Il rantolo del moribondo
I conservatori dinanzi all’anarchia contemporanea
di Florian
Non so se ci avete fatto caso o cosa ne pensiate in merito, ma oggi ai partiti della destra non interessa affatto cambiare le cose… "in profondo". E tanto meno il loro elettorato sente questa particolare esigenza. Sembra che per tutti loro il mondo vada bene com'è. Nello specifico italiano il problema è rappresentato da quel diavolaccio di Santoro, dai magistrati cattivi e da chi a vario titolo vuole male a Berlusconi. Poi tutto il resto può rimanere al suo posto. Così com’è.
Da tempo infatti la destra non si pone più il problema della "crisi dell'Occidente". Questo argomento era un must del conservatorismo novecentesco, portato immancabilmente a “tornare indietro”, cantato impoliticamente da uomini di lettere che più dei politici sentivano sulla propria pelle la nostalgia di una società pre-moderna ancorata ai valori della tradizione, del rango, dell’onore. Il completo disinteresse che attualmente i presunti destri provano riguardo i tempi andati è la spia evidente che essi sono tutto fuorchè conservatori. Piuttosto liberali, e della peggior specie.
L’anarchia è la visione del mondo contemporanea che interessa tanto la destra quanto la sinistra. Collettivisti o individualisti, gli anarchici contemporanei condividono la visione di un mondo quale miniera di opportunità individuali, messa costantemente a repentaglio dagli "statalisti", dai "conservatori", dai "fondamentalisti"; insomma da tutti i piagnoni in servizio permanente effettivo, “attardati” in perniciose fantasticherie, incapaci di comprendere l’economia, zavorra che non produce e non fa soldi, impedendo a chi vorrebbe di arricchirsi.
La critica antimoderna risuona sempre più come il rantolo di un moribondo. Di cosa ci si lamenta? Perchè ci si lamenta? Nella società occidentale puoi goderti un’infinità di piaceri come viaggiare, andare a cinema, al ristorante, far sesso, drogarti, vestirti alla moda, andare in tv, messaggiare, chattare… al limite se proprio tutto ciò non ti basta puoi anche leggerti un libro di Stieg Larsson... Cosa c'è che non va?
Già, cos'è che non va? Da conservatore, mi verrebbe da dire: tutto. Un mondo ove regna il cinismo e il disincanto è un mondo che mi ripugna. Una società che disconosce la bellezza, che contempla ogni mancanza di significato con una risata è per me un incubo a cielo aperto. Ma bisogna parlar sottovoce perché a far circolare apertamente questi concetti si passa per folli.
Negli ambienti di destra, che di destra non sono più, si è da tempo annidato un cancro che ha per nome “libertarismo”. La destra libertaria è la forma aggiornata ai nostri tempi della vecchia sinistra liberale, ovvero la destra dei ricchi, dei figli di papà, di tutti coloro che votano a destra ma non si accorgono di pensare immancabilmente a sinistra. I libertari vogliono meno tasse e più sviluppo, ma culturalmente sono liberali, anticonservatori. Condividono perciò con i loro dirimpettai anarco-comunisti la stessa visione individualista, talvolta gli stessi gusti e gli stessi vizi, e sono identicamente refrattari ad ogni sentire comunitario, ad ogni ideale autarchico, ad ogni “chiusura” culturale, perché felicemente cosmopoliti. E’ l’ideale anarchico, la pretesa di non essere uguali a nessuno, soggetti a nessuno, totalmente liberi ed autodiretti.
Verrebbe da dire che un mondo siffatto non è di destra nè di sinistra perchè entrambe le fazioni in modo diverso hanno contribuito ad edificarlo così, con gusto libertario, ed oggi ci sguazzano piacevolmente anche quando - per paradosso – taluni di loro si camuffano per tradizionalisti (ma tradizionalisti di che?). Tuttavia a ben vedere è la visione liberale ottocentesca che si è imposta sbaragliando i vecchi avversari e degenerando immancabilmente nella sua spirale radicale. I conservatori più lungimiranti hanno sempre fatto quadrato contro Locke, progenitore dell’anarchismo contemporaneo. Ma criticare Locke oggi equivale a scavare la fossa all’Occidente contemporaneo. Nessuno si azzarda, nemmeno il Papa.
I “conservatori” odierni sono dunque i vecchi compagni liberali, radicali e laburisti che per un senso di responsabilità hanno in ordine sparso preso le distanze dai loro più coerenti ex compagni di viaggio. Ma non basta, cari Pera o Quagliariello, individuare la frana e poi additare un appiglio all’interno della stessa. A che serve denunciare la pillola abortiva o l’attacco anticlericale e al tempo stesso reclamare più libertà, più autonomia, quasi non li sfiori l’idea che anche i loro avversari politici si sono abbeverati alle medesime sorgenti culturali “liberali”, le stesse che hanno provocato la slavina dalla quale ci si vorrebbe (del tutto teoricamente) tirar fuori. Bisognerebbe aver il coraggio di mettere in discussione lo status quo e per questo interrogarsi problematicamente circa il concetto di libertà, chiedersi se davvero l’essere umano ha bisogno innanzitutto di questa libertà o piuttosto della sicurezza. La sicurezza che ti proviene dal sapere cosa sei, cosa vuoi e da dove vieni. La sicurezza di poter vivere, sapendo al tempo stesso di avere avanti a sé uno scopo, di essere utile a qualcuno. Inquadrati.
Un tempo la filosofia politica non dava nulla per scontato, oggi però che la libertà ha vinto su tutti i fronti si è imboccato un vicolo cieco. Siamo tutti liberali e tutti ci rinfacciamo di non esserlo abbastanza. Persino il Vaticano è liberale, anche Gesù Cristo era liberale, pure Budda era liberale, come Socrate e Nietzsche. Tutti gli illuminati hanno guardato alla libertà. E se non è Locke, è Rousseau: anche i fascisti hanno riscoperto Rousseau. Siamo tutti prigionieri del moderno, ossia della libertà incondizionata, dell’autonomia dell’individuo.
I conservatori no, e questo è il motivo per cui il loro ricordo si è perso nei meandri della Storia oppure viene tuttora additato a modello negativo. Chi si oppone al progresso è relegato al campo abietto dei dinosauri antidiluviani, di chi continua a ragionare intorno al concetto aborrito di società organica, di persona eterodiretta perché collocata in un preciso ambito per un preciso scopo. Nessuno sa più cosa farsene di un mondo con un senso univoco e condiviso, che procede lentamente e all’unisono, in un ordine avvolto nel mistero e nell’incanto.
Per questo, da vari decenni ormai fuori da ogni ruolo di potere, al conservatore non resta altro ruolo che quello di scomoda Cassandra, irrisa e svillaneggiata, in un mondo in progressivo quanto inarrestabile disfacimento.




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iaociao:
