Ci siamo. Tra poco più di un mese saremo chiamati all'esercizio democratico. Depositeremo la nostra volontà di cambiamento, dentro una scatola di cartone, sperando che non sia una mera fomalità, ma apporti sostanziali modifiche al tessuto interpolitico italiano. Culturalmente sono un liberale classico, quindì dovrò per forza di cose votare il partito che meno si allontana dalle mie idee: meritocrazia, concorrenza, libero mercato, proprietà privata delle cose e autoproprietà del proprio corpo, ordine interno. Solidarietà e redistribuzioni varie non sono competenze del governo, il quale si dovrebbe limitare nella gestione ordinaria delle leggi, combattere i disordini interni attraverso le forze di polizia, incentivare la pace e la prosperità negli accordi internazionali, e rendere trasperenti i mercati. Sono contrario ad ogni forma di monopolio legale che non sia indispensabile per il funzionamento dello stato. Teoricamente, Berlusconi dovrebbe mandare avanti politiche abbastanza simili alla mia idea dello stato. Dal 2001 al 2006 ha però deluso su tutta la linea. Si salvano alcune leggi, ma nel complesso mi aspettavo di più. Proverò a dargli un'altra chance, solamente perchè a sinistra Veltroni è la brutta copia dell'originale. I programmi sono simili, cercare di giustificare una scelta di voto in base ai programmi, specchio per le allodole e per i gonzi, non mi pare serio. Se il Pd facesse metà delle cose che dice, mi potrebbe anche stare bene, ma non credo che le attueranno, inoltre non hanno chance di vittoria. Resta quindi il centrodestra, con tutte le contraddizioni e gli interssi privati di Berlusconi, i quali non possono essere cancellati sulla scorta di un liberalismo e moderatismo propagandato, ma mai applicato nella sostanza. Il mio voto per il PDL sarà un voto a progetto, non a tempo indeterminato. Prima che un elettore del centrodestra, sono un liberale e quindi non si possono fare troppi compromessi sui principi. Cosa che un tremonti all'economia, socialista colbertista neoprotezionista, promette di fare molti compromessi! La situazione economica mondiale non è rosea, le crisi cicliche sono ampiamente tenute in considerazione. Il problema è come affrontare la crisi: se si aumenta la competitività e la produttività del lavoro bene. Altrimenti pagheremo un prezzo troppo alto. Lo stato è il nemico da ridimensionare, e non posso votare chi fino al giorno prima (veltroni e il PD) era uno statalista convinto! Non credo alla svolta centrista e liberale di Veltroni, quindi non ho scelta. Silvio lo apprezzo come imprenditore, da lavoro a 50.000 persone, mica scherzi. Almeno qualcosa di buono ha realizzato, mica come quei parassiti dei politicanti vari.




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