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  1. #21
    Sicilia nazione!
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    Sono d'accordo su tutto,tranne su poche cose:
    - Non sono d'accordo con la lingua fiorentina coufficiale, per quale motivo? Se proprio bisogna fare bilinguismo, allora l'inglese è molto più proficuo.
    - UE solo se essa smetterà di essere Unione Europea dei Banchieri e inizierà ad essere Unione Europea dei Popoli.
    A mio modesto parere il toscano potrebbe restare (prima lingua peró ovviamente il Siciliano), é culturalmente piú vicino a noi che l'inglese.
    In quanto al secondo punto sono assolutamente d'accordo con te!

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da siculo58 Visualizza Messaggio
    A mio modesto parere il toscano potrebbe restare (prima lingua peró ovviamente il Siciliano), é culturalmente piú vicino a noi che l'inglese.
    Ma a che pro? Il bilinguismo dovrebbe portare dei benefici economici (e l'Irlanda,per citare un solo esempio, del fatto che parla anche inglese ne ha fatta una ricchezza), ma l'italiano non conta niente nel mondo, quando l'Inglese è la lingua ormai divenuta "franca".

  3. #23
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    Secondo me, dopo l' indipendenza dovrebbe rimanere il bilinguismo, con chiara prevalenza del siciliano sull'italiano. Dovrebbe rimanere così solo per un certo periodo di tempo, le cose fatte di fretta non portano a niente. C'è molta gente in Sicilia che non sa nemmeno cos'è il siciliano. Non sarebbe democratico, anzi non sarebbe neanche umanamente "naturale".

  4. #24
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    Secondo me, dopo l' indipendenza dovrebbe rimanere il bilinguismo, con chiara prevalenza del siciliano sull'italiano. Dovrebbe rimanere così solo per un certo periodo di tempo, le cose fatte di fretta non portano a niente. C'è molta gente in Sicilia che non sa nemmeno cos'è il siciliano. Non sarebbe democratico, anzi non sarebbe neanchè umanamente "naturale".
    Quoto

  5. #25
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    Secondo me, dopo l' indipendenza dovrebbe rimanere il bilinguismo, con chiara prevalenza del siciliano sull'italiano. Dovrebbe rimanere così solo per un certo periodo di tempo, le cose fatte di fretta non portano a niente. C'è molta gente in Sicilia che non sa nemmeno cos'è il siciliano. Non sarebbe democratico.
    Beh quando otterremo l'indipendenza credo che la situazione linguistica in Sicilia sarà già ben diversa da quella attuale. La rivoluzione culturale ci sarà, e ne conseguirà la rivalorizzazione del Siciliano.
    Pensare che il "giorno" prima dell'indipendenza il popolo siciliano sarà ancora incosciente della propria nazionalità quanto oggi, mi sembra sbagliato.

  6. #26
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    Beh quando otterremo l'indipendenza credo che la situazione linguistica in Sicilia sarà già ben diversa da quella attuale. La rivoluzione culturale ci sarà, e ne conseguirà la rivalorizzazione del Siciliano.
    Pensare che il "giorno" prima dell'indipendenza il popolo siciliano sarà ancora incosciente della propria nazionalità quanto oggi, mi sembra sbagliato.
    E su questo hai pienamente ragione! Purtroppo ho pensato al futuro con la cognizione del presente (un pò come immagginarsi a 40 anni con lo stesso aspetto che ho adesso a 20 anni!)ihihihih

    ANTUDO

  7. #27
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    E su questo hai pienamente ragione! Purtroppo ho pensato al futuro con la cognizione del presente (un pò come immagginarsi a 40 anni con lo stesso aspetto che ho adesso a 20 anni!)ihihihih

    ANTUDO

  8. #28
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    Ma a che pro? Il bilinguismo dovrebbe portare dei benefici economici (e l'Irlanda,per citare un solo esempio, del fatto che parla anche inglese ne ha fatta una ricchezza), ma l'italiano non conta niente nel mondo, quando l'Inglese è la lingua ormai divenuta "franca".
    Che io sappia in Irlanda si parla principalmente l'inglese. In una biografia degli U2 degli anni 80, Bono Vox si lamentava del fatto che il governo Irlandese voleva reintrodurre il Gaelico perché lui, bontá sua, la considerava lingua morta!

  9. #29
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    Citazione Originariamente Scritto da siculo58 Visualizza Messaggio
    Che io sappia in Irlanda si parla principalmente l'inglese. In una biografia degli U2 degli anni 80, Bono Vox si lamentava del fatto che il governo Irlandese voleva reintrodurre il Gaelico perché lui, bontá sua, la considerava lingua morta!
    Si, perlopiù parlano in inglese; su wikipedia, nell'articolo "lingua irlandese", una parte spiega ampiamente la diffusione del gaelico.

  10. #30
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    Ieri la firma del trattato bilaterale, entro la fine dell'anno referendum e voto
    La capitale del nuovo Stato sarà Nuuk, 15mila abitanti e due ristoranti

    La lunga marcia della Groenlandia
    per la secessione dalla Danimarca

    dal nostro corrispondente ANDREA TARQUINI


    BERLINO - Sta per nascere una nuova nazione, e di fatto sarà il primo Stato eschimese. E una lingua eschimese diventerà ufficiale, lassù tra i ghiacci eterni del grande nord. La Groenlandia, la più grande isola del mondo, ha cominciato ieri a scogliere gli ultimi legami con la madrepatria Danimarca, l'ex potenza coloniale. Lentamente, ma nascerà uno Stato vasto come sei Germanie e abitato da appena 57mila persone. Sarà nazione sovrana grazie alle ingenti risorse di petrolio, metalli preziosi e altre materie prime, ma dovrà appoggiarsi a Copenaghen e al resto della Vecchia Europa per formare la sua classe dirigente.

    E per la prima volta dal dopo-colonialismo uno Stato europeo perderà il 98 per cento del suo territorio.
    La svolta è cominciata ieri, con la firma di un trattato tra il premier conservatore danese, Anders Fogh Rasmussen, e il governatore-premier di Groenlandia, il socialdemocratico Hans Enoksen. Entro fine anno un referendum in Groenlandia e un voto del Parlamento reale danese daranno il responso già ora scontato: si andrà step by step verso l'indipendenza e il diritto alla secessione.

    I sogni volano alto, anche quando è difficile. Anche quando la capitale del futuro Stato eschimese indipendente, Nuuk, ha sì e no 15mila abitanti, come un grosso villaggio europeo, e appena due ristoranti di lusso, entrambi dipendenti ogni giorno dalle forniture di cibo fresco che arrivano da Copenaghen. Da qualche anno anche il grande mondo globale si è accorto che la Groenlandia esiste. Per caso, grazie a un film, Il senso di Smilla per la neve, storia di una giovane in cerca di identità. Sulle orme di Smilla, i groenlandesi sono decisi a non mollare, vogliono procedere sulla via indicata dal Trattato: addio a Copenaghen, addio dolce ma senza ritorno.

    Siamo appena agli inizi. La Danimarca versa ancora a Nuuk 3 miliardi di corone l'anno, cioè oltre 400 milioni di euro, che fanno 7000 euro per ogni abitante dell'immensa isola dei ghiacci eterni. E così la tiene in vita. Gli Airbus cargo della parte danese della Sas, la compagnia aerea scandinava, atterrano ogni giorno in Groenlandia: portano tutto, dalla frutta, alla birra, alle medicine. Gli F16 della Royal Danish Air Force pattugliano ancora i cieli del futuro Stato eschimese, spesso in incontri ravvicinati con i bombardieri atomici Tupolev che Putin ha rimesso in volo di pattuglia armata permanente. Ma da ieri, il divorzio lento è avviato, irreversibile. Ai danesi resterà solo, temporaneamente, la politica estera, come fece Dublino quando si sganciò da Londra.

    Petrolio in abbondanza, e altre materie prime, saranno la base della sovranità, promette Enoksen. "Dobbiamo difendere il diritto di proprietà dei groenlandesi sulle loro risorse", dice il leader socialdemocratico. Ma non è solo questione di soldi, anche di cultura nazionale riscoperta. Spesso troppo diversa da quella europea rappresentata dai danesi. "La caccia, alle foche, ai trichechi, alle balene per noi è parte del quotidiano, mangiare carne di balena o prosciutto di foca è tradizione", spiega all'inviato della Sueddeutsche Zeitung Job Hellmann, cacciatore di professione, nome danese ma lingua eschimese. "Abbiamo inventato noi l'igloo, il kayak, l'eskimo, e ci sentiamo trattati dall'Unione europea e da Copenaghen come barbari. E cosa sono allora gli europei che vengono nelle nostre acque con le loro flotte di pescherecci atlantici e ci tolgono il pane?", chiede polemicamente Kupik Kleist, parlamentare, presidente del Partito per
    l'indipendenza, affine alla sinistra radicale.

    "Tutto quello che arriva in aereo da Copenaghen qui costa molto più che in Danimarca", mugugna Jeppe-Eiving Nielsen, capocuoco del miglior ristorante di Nuuk, "mentre il pesce di qui è così fresco che i filetti ancora tremano quando li tagli".

    La via verso l'indipendenza sarà dura: troppi poveri, troppo pochi i giovani qualificati per una futura classe dirigente. Ma già fanno capolino nuovi gruppi emergenti. Come Bjarke de Renouard, manager: è danese, ha sposato una groenlandese, della lingua locale non capisce una parola "ma - dice - i miei figli la parlano correntemente, sarà la loro identità domani".

    (7 maggio 2008) da www.repubblica.it
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    E a fini c'a ficiru, iddi! GROENLANDIA INDIPENDENTE! Bjork sarà contenta...

    ANTUDO

 

 
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