Salve a tutti i compagni.
Rispondo all'invito di Sandinista ed estrinseco in sintesi i miei concetti (per approfondirli avremo tempo).
Mi definisco nazionalcomunista. Ma l'accezione di tale termine, almeno per quanto mi riguarda, non inerisce ad una volgare sommatoria nazionalismo+comunismo, così come a molti verrebbe facile da pensare.
L'ossatura di base del mio pensiero politico rimane sempre e solo il marxismo-leninismo. L'attributo "nazionale" , invece, riflette la caratterizzazione di questa dottrina nelle molteplici esperienze rivoluzionarie su scala mondiale realizzatesi nel corso del secolo trascorso.
Converrete con me che, ad esempio, tra il socialismo cubano, quello cinese e quello sovietico intercorrevano non poche differenze determinate dalle singole condizioni economiche, geopolitiche, culturali, storiche, tradizionali del luogo.
Ed anche in Italia la prospettiva di una civiltà comunista non può articolarsi evadendo da certune coordinate del suo popolo: ma a questa necessità ha già provveduto esaurientemente il filone culturale gramsciano.
Per finire, l'attualità del nazionalcomunismo è palesabile tuttoggi nell''anelito di libertà dei popoli, schiacciata sotto il macigno dirompente dell'imperialismo. A differenza dei Toni Negri e di altri cosmopoliti infatuati in odore di trotzkismo che s'illudono di arginare il nemico attraverso la messa al bando degli "stati nazionali" con la presunta forza delle loro Moltitudini desideranti (makekkazzè) credo che lo spirito internazionalista proletario non confligga con quello autodecisionistico nazionale, se non altro,quando questi è immune da pulsioni revanchiste, imperiali e coloniali.




Rispondi Citando
