Rispondo qua perché il thread originario è stato chiuso.
Assumere a modello lo ius sanguinis alla israeliana presente fa di me un sionista quanto l'ammirazione per la prontezza al sacrificio dello shahid fa di me un islamico militante.Scritto in origine da goodbye_cat
Almeno tu e carlomartello lo ammettete,non siete ipocriti come altri che elogiano solo Rhodesia,Algeria francese,Sud Africa dell'apartheid e su Israele tacciono o fanno gli ipocriti.
Ecco dove porta il super-razzismo suprematista,ad abbracciare di fatto l'occidentalismo più estremo.
Riconoscere che Stalin fu un grande statista non significa prendere le distanze dalla campagna dell'Asse di distruzione del bolscevismo e di conquista degli spazi imperiali a Oriente.
Non conosco carlomartello. Per quel poco che ho letto, ho avuto l'impressione che lui seriamente consideri Israele un baluardo da appoggiare, anziché un'entità estranea da abbandonare al suo destino, alla marea demografica crescente dei popoli circostanti.
Lo Stato d'Israele è fondato sul mito del sangue e del suolo. Possiamo considerarlo un nemico da contrastare, possiamo essere indifferenti alla sua sorte - ma richiamarsi più o meno provocatoriamente al suo modello non significa fare qualche concessione agli ebrei.
Significa piuttosto liquidare le infezioni ideologiche che hanno condotto alla costruzione del "concetto universale di Uomo" cristiano-illuminista: l'animale nano dagli eguali diritti, di cui parlava Nietzsche in Al di là del Bene e del Male.
Ci si potrebbe allo stesso titolo richiamare all'India arcaica, o a qualsiasi stirpe conquistatrice che abbia mantenuto un pathos della distanza verso i dominati. Ci si potrebbe riferire a più fascinose realtà del passato recente europeo.
Esiste però una realtà attuale e vivente, il cui mito fondatore sta peraltro alla base del ricatto morale e del condizionamento mentale che tengono in ostaggio l'Europa. Ma la cui prassi contraddice radicalmente le premesse umanitaristiche ed egualitarie del (dis)ordine contemporaneo.
Difficilmente potrà stupire se i ragazzotti antifascisti, cresciuti a pane e Olocausto, bruciano oggi la bandiera israeliana scandalizzati e indignati per quanto avviene in Medio Oriente, avendo in orrore "razzismo" , "imperialismo" e "discriminazione".
E' meno chiaro invece l'atteggiamento della loro controparte, genericamente ascrivibile al mondo della cosiddetta destra radicale.
Sarebbe interessante sapere se in quell'ambiente esistono delle particolari ragioni per mobilitarsi contro la sopraffazione dell'uomo sull'uomo, o se si tratti invece di riportare in vita forme teocratiche (magari in salsa islamica, visto che a disposizione c'è quello), o se sia piuttosto un riflesso condizionato contro un nemico esistenziale per fare dispetto al quale è possibile sacrificare tutto il resto. Anche il Blut. Anche il Boden.
I nostri, mica i loro.




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