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  1. #21
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    '68: 1 marzo, Scalfari e Jannuzzi condannati Il primo marzo del 1968, oltre alla battaglia di Valle Giulia, la cronaca italiana registrava anche la condanna di Eugenio Scalfari, direttore del settimanale "L'Espresso" e di Lino Jannuzzi, inviato dello stesso giornale. La condanna (un anno e 5 mesi per Scalfari, un anno e quattro mesi per Jannuzzi) è decisa dal tribunale di Roma in seguito alla denuncia per diffamazione presentata a ottobre del 1967 dal gen. Giovanni De Lorenzo, l'ex capo del Sifar, come si chiamava nel 1964 il servizio segreto di allora, diventato Sid nel 1965.

    Il pubblico ministero Vittorio Occorsio - che otto anni dopo sarebbe stato ucciso dall'estremista di destra Pierluigi Concutelli - aveva chiesto la loro assoluzione. La diffamazione si riferiva ad un'inchiesta sul "Piano Solo" pubblicata nel maggio 1967 sul settimanale "L'Espresso". L'inchiesta aveva contribuito a rendere noto il tentativo (o la minaccia) golpista di De Lorenzo, nell'estate 1964, con il "Piano solo" che prevedeva l'"enucleazione" di circa 2000 "sovversivi" (tra cui parlamentari e sindacalisti), che dovevano essere trasferiti e internati in Sardegna. Ambedue i giornalisti evitarono il carcere perchè il Psi offrì loro un posto in Parlamento e l'immunità parlamentare. Scalfari fu eletto alla Camera e Jannuzzi al Senato.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._17148363.html

  2. #22
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    '68: valle Giulia nelle canzoni ROMA - La battaglia di Valle Giulia è stata celebrata da Paolo Pietrangeli in una canzone, cantata insieme a Giovanna Marini e incisa in un 45 giri per i "Dischi del Sole", un'etichetta di canzoni politiche. Nella canzone emerge chiaramente quello che che è il segnale nuovo della battaglia del Primo marzo:"Non siam scappati più". Ecco le parole di quella canzone: Piazza di Spagna splendida giornata/ traffico lento la città ingorgata/ e quanta gente quanta che ce n'era/cartelli in alto tutti si gridava/ "No alla scuola dei padroni/via il governo dimissioni". E mi guardavi tu con occhi stanchi/mentr'eravamo ancora lì davanti/ ma se i sorrisi tuoi sembrava spenti/ c'erano cose certo più importanti/ "No alla scuola dei padroni/ via il governo dimissioni". Undici e un quarto avanti a Architettura/ non c'era ancor ragion di aver paura/ ed eravamo veramente in tanti/ e i poliziotti in faccia agli studenti/ "No alla scuola dei padroni/ via il governo dimissioni". Hanno impugnato i manganelli/ ed han picchiato come fanno sempre loro/ e all'improvviso è poi successo/ un fatto nuovo un fatto nuovo un fatto nuovo/ non siam scappati più/ non siam scappati più. Il primo marzo sì me lo rammento/ saremo stati mille e cinquecento/ e caricava giù la polizia/ ma gli studenti la cacciavan via/ "No alla scuola dei padroni/ via il governo dimissioni". E mi guardavi tu con occhi stanchi/ ma c'eran cose certo più importanti/ -Ma qui che fai ma vattene un po'/ via non vedi arriva giù la polizia-/ "No alla scuola dei padroni/ via il governo dimissioni". Le camionette i celerini/ ci hanno dispersi presi in molti e poi picchiati/ ma sia ben chiaro che si sapeva/ che non è vero che non è finita là/ non siam scappati più/ non siam scappati più. Il primo marzo sì me lo rammento/ saremo stati mille e cinquecento/ e caricava giù la polizia/ ma gli studenti la cacciavan via/ "No alla scuola dei padroni/ via il governo dimissioni". "No alla classe dei padroni/ non mettiamo condizioni" NO!

    Un accenno a Valle Giulia c'è anche in "Qui", una canzone di Antonello Venditti (presente quel giorno), scritta negli anni Ottanta, una canzone d'amore che comincia "Valle Giulia ancora brilla la luna/ e Paola prende la mia mano/ caduta per sbaglio sui nostri vent'anni/ tesi come coltelli, come fratelli/ perduti forse qui architettura". E molti di quelli che agli scontri di Valle Giulia hanno partecipato hanno letto come un accenno a quella giornata le parole di una canzone "di lotta" del pisano Alfredo Bandelli, morto nel 1994: "Ma oggi ho visto nel corteo/ tante facce sorridenti/ le compagne, quindici anni/ gli operai con gli studenti/ Il potere agli operai!/ No alla scuola del padrone!/ Sempre uniti vinceremo/ viva la rivoluzione!/ Quando poi le camionette/ hanno fatto i caroselli/ i compagni hanno impugnato/ i bastoni dei cartelli/ ed ho visto le autoblindo/ rovesciate e poi bruciate/ tanti e tanti baschi neri/ con le teste fracassate/ La violenza, la violenza/ la violenza, la rivolta/ chi ha esitato questa volta/ lotterà con noi domani!".
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._17032888.html

  3. #23
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    '68: nasce il 113, debutto con scontri a Valle Giulia Sara' forse un caso, ma la nascita del '113' è legata ad un'altra data storica per l'Italia: il giorno degli scontri a Valle Giulia, il 1 marzo del 1968, tra studenti e polizia. Violenze che fino ad allora in Italia non si erano mai viste e che spinsero Pierpaolo Pasolini a schierarsi con i "i poliziotti figli dei poveri". Quarant'anni dopo il numero d'emergenza della polizia è diventato un punto di riferimento per gli italiani, fino a raggiungere le oltre sei milioni e mezzo di chiamate all'anno: che significa 12,5 al minuto. A ricostruire la storia e la crescita del 113 - "un numero assunto come icona di una legittimazione popolare che si esprime attraverso la critica, il consenso, la fiducia, la simpatia verso la nostra istituzione" disse una volta l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro - si trovano aneddoti e curiosità. Si scopre così che la nascita ufficiale avvenne il 1 marzo 1968, con la sperimentazione in due sole regioni Lazio e Umbria. Un progetto talmente grande per i tempi di cui era perfettamente cosciente lo stesso Dipartimento della pubblica sicurezza: "Sembrava - diceva una nota della direzione generale - una trovata degna di un romanzo avvenieristico". E si scopre, anche, che di lì a poco il 113 diventa il primo numero di soccorso gratuito capace di coprire tutto il territorio nazionale. Gli inglesi, seppur partiti anni prima con lo storico '999', non riuscirono a fare altrettanto.

    Gli italiani conobbero il 113 grazie alla storia di una bambina calabrese. La piccola aveva ingerito un colorante velenoso e i medici non sapevano come intervenire per salvarle la vita perché non conoscevano i componenti del prodotto. Chiamarono così il 113 che riuscì a risalire al direttore generale della Montedison, la ditta che produceva il colorante, che fornì le necessarie spiegazioni per salvare la bambina. Già due anni dopo la nascita, il numero coglieva i suoi frutti: 200 mila interventi, 32,2% per furti, rapine e tentato omicidio, 60% delle chiamate concentrate nelle grandi città. Numeri di tutto rispetto ma nulla in confronto a quelli odierni, grazie anche all'avvento delle nuove tecnologie: una media di sei milioni e mezzo di chiamate nel 2002 e nel 2003, settecentomila interventi; 18mila chiamate al giorno ai centralini delle 103 questure: significa 750 chiamate l'ora, 12,5 al minuto. Numeri impressionati anche nel 2006: sei milioni e 779 chiamate, 519 mila denunce ricevute dagli operatori, quasi 4 milioni di persone e 2 milioni di veicoli controllati, quasi 2 milioni e 500mila interventi. E proprio l'avvento della tecnologia ha consegnato un altro primato al 113: quello di aprire il primo commissariato virtuale d'Europa. In una sala operativa del 113 un gruppo di esperti della polizia delle comunicazioni raccoglie la richiesta di informazioni e le segnalazioni che arrivano via Internet, le valuta, dialoga con gli utenti e dà consigli, avvia gli interventi negli uffici della polizia.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._17153129.html

  4. #24
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    '68: valle Giulia, Pasolini contro gli studenti ROMA - Qualche mese dopo la battaglia di Valle Giulia, all'inizio di giugno, il settimanale "L'Espresso" pubblicò la poesia "controcorrente" di Pier Paolo Pasolini, che difendeva i poliziotti, "figli dei poveri", ma soprattutto attaccava gli studenti. Uno spunto che riprendeva la polemica di Don Milani, il prete di Barbiana, che l'anno prima, nella sua "lettera a una professoressa", scriveva "tra gli studenti universitari i figli di papà sono l'86,5%. I figli di lavoratori dipendenti il 13,5%...e i figli di papà li accolgono e gli regalano tutti i loro difetti. In conclusione:100% di figli di papà". La poesia aprì un acceso dibattito tra l'intellettuale scomodo e i protagonisti del '68 romano. In realtà quel testo era stato scritto per il periodico ''Nuovi Argomenti" e più tardi Pasolini racconterà che l'Espresso aveva avuto il permesso di pubblicarne una parte e non tutta la poesia. Polemizzerà anche con il titolo aggiunto ("Vi odio, cari studenti" mentre il vero titolo era "Il Pci ai giovani"), che rappresentava male il suo pensiero. E, in effetti, nella poesia c'è molto di più della polemica sugli scontri davanti ad Architettura. C'è una polemica forte contro una finta rivolta "borghese" e anticomunista. Un'interpretazione anticonformista del Sessantotto, in cui Pasolini, spesso profetico, sapeva leggere alcuni segnali negativi che già trasparivano, ma che quasi nessuno era ancora in grado di interpretare.

    Ecco alcune frasi di quella poesia di Pasolini: "Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri. Vengono da periferie, urbane o contadine che siano. Quanto a me, conosco assai bene, il loro modo di essere stati bambini e ragazzi, le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui, a causa della miseria, che non dà autorità. La madre incallita come un facchino, o tenera, per qualche malattia, come un uccellino; i tanti fratelli; la casupola tra gli orti con la salvia rossa (in terreni altrui, lottizzati); i bassi sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi caseggiati popolari, ecc. ecc. E poi, guardateli come si vestono: come pagliacci, con quella stoffa ruvida che puzza di rancio fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente, è lo stato psicologico cui sono ridotti (per una quarantina di mille lire al mese): senza più sorriso, senza più amicizia col mondo, separati, esclusi (in una esclusione che non ha eguali); umiliati dalla perdita della qualità di uomini per quella di poliziotti (l'essere odiati fa odiare). Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care. Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia. Ma prendetevela contro la magistratura, e vedrete! I ragazzi poliziotti che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione risorgimentale) di figli di papà avete bastonato, appartengono all'altra classe sociale. A Valle Giulia, si è così avuto un frammento di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte della ragione) eravate, i ricchi, mentre i poliziotti (che erano dalla parte del torto), erano i poveri". "Una sola cosa gli studenti realmente conoscono: il moralismo del padre magistrato o professionista, la violenza conformista del fratello maggiore (naturalmente avviato per la strada del padre), l'odio per la cultura che ha la loro madre, di origini contadine, anche se già lontane. Questo, cari figli, sapete. E lo applicate attraverso due inderogabili sentimenti: la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia prende in considerazione solo voi) e l'aspirazione al potere. Si, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere". "Ecco, gli Americani, vostri adorabili coetanei, coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando, loro, un linguaggio rivoluzionario 'nuovo'! Se lo inventano giorno per giorno! Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n'è già uno: potreste ignorarlo? Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione del 'Time' e del 'Tempo'). Lo ignorate andando, con moralismo provinciale, 'più a sinistra'. Strano, abbandonando il linguaggio rivoluzionario del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale, Partito Comunista, ne avete adottato una variante ereticale ma sulla base del più basso idioma referenziale dei sociologi senza ideologia. Così parlando, chiedete tutto a parole, mentre, coi fatti, chiedete solo ciò a cui avete diritto (da bravi figli borghesi): una serie di improrogabili riforme, l'applicazione di nuovi metodi pedagogici, e il rinnovamento di un organismo statale. Bravi! Santi sentimenti! Che la buona stella della borghesia vi assista!".
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._17032881.html

  5. #25
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    '68: 1 marzo; a valle Giulia il primo scontro di massa ROMA - Gli scontri del primo marzo sulla collina della facoltà romana d'Architettura sono passati alla storia come la "battaglia di Valle Giulia", un nome che identifica bene la novità di quella giornata. Il Sessantotto studentesco, fino a quel momento, era stato un misto di protesta corporativa, di richiesta di modernizzazione, di scoperta della possibilità di contestare un'istituzione finora inossidabile, di protesta politica con caratteri ancora abbastanza indistinti, in cui comunismo e Vietnam si mescolavano a pace e amore. La violenza si era affacciata solo marginalmente, fino ad allora. A Valle Giulia è vera e propria battaglia. La mattina di quel primo marzo, un corteo di poco meno di cinquemila studenti, parte da piazza di Spagna e si dirige verso Valle Giulia per "liberare" la facoltà di Architettura, che era stata sgombrata dalla polizia. Nel corteo, aperto da uno striscione con la scritta "Via D'Avack, via Moro, via la polizia" (Pietro Agostino D'Avack era il rettore dell'Università, Aldo Moro era presidente del Consiglio) ci sono professori (Alberto Asor Rosa, Mario Tronti), parlamentari (Aldo Natoli) e molti giovani che poi avrebbero fatto carriera (Claudio Petruccioli, Paolo Liguori, Oreste Scalzone e Franco Piperno, Renato Nicolini, Massimiliano Fuksas, un Giuliano Ferrara immortalato in una foto mentre scappa e molti altri).

    Il corteo si muove alle dieci e invade il centro: via del Babbuino, piazza del Popolo, via Flaminia, Belle Arti. All'arrivo del corteo a Valle Giulia, la polizia è già schierata. Nulla a che vedere con le immagini moderne di Rambo con scudi ed elmetti. Poliziotti con il cappotto blu d'ordinanza, il casco, il manganello. E carabinieri in assetto simile. Gli studenti cominciano l'assalto arrampicandosi sulle collinette per raggiungere la facoltà. La polizia reagisce. Ai preordinati lanci di uova si aggiungono i sassi e le stanghe delle panchine divelte e usate come bastoni. La polizia usa i lacrimogeni, gli idranti, organizza caroselli con le autoblindo per disperdere e accerchiare i manifestanti. I primi ragazzi feriti sono portati all'ospedale da auto di passaggio, ma il traffico presto si ferma completamente. Tutta la zona è paralizzata da lunghe file di tram, di autobus, di auto ed è difficile aprire un varco per far passare le auto che portano i feriti. La novità è che gli studenti non pensano solo a difendersi, ma contrattaccano, con una strategia quasi militare. Diverse Jeep delle forze dell'ordine sono incendiate, una Seicento in fiamme è usata come ariete contro un pullman della polizia. Gli studenti alla fine riescono ad aprirsi un varco e ad entrare nella facoltà deserta, ma per poco.

    Decisivo è l'intervento di reparti freschi della Celere. Alla fine il tentativo di occupazione fallisce, ma, per la prima volta, gli studenti hanno affrontato le forze dell'ordine a viso aperto, con tecniche da guerriglia urbana. In serata la Questura fa il bilancio della giornata: 148 feriti, fra poliziotti, carabinieri e funzionari, mentre sono 47 i dimostranti curati negli ospedali (ma molti di più sono quelli che non si rivolgono alle strutture pubbliche per non essere identificati). Più di duecento persone, tra studenti e professori, sono fermati e trattenuti per ore in Questura. Quattro sono arrestati. Quello che molti non sanno è che agli scontri di Valle Giulia era presenti anche la destra, con personaggi come Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino.
    http://www.ansa.it/opencms/export/si..._17032855.html

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Muntzer Visualizza Messaggio
    OMNIA SUNT COMMUNIA

    I picchiatori del MSI non gradiscono. Vogliono vendicare i polizziotti sconfitti il giorno prima a Valle Giulia.


    ARDITI NON GENDARMI
    vi furono anche camerati tra coloro che occuparono.

  7. #27
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    Rapporto della serata:
    Scalzone arriva con due ore di ritardo, la conferenza è un amarcord senza filo conduttore della vecchia guardia mentre a 5 metri i ragazzini inebetiti non sanno nemmeno chi siano quei signori che camminano tra loro.
    Un centro sociale dalle potenzialità strutturali immense ridotto ad un cumulo di nulla spinto.
    C'ho guadagnato d'aver rivisto i miei compagni sempre splendidi, di aver conosciuto Bixio e socio che sono dei compagni de legno e che spero di rivedere presto (famo sto campo daje), una zuppa che m'ha calmato la fame e due libri zottati che tanto nessuno là dentro avrebbe mai letto. Con due temperamatite ce lo potevamo pija tutto quel posto.
    E dovevamo difende l'eredità di Valle Giulia...

    Viaggio di ritorno uscito dalla penna di Stephen King.

    P.S. Muntzer non lo so se mi bastano le riviste. Per Umbria e Messico ci siamo ma non ci copro l'Abruzzo.

  8. #28
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    Citazione Originariamente Scritto da italianuova2 Visualizza Messaggio
    vi furono anche camerati tra coloro che occuparono.

    No se mai volevano ma furono cacciati.

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da Sandinista Visualizza Messaggio
    Rapporto della serata:
    ...mentre a 5 metri i ragazzini inebetiti non sanno nemmeno chi siano quei signori che camminano tra loro.
    Un centro sociale dalle potenzialità strutturali immense ridotto ad un cumulo di nulla spinto.

    Ambiente degradato e degradante. Hai detto bene, il nulla spinto.

    Basta con questi luoghi!

    Abbiamo bisogno di ambienti sani, luoghi di effettiva partecipazione e socialità, solidarietà, coscienza, responsabilità, incontro, propositività e... serena allegria.

    Organizzare incontri in questi posti desocializzanti è controproducente.

  10. #30
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    Citazione Originariamente Scritto da italianuova2 Visualizza Messaggio
    vi furono anche camerati tra coloro che occuparono.
    Quelli del Fuan- La Caravella a Giurisprudenza, se non ricordo male.

    Gli amici di Almirante invece arrivarono coi mazzieri di Caradonna per sgomberare.

    Una eredità che certamente non sta con 'La Destra' che richiama una sua continuità con l'MSI di Almirante e con chi si proclama anticomunista.

 

 
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