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Discussione: Libri radicali

  1. #1
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    Predefinito Libri radicali

    Seppur vecchio come articolo, rimane molto interessante, da alcuni spunti e chiarisce certe questioni su radicamento e bilancio radicali:

    Pannella-Bonino Spa-Radicali - Fioravanti e Mambro - Il partito-holding e la politica-marketing
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    Sab, 27/02/2010 - 14:03
    Dal 1995 i radicali hanno congelato il Pr: niente più congressi per decidere la linea politica, né elezione dei dirigenti. Nessuna sede locale: i dirigenti periferici non hannoaccesso neppure agli elenchi regionali di iscritti e simpatizzanti - è tutto concentrato e controllato a Roma. Il Pr è diventato così "un'area" formata da vari "soggetti imprenditoriali", una holding con bilanci da decine di miliardi, unpatrimonio stimabile in 150 miliardi e più di 200 dipendenti: Torre Argentina Società di servizi (proprietaria della sede romana del Pr, situata nellavia omonima), la società per azioni Centro di produzione (con Radioradicale e il suo archivio, in via Principe Amedeo), il Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva. Oggi il Pr è quindi una azienda a tutti gli effetti, una struttura economica icui costi annui di solo funzionamento ammontano a otto miliardi. Insomma,una vera e propria "Pannella&Bonino spa", con un notevole tasso di efficienza.

    Il nuovo modo di fare politica dei pannelliani è ad alta intensità di capitale e basso apporto dimanodopera volontaria: applicano alla propria attività gli stessi criteri di "produttività" e "flessibilità" che predicano con la loro filosofia liberista. Così per le strade i tradizionali banchetti apparentemente rimangono gli stessi, ma non sono più i famosi "tavolinari" volontari a raccogliere le firme: vengono assuntigiovani con contratto "interinale", pagati centomila lire algiorno. Del resto, a Pannella del singolo iscritto (militante, volontario, tavolinaro) non è mai importato granché: "I nostri risultati elettorali sono indipendenti dalla presenza di radicali in loco. Anzi, spesso passano il tempo a litigare fraloro". Così la politica radicale viene ormai diffusa attraverso campagne di marketing, con i miliardi drenati dal call center (4 all'anno), e le firme raccolte "a pagamento": 28 miliardi spesi per gli ultimi referendum, 2.800 lire a firma.

    Nei 685 metri quadri della sede romana di via di Torre Argentina 76 hanno sede il Partito radicaletransnazionale, il Cora (Coordinamento radicale antiproibizionista), l'Esperanto radikala asocio, "Nessuno tocchi Caino", "Non c'è pace senza giustizia" e l'Associazione politica nazionale Lista Pannella (la Lista Bonino, che si è presentata alle europee 1999 e alle regionalidel 2000, non ha personalità giuridica: è solo un'appendice della Lista Pannella). Nella sede romana lavora un'ottantina di dipendenti fissi. Altre 27 persone lavorano a tempo pieno per i radicali al Parlamento europeo di Bruxelles. Al Parlamento italiano l'unico senatore radicale, Piero Milio, ha un assistente part-timea palazzo Madama. Alla regione Lombardia con i tre eletti radicali operano quattro persone. In Piemonte ci sono due consiglieri regionali etre assistenti. Nell'ufficio del consigliere Pannella al comune di Roma (sospeso dall'incarico perché condannato per "spaccio" di droga, e sostituito da Rita Bernardini) lavorano trepersone. Nelle sedi del Partito radicale transnazionale (eccetto Bruxelles) sono attive infine dieci persone: quattro a Mosca, due a New York, due aTirana e due a Budapest

    Ci sono poi quelli che i radicali chiamano "i soggetti economico-imprenditoriali", che impegnano 82persone. Nel Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva diRoma sono attive 24 persone, divise in due strutture. Nei mille metriquadri del Centro di produzione spa, società editrice di Radioradicale (organo ufficiale della Lista Pannella), in via Principe Amedeo,lavorano 58 persone. Della cosiddetta "arearadicale", dunque, si occupano a tempo pieno ben 218 persone, e il tesoriere Danilo Quinto ha calcolato perfino che esse svolgono la loro attività su una superficie totale di 2.571 metri quadri. Per le sedi della loro struttura, nel 1999 i radicali hanno pagato ben 680 milioni: 460per mutui e 220 per affitti.

    I radicali sono i pionieri dell'uso di Internet in politica. Nel 1985 il pannelliano Roberto Cicciomessere ha inventato il primo provider italiano, Agorà, e l'idea di costruire unportale di politica, sul modello americano di voter.com, si starealizzando. Da tempo il forum di :: Radicali.it :: è fra imigliori e più liberi d'Italia. Nel 1999 viene messo a punto unprogetto editorial-politico curato dal web editor dei siti radicali, Rino Spampanato. L'ex eurodeputato napoletano di Forza Italia Ernesto Caccavale studia le strategie di marketing e di reperimento della pubblicità, avviando contatti con aziende interessate a investire sulnuovo mezzo. I radicali, primo partito internettiano d'Italia, sono all'avanguardia nelle tecnologie.

    A Bruxelles ogni eurodeputato radicale dispone di un ufficio con due stanze: una per il deputato,l'altra per l'assistente. A Strasburgo, dove il Parlamento europeolavora una settimana al mese, ogni deputato dispone di un altroufficio. Una delle armi preferite dairadicali sono i "mailing". In un database denominato "Tesoro"hanno registrato circa 750 mila nominativi, dei quali oltre 350 milaall'estero. Ma il target maggiormente utilizzato sia per il mailing sia per il contatto telefonico è limitato ai loro sostenitori dal 1993 a oggi, e ai soggetti inseriti negli ultimi due anni: circa 130 mila indirizzi. I radicali possiedono poi altri indirizzari specifici, gestitiall'esterno e utilizzati per un'intensa attività di mailing nellecampagne elettorali e referendarie: quelli degli operatori economici (circa 3 milioni di nominativi), dei giovani (2,5milioni), dei capi-famiglia (17,8 milioni), tutti estratti da fontipubbliche (elenchi telefonici e liste elettorali), e infine i firmatari dei referendum del 1999 (780 mila). Un indirizzario di oltre 15 mila e-mail è gestito dalla sede di Bruxelles.

    La miracolosa macchina che dal giugno1996 autofinanzia i radicali alla media di quattro miliardi l'anno (aumentati a sei nel 2000) si chiama Call center. Si tratta di 28 operatori (più tre coordinatori e due supervisori) che telefonano incontinuazione ai simpatizzanti radicali e ai firmatari delle loro richieste di referendum e petizioni. Il loro turn-over è assai alto: inquattro anni hanno lavorato al call center oltre 250 persone, soprattutto giovani donne. L'obiettivo principale di questa valanga di telefonate è l'autofinanziamento, ma c'è anche la raccolta di adesioni politiche e il monitoraggio delle iniziative politiche in corso. Il target principale del telemarketing è sorprendentemente limitato: circa 80 mila persone, le quali hanno contribuito finanziariamente dal 1993 a oggi. "Però i contatti ripetuti nel tempone hanno valorizzato le potenzialità, e rappresentano una fontefidelizzata e consistente di autofinanziamento", spiegano soddisfatti idirigenti radicali.

    Ma come funziona, in concreto, il Call center? Si tratta di un sistema di 17 postazioni informatiche (in grado di svolgere attività di contatto telefonico e data-entry) e 43 postazioni analogiche (telefoni), che effettuano contemporaneamente 60 telefonate utilizzando due distinte numerazioni. L'attività di dieci postazioni, che operano per 12 ore al giorno alla media di 20 telefonate all'ora ciascuna, produce una media di 2.400 tentativi di contatto quotidiani. Per "tentativo di contatto" siintende tutto: il "non risponde", l'appuntamento el'avvenuto contatto. Il 60 per cento dei tentativi fallisce. Ma restano mille contatti utili al giorno, a loro volta suddivisi fra 600 appuntamentie 400 risposte che si ricevono in tempo reale dalle persone contattate (somma di versamenti con carta di credito,preannunci e altro tipo di risposte), che vengono chiamati "contatti a buon fine".

    In quattro anni sono stati effettuati più di tre milioni di tentativi di contatto telefonico, producendo mezzo milione di risposte e oltre 65 mila versamenti, per untotale di ben 17 miliardi (di cui 11 miliardi con carta di credito).L'attività ha un costo del 20 per cento rispetto alle entrate, per operatori, telefono e invio di mailing dopo i preannunci di versamento. Il lavorio radicale non finisce con l'incasso delle sottoscrizioni. Entrano in funzione a quel punto i 5 operatori del centro elaborazione dati, i quali assegnano i versamenti ai vari soggetti (Pr, Lista Pannella, Cora, varie campagne), stampano everificano le sottoscrizioni giornaliere e aggiornano i dati anagrafici dei nominativi contattati dal "Call center". E non basta. Per il futuro i radicali coltivano progetti ambiziosi: "Vogliamo arrivare a poter inviare più volte nella stessa giornata svariate e-mail e messaggi telefonici ad alcune centinaia dimigliaia di persone", minaccia Daniele Capezzone.

    Ovviamente i proventi non arrivano solo dalle sottoscrizioni telefoniche. Tra il 1996 e il 2000 quasi 30 mila persone hanno determinato 78 mila tra iscrizioni o contributi infavore dei radicali, per un totale di autofinanziamento di 23 miliardi. Nel marzo 2000 l'imprenditore bolzanino Marco Podini (già padrone della catena di supermercati A&O e dei discount Md) acquista per 25 miliardi il 25 per cento di Radioradicale, il cui valore totale quindi è stimato in cento miliardi (la Rai nel '98 voleva comprarla per una ventina di miliardi). Nel dicembre 2000 Podini annuncia che aumenterà la sua partecipazione al 50%.

    La radio pannelliana nel 1999 ha ricevuto 9,5 miliardi dal ministero delle Comunicazioni per trasmettere lesedute parlamentari, e otto come organo di partito. Totale: 17 miliardi e mezzo. Ne ha spesi però quattro in più: 21,5. Il deficit è statocolmato vendendo Radio radicale Due per 10 miliardi, e questaplusvalenza straordinaria ha generato anche un utile lordo di 5,8 miliardi (2,8 al netto delle imposte). I quattro miliardi di deficit rispetto alleentrate ordinarie del 1999 corrispondono esattamente all'aumento dei costi di gestione sul 1998, causato dagli investimenti sulla rete di trasmissione (un miliardo), dalla produzione programmi (un miliardo), da spese pubblicitarie (1,5 miliardi) e oneri finanziari (mezzo miliardo).

    La produzione programmi del sito Internet Radioradicale ha avuto un forte sviluppo: vuole diventareun punto di riferimento, per addetti ai lavori e utenti comuni, su tuttociò che riguarda l'informazione istituzionale, politica e giudiziaria. Il risultato è quello di fornire uno strumentomultimediale, affiancando all'audio e ai testi anche la componente video. Le spese pubblicitarie consistono soprattutto in pagine diquotidiani acquistate per annunciare e organizzare convegni della cosiddetta "area radicale". Per il futuro l'ambizione è di rendere Radio radicale e il suo archivio capaci di fornire anche adaltri soggetti grandi quantità di contenuti pronti per l'utilizzo sumezzi tradizionali e di nuova tecnologia. Assumerà quindi un ruolo fondamentale l'attività su Internet, e la Radio si prepara a essere presente in tutte le forme di evoluzione della comunicazione: Umts e satelliti. La convenzione per la trasmissione delle sedute parlamentari,scaduta nel novembre 2000, è stata rinnovata per un triennio con un aumento dei contributi statali da dieci a quindicimiliardi l'anno: il 50% in più, un vero e proprio regalo da parte delgoverno di centro-sinistra, ottenuto senza il pressing del 1998.

    Quanto al contributo dalla legge sull'editoria per gli organi di partito, i radicali sono preoccupati per un disegno di legge che ne prevede la riduzione del 25 per cento l'anno a partire dal 2000, e quindi la soppressione entro quattro anni. Poiché i soldi agli organi di partito sono una forma di finanziamento pubblico, la contraddizione per i pannelliani - nemici giurati del finanziamento pubblico - è imbarazzante.

    Nel corso dell'estate 2000 il comproprietario privato di Radio radicale Podini si è alleato con il finanziere bresciano Emilio Gnutti e con Roberto Colaninno: è entrato nel capitale di Fingruppo e Hopa, le due società che controllano Telecome Seat-Tin.it. Radio radicale si ritrova così alcentro dei complessi giochi di potere nel mondo della comunicazione italiana, perché Podini è anche il proprietario di Sequenza, holding con 700 dipendenti e 150 miliardi di fatturato nel campo di Internet (ha comprato dai radicali il provider Agorà), e ha l'ambizione di diventare "uno dei big player italiani nel settore multimediale". L'imprenditore altoatesino infatti è entrato nell'immenso business dei telefonini Umts con il consorzio Ipse, del quale detiene il 5 per cento tramite la Xera. Gli altri soci sono la spagnola Telefonica (43 per cento), la finlandese Sonera (19 per cento), Atlanet(Acea, Ifil-Fiat), Banca di Roma, Golden Egg di Letizia Moratti, Edison e Falck.

    Podini ha in mente un grande futuro per Radio radicale: "Apriremo il capitale a nuovi soci, i partner potenziali ci sono. Stiamo digitalizzando tutti gli archivi. Vogliamo diventare fornitori di contenuti, sia per i dati che per le immagini". Le sinergie con il terzo polo Tv-Internet Tmc-Seat-Tin.it sono quindi dietro l'angolo. I radicali mirano a trovare altri soci e aquotare la Radio in Borsa: se l'operazione andasse in portoincasserebbero centinaia di miliardi, e potrebbero finanziare per lustri le loro iniziative politiche. Intanto, secondo i datiAudiradio del marzo 2000, Radio radicale ha 2 milioni e 244 mila ascoltatori a settimana, e 662 mila nel giorno medio: quasi il quadruplodella radio dei Ds, Italia radio (171 mila ascoltatori al giorno).

    La Torre Argentina Società di Servizi spa è stata fondata da Marco Pannella e Sergio Stanzani alla fine del 1987 per acquistare la nuova sede di via di Torre Argentina 76, a Roma: i radicali hanno traslocato nella stessa via vicina al Pantheon, dal numero 18 (antica sede) al 76 (nuova sede). Questa società fornisce anche i servizi (telefonici, di manutenzione,amministrazione e logistici) ai "soggetti dell'area" e a terzi per riprese televisive e traduzione simultanea. Ma dopo tredici anni l'attività prodotta non è sufficiente a coprire il debito contratto per l'acquisto: i radicali hanno dovuto rinegoziare due volte il mutuo immobiliare con le banche.

    Il Centro d'ascolto dell'informazione radiotelevisiva guidato da Valeria Ferro dipende daisoldi pubblici: ha un contratto con la Rai (nonostante i radicali passinometà del loro tempo ad attaccare la tv di Stato), e nel 2000 ne èstato stipulato un altro con l'Autorità garante per le comunicazioni. Per garantire però l'imparzialità, il Centro d'ascolto dovrà staccarsi dall'"area radicale", trasformandosi in società autonoma.

    L'associazione "Nessuno tocchi Caino" guidata da Sergio D'Elia ha avuto un bilancio 1999 di 429 milioni: 240 spesi per iniziative contro la pena di morte, 154 per la struttura, 35 per l'affitto della sede pagati al Pr. Le entrate sonostate di 368 milioni: 120 da istituzioni, e 248 da autofinanziamento. Il deficit è stato quindi di 61 milioni.

    L'associazione "Non c'è pace senza giustizia" presieduta da Sergio Stanzani ha incassato nel 1999 un miliardo e 83 milioni (soprattutto da istituzioni come l'Unione europea, che finanzia progetti di consulenza), ma ha speso 28 milioni in più: 492 milioni per le attività, 167 di costi fissi, 451 per le collaborazioni.

    Il Cora nel 1999 ha ricevuto contributi per 40 milioni, spendendone 34 e pagando cinque milioni al Pr per l'ufficio (nessun costo di struttura).

    Il movimento dei Club Pannella, infine, è in liquidazione dal 1997. È rimasto formalmente attivo per la sola riscossione dei crediti e per il saldo dei debiti. In conclusione, è interessante constatare come, nel giro di pochi anni, i radicali si siano trasformati da fantasioso e un po' scalcinato movimento di volontari (il "partito antipartito" senza deleghe né burocrati) in un efficacissimomini-nucleo di professionisti della politica i quali, concentrati a Roma, inanellano campagne d'opinione secondo i più avanzati criteri del marketing. Radicali senza radici, che adottano il modello aziendale "capital intensive" (molto capitale, pocamanodopera) senza gli impacci dei rituali della democrazia interna, bollata da Pannella come "vuoto democraticismo". Gli iscritti interessano soprattutto in quanto sottoscrittori: di soldi e di firme. E la linea politica? A quella ci pensano Marco&Emma.
    (Milano, febbraio 2001)

    Questo è il capitolo conclusivo del libro «Pannella & Bonino Spa»
    di Mauro Suttora, edito da Kaos

    di Mauro Suttora

    Quando ha saputo che stavo scrivendo questo libro, e quindi prima di leggerlo, Marco Pannella lo ha definito pubblicamente (con un comunicato sul sito Internet :: Radicali.it ::) "velenoso, pericoloso, mortificante, mediocre e arrogante". Non me ne preoccupo: insultare è il suo modo di voler bene, e personalmente Marco mi resta simpaticissimo. Uno dei miei passatempi preferiti è lasciarmi ipnotizzare dai suoi discorsi su Radio radicale, lunghi quanto quelli di Fidel Castro, anche se confesso che a volte mi assopisco. Il problema è che radicali sono reduci da uno dei fiaschi più dolorosi della storia politica mondiale. Alle elezioni del 2000 hanno perso i tre quarti dei voti ottenuti appena dieci mesi prima, quando erano diventati il quarto partito d’Italia, e il secondo in molte zone del Nord. Anche i loro referendum sono stati annientati dall’astensione.

    Ma a Marco Pannella ed Emma Bonino i grandi numeri non servono. Lunga, infatti, è la lista delle loro vittorie: divorzio, obiezione di coscienza, voto ai diciottenni, aborto, smilitarizzazione della polizia, diritti degli omosessuali, chiusura delle centrali atomiche, elezione diretta dei sindaci, tribunale Onu per la ex Jugoslavia, corte penale internazionale... E poi le altre battaglie: contro la fame nel mondo, la pena di morte, l’ergastolo, il finanziamento pubblico ai partiti, la caccia; e per la droga legale, il voto maggioritario, la giustizia "giusta", gli Stati Uniti d’Europa, la rivoluzione "liberale"... Da trent’anni raccolgono firme nelle piazze, organizzano marce, inscenano sit-in, si trasformano in uomini-sandwich, fanno "radicalate" esibizioniste, confezionano irritanti comunicati di protesta. Ma sono unanimemente giudicati puliti e preziosi nel mortifero panorama politico italiano. Si definiscono liberali, liberisti e libertari: "lib-lib-lib", in breve. Più una goccia di libertinismo intellettuale e pure sessuale.

    Impasto unico al mondo: di solito i liberali sono conservatori parrucconi, mentre i libertari si atteggiano a rivoluzionari fricchettoni. Loro invece sono liberali da marciapiede, libertari con la cravatta, e il loro liberismo non piace neanche agli industriali. Nessuno ha mai capito se i radicali italiani stanno a destra o a sinistra. Risultato: sono odiati sia a destra che a sinistra. L’unica volta che a una di loro è stata data la possibilità di governare, il risultato è stato positivo: la commissaria europea Bonino è stata, dal 1995 al ’99, fra i politici più efficaci del continente. Pesca, consumatori, aiuti umanitari, Afghanistan, Ruanda, Kosovo: dove ha messo le mani, il plauso è stato notevole. Quando si dice "radicali", però, in Italia si intende soprattutto Pannella. Il settantenne "mouse that roars" (topolino che ruggisce, secondo l’Economist) convive politicamente da un quarto di secolo con la cinquantenne pasionaria piemontese. «è stato lui a insegnarmi tutto», ammette lei, già orgogliosa leader femminista. «Sei la protesi di Pannella», l’ha offesa Silvio Berlusconi. «Non ho bisogno di ammazzare il padre per diventare grande», gli ha risposto lei. Fisicamente sono l’opposto: lui si porta appresso 120 chili dislocati su 190 centimetri, lei ne pesa 50 ed è alta un metro e 60. Li unisce l’amore per la nicotina, e la parlantina.

    Ma anche nella dialettica sono agli antipodi: barocco e fluviale lui, concreta e concisa lei. Lui è un vecchio crociano che cita personaggi misteriosi ai più come Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini; lei pronuncia discorsi all’americana, saccheggiando le banche-dati della New economy. Apostoli della democrazia diretta (ci hanno fatto votare 50 referendum in 22 anni), controllano con ferrei criteri leninisti un partitino paragonato spesso a una setta. Pannella è un libertario, ma comanda i suoi col capriccio del satrapo mesopotamico. I radicali sono per il federalismo, però il Pr è rigidamente centralista e romanocentrico. Sono per il maggioritario, ma rifiutano di sottomettersi alla regola «o di qua, o di là». Il Pr è il partito dell’antipolitica, però i radicali sono abili manovratori iperpoliticisti. E per di più vanno fieri delle proprie contraddizioni, da quando Pier Paolo Pasolini li esortò a «non essere mai uguali a se stessi» e a «continuare a scandalizzare».

    Lui non ha l’auto, non ha la patente, non ha mai fatto sport, non lo guarda, non gli piace il calcio. è quindi un extraterrestre per l’Italia, dove i padroni delle squadre di pallone si danno alla politica, e i politici adorano farsi vedere negli stadi. La Bonino invece guida, ama la vela e pratica il nuoto subacqueo. Lui fa politica da 55 anni, lei da 25. Ma sono entrati assieme rumorosamente per la prima volta in parlamento nel ’76: con un completo di lino bianco da Grande Gatsby lui, in zoccoli e jeans lei. Entrambi provinciali: lui da Teramo negli Abruzzi, lei da Bra (Cuneo). Abitano a Roma: lui in una soffitta al quinto piano dietro la fontana di Trevi, lei a Trastevere, in una casa arredata con pizzi che ha ipotecato per pagare i debiti del partito.

    Nessun radicale ha mai rubato. Ma sia Marco che Emma sono finiti in carcere: lui nel ’68 in Bulgaria dove protestava contro l’invasione di Praga, e nel ’75 a Regina Coeli per uno spinello; lei nel ’75 per aborto, e nel ’90 a New York per aver distribuito siringhe contro l’Aids. Assieme hanno trascinato in parlamento Leonardo Sciascia, Toni Negri, Enzo Tortora, Cicciolina, Domenico Modugno. Nel ’78 si imbavagliarono in tv per denunciare la censura: oggi quel gesto è studiato nelle università statunitensi. In Italia, invece, se si lamentano ancora contro il "regime", fanno sbadigliare. Nel ’92 lui è stato il primo politico al mondo eletto in una lista con il proprio nome. Poi lo ha fatto anche la Bonino. Si battono contro il finanziamento pubblico, ma lo incassano per darlo a Radio radicale, oppure per distribuirlo ai passanti in banconote col timbro: «Soldi rubati». Marco a 50 anni si è travestito da clown, a 56 da Babbo Natale. A trent’anni faceva le marce antimilitariste, a sessanta non si è vergognato di addobbarsi con la divisa dell’esercito croato.

    Emma a vent’anni era abortista, a 50 orgogliosa di farsi fotografare con il papa. Ma il XX settembre 2000 il Pr è stato l’unico partito a commemorare Porta Pia con un corteo anticlericale. Hanno fatto cadere presidenti della Repubblica (Giovanni Leone) e ne hanno fatti eleggere altri (Oscar Scalfaro). Poi si sono scusati col primo e hanno litigato col secondo. Entrambi non sono sposati e non hanno figli. Marco è bisessuale, ma sta con la stessa donna da quasi trent’anni. Affascina i giovani: il partito radicale ha avuto tanti segretari ventenni. Si è battuto contro il reato di plagio, ma i suoi adepti vengono definiti «pannellati» e peggio. Emma ha amato quattro uomini (tutti radicali), e oggi è single: «Non è fatta per sposarsi», sospira sua madre. Marco passa i Ferragosti a visitare prigioni e i Capodanni a parlare a Radio radicale. Emma invece si gode ferie e week-end in barca. Alcuni li considerano geni, altri impostori. Per molti sono buffoni, per qualcuno profeti. Ma tutti concordano su un giudizio: si tratta di due artisti della politica, e di maestri dello spettacolo. Dall’alto del loro due per cento, infatti, hanno condizionato la storia d’Italia. E poi, chi ha detto che la politica è noiosa? Con loro, il divertimento e la suspence sono sempre assicurati. Questa è l’incredibile storia della strana coppia Pannella&Bonino. E di tutti i radicali.
    ( Milano, gennaio 2001)

    Questa è l'introduzione del libro «Pannella & Bonino Spa»
    di Mauro Suttora, edito da Kaos

    Categorie & tags »Analisi Antifascismo

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  2. #2
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    Un libro da leggere, vecchio di qualche anno e con alcune imprecisioni, ma fa riflettere: il pamphlet anti-radciale finisce per essere un chiaro elogio dei radicali stessi hefico:

  3. #3
    repubblicano perciò di Sx
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    Citazione Originariamente Scritto da Burton Morris Visualizza Messaggio
    Un libro da leggere, vecchio di qualche anno e con alcune imprecisioni, ma fa riflettere: il pamphlet anti-radciale finisce per essere un chiaro elogio dei radicali stessi hefico:
    da quanto letto in questo post , mi sembra più un elogio delle virtù personali che della capacità di fare una politica basata sul principio della partecipazione democratica. Credo che Pannella continui ad avere il gusto della politica, si tratta di vedere che gusto ci possa trovare chi non , a quanto sembra dal post, possa decidere altro modo di fare politca che quello deciso dal centro e non possa neanche sapere con quanti e quali altri potrebbe organizzarsi sul territorio. A volte Pannella si è sentito contemporaneamente erede della destra storica e dei canti anarchici; credo che la politica attuale non possa essere condotta come potrebbe fare un gran gentiluomo della destra liberale. Il problema della democrazia partecipata non può essere indefinitivamente eluso. La democrazia del consenso è una formula che ha sempre favorito le forze più conservatricie trasformato quelle progressiste in reazionarie. Badate che anche berlusconi invoca la democrazia del consenso, è un aconcezione della politica propria da sempre della destra; non certo dei Rosselli, di Salvemini o di Ernesto Rossi. E nemmeno di un liberale liberatore quale Piero Gobetti per il quale l'uninominale era un sistema da feudatari.
    "E' decretato che ogni uomo il quale s'accosta alla setta dei moderati debba smarrire a un tratto senso morale e dignità di coscienza?" G. Mazzini

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  4. #4
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    Predefinito Rif: Bonino Pannella Spa

    Sapete di altri libri interessanti sui radicali?

  5. #5
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    Predefinito Rif: Bonino Pannella Spa

    Le nostre storie sono i nostri orti (ma anche i nostri ghetti)



    Stefano Rolando , Marco Pannella
    Prezzo di copertina: € 15,00

    Disponibilità immediata


    I contenuti

    Marco Pannella è parte della storia della politica italiana del dopoguerra. Ma, pur avendo molto parlato e comunicato, prima di questo libro non si era mai raccontato. Per lui hanno parlato le sue battaglie, i suoi discorsi parlamentari a Roma e a Bruxelles, le sue resistenze, i suoi scioperi della fame e della sete. Alla guida di un "piccolo partito ", è spesso stato espressione di maggioranze degli italiani, interprete dei loro desideri, delle loro necessità, dei loro bisogni. Per questo non considera il suo un "partito minoritario". Stefano Rolando lo interroga, qui, a tutto campo: dalla formazione della classe dirigente nella Goliardia alla nascita del Partito Radicale, alle battaglie vinte per aborto, divorzio, obiezione di coscienza, all'attualità della politica. E gli chiede conto del suo retroterra politico e culturale. Su padri, figli e compagni di viaggio: da Mario Pannunzio ad Arrigo Benedetti, da Leonardo Sciascia a Elio Vittorini, da Pier Paolo Pasolini a Emma Bonino. Un libro agile e approfondito, punto di riferimento per chi voglia capire una personalità che ha marcato per sessant'anni la politica italiana.

    Altri dati

    Formato: Rilegato
    Pagine: 201
    Lingua: Italiano
    Editore: Bompiani

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    Predefinito Rif: Bonino Pannella Spa

    Adelaide Aglietta "Diario di una giurata popolare al processo delle Brigate Rosse"

    Premessa inedita di Adriano Sofri, prefazione di Leonardo Sciascia (ed. Lindau)

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    Predefinito Rif: Bonino Pannella Spa

    Michele De Lucia
    IL BARATTO

    Pagg. 338 – € 17,00
    ISBN 978-88-7953-188-7






    Anni Settanta – Gli scritti giovanili del compagno Walter Veltroni, comunista togliattiano anti-capitalista e impegnato nella «costruzione del socialismo in Italia». Tra capitali “svizzeri”, edilizia e prestanome, i traffici affaristici del piduista Silvio Berlusconi con la partitocrazia, nelle agende di Mino Pecorelli.

    Anni Ottanta – Le televisioni locali del Pci comprate da Berlusconi, secondo la testimonianza di Primo Greganti. Autunno 1984: l’incontro “riservato” fra Occhetto-Veltroni e l’ex piduista 1816. Il baratto veltroniano con Dc e Psi del gennaio 1985: via libera al decreto-Berlusconi del governo Craxi, in cambio di Raitre al Pci. Soldi berlusconiani al giornale della destra comunista “Il Moderno” e ai Festival de “l’Unità”...

    Mosca, aprile 1988: megacontratto fra la televisione sovietica e la Fininvest. Berlusconi: «Noi non abbiamo cattivi rapporti col Partito comunista italiano, e cerchiamo di averne sempre di migliori». Veltroni: «Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima... Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera...».


    MICHELE DE LUCIA (Roma, 1972), laureato in Legge, fa parte della direzione nazionale dei Radicali italiani. Co-fondatore dell’associazione Anticlericale.net, ha pubblicato: Fiat, quanto ci costi? (Stampa alternativa 2002) e Siamo alla frutta. Ritratto di Marcello Pera (Kaos edizioni 2005).

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    FIAT QUANTO CI COSTI?

    Come la grande industria privatizza i profitti e socializza le perdite a spese dei contribuenti

    (Stampa Alternativa, ottobre 2002)



    Presentazione



    Soltanto pochi mesi fa le prime pagine dei quotidiani ed i titoli dei telegiornali hanno dato notizia della grave crisi di Fiat e della sua conseguentemente necessaria ristrutturazione. Ristrutturazione "epocale", a detta degli analisti e dell'amministratore delegato Cantarella, oggi sostituito da Galateri. Per alcuni giorni la parola d'ordine è stata: niente paura, gli esuberi sono soltanto 2.800. Un po' poco per una ristrutturazione che si annuncia come la più imponente nella storia della casa torinese. Poi si è precisato che vi sarebbe stata anche Cassa integrazione per 10mila dipendenti, ma solo per pochi mesi. Tutto è stato allora più chiaro: anche nel 1980 doveva essere così. Le dichiarazioni di allora erano le stesse di oggi, ed in Cassa integrazione finirono in 25mila. Nessuno mise mai più piede in fabbrica, nonostante mille rassicurazioni. Qualche anno più tardi fu Cesare Romiti a far luce sull'episodio, scrivendo nel suo libro "Quegli anni alla Fiat", Rizzoli, 1988: "Eravamo perfettamente consapevoli che una parte dei lavoratori in Cassa integrazione guadagni non avrebbe mai potuto essere nuovamente impiegata nella FIAT". Ammissione di dolo, dunque. Lo stesso era accaduto nel 1974 e nel 1977. Lo stesso accadde nel 1992-93. Lo stesso rischia di accadere in queste ore.



    Ma perché quando una grande impresa va in crisi ricorre alla Cassa integrazione? Quelle stesse crisi sono realmente tali? Si potrebbero affrontare con altri strumenti? Come si spiega il successo di un istituto caratterizzato dalle cifre richiamate in apertura e da quelle, in gran parte inedite, che forniremo nelle prossime pagine? (Successo, si badi bene, condiviso da ogni parte: si tratti del ministro Maroni o dell'ultimo volantino della Cgil, nel quale si chiede "l'estensione della Cassa integrazione a tutte i settori e alle imprese di tutte le dimensioni."). Perché l'Italia è l'unico Paese dell'Unione Europea nel quale la tutela contro la disoccupazione involontaria non è universalistica, ma particolaristica, in altre parole vincolata alla tipologia dell'impresa per la quale si lavora?



    Questo dossier ha l'obiettivo di avviare su questi interrogativi un dibattito da troppo tempo atteso, spiegando, sulla scorta dei dati, come funziona il sistema del quale la Fiat e tutta la grande industria italiana si servono per privatizzare i profitti e socializzare le perdite.





    Indice



    1. Riferimenti essenziali all’evoluzione normativa della Cassa integrazione

    2. Riferimenti giurisprudenziali essenziali

    3. Prassi amministrative: la “contrattazione” della Cig

    3.1 Provvedimenti ad hoc, recanti “il nome del caso”

    3.2 Simulazione delle cause integrabili

    3.3 Il ruolo attribuito dalla legge al sindacato

    4. La “costituzione materiale” della Cassa integrazione: i dati

    4.1 Cassa integrazione ordinaria

    4.2 Cassa integrazione straordinaria

    4.3 Relazione tra Cassa integrazione e ciclo economico

    4.4 Relazione tra Cassa integrazione straordinaria e ristrutturazioni

    4.5 In sintesi, dunque, i dati ci mostrano che…

    4.6 Il finanziamento della Cassa

    5. Violazione della disciplina comunitaria degli aiuti di Stato alle imprese e all’occupazione

    5.1 Aiuti di Stato alle imprese

    5.2 Aiuti di Stato all’occupazione

    Post scriptum. I dati che avremmo presentato… se fossero stati disponibili

    FIAT QUANTO CI COSTI? | www.micheledelucia.it

  9. #9
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    AUTORE: Di Tizio A.

    La fantasia come necessità. I Radicali: provocatori qualunquisti o visionari consapevoli?

    COLLANA: I Draghi

    PAGINE: pp. 168

    ILLUSTRAZIONI: N° no

    FORMATO: cm. 14x21

    PREZZO: euro 16,50


    ISBN: 978-88-7180-553-5
    COME ORDINARE
    IL LIBRO

    Tutti conoscono le «provocazioni» del Partito Radicale e del suo leader storico Marco Pannella: scioperi della fame, distribuzione di droga e denaro nelle piazze, candidature anomale come quelle di Toni Negri e Cicciolina, maratone oratorie in Parlamento ecc. In pochi si chiedono però se si tratta solo di esagerazioni dettate dall’esibizionismo o piuttosto di precise strategie imperniate sulla spettacolarità, sul clamore mediatico. Con questo libro Alessandro Di Tizio, militante radicale, risponde ai numerosi pregiudizi ed equivoci che circondano il partito di Emma Bonino e le sue numerose campagne, e fa luce sulla più autentica peculiarità dei radicali, il perseguimento di grandi obiettivi culturali e sociali con mezzi ridotti, l’invenzione di un modello di azione politica inedito nel panorama italiano. La fantasia come necessità, celebre slogan pannelliano, racconta i successi e i fallimenti, le grandi intuizioni e le cocenti delusioni, i personaggi e i simboli di un partito-movimento unico, più volte sull’orlo dello scioglimento eppure da cinquant’anni capace di essere forza modernizzatrice, in sintonia come poche altre con la società civile italiana.
    L'AUTORE

    Alessandro Di Tizio si è laureato presso la Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Teramo. È redattore del bimestrale «Quaderni Radicali» e fa parte dell’associazione Luca Coscioni.

  10. #10
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    Palazzolo Lanfranco - Leonardo Sciascia deputato radicale 1978-1983
    Leonardo Sciascia deputato radicale 1978-1983

    Autore Palazzolo Lanfranco
    Prezzo € 15,00
    Prezzi in altre valute
    Dati 2004
    Editore Kaos

    Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi




    A quindici anni dalla scomparsa di Leonardo Sciascia, Palazzolo ne ha pazientemente collazionato i (rari) interventi parlamentari e le interviste su temi politici; dal volume si evince la passione civile che nel giugno 1979 portò lo scrittore di Recalmuto dentro il Palazzo, in un'avventura per lui deludente, tanto è vero che - dopo avere seriamente meditato le dimissioni già nella primavera del 1980 - nella primavera 1983 lasciò la Camera senza rimpianti e con un senso di liberazione. Poteva tornare a concentrarsi sulla creazione letteraria. D'altronde, a convincere Sciascia dell'opportunità di candidarsi nelle liste radicali al Parlamento era stato un libro: L'Affaire Moro, interpretazione sofferta, e per certi aspetti profetica, del destino di un uomo e di una classe dirigente.

    Alla dozzina di discorsi in aula sui temi della mafia e del terrorismo si aggiungono le trascrizioni degli interventi pronunziati, durante i lavori della commissione d'inchiesta Moro, nell'interlocuzione con autorevoli testi (Giulio Andreotti, Francesco Cossiga, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Benigno Zaccagnini, Eleonora Moro, Enrico Berlinguer), una quindicina di interviste concesse a Radio radicale e tre interventi sul sequestro del magistrato D'Urso da parte delle Brigate rosse. La lettura dei brevi discorsi del deputato radicale ne rivela l'irriducibile alterità rispetto al consociativismo di un'aristocrazia che, pure divisa in schieramenti l'un contro l'altro armati, condivide(va) una quantità di privilegi e pratica(va) comportamenti apparentemente schizofrenici, ma lineari se valutati col criterio della convenienza.

    La solitudine di Sciascia nell'ambiente naturale dei professionisti della politica è bene espressa dallÆincipit del discorso pronunziato il 23 gennaio 1980: "Signor presidente, signori colleghi, una delle cose che più mi sgomentano in questa mia breve esperienza parlamentare è la constatazione di una doppiezza tra il dire e il fare e tra il dire e il dire, che si realizza con scarti minimi di tempo e di spazio, cioè tra quest'aula e il cosiddetto transatlantico; tra quello che si dice e si fa in quest'aula e quello che si dice prima di entrarvi o appena usciti. Fuori di quest'aula ho sentito definire, con lodevole sintesi, uno schifo il provvedimento sull'editoria da parte di persone che qui dentro lo votano; sento definire inutili, inutili contro il terrorismo, i provvedimenti in esame e li sento definire così da parte di molti che con quasi assoluta certezza sono disposti a votarli". Frasi scandite in un'aula distratta e semideserta, priva di un rappresentante del governo, nel corso di una delle tante sedute dominate dalla vuota ritualità della politica. Interventi, quelli di Sciascia, mai banali e spesso controcorrente rispetto agli umori della sua stessa parte politica.

    Il volume si conclude col testo di un inconsueto Congedo, pronunciato il 25 maggio 1983, che restituisce la dimensione autentica dello scrittore, la straordinaria riservatezza, il rispetto per gli altri e per la sua vera missione: "Non ho dato molto lavoro agli stenografi. Credo che il mio intervento più lungo non sia durato più di 10 minuti; facendo parte di un partito in cui si sono battuti i record di 18-19 ore, non voleva essere un dissenso. Considero l'ostruzionismo come un'arma parlamentare [da utilizzare] in determinati momenti; non voleva essere dunque un dissenso, ma un abito di vita, un rispetto per le parole che non riuscivo a superare: non ho mai partecipato all'ostruzionismo del Partito radicale non perché non lo ritenessi giusto in determinati momenti, ma perché non riuscivo, per il mio mestiere, a superare il rispetto per la parola. So di non essere stato un deputato esemplare. Invidiavo i miei colleghi come Boato e Tessari che avevano un'attività parlamentare perfetta, precisa. Io non sono riuscito a tanto. Ho fatto quello che ho potuto. Ora torno a scrivere".

    Commiato assolutamente coerente con lo spirito con cui Sciascia era entrato in Parlamento, come si desume da un suo scritto pubblicato dal "Corriere della Sera" il 20 giugno 1979: "Da un banco alto della sinistra guardavo quelle centinaia di facce confitte nei gironi degli scanni e sentivo le voci raccogliersi indistinte, salire, gonfiarsi e ribollire come una nuvola. Una sorda e grigia umanità di condannati che si considerano eletti. Solo che si sentissero condannati: e sarebbero meno sordi, meno grigi. Al contrario che nel regno di Dio, in una Repubblica democratica molti sono gli eletti, pochi i chiamati".

 

 
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