velocità senza dimenticarne i nemici.
    Ieri infatti, pensoso e meditabondo Veltroni chiedeva: «Perché ci devono volere anni per fare quello che la politica dovrebbe fare per realizzare le infrastrutture? Quanto diavolo ci vuole a fare una ferrovia in questo Paese?».
    Risposta: chiedilo ai tuoi.
    Chiedilo al presidente del tuo partito che se non sbagliamo si chiama Romano Prodi.
    Perché lo chiedi a noi?
    Capisco: Zapatero l’ha fatta la ferrovia e Prodi no.
    Ma Zapatero non è Prodi e neanche Veltroni è Zapatero e la sinistra spagnola non è quella italiana.
    Insomma, Uolter, per quanto ancora intendi abusare dei tuoi concittadini?

    P.G. su www.ilgiornale.it del 22 feb 08

    saluti


    Ed il leone dorme , dorme

  3. #13
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    Predefinito Le bugie di Tonino

    Adesso che Di Pietro è indagato sarebbe troppo facile tirare in ballo la Nemesi, la Legge del contrappasso, il chi-la-fa-l’aspetti. Soprattutto se risulterà innocente. Perché si potrebbe dire, a Di Pietro: visto che cosa succede quando basta l’avvio di un procedimento penale per essere sbattuti in prima pagina? Ci sono politici che hanno avuto la carriera spezzata solo per essere stati «indagati»: effetto di un clima che Di Pietro ha contribuito a creare, e che adesso gli si ritorce contro.
    Sarebbe troppo facile anche dire che quando uno si presenta come grande moralizzatore la gente pretende un percorso netto, senza ombre e senza macchia, quindi anche senza udienze preliminari.
    Lo diceva pure Enzo Biagi: capita che qualcuno ingravidi una ragazzina, ma se lo fa il parroco lo scandalo è più grande.
    Ma tutto questo, dicevo, sarebbe troppo facile.
    Noi vogliamo dire una cosa un po’ più complessa.
    E cioè: i valori dell’Italia dei Valori sono soltanto la non-corruzione, il non-finanziamento illecito dei partiti, le non-tangenti, insomma solo il settimo comandamento? Non sarebbe il caso di inserire anche la schiettezza, il non prendere per i fondelli i lettori e gli elettori? Il dire pane al pane e vino al vino, tanto per citare un detto di quel mondo contadino tanto caro all’ex Pm?
    Ce lo chiediamo perché Di Pietro ieri, commentando l’anticipazione di Panorama sull’inchiesta che lo riguarda, ha detto: «I fatti penali in questione sono già stati valutati con la richiesta di archiviazione formulata dal Pm già dall’anno scorso».
    Come dire: inchiesta ormai finita.
    Ma questo può dirlo una vecchia zia, non uno che ha fatto il pubblico ministero, e che quindi sa bene che un pubblico ministero può solo avanzare richieste, non prendere decisioni.
    Le quali spettano al giudice. E il giudice non ha ancora deciso. È possibilissimo che il prossimo 27 febbraio l’inchiesta venga archiviata, e che Di Pietro ne esca pulito come le Mani dei bei tempi. Glielo auguriamo: sarebbe meglio per lui, per la giustizia e per la campagna elettorale.
    Ma sarebbe meglio per lui, per la giustizia e per la campagna elettorale anche se il paladino dell’Italia degli onesti parlasse più chiaro.
    Non è solo per l’ambiguità sui «fatti penali già valutati» che invece non sono stati ancora valutati. È anche, per esempio, per qualche altra stranezza. Per esempio.
    Sul suo sito ufficiale (www.antoniodipietro.com) l’ex magistrato ha scritto di suo pugno una propria biografia. Nella quale si legge fra l’altro: «Dal novembre 1997 al 2001 sono stato senatore della Repubblica».
    E poi: «Alle politiche del 2006 l’Unione vince le elezioni e Italia dei Valori diviene, all’interno della coalizione del centrosinistra guidata da Romano Prodi, il quarto partito di governo con 20 deputati alla Camera e 5 senatori. Al sottoscritto viene affidato il ministero delle Infrastrutture».
    Insomma uno legge tutta la biografia ufficiale e ha l’impressione che Di Pietro sia stato parlamentare italiano una volta sola: e che nell’ultima legislatura abbia fatto il ministro.
    Che sia stato eletto deputato, e quindi parlamentare, anche nel 2006, non c’è traccia.
    Una dimenticanza?
    O forse non si vuol far sapere agli aficionados che Di Pietro è già stato parlamentare due volte? Perché la notizia creerebbe qualche imbarazzo.
    Al settimo degli undici punti del programma dell’Italia dei Valori si legge infatti:
    «Limitazione dell’elezione a parlamentare per massimo due legislature».
    Ieri Di Pietro, commentando l’articolo di Panorama, ha detto:
    «Sappiamo come si fa informazione in questo periodo preelettorale».
    Già, lo sappiamo: circolano perfino autobiografie un po’ lacunose.
    Ma noi non vogliamo pensare che l’omissione sia stata voluta. È stato certamente un errore. Oggi Di Pietro preciserà: io sono già stato parlamentare due volte. E quindi tranquilli: anche se l’inchiesta penale finisce nel nulla, Di Pietro non si ricandida.

    Michele Brambilla su www.ilgiornale.it del 22 feb 08

    saluti

  4. #14
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    Predefinito Di Pietro indagato per truffa….

    ….allo Stato

    Il ministro Antonio Di Pietro è indagato per appropriazione indebita, falso in atto pubblico e soprattutto per truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento dell’erogazione di fondi pubblici.
    L’inchiesta della procura di Roma verte su presunte irregolarità commesse dall’ex pm nella gestione delle finanze nell’Italia dei Valori.
    Sotto osservazione le spese elettorali, le movimentazioni dei conti del suo partito, l’utilizzazione dei finanziamenti pubblici incassati e delle somme ricevute dai simpatizzanti: in tutto, oltre 20 milioni di euro.
    Nelle carte c’è anche la storiella di un assegno «non trasferibile» da 50mila euro destinato al partito ma ugualmente incassato da Di Pietro, oggi alleato di Veltroni. Nel mirino dell’autorità giudiziaria, dunque, finisce la presunta gestione «privatistica» e «familiare» del partito da parte del suo presidente, di cui hanno parlato pubblicamente parecchi ex compagni di viaggio (vedi Giulietto Chiesa, Elio Veltri e Beniamino Donnici) e su cui si dilunga, nel 2006, l’esposto-bomba presentato all’autorità giudiziaria romana dall’avvocato Mario Di Domenico, uno che dell’Italia dei Valori conosce ogni dettaglio essendo stato tra i soci fondatori ed avendo ricoperto l’incarico di segretario.
    È lui, l’uomo-ombra del Tonino nazionale, la gola profonda dell’inchiesta che preoccupa Di Pietro e i suoi alleati.
    Il diretto interessato, Antonio Di Pietro, ribatte ad alcune anticipazioni del settimanale Panorama: «Accolgo con un sorriso i tentativi di Panorama di sporcare la campagna elettorale con allusioni che non hanno alcun riscontro con la realtà. I fatti penali in questione sono già stati valutati, sia in sede civile con il rigetto di tutta la domanda del denunciante, sia in sede penale con la richiesta di archiviazione formulata dal pm già dall’anno scorso. Ora c’è solo l’udienza di opposizione all’archiviazione fissata dal Gip, a seguito del reclamo del denunciante».
    Il prossimo 27 febbraio, infatti, il gip Carla Santese deciderà che cosa fare del fascicolo 4620/07 che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del ministro delle Infrastrutture. Tre gli esiti possibili nell’udienza in camera di consiglio fissata per quella data.
    Il primo: il gip accoglie la richiesta di archiviazione presentata il 10 gennaio 2007 dal pm Giancarlo Amato, motivata sull’obiettiva inesistenza di una legge specifica che regolamenti la vita dei partiti (tra le righe si fa comunque riferimento ad una eventuale «negativa ricaduta di immagine personale e politica - per Di Pietro, ndr - che la notorietà del fatto potrebbe determinare nell’opinione pubblica»).
    Il secondo: il gip opta per un supplemento di indagine invitando, così, il pm a svolgere nuovi e più approfonditi accertamenti alla luce anche delle ulteriori memorie presentate dalla parte offesa.
    Il terzo: il gip, alla luce del contraddittorio in udienza e delle risultanze investigative depositate, decide di rinviare a giudizio Antonio Di Pietro e in subordine la deputata-tesoriera dell’Idv, Silvana Mura, indagata anch’essa. Capitolo delicato quello del conto in banca nel quale sarebbero passati i circa due milioni di euro che sarebbero stati stornati dal bilancio dell’IdV per essere poi utilizzati in personali campagne elettorali senza il nulla osta previsto nello statuto del partito.
    Buona parte della documentazione esaminata dalla Gdf è dedicata al complicato intreccio politico finanziario dell’Italia dei Valori diviso tra «partito-movimento» e «associazione».
    In entrambi i casi presiede Di Pietro, la tesoriera è sempre la Mura, la poltrona di segretario dal 2006 è ricoperta da Susanna Mazzoleni, già signora Di Pietro. Chi fa da sé, all’Idv, fa per tre.

    gianmarco.chiocci@ilgiornale.it del 22 feb 08

    saluti

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ….allo Stato

    Il ministro Antonio Di Pietro è indagato per appropriazione indebita, falso in atto pubblico e soprattutto per truffa aggravata ai danni dello Stato finalizzata al conseguimento dell’erogazione di fondi pubblici.
    L’inchiesta della procura di Roma verte su presunte irregolarità commesse dall’ex pm nella gestione delle finanze nell’Italia dei Valori.
    Sotto osservazione le spese elettorali, le movimentazioni dei conti del suo partito, l’utilizzazione dei finanziamenti pubblici incassati e delle somme ricevute dai simpatizzanti: in tutto, oltre 20 milioni di euro.
    Nelle carte c’è anche la storiella di un assegno «non trasferibile» da 50mila euro destinato al partito ma ugualmente incassato da Di Pietro, oggi alleato di Veltroni. Nel mirino dell’autorità giudiziaria, dunque, finisce la presunta gestione «privatistica» e «familiare» del partito da parte del suo presidente, di cui hanno parlato pubblicamente parecchi ex compagni di viaggio (vedi Giulietto Chiesa, Elio Veltri e Beniamino Donnici) e su cui si dilunga, nel 2006, l’esposto-bomba presentato all’autorità giudiziaria romana dall’avvocato Mario Di Domenico, uno che dell’Italia dei Valori conosce ogni dettaglio essendo stato tra i soci fondatori ed avendo ricoperto l’incarico di segretario.
    È lui, l’uomo-ombra del Tonino nazionale, la gola profonda dell’inchiesta che preoccupa Di Pietro e i suoi alleati.
    Il diretto interessato, Antonio Di Pietro, ribatte ad alcune anticipazioni del settimanale Panorama: «Accolgo con un sorriso i tentativi di Panorama di sporcare la campagna elettorale con allusioni che non hanno alcun riscontro con la realtà. I fatti penali in questione sono già stati valutati, sia in sede civile con il rigetto di tutta la domanda del denunciante, sia in sede penale con la richiesta di archiviazione formulata dal pm già dall’anno scorso. Ora c’è solo l’udienza di opposizione all’archiviazione fissata dal Gip, a seguito del reclamo del denunciante».
    Il prossimo 27 febbraio, infatti, il gip Carla Santese deciderà che cosa fare del fascicolo 4620/07 che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del ministro delle Infrastrutture. Tre gli esiti possibili nell’udienza in camera di consiglio fissata per quella data.
    Il primo: il gip accoglie la richiesta di archiviazione presentata il 10 gennaio 2007 dal pm Giancarlo Amato, motivata sull’obiettiva inesistenza di una legge specifica che regolamenti la vita dei partiti (tra le righe si fa comunque riferimento ad una eventuale «negativa ricaduta di immagine personale e politica - per Di Pietro, ndr - che la notorietà del fatto potrebbe determinare nell’opinione pubblica»).
    Il secondo: il gip opta per un supplemento di indagine invitando, così, il pm a svolgere nuovi e più approfonditi accertamenti alla luce anche delle ulteriori memorie presentate dalla parte offesa.
    Il terzo: il gip, alla luce del contraddittorio in udienza e delle risultanze investigative depositate, decide di rinviare a giudizio Antonio Di Pietro e in subordine la deputata-tesoriera dell’Idv, Silvana Mura, indagata anch’essa. Capitolo delicato quello del conto in banca nel quale sarebbero passati i circa due milioni di euro che sarebbero stati stornati dal bilancio dell’IdV per essere poi utilizzati in personali campagne elettorali senza il nulla osta previsto nello statuto del partito.
    Buona parte della documentazione esaminata dalla Gdf è dedicata al complicato intreccio politico finanziario dell’Italia dei Valori diviso tra «partito-movimento» e «associazione».
    In entrambi i casi presiede Di Pietro, la tesoriera è sempre la Mura, la poltrona di segretario dal 2006 è ricoperta da Susanna Mazzoleni, già signora Di Pietro. Chi fa da sé, all’Idv, fa per tre.

    gianmarco.chiocci@ilgiornale.it del 22 feb 08

    saluti
    Se fosse tutto vero (ripeto, se fosse e non credo proprio che lo sarà!!!) anche lui sarà presentato come condannato per motivi politici!!! un po' come faranno quelli del PDL per Dell'Utri, Previti, e gli amici di Silvio!!!

    Siete sempre i piu grandi!!!!

    Grazie a tutti quelli del PDL che ci permettono di ridere ogni tanto!!!
    GRAZIE RAGAZZI!!!

  6. #16
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    Prego. Salutaci il "dottor" Mercedes.

    Shalom

  7. #17
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    Citazione Originariamente Scritto da dannyrusy Visualizza Messaggio
    Se fosse tutto vero (ripeto, se fosse e non credo proprio che lo sarà!!!) anche lui sarà presentato come condannato per motivi politici!!! un po' come faranno quelli del PDL per Dell'Utri, Previti, e gli amici di Silvio!!!

    Siete sempre i piu grandi!!!!

    Grazie a tutti quelli del PDL che ci permettono di ridere ogni tanto!!!
    GRAZIE RAGAZZI!!!
    -------------------------------
    E' tutto gratis e il resto è tutto naturale:
    il riso abbonda sulla bocca degli stolti....ed ora pur su quella dei "coglioni".
    Solo per ancora un par di mesi.

  8. #18
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    Predefinito Auguri di buon lavoro ai radicali....

    .....e ai cattolici democratici

    Estratto di un editoriale che sarà pubblicato sul Foglio di domani.
    I radicali si sono accasati accanto ai cattolici, un po’ sconcertati, nel Pd. Facciamo agli uni e agli altri auguri di buon lavoro. La moratoria e la lista sono diversi dalla piattaforma radicale come il giorno dalla notte, ma i radicali hanno passione, la esprimono in forme spesso ricattatorie e non sempre limpide, ma la esprimono.
    Dunque buon lavoro.
    E i cattolici democratici, stretti tra una combattiva Binetti e una minacciosa Bonino, non passano giorni lieti, ma sapranno tirarsi fuori dall’impiccio con la forza dei loro “valori”.

    dal poco che "Il Foglio" manda sul web.

    saluti

  9. #19
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    Citazione Originariamente Scritto da mustang Visualizza Messaggio
    ... I radicali si sono accasati accanto ai cattolici ...
    No Taleban,
    No Vatican,
    Ma n'do' siete finiti ?
    Porco Can !

  10. #20
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    Quali cattolici?

 

 
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