Zanotelli a Veltroni sulla questione dell'acqua
Alex Zanotelli


Nell'anno internazionale dell'acqua dolce Alex Zanotelli scrive a Walter Veltroni sollevando il problema della privatizzazione dell'acqua e avanzando alcune proposte.



Caro Sindaco,
Jambo! Grazie per l’incontro fatto ad Altreconomia, è stato un piacere rivedersi! Grazie per aver accettato le nostre richieste sugli sponsor per il Comune di Roma. Avrei ora un’altra richiesta ben più grave e impegnativa. L’acqua!

Come sai il problema dell’acqua mi preoccupa da molto tempo e la Rete Lilliput sostiene, partecipandovi attivamente, la campagna : “Acqua bene comune, per il diritto dell’acqua per tutti“ del Comitato Mondiale dell’Acqua.
Molto verosimilmente, il Comune di Roma – fra tutti in Italia il più carico di storia e di simboli anche sul piano dell’acqua – ha programmato per il 2003 (proclamato dalle Nazioni Unite, “Anno Internazionale dell’Acqua“), una serie di manifestazioni popolari e di prestigio su questo tema. Non dimentico, inoltre, che il Comune di Roma possiede il 51% del capitale della società Acea, la più grossa impresa idrica italiana – con grandi ambizioni europee ed internazionali anche come impresa "multi-utiliy". Gli interventi del Comune via l’Acea in occasione dell’Anno Internazionale dell’Acqua saranno, quindi, numerosi e di rilievo.

Con la presente desidererei sollevare alcune questioni che mi paiono suscettibili di essere trattate nel 2003 nella maniera la più aperta e rigorosa possibile.

Penso in particolare a due questioni.

La prima concerne l’accentuazione (aggravamento) considerevole impressa ai processi di privatizzazione e di mercificazione dell’acqua ad opera dell’attuale governo sulla scia della privatizzazione promossa dai precedenti governi di centrosinistra.
La trasformazione – obbligatoria per legge – di ogni impresa municipale e/o consortile di gestione pubblica dei servizi d’acqua in SpA (società per azioni), con correlato obbligo di apertura al capitale privato (minimo 40% con un unico partner privato!), ha fatto dell’Italia, dopo l’Inghilterra della Thatcher, il paese dove è legalmente vietata la gestione in diretta dei servizi pubblici (acqua) da parte di organi pubblici.

Cosa conta di fare il Comune di Roma di fronte a una intensificazione forzata della privatizzazione dell’acqua?
Asseconderà la strategia della società Acea consistente a non ostacolare o controbilanciare i processi attuali di privatizzazione dei servizi d’acqua (e pubblici in generale)? Asseconderà la logica di battere sui mercati italiani, europei ed internazionali per diventare una delle principali società multi-utility nel mondo ? Magari in alleanza con l’Enel o con altre imprese italiane (AMG, AMM …) e multinazionali estere ?

In queste condizioni, è possibile considerare come giusto e legittimo che il Comune di Roma guadagni molto denaro, come azionista dell’Acea, grazie ai profitti ricavati dalla conquista del mercato dei servizi d’acqua in Albania, ad Erevan (Armenia), in Ungheria, nel Perù …?
Non ti sembra strano, per una politica progressista, che il Comune di Roma diventi (sia già diventato) di fatto società capitalistica multinazionale nel campo dell’acqua? Ricavandone profitti prodotti con la vendita di servizi alla popolazione (molto più povera dei cittadini romani) di Erevan?
Che ne pensi di un seminario nazionale nel 2003 su questa questione?

La seconda questione concerne la partecipazione di cittadini alla gestione dell’acqua a livello degli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali) istituiti dalla legge Galli del 1994. Da quel che mi è stato detto, una delle inadempienze più significative nell’attuazione (ancora molto ridotta) del nuovo ordinamento giuridico–istituzionale nel campo dell’acqua (introdotto dalla legge Galli), è la non- applicazione delle disposizioni relative ai sistemi di valutazione, di controllo, e di partecipazione dei cittadini nella gestione delle società per azioni.
E’ evidente che meno i cittadini partecipano alla ‘res pubblica’, più saranno dominanti le logiche dei gruppi di potere.

Per questo permettimi un’altra proposta. Perché non fare di Roma, come il caso di Curitiba e di Porto Alegre in Brasile, un luogo di innovazione democratica, politica, sociale e culturale,
a partire da una gestione realmente partecipata dei cittadini, a livello degli Ato di Roma e comuni limitrofi? Si potrebbe discuterne nel quadro di una conferenza di due giorni centrata sui processi di democratizzazione degli Ato di Roma insieme con i sindaci di altri Ato.

Spero di avere presto il piacere di discuterne con te a viva voce.
Grazie di cuore. Buon anno e buon lavoro.

Alex Zanotelli

http://www.nigrizia.it/doc.asp?ID=3683