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Discussione: Il Massimo….

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    Predefinito Il Massimo….

    ….della gaffe

    Certe frasi non puoi dirle, se fai il politico: perché sei tenuto a sapere che un tuo discorso diverrà magari solo un titolo a effetto, un concetto a cui i lettori (la gente) potranno impiccarti.
    Se ne accorse il dilettante Tommaso Padoa-Schioppa, che parlò per un quarto d’ora poi riassunto nell’ormai celebre «Pagare le tasse è bello».
    Non sembrano aver imparato la lezione, invece, politici di ultimo pelo come Vincenzo Visco e Massimo D’Alema, freschi protagonisti di un paio di uscite da inseguirli coi forconi.
    La battuta di Visco è questa: «Ho tagliato le tasse».
    Quella di D’Alema è quest’altra: «La Campania non è qualche sacchetto di spazzatura», cui aggiungeremmo anche la ficcante analisi, sempre di D’Alema, secondo la quale «Berlusconi è stato la grande novità degli anni Novanta, ora però siamo nel 2008».
    Cominciamo da Visco, di getto, anzi di gettito.
    Ci sono dati che hanno imparato anche i bambini: uno è che la pressione fiscale, nel 2007, è salita al 43,7 per cento del Prodotto interno lordo, il massimo dal 1997. Visco contesta il dato Istat, e dice che la pressione fiscale è più bassa di un punto. Ma il record rimane comunque, anche perché su un punto sono tutti d’accordo: causa l’evasione fiscale, la pressione fiscale effettiva a carico dei non evasori è almeno del 50 per cento.
    Per il resto è normale che un governo contesti l’Istat, accadde anche al precedente governo Berlusconi; la differenza è che il diverbio riguardò il calo della pressione fiscale, non l’aumento; secondo l’Istat era calata dello 0,1 del Pil, secondo il governo dello 0,4: ma sempre di calo si trattava.
    Ora Visco si è spinto a dire che il governo Prodi ha aumentato la pressione fiscale e non le tasse: il che per alcuni milioni di italiani dovrebbe far differenza.
    Cioè: Visco si è battuto per imposte sui patrimoni, sui Bot, Irap, Ici, Ires, Irpef, Iva, reintroduzione dell’imposta di successione, aumento delle aliquote Irpef, abbassamento degli scaglioni, eliminazione delle esenzioni, cancellazione delle deduzioni, aumento di bolli vari, costi di procedure burocratiche come registrazioni e concessioni; la prima Finanziaria annoverava 27 miliardi di tasse su 35, questo mentre il pil 2007 scendeva dall’1,7 all’1,4 e così pure scemavano i consumi e la domanda interna. A usare la mano pesante ci si mettevano poi anche Regioni e Province e Comuni: la Finanziaria 2007 ha ridato agli enti locali la facoltà di aumentare tributi e addizionali di competenza, ciò che il governo di centrodestra aveva congelato: senza contare stratagemmi a tratti pretestuosi per fare cassa, da parte delle amministrazioni, come la proliferazione di multe e sanzioni.
    E se questi sono dati freddi, intanto la gente è strozzata dai mutui, dagli aumenti di acqua, luce, gas, carburante, biglietti dei treni, tassa rifiuti, beni alimentari e servizi assicurativi e bancari.
    Però Visco «ha abbassato le tasse», dettaglio di cui, a sinistra, non si sono accorti neppure coloro che intanto invitavano ad abbassarle: tra questi Guglielmo Epifani, Piero Fassino, Massimo D’Alema e Walter Veltroni.
    D’Alema, in particolare, a febbraio disse che «Le tasse si dovrebbero abbassare subito, i soldi ci sono, il governo Prodi li aveva messi da parte per questo».
    Ecco un altro italiano ignaro che le tasse in Italia fossero già scese.
    Ignaro non solo di questo, D’Alema, ma anche della dimensione che il problema spazzatura seguita ad avere in Campania.
    Altrimenti, con quel filo di altezzosità accademica tipica sua, l’altro ieri non si sarebbe lasciato scappare quella frase su «qualche sacchetto di spazzatura». Qualche. Sacchetto. Di. Spazzatura.
    Forse sarà un riflesso della sua disperata difesa di Antonio Bassolino, ma se la situazione campana è rimbalzata su tutte le prime pagine del mondo non è certo per una campagna giornalistica; se il problema è diventato di ordine pubblico, se a Napoli permangono scenari di guerra civile coi cumuli di spazzatura al posto delle macerie di guerra, ecco, forse non è solo per qualche sacchetto di spazzatura. Se a Napoli stanno chiudendo hotel e ristoranti storici, e se il turismo è in crisi come ai tempi del colera, forse non è solo per qualche sacchetto di spazzatura.
    Puro masochismo, del resto, è anche l’uscita di D’Alema secondo la quale
    «Berlusconi è stato la grande novità degli anni Novanta, ora però siamo nel 2008», dunque stiamo parlando «di un’esperienza politica che volge al termine, il berlusconismo nato 14 anni fa».
    E qui D’Alema se le cerca, perché l’esperienza politica sua e di Veltroni di converso è nata nel 1921, alba del Partito comunista italiano, ed è «volta al termine», ossia morta, sotto le mura di Berlino nel 1989.
    Uomo della Prima Repubblica, D'Alema giudica vecchia la Seconda.

    Filippo Facci su www.ilgiornale.it del 8 marzo 08

    saluti

  2. #2
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    Predefinito 3.600.000 voti….

    …in più


    La lepre Berlusconi continua a correre davanti. L'inseguitore Veltroni talvolta ne vede il profilo ma non la raggiunge ancora.
    Diciamolo, non l'ha raggiunta.
    La gara è ancora molto lunga. Né Berlusconi è docile e indifeso come una vera lepre, né Veltroni ha le sembianze del cattivo, nel senso di spietato, cacciatore.
    Tuttavia le distanze fra i due schieramenti sembrano sostanzialmente immutate. Lo dicono i sondaggi, lo dicono gli allibratori inglesi, non chiederei alle fattucchiere dell'entroterra contadino veneto o lucano per evitare accuse di stregoneria.
    Ma allora è tutto falso quello che ha detto Veltroni?
    Credo di no. Credo davvero che una rimonta sia stata tentata e un passo avanti il Partito democratico veltroniano l'abbia fatto. Non rispetto al suo competitor elettorale quanto, piuttosto, rispetto ai valori numerici stimati all’inizio della battaglia in vista del 14 aprile.
    Il Pd veltronizzato è davanti al Pd pre-Veltroni e persino davanti al Pd del primo Veltroni.
    Lo stato dell'arte era disastroso. Una maggioranza collassata. Un governo impopolare. La legislatura interrotta.
    Il segretario del Pd attirando l'attenzione su se stesso e proponendo una corsa a due al proprio avversario ha pensato di cancellare lo svantaggio di partenza.
    Il nuovo inizio avrebbe dovuto cancellare il passato, tutto il passato, anche quello recente. Nella strategia degli annunci molte frecce erano state lanciate bene. Lo sganciamento dalla sinistra radicale, alcune affermazioni programmatiche impegnative (siamo riformisti non necessariamente di sinistra, basta con l'antiberlusconismo d'antan, l'ambientalismo del fare aveva incassato il «sì» alla Tav ecc.).
    Alcune sono, invece, apparse eccessivamente disinvolte con qualche «ma anche di troppo» assieme a decisioni che sembravano contraddire l'assunto iniziale, cioè la dorata solitudine. Ad esempio l'alleanza con Di Pietro metteva in contraddizione l'anima garantista con quella giustizialista, al punto che le vere grane sulle candidature sono venute dalla fuoriuscita di tre esponenti di questo mondo politico-giudiziario come Giuseppe Lumia, Nando Dalla Chiesa e Giuseppe Giulietti.
    Tre esclusioni che hanno mobilitato la disponibilità all'accoglienza da parte dell'ex pm di Mani pulite.
    Sistemato Giulietti con l'Italia dei valori («Veltroni è d'accordo» ha detto il leader di art.21), ricollocato Lumia nella Sicilia di Crisafulli, Di Pietro si prenderà, infine, Dalla Chiesa.
    Il vero incidente di percorso Veltroni l'ha trovato nel conflitto appena sanato, ma pronto a riaprirsi ciclicamente fino al giorno del voto, con l'escluso e imbufalito Pannella.
    Ma è stato l'intero «affaire» delle candidature a rivelare un errore di strategia e di comunicazione.
    Chi scrive è serenamente fuori. Fra me e la politica ormai c’è la tastiera di questo computer. Non faccio più politica. La racconto.
    Dov'è l'errore di Walter sulle candidature?
    È duplice. Il primo è l'aver concepito il centellinare dei nomi come un effetto-sorpresa che avrebbe dovuto stordire e affascinare l'elettorato mentre si è rivelato un vero boomerang.
    Ogni nome nuovo suscitava una reazione contraria. Dalle ragazze alle prime armi all’imprenditore Calearo, al professor Ichino, ai sindacalisti che hanno abbandonato Mussi. Invece di aggiungere cose le candidature toglievano ogni giorno qualche consenso.
    Infine la gestione centralizzata e casalinga dei promossi e bocciati è sfuggita interamente di mano al leader. Qui le vecchie burocrazie hanno fatto la loro parte peggiore. I territori sono stati mortificati, chi ha potuto ha infilato persone di fiducia.
    E chi merita più fiducia della tua segretaria, del tuo portaborse, del tuo addetto stampa, di tua figlia che «nu' piezzo ’e core»?
    Franceschini per coprire l'orrore delle liste ha dovuto inventarsi un ruolo di portaborse di Andreotti che è apparso ben oltre l'immaginazione e la buona educazione.
    Il drappello dei portaborse e delle segretarie ha configurato un vero, inquietante sottogruppo parlamentare di raccomandati difficilmente presentabile.
    L'operazione liste che era stata concepita come la più grande campagna mediatica della storia repubblicana si è rivelata una vera Waterloo.
    Conviene che Veltroni parli solo di programmi. Di quelli di ieri e di quelli di oggi. Per fermare la lepre ci vuole un buon fucile moderno. Con lo schioppo non si va da nessuna parte.

    Peppino Calderoni * Deputato del Pd

    Su www.ilgiornale.it del 8 marzo 08

    saluto

 

 

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