Io l'ho trovato molto divertente:
Dal sito
http://archiviostorico.corriere.it/1...07133764.shtml
" L' ho sempre detto, Giovanni mi porta sfortuna "
Freda Franco e Ventura Giovanni: la coppia terribile dell' eversione nera
------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ TITOLO: "L' ho sempre detto, Giovanni mi porta sfortuna" La coppia terribile, Giano bifronte dell' eversione nera Interrotta la vacanza con grigliate e cozze nel Tarantino "Lo rivedo dopo 15 anni ed ecco che cosa mi capita" - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - BRINDISI . Franco Freda e Giovanni Ventura. A pensarci bene, e' come se non fossero mai state considerate due persone diverse, ma un binomio inscindibile, il Giano bifronte dell' eversione nera, con la faccia altera e "superiore" di Franco Freda, quasi un esempio di fenomenologia del rapimento mistico, e quella da bravo boscaiolo di Ventura. Eppure, ormai sono piu' di vent' anni, quando si ricordano le cinque istruttorie e gli otto processi per la strage di piazza Fontana, si dice "Freda e Ventura", come fosse una ditta. Di sicuro, sono una strana coppia. Unita dal nazionalsocialismo del Fuhrer, dall' attivismo politico al di la' di ogni destra immaginabile, da un' adolescenza riempita dagli stessi miti, dal certificato penale macchiato della condanna, uguale per entrambi, a 15 anni per associazione sovversiva. Ma anche una coppia divisa dal modo d' essere di ciascuno. Le insofferenze e la spocchiosita' di Freda, che parla e scrive forbito e si rivolge al prossimo da una postazione molto vicina a quella del Padreterno, stonano con i baffoni che coprono la bocca di Ventura, taciturno gia' di suo e poco portato alla polemica, anche quando l' amico, ottenuta la semiliberta' , fa sapere che "di Ventura non me ne frega nulla". Ma forse Freda parlava cosi' perche' lui, i suoi 15 anni di galera se li e' fatti, mentre Ventura, tomo tomo, riusci' a riparare in Argentina, a farsi condannare li' per essere espatriato con un passaporto falso e a evitare cosi' che i giudici di Buenos Aires concedessero l' estradizione. I capelli di Freda sono diventati sempre piu' bianchi, in questi anni, e Ventura sembra aver scelto l' Argentina come sua seconda patria. Sarebbe potuto tornare in Italia sin dal ' 91, come libero cittadino, ma non se l' e' sentita. Tre giorni fa, ha mutato idea: e' venuto a far visita al suo piu' autorevole amico. "Per una rimpatriata, per ricordare i vecchi tempi e mangiare le cose buone che e' capace di cucinare Rita, la moglie di Franco", ha detto ieri agli uomini della Digos di Brindisi che hanno arrestato Freda. Ma la grigliata di pesce e le cozze di Taranto, sul litorale ionico di Campomarino, a Freda sono andate di traverso. Per carita' , senza intaccare il suo senso dell' umorismo: "L' ho sempre detto io: quando c' e' Ventura bisogna toccarsi. E infatti. Non ci vedevamo da 15 anni, arriva lui, e voi venite a prendermi", ha commentato "l' ideologo nero", rivolto agli uomini della Digos, che lo hanno arrestato ieri mattina alle 7. Stava accompagnando il suo vecchio amico alla stazione di Taranto. Niente da fare, il fluido malefico di Ventura ha fatto perdere a lui il treno delle 7.30 per Napoli e a Freda la liberta' . Cos' hanno da spartire, Freda e Ventura, a parte il passato? Sono entrambi veneti, e' vero, il primo di Pieve di Sacco e il secondo di Castelfranco, e appartengono alla stessa generazione: 52 anni "Er piu' " e 49 "Er meno". Ma a Freda sono sempre piaciuti i libri e le riviste, li ha scritti e tuttora li pubblica con la sua piccola casa editrice "Edizioni di A.R.", dal suo appartamento brindisino del signorile rione Casale. Ventura ha dovuto mischiarsi al mondo e ha cercato di essere piu' eclettico: insegnante di italiano e francese, commerciante di pellami, consulente previdenziale per gli emigrati italiani. E poi gli piacciono il prosecco, il radicchio e i funghi chiodini. Quando annunciava il suo rientro in Italia, nel 1991, lo ripeteva quasi con nostalgia. Freda no. Non si e' mai lasciato andare. Rispettosissimo degli altri, dal vicino di casa ai poliziotti che non l' hanno mai perso di vista, e ai quali regala i suoi libretti freschi di stampa, ma sempre attento a difendere la sua immagine di severo censore "dell' Europa baldracca". Con relativo corollario: gli USA focolaio dell' infezione del mondo e l' ebraismo massima espressione della "degenerazione dell' umano". Quisquilie, per uno che tra l' esplosione di una serie di bombe sui treni e la strage di piazza Fontana va in Germania e arringa i neonazisti del Fronte europeo rivoluzionario con un discorso intitolato "Disintegrazione del sistema". Robetta, per uno che considera l' olocausto un' invenzione sionista. E che prende le distanze da naziskin e skinheads, ma per dire che sono "stupidi ragazzi da stadio, da rinchiudere in un campo di rieducazione per spiegar loro cos' e' il problema razziale". Freda e' stato "benedetto" persino da Khomeini per le sue "tesi", Gheddafi e Arafat ne hanno apprezzato il suo impegno filo arabo. Ventura puo' vantare tutt' al piu' protezioni di stampo sudamericano. Eppure il rapporto di coppia tra i due non e' in crisi. Quando si dice un grande affetto. Carlo Vulpio
Vulpio Carlo
Pagina 12
(13 luglio 1993) - Corriere della Sera




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