Viriglio di Dante fu Necromante, Maestro o Guida, o tutti e tre insieme?


Viriglio di Dante fu Necromante, Maestro o Guida, o tutti e tre insieme?


Se scrivi in questi termini o non conosci il significato delle parole o non hai ben chiaro come opera Virgilio e lo stesso Dante. Hai confuso necromanzia con nigromanzia. L'operazione per essere precisi si chiama nekuia che è leggermente diversa dalle due sovracitate. Usare il termine necromante è calunnioso e ingiusto. Non era consona nemmeno la parola nigromanzia.Un atto nigromantico e la messa dei morti è in particolare quando il sacerdote chiama con il nome il defunto, è un atto magico di aiuto e non di parassitismo, una propria e DIVINA AZIONE per aiutare "l'anima" del defunto" nell'intricato accesso ai mondi altri, e per accelerarne la liberazione. La necromanzia è l'uso infame e parassitario, attraverso i resti corporei di una persona che in vita ha operato e praticato discipline esoteriche, per acquistare energie e usarle per esaltare il potere egoico e personale dello stregone.
Nekuia è la discesa agli inferi(con il relativo ritorno al mondo o al giorno). Una prova iniziatica che deve essere praticata come percorso obbligato, da coloro che si fregiano del titolo di MAGO
Incontro con i morti "viaggio al termine della notte"
Il discorso è articolato, ma cerchiamo di non parlare a sproposito!


...na, figurati, ti ringrazio del richiamo, mi trovo su questo forum in pace e sono venuto in pace per dialogare con il mio prossimo, quindi nulla più di un richiamo giova alla mia persona; ma io intendevo necro manteia come ars divinatoria per interrogare i morti...forse ho dimenticato la parola IEROFANTE più calzante per Virgilio...
In merito, ho trovato navigando in rete, questo sito ben articolato:
Fonte: Necromanzia.net
http://www.necromanzia.net/
Sfatiamo dubbi ed equivoci
La necromanzia non è magia nera, non è satanismo, non è legata a particolari religioni.
Il termine necromanzia deriva dall'unione delle parole greche nekrós, che significa morto, defunto e manteía, ossia divinazione, prescienza.
Si tratta di un'arte mistica e spirituale che permette di prevedere e anticipare il corso degli eventi tramite l'intervento benevolo degli spiriti dei defunti.
Oltre a questo scopo principale ha anche altre due finalità:E' un'arte antica le cui prime tracce storiche risalgono a testi dell'ottavo secolo a.C. ma che viene tramandata oralmente da più di 5000 anni.
- comprendere e accettare i mutamenti e cambiamenti che sono componenti fondamentali dell'esistenza
- superare la visione di vita e morte visti come stati ed eventi contrapposti e inconciliabili
Fu nel medioevo, in periodo di caccia alle streghe (per cui il 12 marzo 2000, nella giornata del perdono, papa Wojtyla ha chiesto perdono a nome della Chiesa), che il termine perse il suo significato originario, millenario e positivo di arte di comunicazione e divinazione per assumere una connotazione negativa, cambiando anche etimologia e divenendo negromanzia, identificata in malafede con la magia nera.
In questa pagina troverete un'introduzione all'argomento, per un approfondimento vi consiglio la lettura delle domande frequenti e degli articoli.
La necromanzia, significato e cenni storici
Il significato originario e letterario del termine è predizione del futuro tramite la comunicazione con lo spirito dei morti.
Questo significato va interpretato nell'estensione più ampia: la divinazione, la conoscenza del futuro, è solo una componente parziale, seppur importante, della necromanzia, che nell'accezione più profonda consiste in una continua ricerca spirituale guidata dagli spiriti dei morti e tesa al miglioramento personale, interiore e spirituale.
La comunicazione con gli spiriti guida dei defunti spinge i necromanti (e, in parte, anche i consultanti) a superare i limitati confini della quotidianità e del mondo, a squarciare il velo di Maya (termine coniato da Arthur Schopenhauer, uno dei massimi filosofi dell'ottocento), l'illusione che ci incatena alla materialità, alla superficialità, alle apparenze, che ci separa dalla percezione della realtà profonda e ultima.
I più importanti riferimenti storici relativi alla necromanzia fanno riferimento alla Bibbia (Deuteronomio), databili tra l'VIII e VII secolo a.C., nei testi dello storico greco Strabone che la cita come principale arte divinatoria dei popoli della mesopotamia, in particolare Ittiti e Assiri e molto diffusa tra persiani e caldei.
Vari riferimenti sono presenti in precedenti testi egizi, indiani e cinesi (soprattutto nei testi taoisti di orientamento alchemico), mentre tradizioni orali vengono fatte risalire sino al terzo millennio a.C..
La necromanzia svolse un fondamentale ruolo anche nello sciamanesimo praticato degli indiani d'america e compare in varie forme nella cultura Maya, Azteca e presso altre civiltà precolombiane.
Dall'anno 1000 a.C. circa lo Zoroastrismo divenne la religione dominante in Persia, esercitata da sacerdoti detti Magi (ricordiamo i Re Magi che secondo la tradizione cristiana si recanono ad adorare Gesù neonato).
I Magi erano saggi, necromanti, astrologi (l'astrologia moderna deriva dai loro studi), alchimisti ed esorcisti.
Vi sono numerose testimonianze di incontri/scontri tra Magi e spiriti dei morti; anche nel Vangelo secondo Matteo viene citato l'avvertimento che i Re Magi ricevettero in sogno di non recarsi in visita da Erode, avvertimento che in questo testo viene attribuito al Dio cristiano ma che in precedenti commenti era stato attribuito a spiriti di defunti.
In cosa consiste, praticamente
Storicamente
Nella storia la necromanzia ha subito destini altalenanti: considerata a seconda dei tempi un dono o una maledizione.
Fino a circa il quinto-sesto secolo dopo Cristo era un talento relativamente diffuso e sono varie le fonti storiche che testimoniano l'esistenza di necromanti (alcuni poi eletti Santi dalla Chiesa Cattolica: San Lorenzo da Brindisi, San Biagio) al cui consulto ricorrevano tanto persone comuni che regnanti e nobili.
Si verificò poi un periodo di stasi, con una progressiva riduzione delle citazioni in merito, sino al medioevo quando chi manifestava capacità di comunicare con i morti veniva accusato di satanismo, stregoneria o eresia e rischiava una morte lenta e dolorosa (ribadisco, per la sua importanta, quanto detto poc'anzi sulle scuse da parte della Chiesa Cattolica per queste accuse spesso infondate e comunque ingiuste).
Situazione che sostanzialmente proseguì fino a pochi anni fa, quando il destino per persone che mostrassero capacità di questo tipo era il ricovero in manicomi a base di terapie violente e devastanti.
Il dono della necromanzia divenne, dopo millenni di diffusione, stima e considerazione, una maledizione per secoli: la cosa più saggia che potesse fare una persona in grado di comunicare coi defunti era nasconderlo.
Oggi
Al giorno d'oggi la situazione è un po' cambiata, viviamo in un'epoca più tollerante: certi fenomeni non vengono più nascosti ed è possibile parlarne e confrontarsi, seppur incontrando spesso diffidenza e ostilità.
Cosa senza dubbio positiva ma che presenta anche un lato negativo: alcune persone in malafede per il proprio tornaconto personale spacciano talenti che non hanno, ingannando persone sofferenti e in difficoltà.
Fortunatamente, rispetto ad altre discipline spirituali o magiche (consultare le domande frequenti per le debite distinzioni), la necromanzia è meno diffusa, ci sono relazioni più strette tra i praticanti e quindi risulta molto più raro incorrere in abusi o mistificazioni.
Questo per quanto riguarda l'aspetto storico.
Riflessi sul piano umano
Sul piano personale e individuale è inevitabile fare una considerazione importante: il dono di comunicare con i morti è un enorme impegno sul piano umano, emotivo e spirituale che richiede un fortissimo senso di responsabilità.
Il continuo contatto con un piano di realtà molto più esteso del nostro quotidiano richiede abnegazione, impegno, rispetto e una costante pratica meditativa.
Queste caratteristiche, indispensabili per l'esercizio della necromanzia, caratterizzano sia la pratica stessa che il carattere, l'atteggiamento di chi la pratica: rispetto, umiltà, generosità, volontà di aiutare il prossimo sono caratteristiche imprescindibili di ogni necromante.
La realtà della necromanzia
Come possiamo definire la necromanzia, all'atto pratico?
E' certamente una mescolanza di fattori:Sono fortemente convinto che senza la presenza contemporanea di questi tre elementi non possa esistere alcuna pratica necromantica:
- predisposizione naturale dell'individuo
- attenzione e rispetto per la propria e altrui sensibilità
- un'approfondita tecnica di meditazione e concentrazione
Mi auguro troviate interessante la lettura dei testi e documenti che andrò a pubblicare e vi ringrazio per la visita.
- la mancanza di predisposizione naturale equivale a voler diventare musicisti senza alcun "orecchio musicale"
- senza una tangibile sensibilità umana, empatia verso il prossimo e ambiente circostante, viene a mancare la base solida che permette di stabilire una comunicazione così impegnativa
- senza il metodo e la tecnica, nel mio caso la filosofia taoista e la meditazione zen, manca lo strumento di fondo per focalizzare, controllare e indirizzare le proprie doti.