Otimismo del leader per la rimonta del Pd in regioni come Lazio e Liguria
dopo la lettera aperta con cui ha voluto prendere di mira la Lega e Bossi
E Walter punta ai voti di An
"È il tallone d'Achille del Pdl"
Domani comizio a Milano, venerdì appuntamento finale a Roma con molti testimonial
Oggi a Napoli ci sarà Venditti, a Bologna sul palco Prodi e il sindaco di Parigi Delanoe
di GOFFREDO DE MARCHIS
Veltroni ieri in Calabria
ROMA - "Il voto della Lega è solido, impossibile da scalfire. Ma il Popolo delle libertà è molto più vulnerabile". Con la sua lettera aperta, Walter Veltroni ha voluto prendere di mira la Lega e le "sparate" di Bossi, ma avendo altri bersagli in mente. Innanzitutto gli indecisi da stanare nei giorni finali, marcando la differenza di stile e di sostanza dal Cavaliere. Cominciando dal Lazio, dalla Liguria e dal Sud. Nelle due regioni in bilico il Partito democratico, per la prima volta da molte settimane, si sente più vicino alla meta nei dati del Senato. Con il suo richiamo alla lealtà repubblicana, all'inno, alla Costituzione, il candidato premier del Pd perciò ha voluto cavalcare subito l'onda emotiva cercando di consolidare questo segnale positivo.
Da un po', anche da prima della dichiarazione di Bossi sui fucili, Veltroni ha individuato negli elettori di Alleanza nazionale il tallone d'Achille del polo berlusconiano. A loro sono rivolti i richiami "alla vita, l'identità e le istituzioni del Paese" contenuti nel messaggio di ieri. E anche le parole forti usate dal candidato del Pd sulla legalità. Per Gianfranco Fini l'ex sindaco di Roma "delira" se pensa di conquistare voti di An. Ma Veltroni si gioca anche una seconda opzione, un second best, oltre all'ipotesi complicata di fare breccia nei cuori dei cittadini vicini al partito di Via della Scrofa: spostare quei voti nel blocco dell'astensionismo facendo perdere consensi al Pdl. In questo caso se qualcuno rimane a casa ai Democratici fa piacere.
L'altra ipotesi è che una parte degli elettori di destra si sposti verso il partito di Francesco Storace, una strategia che vale soprattutto per il Lazio. Dalla regione della Capitale, secondo gli esperti del Pd, arrivano sensazioni positive con la tendenza di un leggerissimo vantaggio sia al Senato sia alla Camera. Il Lazio elegge la quota importante di 27 senatori, distribuiti così: 15 a chi vince e 12 a chi perde. Se qualcuno tra la Destra, Sinistra arcobaleno e Udc superasse il tetto e se il Pd vincesse, il Pdl perderebbe seggi a Palazzo Madama, dove il Partito democratico gioca la partita del sostanziale stallo, del pareggio, di una situazione difficilmente governabile. Nei comizi a Veltroni è sfuggito il retropensiero sui risultati elettorali: "Se anche vincesse Berlusconi, il suo margine sarà irrisorio. Possono durare un anno e mezzo, al massimo due poi si torna a votare". Con una Lega forte, numeri risicati a Palazzo Madama, il referendum elettorale tra un anno, Veltroni immagina per Berlusconi una fine simile a quella di Romano Prodi.
Il Lazio, nel 2006, fu vinto dal centrodestra. Se s'invertisse la tendenza potrebbe essere compensata la sconfitta data per certa del Pd in Campania, dove due anni fa il centrosinistra strappo la maggioranza e dove si eleggono 30 senatori (17 vanno ai vincenti e 13 ai perdenti). Difficilissimo invece, sempre secondi fonti del loft, il recupero in Calabria mentre altre due regioni in bilico, Marche e Abruzzo, sono oggi più vicine al Pd.
Veltroni torna stamattina a Roma dal tour delle province. Sul tavolo di Piazza Sant'Anastasia troverà l'ultimo sondaggio riservato, quelli con i dati più aggiornati. Sempre stamattina, numeri alla mano, riunirà lo stato maggiore del Pd, con i fedelissimi Walter Verini e Goffredo Bettini, il vice segretario Dario Franceschini. Il segretario continua a seminare ottimismo: "Possiamo vincere. Ormai siamo lì, a un passo". Il vertice servirà anche a definire le mosse degli ultime tre giorni di campagna elettorale. I nomi di peso della squadra, Veltroni li farà negli appuntamenti televisivi, a Porta a porta o a Matrix. Saranno due-tre personalità esterne alla politica. Veltroni studia anche i personaggi da "usare" come testimonial nelle quattro piazze scelte per la chiusura. A Napoli ci sarà Antonello Venditti, dopo il no di Pino Daniele, artista davvero in grado di spostare voti in Campania e di riempire Piazza del Plebiscito, cercato sia dal segretario sia da Massimo D'Alema. Oggi Veltroni controllerà anche la lista dei personaggi per venerdì quando chiuderà a Piazza del Popolo. Saranno parecchi, l'idea è di trasformare l'appuntamento finale in un happening. E di spostare definitivamente il baricentro del Lazio. http://www.repubblica.it/2008/04/sez...-veltroni.html




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