



Quattrocento bambini molestati, un’intera zona infestata da ministri di culto pedofili che i superiori per quarant’anni si limitano a trasferire da una parrocchia all’altra, ostacolando in ogni modo le indagini della polizia. Una commissione d’inchiesta, condanne, scuse pubbliche che secondo le vittime non possono bastare, un vescovo che si dimette. L’ennesimo episodio di pedofilia nella Chiesa Cattolica? Niente affatto: si tratta dello scandalo dei pastori pedofili nella Chiesa Anglicana dell’Australia del Nord, scoperto nel 2003. La Comunione Anglicana fin dagli anni 1980 è stata devastata da alcuni dei più clamorosi scandali di abusi di minori e di pedofilia dell’intero mondo anglosassone. Nel giorno di venerdì santo del 2002 William Persell, vescovo di Chicago della Chiesa Episcopaliana – la branca statunitense della Comunione Anglicana – dichiarava in un sermone: “Saremmo ingenui e disonesti se dicessimo che quello della pedofilia è un problema della Chiesa Cattolica e non ha nulla a che fare con noi anglicani perché abbiamo preti sposati e donne prete. Non è così”.
Per questo i commenti dell’arcivescovo di Canterbury e responsabile mondiale della Comunione Anglicana, Rowan Williams, che il 3 aprile ha scatenato un attacco senza precedenti contro la Chiesa Cattolica, unendo la sua voce all’assalto di una lobby internazionale contro Benedetto XVI, sono apparsi a molti specialisti di abusi compiuti da religiosi come un pesce d’aprile di cattivo gusto e in ritardo di due giorni. Ma come? Il capo di una comunità dove gli abusi sono iniziati addirittura nel XIX secolo e continuano ampiamente ancora oggi si permette di attaccare il Papa? Non conosce forse la pagina del Vangelo sulla pagliuzza e sulla trave?
Statisticamente, Williams – che contrappone i protestanti ai cattolici – non potrebbe avere più torto. Secondo il sociologo Philip Jenkins, uno dei maggiori studiosi mondiali della questione degli abusi pedofili, il tasso di sacerdoti condannati per abusi su minori a seconda delle aree geografiche varia dallo 0,2 all’1,7% del totale, mentre per i ministri protestanti va dal 2 al 3%. Un rapporto del 2002 di un’agenzia protestante americana, Christian Ministry Resources, concludeva che “i cattolici ricevono tutta l’attenzione nei media, ma il problema è maggiore nelle Chiese protestanti” dove le accuse (certo da non confondersi con le condanne) negli Stati Uniti erano arrivate al bel numero di settanta alla settimana. Nelle sole congregazioni della Comunione Anglicana i siti specializzati riportano centinaia di casi.
Questo dimostra, fra l’altro, che il celibato non c’entra: la maggior parte dei pastori protestanti in genere e anglicani in specie è sposata. Nel 2002 in Australia il pastore anglicano Robert Ellmore, sposato, fu condannato per avere abusato di numerosi bambini, fra cui la sua nipotina di cinque anni. Un pastore episcopaliano di Tucson, in Arizona, Stephen P. Apthorp, nel 1992 era stato condannato per avere violentato 830 volte la figliastra, inducendola a tentare il suicidio, a partire da quando aveva dieci anni. In Australia nel 1995 la Chiesa Anglicana aveva deciso di occuparsi del problema costituendo un “Comitato della Chiesa sugli abusi sessuali”. Uno dei membri più noti del comitato era il canonico anglicano Ross Leslie McAuley. Quando lo nominarono, i vertici della Chiesa Anglicana sapevano già che era sotto inchiesta per diversi casi di abusi omosessuali. Più tardi sarebbe stato descritto dai suoi stessi superiori come “un predatore sessuale”. Il 12 marzo 2009 in Australia un ex responsabile della Church of England Boys Society è stato condannato a diciotto anni di carcere per una lunga catena di abusi sui bambini. E le condanne continuano.
Sarebbe sbagliato qualunque atteggiamento del tipo “mal comune, mezzo gaudio”, né certamente la Chiesa Cattolica intende assumerlo. Al contrario, il Papa è impegnato a denunciare – come ha scritto nella “Lettera ai cattolici dell’Irlanda” – “la vergogna e il disonore” dei preti pedofili. Ma il capo anglicano Rowan Williams – che mantiene aperto il sacerdozio e l’episcopato agli omosessuali e ha auspicato l’introduzione in Gran Bretagna della legge islamica, la shari’a, per i musulmani – dovrebbe smetterla con il patetico tentativo di usare la questione della pedofilia per frenare la massiccia emorragia di anglicani che tornano alla Chiesa di Roma disgustati dalla sua gestione, lasciare al Papa il suo lavoro e occuparsi semmai di fare pulizia in casa sua.
(Massimo Introvigne)
...allora...il matrimonio dei sacerdoti...e la (presunta) purezza e trasparenza delle altre Chiese e comunità...sarebbero un antidoto contro la pedofilia, vero? :gratgrat:
Sto combattendo la Buona Battaglia, sto proseguendo la Corsa, sto tentando di conservare la Fede
Sono un clandestino nel Regno dei Cieli


Un tempo, per evitare che i sacerdoti stessero in solitudine, c'erano i priorati, i capitoli, le conferenze e i ritiri del clero...tutte cose che il post-Concilio ha eliminato, o quantomeno diminuito...e i risultati si sono visti...
Le uniche realtà a mantenere queste cose sono quelle tradizionali, o comunque rigoriste, e difatti, oltre ad avere numerosi fedeli, religiosi e sacerdoti, al loro interno non si riscontrano scandali morali, finanziari, dottrinali, liturgici...
Ergo, per cortesia...meno psicologia, meno sociologia, e più preghiera, più rigore...
Sto combattendo la Buona Battaglia, sto proseguendo la Corsa, sto tentando di conservare la Fede
Sono un clandestino nel Regno dei Cieli


“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”


...attenzione, perchè i dati di Jenkins sono risalenti al 1996, quando ancora non erano venuti alla luce tutti i casi scoperti in seguito...hefico:
... inoltre le sue statistiche si basano solo sulla casistica statunitense, realtà in cui la maggioranza di ministri protestanti, specialmente nel periodo da lui trattato era molto superiore a quella dei ministri cattolici... ergo la probabilità di trovare un prete cattolico pedofilo tra la totalità dei preti cattolici era logicamente più alta...hefico:
“In amore non essere un mendicante, sii un imperatore. Dà e resta semplicemente a vedere che cosa accade...”


Una delle oggettive difficoltà dei preti di oggi è la solitudine, soprattutto quando si tratta di amministrare più parrocchie, e soprattutto quando si assiste alla loro spersonalizzazione e desacralizzazione...orbene, i priorati servivano, e servono, ad evitare la solitudine, facendo vivere assieme i sacerdoti...vedi, per esempio, i priorati di Rimini, Montalenghe e Albano della Fraternità San Pio X...le conferenze e i ritiri del clero, se non aboliti, quanto meno ridimensionati in questi ultimi anni, servivano invece a confermare nella Fede i sacerdoti...
Se uniamo poi a queste cose la scarsa formazione teologica e liturgica di molti seminaristi, e soprattutto le poche selezioni che sono state fatte in questi ultimi decenni (e la conseguente ammissione nei seminari e ordinazione a sacerdoti di depravati e deviati mentali), ecco spiegato il recente disastro...
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Quindi le soluzioni sono due..
O si fa una rigida selezione all' ingresso, andando anche a psicanalizzare la sfra sessuale del candidato aspirante prete.
Ma con il rischio concreto di non avere più preti a sufficenza in brevissimo tempo..
Oppure si crea una nuova figura religiosa.. posta fra il Laico e il Clero.. che possa amministrare le parrocchie come un Prete regolare.. ma che si possa sposare.
"I socialisti sono come Cristoforo Colombo: partono senza sapere dove vanno. Quando arrivano non sanno dove sono. Tutto questo con i soldi degli altri."




è una linea assolutista che non condivido.
Se un giorno si decidesse piuttosto di annullare il celibato dei preti a determinate condizioni, non mi straccerei certo le vesti, ma visti gli scandali di pedofilia è bene che i preti non siano sessualmente repressi, altrimenti questa si manifesta nelle forme più tragiche e schifose.
Ultima modifica di Popolare; 12-04-10 alle 15:15
Antifascista, cattolico-democratico, contrario al principio "destro" di "limite e conservazione" e sostenitore del principio di "non appagamento", dunque, di centrosinistra!


sono stato in seminario 5 anni, quindi posso parlare con cognizione di causa: un prete deve reprimersi per forza, si fa presto a parlare...
uno o si "sfoga" e quindi non è più represso, ma non è neanche coerente
oppure non si "sfoga" e allora è inevitabile che debba "soffrire" in qualche maniera.
Ha ragione rodealb91: l'antidoto migliore è la compagnia, bisogna evitare che i preti vengano lasciati soli. Stando con altri, da una parte si sta meglio e i desideri sessuali si affievoliscono, dall'altra ci si "controlla" l'un l'altro, è difficile lasciarsi andare o fare cavolate.
Comunque la pedofilia non c'entra niente: la pedofilia ha poco a che fare con la sessualità e molto a che fare con il "desiderio di potenza": la pedofilia esprime voglia di sopraffare i deboli, di ridurli a burattini, di far provare loro un senso di impotenza.
Se uno ha degli impulsi sessuali, perchè deve violentare un bambino ? casomai andrà da una prostituta.