Solo fumo dietro l’annuncio. «Via l’Ici?
Ma se è già stata abolita per il 40% delle case»
Comprereste un programma usato che ha già fallito una volta? A leggere le 7 missioni annunciate da Silvio Berlusconi viene in mente questa domanda. «Sembra scritto a inizio 2001, ma da allora il mondo è cambiato», osserva Enrico Morando, autore del programma Pd.
Stessi toni, stessi slogan, molta nostalgia del tempo che fu: via l’Irap, via l’Ici, via le tasse, sì alla legge Biagi, sì alle opere faraoniche, sì al federalismo.
«Sembra molto strano che una coalizione con una forte componente federalista voglia abolire l’Ici e l’Irap - osserva l’economista Stefano Fassina, consulente di Vincenzo Visco - Le due imposte legate alle realtà locali verrebbero cancellate eliminandone l’autonomia».
A proposito poi di promesse difficili da mantenere, va ricordato che eliminare l’Irap (l’imposta che finanzia la sanità) costa 35 miliardi. Questo sì che sarebbe un miracolo, anche se Berlusconi ammette (oggi) di non volerli più fare.
Eppure sull’Irap ci riprovano: l’avevano già promessa sei anni fa, ma è rimasta lì intonsa. «È stato Prodi a scalfirla - aggiunge Morando - con l’operazione sul cuneo fiscale. Oggi tornano a promettere». Così come la promessa sull’Ici sembra «dimenticare» che già il 40% delle abitazioni ne sono esenti da quest’anno e le altre hanno ottenuto uno sconto (sempre da Prodi&Co.). «A questo punto perché annunciare un esborso così significativo (circa 2 miliardi, ndr) - continua Morando - Almeno che si utilizzi la parola: completamento dell’abolizione dell’Ici».
I due programmi messi a confronto rivelano un’impostazione assolutamente distante.
Lo sviluppo? Il centrodestra lo persegue detassando gli straordinari, il centrosinistra detassando il secondo livello di contrattazione (che è per l’appunto quello che si riferisce alla produttività). «Non è detto che chi non fa straordinari non sia produttivo», spiega Morando.
Sulle tasse, quell’indicazione della pressione fiscale sotto il 40% del Pil non significa assolutamente nulla. Se non si spiega come si finanzia e in che modo si realizza questo obiettivo, è difficile dare credito a questa promessa.
Quell’indice può arrivare anche sotto il 40% del Pil perché tutti gli evasori tornano ad evadere o ad offrire lavoro in nero, mentre chi rispetta il fisco sarà costretto a pagare sempre lo stesso. Divero è impegnarsi ad aumentare le detrazioni sul lavoro dipendente e ad abbassare di un punto le aliquote negli anni successivi, finanziando l’operazione con i tagli di spesa.
Distanze abissali anche sulla semplificazione fiscale (già fatta dal centrosinistra con il cosiddetto «forfettone» per le piccole imprese) e sugli studi di settore, che Berlusconi vuole «riformare dal basso», mentre il Pd vuole regolare in base alle realtà territoriali.
Approccio diverso anche sulla famiglia. «Il quoziente familiare è un elemento del fisco francese - dice Morando - che verrebbe introdotto senza altre componenti, come la forte patrimoniale che la Francia prevede per finanziarlo».
Sui figli la destra ripropone il bonus bebè, misura uguale per tutti (non ritagliata sul reddito) e una tantum, la sinistra si impegna con la dote fiscale, detrazione strutturale correlata al reddito che vale anche come imposta negativa (cioè come assegno) per gli incapienti.
Ma le distanze non si fermano qui. «Non una parola sul multilateralismo - osserva Morando - che oggi si è imposto a livello internazionale, a differenza del bilateralismo professato da Bush.
Sull’aborto, poi, si parla di prevenzione (su cui siamo d’accordo) ma non si cita la 194: un’omissione un po’ sospetta».
Quanto agli slogan, Berlusconi dice che «Prodi e Visco hanno terrorizzato le imprese». «Veramente Prodi e Visco con le imprese hanno siglato accordi molto importanti - conclude Fassina - Dal pacchetto Welfare all’intesa sull’equità fiscale»




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