







Non è assolutamente vero. E lo sai anche tu. Ho diversi amici di Baska che operavano nel 1995 per l'Esercito regolare Croato e si spinsero fino a Banja Luka, e anche i libri di storia lo dimostrano. Idem nella sacca di Bihac.


Certo ma anche l'esercito regolare croato ha partecipato in Bosnia. Inutile negare l'evidenza...


http://www.gfbv.it/3dossier/bosnia/bih.html
Da questo comportamento si può trarre la conclusione che esistono dei piani per dividere Mostar, la capitale della Regione Erzegovina, in una zona croata e in una zona musulmana e per trasferire poi la popolazione nelle Province che nel Piano di Pace della Conferenza Internazionale sull'ex-Jugoslavia sono state proposte ed assegnate alle rispettive zone". Le nostre indagini hanno pienamente confermato i dati del rapporto di Tadeusz Mazowiecki. Le persone interrogate riferivano di attacchi con armi da fuoco contro la popolazione civile da parte dell'HVO e dell'HV, di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni e trasportate nei lager, di uccisioni di civili, così come di civili usati come "scudi umani". La popolazione prevalentemente musulmana e la popolazione serba, meno numerosa, furono cacciate dalla zona occidentale nella zona orientale di Mostar. Sulle porte delle loro abitazioni sigillate venivano affissi degli avvisi secondo i quali gli alloggi si trovavano da quel momento sotto la protezione dell'HVO. Gli avvisi erano firmati dal Comandante dell'unità Mladen Naletilic, detto Tuta.
La pulizia etnica di questi luoghi ebbe inizio l'11 luglio 1992, quando la JNA si ritirò in Serbia e Montenegro. Al contempo la JNA rivolse un appello agli abitanti di nazionalità serba, sollecitandoli a ritirarsi temporaneamente nelle zone di montagna e a far ritorno alle loro abitazioni quando fosse cessato il pericolo. Poiché si sparava incessantemente contro i loro paesi, le persone erano in preda al panico. Sul solo paese di Žitomislici nell'arco di 60 giorni furono lanciate 1.200 granate. Da una di queste furono uccisi Šimic Milorad, Šimic Dragan, Gasic Čedomir e Šimic Dušan. Poi i 400 abitanti serbi del paese fuggirono verso Nevesinje e Gacko. Durante gli attacchi a fuoco contro il paese fu anche distrutto l'omonimo monastero di "Žitomislici". Alcuni testimoni sostennero che vi erano coinvolti anche degli operai dell'impresa di costruzioni "Beton"-Metkovic. Tutti gli abitanti che erano rimasti al paese sarebbero stati uccisi dall'HOS, dall'HVO e dall'HV.