Cos’hanno in comune Silvio Berlusconi e Marino Basso, campione di bicicletta negli anni Sessanta e Settanta? Nulla, tranne che entrambi si esprimono al meglio nella volata finale. Due sprinter. Poi, sia chiaro, «nei sondaggi Berlusconi ha un tale vantaggio che potrebbe perfino smettere di pedalare», esagera Bonaiuti. Ma il paragone con Basso lo tenta, sebbene il portavoce giudichi più azzeccato quello col belga Rik Van Steenbergen. E allora, dimentichiamoci le fiacche esibizioni televisive del Cavaliere nella prima parte della campagna elettorale, il freno a mano tirato, i toni sussiegosi da statista. E aspettiamoci un ritorno al passato più sanguigno. Del quale non verrà risparmiato nulla, neppure il celebre
«Contratto con gli italiani».
Berlusconi ne ha già pronto un altro. Anche questo di cinque punti, come nel 2001. Pure stavolta da vidimare con svolazzo nello studio televisivo di Vespa, sulla stessa identica scrivania.
Quali promesse contenga, è uno dei segreti meglio custoditi sennò, spiegano al Plebiscito, «Veltroni ce lo copia». Al segretario del Pd non vogliono concedere nulla, niente dibattito televisivo (Bonaiuti dà del «fariseo» al ministro Gentiloni che insiste nel chiederlo),
nessuna occasione di scontro diretto. L’unica volta che da spettatori faremo un raffronto tra Silvio e Walter sarà martedì 1 aprile, quando andranno l’uno dopo l’altro in tivù per le rispettive Tribune elettorali, sotto forma di conferenza stampa. Però il sorteggio è stato beffardo: proprio quella sera si giocherà la partitissima di Champions League, Roma-Manchester. Il grosso del pubblico avrà la testa nel pallone.
Altre apparizioni saranno previste a Matrix, a Primo piano, a Uno mattina, a Radio anch’io, secondo un copione comune per tutti i leader. Ma le ultime due settimane di campagna
il Cavaliere si lancerà ventre a terra in giro per l’Italia, concentrandosi (a differenza di Veltroni) solo sulle regioni in bilico, quelle dove pochi voti potrebbero far scattare al Senato il premio di maggioranza. Dunque nell’ordine: Liguria, Abruzzo, Marche, Lazio (su cui pure Fini garantirà un impegno speciale negli ultimi dieci giorni di campagna) Sardegna e Campania. Più una puntata finale in Calabria, venerdì 11 aprile.
Si moltiplicheranno i discorsi e si alzeranno i toni. L’elettore berlusconiano è pigro di natura, va a votare solo se teme l’arrivo dei cosacchi. Dunque, attacchi mirati al segretario del Pd. Senza risparmiare colpi bassi, tipo quello sulla pensione da deputato, e senza rimpianti. L’idillio con Veltroni è già sepolto, adesso va di moda la «dottrina Tremonti», secondo cui Walter sarà un pessimo interlocutore del Pdl, farà perfino rimpiangere Massimo D’Alema. Di manifesti con la faccia del Cavaliere in giro non ne vedremo. Solo slogan («Rialzati, Italia!») e simbolo del Pdl, perché dai sondaggi riservati risulta che molta gente non li conosce.
Zero comizi, rimpiazzati da camper e gazebo che nelle grandi città non balzano all’occhio, laddove in provincia, soprattutto nei paesi, suscitano ancora una certa curiosità. Forza Italia ha messo in pista 200 camper, in media 10 a regione. La spesa è relativamente modesta, in sintonia con una campagna mai così parsimoniosa. Anche perché il Cavaliere, diversamente dalle passate elezioni, stavolta pare sia stato stretto di manica. Non certo avaro, tuttavia: ha anticipato i denari del rimborso elettorale, che sono alcune decine di milioni.
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251girata.asp
In punto più importante è quello che ho sottolineato: Berlusconi non "perderà tempo" nelle regioni già sicure per la vittoria o per la sconfitta, ma si concentrerà sulle regioni un pochettino più a rischio, tanto per non avere rimpianti nel dopo-voto.
Il Cavaliere fa benissimo: mentre Veltroni perde tempo, forze e denaro su tutto il territorio, con una enorme dispersione dei mezzi a disposizione, il leader del PDL si lancia sulle aree più importanti, determinanti per le sorti del Senato.