
Originariamente Scritto da
zeus e apollo
Palmirani (‘Diana’) replica alle nuove critiche
di FEDERICA GIERI
«DOPO LE mostre su Carracci e Guido Reni, non ci sono più stati grandi eventi. Si dovrebbe prendere ad esempio Ferrara che, da dieci anni, ci insegna come le mostre portino turisti in città».
A rendere indigeste le lasagne che Eros Palmirani, patron del pluridecorato Diana e presidente del sindacato ristoranti Ascom, ha di fronte a sè, è l’ennesima sciabolata che i maghi della nouvelle cousine hanno sferrato ai tortellini e ai nostri cuochi.
Allora come stanno le nostre lasagne?
«In buona salute».
Non si direbbe se si presta fede alla gragnuola di critiche mosse da chi, secondo Nico Costa del Battibecco, «è impegnato a fare improbabili fuochi artificiali per attirare l’attenzione di clienti».
«Devono smetterla di offendere noi ristoratori, i nostri cuochi e persino la nostra clientela. Criticano sempre Bologna a torto. Non mancano mai occasione per attaccarci».
Le accuse sono di poca fantasia, scarsa qualità...
«Noi facciamo tortellini e passatelli allo stesso modo: nel 1935, nel 1978 come nel 1969. La clientela stessa ci chiede questi piatti. Nessuno si è mai permesso di criticare la nouvelle cousine né le ricette rivisitate. E comunque non so se questi cuochi a tre stelle sarebbero in grado di fare una lasagna con i sacri crismi».
E’ davvero infuriato.
«Lo siamo tutti. Noi qui non siamo come certe stelle che a San Lorenzo precipitano. Nico Costa mi ha scritto: ‘non capisco questo accanimento gratuito unicamente verso la nostra città. I nostri locali non sono condotti con pressapochismo, ma da persone che vi hanno dedicato una vita’».
Tra le cause, per i vostri colleghi, ci sarebbero le fiere che abbassano il livello.
«Ma chi le frequenta gira il mondo ed è attento ai sapori. Sa giudicare ciò che è buono da ciò che non lo è. Oltretutto se uno mangia male non torna! E invece i nostri ristoranti vanno a gonfie vele. La fiera porta lavoro. Qui la concorrenza è vivace e stimola a tenere un livello alto».
I moderni narrano di sfogline al telefono.
«Al Diana, come altrove, ogni giorno in cucina ce ne sono tre che impastano e tirano al matterello 120 uova. Sono un nostro vanto, sono uniche. Se i palati chiedono meno tagliatelle e tortellini? Ma se negli ultimi anni regna la cucina del territorio con i suoi prodotti tipici! La cipolla di Medicina, il Parmiggiano, gli asparagi di Altedo».
Qualcuno che sbaglia ci sarà anche tra di voi?
«Forse, ma non si può fare di un’erba un fascio. Li correggeremo, ma attaccare Bologna ... Il 90% della clientela richiede questi piatti. Che facciamo, gli diamo tagliatelle al cioccolato?».
Il vero cuoco è...
«Quello che comincia a pelare patate e poi, gradino dopo gradino, esegue piatti veri. Non quelli in tv, fotocromatici, senza sostanza e senza odore. Esistono cuochi diversi, ma nessuno di noi li critica. E ora basta, lasciateci lavorare senza critiche inopportune!».
da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 15/05/2008