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Discussione: Grazie, NATO!

  1. #1
    CON LA RESISTENZA!
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    Grazie, NATO!

    Compagni, la notizia è passata sotto silenzio....


    Disastro ecologico Nato, allarme anche in Romagna

    March 12th, 2008 ·

    Nessuno ne parla, Repubblica e Corsera sembrano trattare la notizia come secondaria, eppure nelle ultime 48 ore a Vicenza si è verificata una catastrofe ambientale di dimensioni colossali.
    Un oleodotto militare della Nato, costruito in piena guerra fredda nel più totale segreto e scoperto solo di recente durante alcuni lavori di movimentazione del terreno , ha avuto una grave falla nei pressi di Vicenza, in prossimità di uno dei bacini idrici più importanti di tutto il nord Italia. Sono stati compromessi i fiumi Asticello e Bacchiglione e conseguentemente tutta la falda acquifera vicentina che disseta sia la città berica che la provincia padovana. Decine e decine ettolitri di cherosene - nessuno sa quantificarlo al momento con esattezza - si sono riversati nelle acque dei due fiumi.

    Il primo dato grave della vicenda è che l’incidente, se di incidente si può parlare, è avvenuto verso le 7 di domenica 10 marzo, mentre l’allarme è stato dato alla popolazione con 15 ore di ritardo, solo verso le 22. Quindici ore in cui la gente ha continuato ad usare acqua potenzialmente letale come se nulla fosse mai accaduto. In poche ore, secondo le prime testimonianze, la chiazza nera ha raggiunto e superato Vicenza, spingendosi fino alla riviera berica. Secondo quanto riportato dal comitato “No Dal Molin“, l’assessore provinciale alle Risorse Idriche Paolo Pellizzari avrebbe parlato di “vero disastro ambientale“.

    Il secondo dato preoccupante, che coinvolge direttamente anche Cesena, è l’esistenza stessa di questo oleodotto probabilmente ormai obsoleto, in condizioni probabilmente fatiscenti e passibile di analoghi “incidenti” lungo tutto il suo ramificato percorso. Che unisce tutte le principali basi Nato del nordest. Il Nato-Pol, questo il nome dell’oleodotto, dovrebbe avere un’estensione di circa 11mila chilometri, come segnala l’inchiesta del Pmli di cui riporto uno stralcio:
    Il sistema Pol è una delle infrastrutture Nato meno note. La sua costruzione, totalmente finanziata dall’Alleanza atlantica, serviva, e serve tuttora, a rifornire in modo autonomo e continuativo carburante per aerei e mezzi terrestri in importanti aeroporti militari del Nord-NordEst quali Ghedi (Brescia, tuttora sede del 6° Stormo), Villafranca (Verona, all’epoca sede della 3ª AeroBrigata ed oggi del Reparto Mobile di Supporto), Istrana (Treviso, sede del 51° Stormo), Aviano (Pordenone, utilizzata dagli americani), Rivolto (Udine, base Usaf e sede anche delle Frecce Tricolori) e Cervia (Ravenna, base del 5° Stormo). La rete militare di pipe-line attraversa ben 6 regioni italiane, 17 province e 136 comuni, dividendosi in tre rami, dal terminale marino di La Spezia alle aree Pol di Udine e San Giorgio di Cesena (Forlì), passando per il nodo di Collecchio (Parma), per un’estensione pari a circa 900 chilometri di condutture. Depositi si trovano anche ad Augusta e Taranto.
    Un braccio arriva fino in Germania, attraverso l’Austria. Un altro capo è in Portogallo, a Lisbona, dove un intero molo è riservato al Nato-Pol. Altri depositi sono in Gran Bretagna. Reti analoghe a quella italiana sono presenti in Norvegia, Grecia e Turchia. Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Olanda sono invece collegate da un sistema centrale europeo.
    Il sangue potrebbe raggelarsi leggendo il nome di San Giorgio e Cervia (ovviamente si tratta di Pisignano, e del 7° stormo che da un po’ di anni ha ormai sostituito il 5°). Si tratta proprio dell’oleodotto citato dalle varie agenzie come “fonte” dell’incidente di Vicenza. Da La Spezia ad Aviano. Solo che si tratta, come si può ben vedere, di soli due terminali di una complessa struttura.
    Si comprende facilmente quindi a quali rischi sia sottoposto il territorio romagnolo e la campagna cesenate in particolare. Proviamo ad immaginare un incidente analogo dalle nostre parti, diciamo proprio tra San Giorgio e Pisignano. Una fuoriuscita di cherosene, segnalata con 15 ore di ritardo. Ma anche se poi fosse istantanea, le cose cambierebbero di poco.
    La prima e più facile vittima dell’ondata nera sarebbe il Cer, il famoso Canale Emiliano Romagnolo che disseta con le chiare e fresche acque del Po tutta la campagna romagnola. I raccolti di una stagione rischierebbero di essere seriamente compromessi, senza contare i danni alle attrezzature usate per irrigare, danneggiate dalla presenza del cherosene (un danno per tutti: otturazione dei filtri). Con l’economia rurale già in crisi, il caos scoppierebbe con l’inquinamento della tante falde e relativi pozzi usati da Romagna Acque-Hera per dissetare la Romagna nei periodi di secca di Ridracoli. Dovendo chiudere i pozzi, il razionamento dell’acqua sarebbe inevitabile. Con i disagi ed i danni facilmente immaginabili nella riviera adriatica per il suo turismo. Senza parlare della moria che inevitabilmente finirebbe per interessare la fauna.
    Scenario troppo apocalittico? Siete davvero sicuri che sia poi così estremo? Io credo di no.
    E nel dubbio, in attesa di false rassicurazioni da parte delle autorità di turno, non si può che auspicare una chiusura degli impianti militari presenti in zona ed una veloce uscita dell’Italia dalla Nato.

    http://www.stefanoseveri.net/2008/03...che-in-romagna

  2. #2
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    Sì, hai ragione, colpevolmente ho saputo della cosa e non l'ho messa. Hai fatto bene a richiamare l'attenzione.

  3. #3
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    OMNIA SUNT COMMUNIA

    Grazie per questo post, ciao.

    ARDITI NON GENDARMI

  4. #4
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    Base usa di vicenza. Dopo l'incidente all' oleodotto dove è finito il cherosene?

    Miracolo a Vicenza: decine di ettolitri di cherosene sono fuoriusciti dall’oleodotto militare che collega Livorno ad Aviano inzuppando i terreni di ricarica della falda acquifera e finendo nei fiumi Astichello e Bacchiglione, ma secondo le istituzioni locali non ci sarebbe traccia di inquinamento.
    Che sia intervenuta la Madonna di Monte Berico a risparmiare i vicentini dal disastro naturale? Forse, più realisticamente, il cherosene che ha viaggiato per chilometri lungo i fiumi – visto che gli sbarramenti sono stati predisposti fino alla riviera berica – è stato assorbito dai terreni che li circondano, è filtrato fino alla falda acquifera, ha inquinato i campi agricoli e avvelenato la fauna locale.
    Non risulta, del resto, che il cherosene possa scomparire nel nulla; alcuni vorrebbero far diventare un disastro naturale un semplice fatto di cronaca senza conseguenze per il territorio e la salute degli abitanti: ancora una volta si gioca sulla pelle dei vicentini, nascondendo la verità e facendo disinformazione.
    Pochi giorni fa l’incidente all’oleodotto; chi può assicurare ai vicentini che incidenti simili non possano avvenire nelle tante installazioni militari presenti nel territorio? Se il commissario Costa può escludere in assoluto un incidente alle strutture militari lo metta nero su bianco: è ora che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

    Vicenza, 14 marzo 2008
    Presidio Permanente No Dal Molin

    comunicazione@nodalmolin.it

    http://www.autprol.org/

  5. #5
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    Vicenza, incidente all'oleodotto militare: disastro ambientale

    «Un vero e proprio disastro ambientale»: se lo dice l’assessore provinciale alle risorse idriche Paolo Pellizzari, c'è da crederci. L'incidente all'oleodotto Nato che da Pisa porta il cherosene ad Aviano ha compromesso i fiumi Astichello e Bacchiglione; e nessuno aggiunge che il luogo dell'incidente, avvenuto a Monticello C.Otto, è un territorio di ricarica della falda acquifera vicentina, quella che dà da bere alle province di Vicenza e Padova: uno tra i bacini idrici sotterranei più grandi d'Europa.
    Decine di ettolitri di cherosene riversati nella acque dell'Astichello: sono queste le dichiarazioni delle fonti ufficiali. L'incidente, avvenuto questa mattina alle 7, è stato segnalato dalle agenzie di stampa solo in serata, alle 20. Nel frattempo migliaia di cittadini hanno avuto il tempo di allarmarsi, pur non sapendo cosa era successo, sentendo l'intenso odore di cherosene in prossimità dei due corsi d'acqua vicentini; in poche ore la chiazza inquinante ha raggiunto la città attraversando Ponte degli Angeli e si è spinta almeno fino alla Riviera Berica.
    Ma non dicevano che gli impianti militari sono sicuri? L'oleodotto di cui si parla, infatti, serve a portare il cherosene da Pisa ad Aviano, dove viene imbarcato sugli aerei militari in partenza per i loro voli di guerra e di addestramento. Una struttura che, a detta dei militari, non dovrebbe procurare alcun danno al territorio, ma che oggi si è resa responsabile di «un vero e proprio disastro ambientale».
    Nei prossimi giorni conosceremo esattamente le dimensioni di questo disastro; per ora registriamo le prime voci che parlano di un miliardo di euro soltanto per le valutazioni del danno. Nel frattempo il cherosene è filtrato nel terreno, si è mescolato con l'acqua dei nostri fiumi, ha iniziato la sua opera di distruzione della fauna e della vegetazione fluviale.
    Nessuno provi più a darci false rassicurazioni: le installazioni militari sono pericolose per gli abitanti dei territori nei quali sono situate. Se verrà realizzata, lo sarà anche la base statunitense al Dal Molin, situata proprio sopra la nostra falda acquifera e nei pressi di una zona naturale protetta; cosa potrebbe avvenire se, in un giorno disgraziato, dovesse verificarsi un incidente ad una delle cisterne di carburante? O agli edifici in cui saranno accatastati gli armamenti della 173° Brigata Aereotrasportata e magari - chi può escluderlo? - proiettili all'uranio impoverito? Potremmo fare una lista infinita dei rischi legati alle basi militari: ci fermiamo qui perchè ognuno può identificarli da se; e perchè tutti sanno che una base militare, per la sua semplice presenza, è già dannosa.
    Seguiranno aggiornamenti

    11 marzo 2008
    Presidio Permanente No Dal Molin

    comunicazione@nodalmolin.it

    http://www.autprol.org/

 

 

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