http://it.wikipedia.org/wiki/Ushtria...e_Kosov%C3%ABs

L'UCK è un' organizzazione militare con una struttura cellulare e territoriale, modellata sui clan albanesi. La sua azione inizia nel 1996 e acquista rapidamente consensi e forza, riuscendo, in certe fasi, a controllare circa la metà del Kosovo. Ha creato anche un governo per l'indipendenza.
Tecniche militari: attacchi di guerriglia, ma anche controffensive con conquista di centri abitati e difesa di postazioni fisse. Al proprio interno vi sono contrasti tra capi di singole formazioni. L'articolazione è in piccoli reparti collegati a villaggi, che sfruttano l'appoggio della popolazione. Durante lo svolgimento della guerra si è individuato, con il gradimento della Nato, un comandante in capo, Agim Ceku, ufficiale dell'esercito jugoslavo e, successivamente, generale dell'esercito croato.
Difficile stabilire il numero di aderenti, molto fluttuante a seconda dell'evoluzione della guerriglia. Gode di molti simpatizzanti tra i kosovari emigrati all'estero, che devolvono parte del loro guadagno all'organizzazione . Pare facesse riferimento anche ad altri finanziamenti.
A fine maggio si stima la presenza di 15.000 guerriglieri.
L'addestramento, inizialmente molto scarso, è ora soddisfacente e si svolge in Albania, dove nel nord del paese vi sono i campi di addestramento nell'area tra Tropoje e Kukes. Il reperimento delle armi è molto facile, soprattutto attraverso l'Albania. Vi è una crescente unità d'azione tra UCK e Albania.
Nell'estate '98 l'UCK ha subito una forte controffensiva serba, da cui è uscito fortemente ridimensionato (da 25000 combattenti a circa 3000). Il movimento militare si è quindi riorganizzato in piccoli nuclei di guerriglia con la nomina di comandanti militari, sulla base di alcune zone operative.
L'UCK ha condotto molte le azioni di disturbo contro l'esercito e la polizia governativi e ha praticato forme di violenza contro la popolazione serba e contro i collaborazionisti.

La campagna mediatica: Molte anche le azioni dimostrative e le provocazioni per suscitare la reazione serba sotto gli occhi degli osservatori Osce e della stampa internazionale. L'UCK, attraverso la lobby albanese all'estero, gode dei favori dei media soprattutto negli Usa.
L'armamento è decisamente migliorato con armi di fabbricazione cinese, cecoslovacca ed occidentale (europea e americana).
I serbi tentano di contrastare il passaggio di uomini e armi dall'Albania con campi minati ai confini e attività di pattugliamento lungo i sentieri praticati dalle colonne dei guerriglieri.
Autunno '98: L'UCK ottiene l'appoggio degli Usa, che ritengono il leader democratico Rugova troppo debole, e della Nato, che comincia a prefigurare ipotesi di guerra.
Gennaio - marzo '99: L'UCK partecipa a pieno titolo alle trattative di Rambouillet e rivendica l'indipendenza del Kosovo dalla Federazione Jugoslava.
Ricostruite le proprie forze, nonostante le rappresaglie e gli attacchi serbi, si prepara a lanciare la controffensiva di primavera in previsione che le trattative di Rambouillet falliscano.
Firma il trattato (Parigi, 15.3.1999), perché lo giudica tappa intermedia per l'ottenimento dell'indipendenza, attraverso la prevista presenza di truppe Onu o Nato in Kosovo.

La guerra: Gli attacchi Nato si sono concentrati sulle basi serbe nell'area di Drenica, le più pericolose per l'UCK. La Nato fa lanci di armi e fornisce istruttori.
Ma la guerra aerea si sta rivelando non risolutiva e ora l'UCK richiede l'intervento di terra della Nato.
Da parte della Nato vengono datti lanci di armi e forniti istruttori militari.

Stabilita la tregua l’UCK prende possesso di molte città del Kosovo, in cui è stabilita la presenza delle forze internazionali, occupa gli edifici pubblici, nomina le autorità locali e procede a rappresaglie contro i serbi. A Prizen, viene scoperta una camera della morte dove i guerriglieri torturano e uccidono i serbi, e le truppe tedesche, che hanno il compito di presidiare quell’area, disarmano i soldati UCK. Nell’area di Pec, presidiata dalle truppe italiane, vengono fatte retate nelle case dei serbi, che chiedono la protezione degli italiani.
Il 21 giugno si è stabilito l’accordo con la Nato per il disarmo dell’UCK: il protocollo di smilitarizzazione e di trasformazione dell’Esercito di liberazione del Kosovo, firmato dal comandante inglese della Kfor, Mike Jackson e il capo dell’UCK, Hashim Thaci, che afferma che l’esercito dei guerriglieri diventerà la Guardia nazionale del Kosovo.
Nonostante gli accordi, continuano a verificarsi scontri a fuoco anche contro le truppe della Kfor.

http://www.novecento.org/uck.html

Di Exju.org. Milano - Il 30 giugno del 2003 Hashim Thaci viene fermato e arrestato a Budapest dalla polizia di frontiera ungherese; il 22 ottobre scorso, come in uno spartito che si replica con lieve variazione, Agim Ceku viene fermato e arrestato all’aeroporto di Lubiana. Entrambi sono autorevolissime incarnazioni del Kosovo separatista, entrambi – su chiare pressioni dell’Onu e della Nato - vengono rimessi in libertà in tempi record: come scrive l’acuto Nebojsa Malic, editorialista di Antiwar.com, Thaci e Ceku sono considerati “the untouchables”, gli intoccabili.
Basterebbe dedicare un week-end alla lettura di “Uck, l’armata dell’ombra” di Sandro Provvisionato (Gamberetti Editore) per scoprire tutti gli sgradevoli segreti di un Kosovo che non è affatto quel gonfalone di pace ‘a venire’ che sventolano con vigore i media ufficiali.

Il curriculum vitae di Hashim Thaci, detto “
il Serpente”, è presto riassunto: ricercato già dai primi anni ‘90 dall’Interpol per banditismi assortiti (il solito narcotraffico su cui l’area grande-albanese è fondata con il beneplacito delle potenze internazionali), poi incriminato da Belgrado nel 1993 per terrorismo di matrice antiserba, Thaci (nato 34 anni fa nella valle della Drenica, sacrario dell’irredentismo albanese) diviene in breve tempo il grande capo politico dell’Ushtria Clirimtare e Koseves, il famigerato UCK, e dalla “liberazione atlantica” del Kosmet in poi indossa i comodi panni di portavoce del un sedicente ‘partito democratico’ DPK, che ha come diktat del suo ambizioso e cruento programma la secessione della regione dalla Federazione Serbia e Montenegro.


Thaci, però, è tutt’ora indiziato dalle autorità di Belgrado anche per i crimini commessi ai danni della popolazione serba del Kosovo nel corso degli anni ‘90:
sono migliaia le pagine che il ministro della giustizia serbo Vladan Batic ha fornito al Tribunale dell’Aja per richiederne l’arresto immediato: immagini, analisi del DNA delle vittime, filmati, documenti ufficiali che attestano i ripetuti massacri.

Chi sia Agim Ceku, invece, lo apprendiamo rovistando negli archivi: il suo nome è di quelli che ricorrono nell’aristocrazia armigera delle guerre balcaniche. Albanese, nato nei dintorni di Pec, quarantenne, arruolato nelle file dell’esercito croato HVO (crogiolo di mercenari e tagliagole addestrati dal Military Professional Resource Inc., una società statunitense specializzata nella pianificazione di operazioni di guerra sporca che si appoggia direttamente al Pentagono), Agim Ceku si è conquistato sul campo di battaglia in Slavonia il grazioso vezzeggiativo di “Macellaio dei Balcani”.

Questo epiteto poco allettante è il risultato della sua partecipazione all’operazione Tempesta del ‘95, che causò la morte di centinaia di civili serbi e lasciò in eredità all’indifferente Europa 300 mila profughi, come documenta e testimonia da anni il nostro
Giacomo Scotti: un bel diploma, non c’è che dire, per essere selezionato dalle autorità dell’Unmik nel ruolo di generale del Tmk, il corpo di protezione, futuro esercito del Kosovo albanese secessionista, patrocinato dalla Nato e destinato a rimpiazzare l’Uck ufficialmente disciolto.


Nella Croazia antiserba, naturalmente, Ceku è considerato un eroe. Come il suo amico Thaci, è accusato di “
genocidio nei confronti del popolo serbo in Kosovo”, questa volta dal Tribunale di Nis (la condanna è successiva all’era Milosevic), che ne ha chiesto l’estradizione emettendo un mandato di cattura internazionale.
In qualità di capo militare dell’Uck, Ceku è accusato dell’uccisione di 669 serbi, di aver inferto a 518 persone gravi ferite, e del rapimento di mezzo migliaio di cittadini dichiarati scomparsi.

La popolazione albanese, che nel Kosovo e nella Metohija detiene il potere – politico, mediatico e narcoaffaristico - riducendo le minoranze al silenzio, oscilla fra l’esaltazione che decanta questi loschi figuri come eroi di una patria inventata, e le rabbiose indignazioni per quei casi in cui uno di questi boss della lurida guerra e delle mafie indigene viene protocollato a vario titolo nei registri di indagine: per le strade di Pristina si alternano da anni celebrazioni solenni e cortei furibondi, e quasi sempre gli uni e gli altri si traducono in violenze – dalle sassaiole alle bombe contro le abitazioni civili - ai danni della minoranza serba, costretta ad un’esistenza d’assedio.

La popolazione albanese, in realtà, strepita e rumoreggia, ma ha ben poco da temere: la protezione dell’Onu e della Nato per Thaci e Ceku sembrerebbe assicurata in perpetuo. Gli eroi del Kosovo monoetnico sembrano al sicuro.

Per il rilascio immediato di Thaci il 30 giugno scese in campo l’allora rappresentante Unmik Michael Steiner (che in un gioco di combinazioni inquietanti la scorsa settimana ha sposato a Pristina Bukurije Balaj, si dice sia la ex-fidanzata del “Serpente”, che parecchie giornaliste occidentali carenti di buon gusto e buon senso coccolano pubblicamente, soprannominandolo “il bel tenebroso”) accompagnato dall’immancabile Javier Solana: due parole al ministro degli Esteri ungherese, et voilà: il “Serpente” caro a Madeleine Albright (che lo scelse come interlocutore privilegiato dei colloqui-farsa a Rambouillet) poté volarsene, libero e felice, verso Pristina.

Per togliere Ceku dagli impicci lo scorso ottobre, invece, l’intercessione è stata di Harri Holkeri, succeduto a Steiner, ma la sceneggiatura si è ripetuta precisa. Un’
Ansa del tardo pomeriggio del 22 ottobre specifica che, in seguito al fermo di Ceku, La missione dell’Onu in Kosovo è fortemente impegnata per ottenere la liberazione del comandante del Tmk il più presto possibile, e lo sforzo diplomatico per giungere ad una rapida scarcerazione del generale è massimo. Anche Ceku viene rilasciato, quindi accolto da una folla eccitata all’aeroporto di Pristina.


La Del Ponte, interpellata dalle autorità serbe che chiedono da tempo e a gran voce l’arresto di Thaci, di Ceku e di un altro centinaio di criminali di guerra, ovviamente tergiversa con classe: «Non ci sono sufficienti prove per procedere a loro carico». Le migliaia di pagine di inchiesta del ministro Batic non sono tenute in considerazione, e il libro bianco realizzato dal governo di Belgrado la scorsa settimana, in un ennesimo tentativo di denuncia dei criminali ben noti che hanno fatto e stanno facendo del Kosmet una macelleria a cielo aperto, è destinato allo stesso disinteresse giudiziario.

Il materiale fornito all’Aja dal nostro governo è talmente dettagliato che qualsiasi tribunale del mondo aprirebbe almeno un’indagine, dichiara Batic, evidentemente all’Aja non bastano mille morti serbi e mille civili rapiti nel Kosovo per un’inchiesta, continua il ministro.


E’ così che la credibilità di un tribunale, già considerato di impronta strettamente politica, dà ancor più l’impressione di operare a senso unico anche nei processi in merito ai fatti di Croazia e di Bosnia (con Milosevic a fare da capro espiatorio universale e Tudjman ed Izetbegovic scagionati da qualsivoglia responsabilità bellica), davanti ai casi scandalosi di Ceku e Thaci precipita rovinosamente, lasciando all’Europa un’eredità oscena: la stortura delle guerre diviene il piedritto di una pace ‘di nicchia’, di una pace (e di una giustizia) assicurate soltanto ai soliti, arroganti, potenti.


http://www.indicius.it/archivio/serpenti_onu.htm