



Un altro punto di vista:
Voto di sfiducia costruttivo
di Giovanni Sartori
Mai come questa volta molta gente è incline a non votare.
Anche perché mai come questa volta la gente non sa per chi votare.
Mi astengo?
Mi turo il naso?
Pensa e ripensa mi è venuta una pensata.
Lasciamo da parte il nocciolo duro dei partiti, i fedeli che votano e voteranno sempre per il loro.
Il fatto è che gli «infedeli » sono aumentati, e che in questa elezione il numero dei cosiddetti indecisi arriva ad essere stimato addirittura un terzo dell'elettorato.
Si sa anche che un buon numero di questi indecisi ha deciso di non votare: sono infuriati e ce l'hanno con tutti.
Questi signori hanno ragione di essere infuriati: ma, astenersi a cosa serve?
Punisce davvero la Casta?
Rimedia davvero qualcosa?
Temo di no.
Se verrà fuori, a elezioni avvenute, che i votanti sono diminuiti di parecchio, è sicuro che i nostri politici non riconosceranno che le astensioni in più sono punitive, sono astensioni di rigetto (e non di disinteresse). Diranno, semmai, che ci stiamo «normalizzando» ai bassi livelli di voto di molte democrazie. Tutt'al più verseranno lacrime di coccodrillo sul fenomeno del crescente distacco dalla politica.
Qual è allora la pensata?
È che sapendo usare il voto disgiunto tra le due Camere ne possiamo ricavare un voto-rifiuto, un voto che puramente e semplicemente dice no.
Mettiamo che al Senato io voti Veltroni e invece per la Camera io voti Berlusconi (o viceversa).
In tal caso il mio secondo voto pareggia e cancella il primo.
L'effetto sull'esito elettorale è zero. Però io ho votato, e quel mio voto esprime senza ombra di dubbio il secco rifiuto del Palazzo e della Casta.
Si dice che come elettori siamo impotenti.
Sì.
Ma se, mettiamo, 10 milioni di italiani votassero così, allora saremmo potentissimi.
Aggiungo che il voto disgiunto può anche indicare, volendo, il male minore (o maggiore).
Il sistema elettorale, il Porcellum, prevede un lauto premio di maggioranza che per il Senato non è attribuito su base nazionale ma spezzettato regione per regione.
Il che lo rende il più incerto e il più decisivo.
Nel caso della Camera il premio lo vince chi ha più voti in tutto il Paese; nel caso del Senato lo vince chi conquista più seggi nelle regioni che ne hanno di più.
Mettiamo, per esempio, che il nostro elettore voti Veltroni al Senato e Berlusconi alla Camera.
Così facendo indica che, male per male, il «malissimo» è per lui un governo di destra.
Viceversa se vota Berlusconi al Senato e Veltroni alla Camera, indica che per lui il maggior male è un governo di sinistra.
Dunque, nel disgiungere il voto l'effetto complessivo è sempre zero; ma chi ottiene il voto per il Senato è avvantaggiato.
In ogni caso uno vota contro ma la strategia sinora disegnata consente di scegliere il male minore.
S'intende che il voto disgiunto può essere applicato anche ai «secondi partiti».
Per esempio, uno a Veltroni e uno a Bertinotti; oppure uno a Casini e uno a Berlusconi.
In tal caso il voto ai minori sarà sprecato ai fini del premio di maggioranza, ma utile per la loro sopravvivenza, per superare lo sbarramento (che per il Senato è dell'8%).
Allora, io come voterò?
Certo, adottando i criteri che ho suggerito.
Ma certo non dirò per chi.
Ognuno deve decidere per sé.
S'intende che (stranamente) questa volta non sono affatto d'accordo con Sartori se non sul punto del: "A cosa serve l'astenzione?"
Invidio la sua certezza e, per mia storia personale, tendo a condividerla: ma, non credo di essermi mai trovato, prima d'ora, in una condizione di dubbio così forte.


ok... mi hai convinto Mr-Boj... andrò a votare, ma certo non PdL, e nè tantomento PD...![]()






Ci mancava il voto Opposto
Stefano Ceccanti
11 Aprile 2008
(l'Unità: pgg 1 e 30)
L’idea di Sartori
L’editoriale del professor Sartori sul Corriere di ieri, al di là di qualche ragionamento periferico sulle liste minori che comunque non sono in una prospettiva di governo, propone di fatto un modo di votare originale: alla Camera per Berlusconi e al Senato per Veltroni.
Dopo il voto utile e quello disgiunto siamo ora arrivati al voto opposto, forse con un eccesso di fantasia. Nonostante le motivazioni di protesta colllegate al ragionamento e la obiettiva stanchezza di parte dell’opinione pubblica per lo scontro frontale che fa desiderare ad alcuni un pareggio ecumenico, le conseguenze, se tali voti fossero decisivi, sarebbero facilmente intuibili e non credo molto positive. Dato che nel contesto italiano, stanti le distanze tra Pd e Pdl e la situazione complessiva del sistema dei partiti, la Grande Coalizione è del tutto improponibile, si andrebbe evidentemente a un Governo tecnico di breve durata per la riforma elettorale e qualche limitato ritocco alla Costituzione, a cominciare dal doppio rapporto fiduciario di Camera e Senato che quel risultato dimostrerebbe essere una spada di Damocle in caduta sui giocatori. E’ bene quindi che coloro che sono astrattamente disponibili a seguire i consigli del professor Sartori sappiano che il loro comportamento li riconvocherebbe alle urne entro il 2009 per nuove elezioni politiche. In pratica si finirebbe per riportare le lancette dell’orologio al momento del tentativo di formare il Governo Marini, con un’importantissima differenza: che allora c’era stato un Governo scelto dagli elettori, quello di Prodi, che aveva comunque iniziato la legislatura e ci si rassegnava ad un Governo tecnico di breve durata per risparmiare agli elettori il rischio di un’elezione senza un risultato chiaro. Qui invece si vorrebbe deliberatamente produrre un risultato contraddittorio per iniziare una legislatura proprio con un Governo tecnico e con l’esito preventivato di tornare al voto dopo un anno. Non vedo in tutto ciò un colpo dato alla casta, ma un colpo che i cittadini darebbero a loro stessi soprattutto perché esiste un’alternativa migliore, il successo del Pd in entrambe le Camere. Poniamoci infatti, spogliandoci della nostra parzialità, dal punto di vista di un elettore incerto, a priori non classificabile in nessuno dei due grandi partiti e supponiamo che sia un elettore ben informato, che sa che occorre un Governo politico forte, capace coi propri consensi di affrontare gravi problemi, ma che nel contempo è cosciente che una parte di essi si potranno solo risolvere una volta rinnovate le istituzioni in modo condiviso tra tutti principali soggetti, dai regolamenti parlamentari, alle leggi elettorali, ad alcuni aspetti della Costituzione. Mentre un Governo tecnico avrebbe una scarsa legittimazione per affrontare i problemi ordinari, anche perché sarebbe limitato a un anno, e al massimo riuscirebbe a intervenire sul piano istituzionale, il Governo Veltroni riuscirebbe a fare entrambe le cose. Avrebbe avuto i voti su un chiaro mandato di legislatura e, non avendo al proprio interno piccoli gruppi con poteri di veto strutturalmente ostili alle riforme che se sono efficaci mirano proprio a smantellare i veti, come è invece accaduto con l’Unione, sarebbe anche in grado di avviare riforme condivise. A sua volta, invece, un nuovo Governo Berlusconi riuscirebbe forse ad attuare parte del suo programma immediato (che per noi, da una posizione di parte, è comunque negativo), ma non certo a promuovere le riforme perché le posizioni estremistiche della Lega su aspetti quali il federalismo fiscale e forse anche la legge elettorale metterebbero un veto interno alla maggioranza o bloccando tutto o riproponendo una forzatura di parte come accadde con quella bocciata nel referendum del 2006. In altri termini l’elettore incerto, agnostico tra centro-destra e centro-sinistra, se dà un voto coerente per un governo Veltroni dà una spinta risolvere sia la governabilità immediata sia quella futura, se invece fa una delle altre due opzioni risolve forse solo uno dei due problemi. Col voto opposto porta al Governo tecnico che fa forse qualche riforma ma che non ha un programma chiaro sul presente, se vota coerentemente per Berlusconi sceglie un modo di garantire la governabilità immediata ma non si assicura le riforme necessarie per quella futura. Non vale la pena allora con un voto coerente a Veltroni, sia alla Camera sia al Senato, di votare uno e prendere due anziché seguire Sartori che fa votare due e prendere, forse, uno?






Io voterò Ferrara alla camera, perchè se grazie alla sua lista nascesse anche un solo bambino in più sarà un voto ben speso .
al senato sicuramente Berlusconi, io abito a Modena e di sinistra non se ne può davvero più.

