





da ilcittadino.it (quotidiano del lodigiano)
Un lodigiano sul bus dei tifosi:
«Gli ultras volevano ammazzarci»
Le grida dell’autista gli rimbombano nella testa: «Saliamo, sennò le prendiamo». È la reazione all’assalto e il prologo al dramma. «No, no, è morto!», urla la gente attorno al pullman, in un miscuglio di furia e disperazione: un’immagine che Matteo C., incredulo e spaventato testimone a pochi metri dalla tragedia, difficilmente potrà cancellare dalla sua memoria. Già: perché domenica in quella maledetta area di servizio di Crocetta, sulla A21, lui c’era. Ventiquattro anni, lodigiano di nascita, ma residente a Cornegliano, il “nostro” Matteo era sul pullman che lo avrebbe portato a vedere la sua Juve giocare contro il Parma: e che invece, assaltato da un gruppo di supporter emiliani, si è proiettato in quella convulsa fuga in cui ha trovato la morte un’altro Matteo, il Bagnaresi, schiacciato sotto le ruote di quel pullman attorno al quale non avrebbe mai dovuto trovarsi. Una disgrazia atroce, figlia di una follia inspiegabile. E che il Matteo lodigiano, per fortuna vivo, per fortuna incolume, racconta con gli occhi di chi tutto si sarebbe immaginato anziché questo inferno: «È il primo anno che faccio l’abbonamento allo stadio. All’inizio andavo in auto, ma da tre mesi stavo andando con il club di Crema, assieme a un ex collega - spiega lui, dipendente per una società di assicurazioni -. C’eravamo già fermati a Crocetta Nord, dove avevamo pranzato, ma c’era chi s’era dimenticato di andare in bagno e ci siamo fermati un’altra volta. Siamo scesi tutti: molti sono rimasti nei pressi del pullman, io e altre tre persone siamo andati in bagno. Abbiamo subito incrociato i tifosi di due pullman del Parma, ma erano tranquillissimi, con anziani e bambini. E non avrei immaginato che per una partita così potesse succedere qualcosa. Più avanti, però, verso l’uscita, c’erano anche due pullman dei Boys del Parma: e, tempo due minuti, è successo tutto...». Il ricordo, ancora vivo, si fa drammatico: «Quelli del Parma caricavano frontalmente con lancio di bottiglie, anche dentro le porte, e a cinghiate. Alcuni avevano le felpe con le scritte “diffidati”, e il volto coperto - narra il giovane juventino di Cornegliano -. Così dal pullman sono ripartiti a porte aperte, per fare sì che la gente salisse in corsa. Noi invece siamo rimasti lì, vicino ai bagni, perché andando verso i nostri compagni le avremmo prese. La gente davanti al pullman si è spostata, tranne questo ragazzo: è saltato all’improvviso da un tir di fianco. Io ho visto quando usciva dalle ruote posteriori, e il pullman l’aveva superato. Ho sentito le urla, da fuori intimavano all’autista di fermarsi, non so se per attaccarlo o cosa. Sentendo gli altri sul pullman, pare non se ne fosse accorto, e fuori c’erano 30-40 parmensi infuriati. Così il pullman è andato, e noi siamo rimasti lì».
Un nuovo capitolo dell’incubo: «Avevo la felpa della Juve, il mio amico m’ha detto di toglierla. Dopo 30 secondi uno del Parma è arrivato a minacciarci, con la cinghia in mano: “Siete juventini?”. Gli abbiamo detto no: per fortuna avevo tolto la felpa, sennò...». Attorno, scene di orrore e pazzia: «Un tifoso del Parma ha preso a cinghiate un signore, i suoi compagni lo hanno tirato via gridandogli “Ma che stai facendo?”. Nel frattempo sono arrivati l’elisoccorso, poi decine di pattuglie, ma per quel poveraccio non c’è stato nulla da fare: era in condizioni pietose, già da lontano era una brutta scena. Noi? Siamo rimasti lì fino alle 14.45, quando una ragazza dell’autogrill ci ha portato in stazione ad Alessandria. Alle 18 eravamo a casa». E i suoi compagni del pullman? Interrogati dalle forze dell’ordine piemontesi, per quella testimonianza che anche Matteo è pronto a dare. «Tante affermazioni che ho sentito in televisione, la retromarcia, il pullman vuoto, non sono vere. Se si fosse fermato l’autista chissà cosa sarebbe successo, erano 80 contro 20». Al suo posto nel settore laterale ovest di Torino, probabilmente, Matteo non rinuncerà. Ma non biasima la scelta di avere sospeso la partita: «Dovrebbero scortare il tifo organizzato, o vietarne le trasferte e fare come in Inghilterra, con i posti allo stadio solo a sedere - propone -. Quello che è successo? Fino a quando non sei in mezzo, non ti rendi conto della gravità: sembrava un film». Un film, purtroppo, dell’orrore

