In una imprecisata località del futuro Sam Lauryn, un burocrate timido e inappagato, vive in un sistema che si autodefinisce "libero", ma che in realtà si distingue, dietro le quinte, per la sua crudeltà e la sua assurdità; la sua esistenza oppressa e vacua, "dlianiata" da una madre frivola e insensibile, da un capoufficio grottesco e opportunista e da una umanità oltre i limiti della follia è però compensata dai suoi sogni, nei quali riesce a volare e a vedere una donna tanto affascinante quanto sfuggente ed enigmatica. La sua sorpresa è grande quando la incontra anche nella realtà e la crede una rivoluzionaria, capace di farlo evadere per sempre dal suo ambiente mostruoso. I suoi tentativi disperati di amarla, che lo spingono alla rivolta e alla fuga, avranno tuttavia un esito tragico: catturato e torturato, Sam si potrà concedere solamente un ultimo anelito di immaginazione, un viaggio riuscito in mezzo ad una natura in realtà distrutta, prima di essere definitivamente "cancellato" come individuo.
Sebbene "Brazil" alterni toni cupissimi ad altri molto più distesi, il senso di tristezza e di impotenza che riesce a trasmettere è senza dubbio paragonabile alla sua opera ispiratrice, "1984" di George Orwell; nè si può negare che il tenero e sfortunato protagonista ricordi da vicino la solitudine e lo smarrimento di Winston Smith. Terry Gilliam riesce a creare un fantastico caleidoscopio di trovate, dalle torri fatiscenti chiamate cinicamente "Shangri La" alle scarpe che sostituiscono i cappelli, dal tavolo scorrevole che i due impiegati si contendono agli onnipresenti tubi di metallo, fino a culminare nella scena dell' "amico" torturatore, che dopo il suo macabro lavoro indossa la facciata di un padre di famiglia esemplare. Tutti elementi di un catastrofico Antireale, ipocrita e mellifluo sotto ogni aspetto, nel quale la perdita di ogni elemento basilare si accompagna alla ricerca di sempre più atroci "altezze", rappresentate così bene dagli immensi palazzoni, vere e proprie torri di Babele senza speranza. Inevitabile la distruzione degli incompresi e per questo detestati "outsider", come il riparatore clandestino Tuttle, in apparenza un fuorilegge, in realtà uno degli ultimi baluardi della logica destinati ad una metaforica "sommersione" da parte di inutili cartacce ufficiali nell' indifferenza generale. L' incastro tra la dimensione reale e quella onirica è magistrale e liberissimo, via via sempre più sfumato nella mente del protagonista; un imperdibile incubo ad occhi aperti e soprattutto una rappresentazione da brivido sulle potenzialità oscure dell' aridità e dell' ambizione umane, che mai come in "Brazil" sono state rivelate così ampiamente nella ricchezza dei simboli e nelle loro implicazioni devastanti.![]()




In una imprecisata località del futuro Sam Lauryn, un burocrate timido e inappagato, vive in un sistema che si autodefinisce "libero", ma che in realtà si distingue, dietro le quinte, per la sua crudeltà e la sua assurdità; la sua esistenza oppressa e vacua, "dlianiata" da una madre frivola e insensibile, da un capoufficio grottesco e opportunista e da una umanità oltre i limiti della follia è però compensata dai suoi sogni, nei quali riesce a volare e a vedere una donna tanto affascinante quanto sfuggente ed enigmatica. La sua sorpresa è grande quando la incontra anche nella realtà e la crede una rivoluzionaria, capace di farlo evadere per sempre dal suo ambiente mostruoso. I suoi tentativi disperati di amarla, che lo spingono alla rivolta e alla fuga, avranno tuttavia un esito tragico: catturato e torturato, Sam si potrà concedere solamente un ultimo anelito di immaginazione, un viaggio riuscito in mezzo ad una natura in realtà distrutta, prima di essere definitivamente "cancellato" come individuo.
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